24/08/17

Calabria: biomasse e 'ndrangheta, l'allarme di Parentela (M5S) e Tansi

Paolo Parentela, portavoce M5S
La centrale a biomasse di Parenti (Cs) non aiuta affatto il territorio, che invece può sviluppare turismo di nicchia e agricoltura di qualità, nonché utilizzare al meglio l'acqua del posto, che ha caratteristiche uniche. Lo affermo, in una nota stampa dopo aver partecipato ieri a un'iniziativa pubblica sui danni alla salute e all'ambiente di simili impianti, organizzata da comitati e associazioni contrari all'avvio di quella centrale. Il MoVimento 5stelle ha ribadito con chiarezza i rischi correlati all'attività delle centrali a biomasse, che disperdono materiali inquinanti, pericolosi per la salute pubblica, per le acque e i terreni. Oltretutto non c'è trasparenza sulle forniture di legname per le biomasse e vi sono indagini in corso su possibili interessi mafiosi nei tagli boschivi, che potrebbero riguardare anche la vicenda degli incendi estivi in Calabria. Lo stesso Carlo Tansi, presente alla partecipatissima iniziativa a Parenti, ha evidenziato a titolo personale questo specifico aspetto, che non va sottovalutato. In definitiva è necessario ripensare con onestà intellettuale e morale allo sviluppo delle aree interne della Calabria, partendo dai sindaci, che devono trovare il coraggio di opporsi a scelte imposte dall'alto, le quali non hanno significative ricadute economiche, se non per pochi e a tutto discapito delle comunità.

Il convegno del 23 agosto a Parenti (CS)


11/08/17

STOP ai tagli boschivi in Calabria!


In via ufficiale oggi ho chiesto al governatore della Calabria, Mario Oliverio, di voler sospendere le autorizzazioni ai tagli di piante da legno nelle aree protette e limitrofe insistenti nel territorio della regione Calabria, al fine di agevolare il ripristino degli equilibri alterati dai recenti, gravissimi incendi che hanno distrutto tanta parte del patrimonio boschivo della Calabria.
Il presidente della Regione ha il dovere di intervenire subito in questo senso, poiché centinaia di ettari di bosco dei parchi nazionali e dintorni sono andati in fumo, perché sui tagli non vi sono controlli efficaci, si verificano abusi, pendono inchieste serie e non sono noti i fornitori delle centrali a biomasse sul territorio regionale né le precise modalità di raccolta, consegna e completa tracciabilità della materia prima.
A riguardo ho dovuto presentare un'interrogazione parlamentare, in quanto Biomasse Italia spa si è rifiutata, come del resto Enel per la centrale del Mercure, di trasmettermi i riferiti elementi, nonostante la necessità di un comportamento del tutto opposto, a garanzia della trasparenza e pulizia.
Compito della politica è vigilare a salvaguardia del patrimonio boschivo, proteggendolo dai criminali piromani, da infiltrazioni mafiose nell'utilizzo del legname e dal depauperamento conseguente ai roghi.

07/08/17

Il depuratore di Lamezia scarica in un sito d’interesse comunitario?


In Calabria esiste un problema di depurazione, troppo spesso carente o del tutto assente. Solo pochi giorni fa, il dirigente regionale Pallaria, nel corso di una intervista tv alla RAI Calabria, ha affermato che: in Calabria «siamo ancora all’anno zero» in fatto di depurazione. Nonostante siano stati spesi ben 900 milioni di euro in opere tampone, non si assiste ancora alla realizzazione di quegli interventi strutturali, cui peraltro siamo obbligati per via della procedura di infrazione comunitaria del 2004 e della relativa sentenza di condanna della Corte di giustizia europea del 2007 (Causa C-135/05).

Nel piano d'ambito della regione, si legge che, su 409 comuni calabresi, esistono 765 impianti di depurazione censiti. Di questi, ben il 13 per cento «richiede adeguamenti tecnologici». Inoltre, ben 29 comuni «risultano sprovvisti di impianti per il trattamento di acque reflue», mentre 18 agglomerati urbani sono oggetto della citata infrazione. Per quanto riguarda invece i collettori, esiste una rete di 597 chilometri, con un'età media di 20 anni, e occorre realizzare ulteriori 893 chilometri di condotte per adeguare la realtà calabrese alla normativa prevista dal decreto legislativo n. 152 del 1999. In totale, è stato calcolato che la spesa per gli interventi necessari al mantenimento e la realizzazione delle nuove condotte è di circa 326 milioni di euro. Si ha dunque una rete vecchia, complicata da gestire (fatta di pozzi di sollevamento, condotte sottomarine), ma soprattutto fragile e costosa (se si considera che basta un blocco elettrico o una mareggiata per mandarli in tilt), e questi costi vengono traslati sui contribuenti che già oggi si vedono addebitare costi elevati per un servizio pessimo.

L'attenzione pubblica è concentrata sugli scarichi illegali e finora poco o nulla si è detto sulla presenza di scarichi legali, autorizzati ma con livelli non compatibili con la presenza di aree naturalisticamente sensibili o protette: questo è il caso del canale di scolo del depuratore di Lamezia Terme (CZ) che attraversa, in maniera evidente il Sito di interesse comunitario (SIC IT9330089) «Dune dell'Angitola» prima di sfociare in mare, ed è ubicato all'interno di un'area già dichiarata dalla regione Calabria ad «alta vulnerabilità da nitrati» e ad «alta vulnerabilità degli acquiferi». Il canale di scolo dell'impianto di Lamezia Terme che è tarato per più di 100.000 abitanti equivalenti (fonte Asicat) – non risulta segnalato in maniera chiara né nella cartografia ufficiale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, né in quella della regione Calabria; inoltre in base ai limiti di legge per fosforo totale e azoto totale, nell'area in questione questi dovrebbero essere rispettivamente minori o uguali a 1 mg/l e minori o uguali a 10 mg/l.


Considerata l'interferenza ecologica del depuratore sul confinante sito Sic «dune dell'Angitola», a norma del decreto legislativo n. 152 del 2006 il depuratore dovrebbe attenersi ai valori limite disposti dalla tabella 2 dell'allegato 5 alla parte terza del decreto legislativo n. 152 del 2006, ed invece sorprendentemente l'impianto è autorizzato dalla provincia di Catanzaro ad attenersi alla tabella 1 e alla tabella 3.

Al ministro dell'ambiente Galletti attraverso un'interrogazione parlamentare ho chiesto: "per quale motivo il canale di scolo dell'impianto di Lamezia Terme non risulti segnalato in maniera chiara nella cartografia ufficiale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e come ciò si concili con le prescrizioni imposte dalla direttiva 56/2008" e "quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, per garantire la tutela di un'area che si trova all'interno del perimetro del Sito di interesse comunitario «Dune dell'Angitola», per il quale valgono gli obblighi previsti dalla Direttiva «Habitat» e che potrebbe essere danneggiata dalle presenza di acque reflue provenienti dal depuratore di cui in premessa."

02/08/17

Qui c'è da salvare l'umanità!


Oggi è l'Earth Overshoot Day, il giorno in cui l'umanità ha consumato tutte le risorse terrestri disponibili per il 2017, quest'anno cade il 2 agosto ed ogni anno questo drammatico giorno arriva sempre prima. Stiamo consumando il pianeta 1,7 volte più velocemente della capacità naturale dei servizi ecosistemici di rigenerarsi. Facendo un paragone con il nostro paese, per soddisfare la domanda degli italiani ci sarebbe bisogno di 4,3 "Italie".
Lo evidenzia il calcolo dell’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network. Queste frequenti informazioni scientifiche, sulla sesta estinzione di massa in corso, passano in secondo piano, mentre dovrebbe essere la priorità assoluta per gli stati ed i governi del pianeta. Questo sistema economico basato sul mero profitto e sul consumismo sfrenato non può più essere considerato! Non può esistere una crescita infinita in un pianeta con risorse finite. Accusano noi di demagogia? La loro è pura follia! Occorre invertire la rotta prima che il problema diventi irreversibile. Se si cominciassero a rispettare concretamente gli accordi sul clima, l'Overshoot Day si sposterebbe in avanti di quasi tre mesi.
Dobbiamo intraprendere la via dell'economia circolare e consumare molto meno risorse, visto che nel 2050 saremo 9,8 miliardi di persone. Abbiamo bisogno di un cambiamento netto: dai metodi peri produrre energia con fonti rinnovabili, al modo di spostarsi o di farlo meno. Per non parlare del modo di nutrire i popoli attraverso un agricoltura di prossimità e biologica, per ridurre il più possibile la CO2. Solo governi liberi possono fare scelte rivoluzionarie, non di certo personaggi che favoriscono lobbies e multinazionali del fossile. Occorrono quindi cittadini altrettanto liberi a portare avanti le giuste idee in prima persona. Noi non abbiamo un pianeta di riserva e, a dirla tutta, la priorità non è salvare il pianeta, nonostante l'indelebile ferita provocata dall'uomo continuerà a vivere e a rigenerarsi. La biodiversità della Terra è scesa al di sotto del 58%.
Qui c'è da salvare l'umanità!

La centrale termoelettrica di Simeri Crichi rispetta le direttive europee sulla strategia marina?


Il d.lgs 152/2006 TUA all'art. 5 definisce inquinamento come" l'introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore o più in generale di agenti fisici o chimici, nell'aria, nell'acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell'ambiente, causare il deterioramento dei beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell'ambiente o ad altri suoi legittimi usi.

Dalla documentazione del Ministero dell’Ambiente si evince che la centrale termoelettrica a ciclo combinato di Simeri Crichi (CZ) è autorizzata a prelevare acqua di mare per un volume pari a 36 milioni di metri cubi annui, equivalente ad una media di 4.500 metri cubi oraria. Di questi, 2.300 metri cubi sono «utilizzati per il raffreddamento dell’impianto a ciclo combinato» (di cui 800 metri cubi di acqua salata dispersi in atmosfera per via di evaporazione tramite «pennacchio di vapore acqueo di lunghezza superiore a 300 metri»), e 2.200 metri cubi «per la produzione di 270 m3/h di acqua dissalata». Al termine del ciclo produttivo, la soluzione salmastra viene restituita al mare insieme all'acqua demineralizzata utilizzata per i processi industriali, impregnata di «biocidi, anticorrosivi e antialga», con una salinità di 52,5 g/l e ad una temperatura compresa tra i 29,5 gradi (inverno) e i 32,5 gradi (estate), a fronte di una temperatura media estiva compresa tra i 25,5 e i 26,5 gradi centigradi. Una quantità d’acqua impressionante, corrispondente a circa 300 autobotti che ogni ora sversano a mare un flusso continuo di acqua calda e salata, contenente biocidi, senza distinzione tra inverno e estate in grado di alterare la naturale salinità, PH, e temperatura della colonna d'acqua, soprattutto d'inverno, quando la temperatura del mare è minore. Queste informazioni dovrebbero indurre a studi più approfonditi per capire se e come l’ambiente marino e la colonna d’acqua reagiscono a queste immissioni di energia, e – in particolare – per verificare le lamentele dei pescatori locali, secondo cui la produttività del mare sia stata completamente azzerata.

Da quanto si apprende dalle rassicurazioni presenti nella documentazione tecnica ministeriale, lo scarico a mare è posto a circa 250 metri dalla costa, «la diluizione iniziale è molto elevata ed il delta termico è inferiore ad 1°C già a pochi metri dallo scarico», ma basta dare un’occhiata su Google Map per vedere che tutto il tratto di costa antistante la centrale ha un colore molto chiaro (acqua calda) e diventa blu solo (acqua fredda), segno che è in atto una stratificazione nella colonna d’acqua, ovvero manchi il naturale ricircolo delle acque profonde in superficie.

A giudicare dalle valutazioni del Ministero dell’Ambiente, supportate da perizie di parte, le interferenze indotte dal funzionamento della centrale sono «assolutamente trascurabili», sebbene nella Valutazione di Impatto Ambientale si dica pure che l’Oasi di Scolacium ospiti una specie «papaveracea molto rara» nonché la «presenza di siti di deposizione delle uova di tartarughe Caretta caretta, mentre per quanto riguarda l’area marina protetta Fondali di Stalettì si dica che essa «è stata istituita con il fine di preservare quello che rimane di un posidonieto (Posidonia Oceanica) che caratterizzava i fondali dell’area e che oggi è ridotto a sporadici frammenti relitti.» 

Al Ministro dell'ambiente Galletti attraverso un'interrogazione parlamentare ho chiesto:
"se non ritenga opportuno che vengano approfonditi gli effetti delle variazioni termiche e di salinità sulla flora e la fauna marina nel  tratto di costa antistante la centrale termoelettrica a ciclo combinato di Simeri Crichi caratterizzato della presenza di numerosi Siti di Interesse Comunitario quali l’Oasi di Scolacium, i Fondali di Stalettì, lo Steccato di Cutro e la Costa del Turchese" e "se non si ritenga opportuno assumere iniziative per rivedere la valutazione di impatto ambientale o revocare l'autorizzazione integrale ambientale alla luce dei descrittori e dei traguardi ambientali previsti dalla direttiva europea 56/2008."

Le direttive europee imporrebbero di rivedere la valutazione d’impatto ambientale o revocare l’autorizzazione integrale ambientale alla centrale. I rischi per l’ecosistema marino del territorio sono altissimi, specie alla luce della presenza nelle vicinanze di zone protette sorte allo scopo di preservare l’esistenza di specie a rischio estinzione. Il governo approfondisca gli effetti delle variazioni termiche e di salinità sulla flora e sulla fauna marina nel tratto di costa antistante la centrale termoelettrica di Simeri Crichi.

01/08/17

L'ospedale e i catanzaresi non possono più subire!


In favore del Pronto soccorso dell'ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, ho chiesto un incontro urgente con il commissario alla sanità calabrese, Massimo Scura, al fine di sapere «se, come e quando, data la situazione attuale, voglia procedere a una più corretta redistribuzione dei posti letto nella rete assistenziale». Infatti il collo di bottiglia sta, in proposito, come rappresentatomi formalmente dal direttore generale, Giuseppe Panella, nello stazionamento dei pazienti da ricoverare nell'ambito del Dipartimento di Emergenza del Pugliese, per la mancanza di un'appropriata possibilità di collocazione dei medesimi nella struttura ospedaliera.
Ciò è dovuto alla drastica riduzione di posti letto al Pugliese-Ciaccio, che sono circa 120 in meno rispetto a quelli che l'ospedale aveva in dotazione. Non si può agire come ha fatto il sindaco Abramo, che ha accettato come un dogma l'integrazione, imposta, tra il Pugliese-Ciaccio e il policlinico universitario. La realtà è sotto gli occhi di tutti: nel primo c'è il caos e i sanitari sono carichi di lavoro, nel secondo non c'è nessuno, manca il Pronto soccorso e prevale il solito andazzo, molto comodo per i medici universitari che fanno la settimana corta. Dobbiamo avere il coraggio di intervenire in modo razionale e obiettivo, nel solo interesse dei pazienti catanzaresi. Difendo il Pugliese-Ciaccio, che non può più subire!

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