30/06/17

NO ai rifiuti SI al distretto agroalimentare

Venga impedita la concessione per la costruzione di una piattaforma per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti in Località Cammarata, nel comune di Castrovillari. A riguardo ho depositato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’ambiente e dell’agricoltura. La richiesta di autorizzazione è per un impianto che sarebbe pronto ad ospitare una quantità rifiuti pari ad oltre la metà di quelli prodotti dall’intera regione Calabria nel 2015. Un mega impianto, che sorgerebbe nel cuore del Distretto Agro-alimentare di Qualità (DAQ) di Sibari, istituito con specifica legge regionale. Da tale distretto, che ho visitato insieme ai produttori la scorsa settimana, dipende il 45% della produzione agroalimentare di tutta la Calabria e vi trovano lavoro circa 5 mila addetti. Non è assolutamente opportuno calpestare questa importantissima realtà che nonostante la crisi riesce a garantire occupazione rispettando la vera vocazione del territorio. Se la mia proposta, che vieta la costruzione di impianti inquinanti nei pressi di colture di pregio fosse legge, questo impianto non si potrebbe costruire a prescindere.
La realizzazione di questo impianto nel DAQ di Sibari sarebbe una grave miopia politica e può diventare un pericoloso boomerang destinato ad affossare l’economia e le attività imprenditoriali agricole già esistenti, oltre che a costituire un danno d’immagine anche solo in fase di progetto. Inoltre, sappiamo bene che in Calabria la gestione dei rifiuti è spesso infiltrata dalla criminalità organizzata, per questo motivo sarebbe necessario costruire impianti di piccola portata in luoghi più idonei, in cui i rifiuti possano essere tracciabili e riconoscibili e non mega-impianti come quello di Cammarata.
Nella mia interrogazione ho chiesto al governo di intervenire al più presto per opporsi alla eventuale concessione dell'autorizzazione e di tutelare la vera economia del territorio. Il progetto, infatti, è palesemente inammissibile perché aperto alla ricezione di rifiuti provenienti da altre regioni italiane, in evidente violazione con i principi nazionali ed europei. La regione Calabria non può rimanere ancora indifferente, invito il Presidente Oliverio e l'assessore Rizzo a bloccare subito questa ennesima porcata.






Siccità: il Governo annuncia oltre 700 mln euro ma senza piano. Occorre migliorare rete irrigua e sistema assicurazioni.

Il Governo annuncia un pacchetto di investimenti per complessivi 700 milioni di euro nei prossimi anni ma senza spiegare come intenda verificare a livello nazionale, e in via preliminare, le opere irrigue esistenti e l'operato dei diversi consorzi né ha spiegato con quale cronoprogramma intenda realizzare la riprogettazione della rete idrica e di quella consortile.
Questo è quanto abbiamo appreso a seguito della risposta del Ministero delle Politiche Agricole al nostro question time sulle ripercussioni della siccità nel settore agricolo.
Il Ministro Martina si è soffermato sulla dotazione finanziaria che da sola non è sufficiente a garantire una corretta gestione della risorsa idrica in agricoltura, vista soprattutto la situazione a macchia di leopardo che ad oggi ne caratterizza la gestione. Da un lato infatti ci sono opere per le quali i soldi tardano ad arrivare e dall'altro, i consorzi che non garantiscono una trasparenza nella gestione dei fondi per gli interventi necessari. Inoltre il ministro dice che 'proprio in questi giorni pervengono le proposte progettuali per l'efficientamento nell'uso dell'acqua in agricoltura con investimenti mirati atti a migliorare la capacità di accumulo delle acque e le modalità di gestione della risorsa idrica a fini irrigui'. Una questione nota da tempo e che testimonia come non ci sia ancora un cronoprogramma per la prevenzione della siccità ma che si è ancora alla fase embrionale della presentazione dei progetti. Senza pianificazione si rischia di replicare la cattiva gestione della risorsa idrica e dei soldi pubblici affidandosi all'onestà delle singole realtà territoriali. Chiediamo inoltre l'introduzione di un Piano Nazionale degli Invasi per poter trattenere le acque di pioggia, creando riserve utili e limitando il rischio idrogeologico per le comunità, visto che attualmente riusciamo a preservarne solo l'11%.
Migliorare la rete irrigua e il funzionamento del sistema di assicurazioni per gli agricoltori per prevenire l'emergenza idrica legata alla siccità e le relative conseguenze negative sui raccolti è, in sintesi, il contenuto di una nostra risoluzione presentata in Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati.
Ad oggi le anomalie legate al cambiamento climatico, in particolare l'incremento della temperatura e la scarsità di pioggia, hanno provocato danni al comparto che, secondo le prime stime di alcune associazioni di categoria, si attestano intorno al miliardo di euro. Un fenomeno ormai noto da tempo che andrebbe riconosciuto e prevenuto, innanzitutto come una crisi ecologica oltre che produttiva, prima di trovarsi a fronteggiare l'ennesima emergenza. Stando alla situazione attuale, chiediamo che quindi sia promosso il sistema assicurativo agevolato, anche tramite i servizi Ismea e Rete Rurale per potenziarne la struttura informativa, e migliorato ulteriormente attraverso una più efficace organizzazione delle procedure, prevedendo che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, rediga il Piano Assicurativo annuale e predisponga la possibilità di presentare la Manifestazione di interesse o il Piano Assicurativo Individuale nel corso del mese di ottobre al fine di consentire la sottoscrizione delle coperture assicurative già dai primi giorni di novembre e a prevedere la possibilità di validazione dei criteri di risarcimento delle polizze da parte del Ministero evitando il silenzio-assenso al fine di avere polizze assicurative chiare e in tempo per i periodi più critici.
Tra gli interventi proposti per migliorare l'approvvigionamento idrico: velocizzare il completamento delle opere irrigue, pubblicare ed aggiornare costantemente l'avanzamento dei lavori al fine di registrare i progressi compiuti; promuovere ed incentivare l'uso di sistemi irrigui di precisione e della rete IRRIFRAME e ad aggiornare i dati presenti nel SIGRIAN.

28/06/17

Maladepurazione: il commissario unico sostituisce i precedenti commissari regionali

Il 10 marzo scorso è entrata in vigore la legge 27 febbraio 2017, n.18, di conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2016, n.243, recante «Interventi urgenti per la coesione sociale e territoriale, con particolare riferimento a situazioni critiche in alcune aree del Mezzogiorno».
L'articolo 2 è intervenuto nuovamente sulla gestione degli interventi necessari all'adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue, oggetto di sentenze di condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea in ordine all'applicazione della direttiva 91/271/CEE e di procedure di infrazione in corso, promettendo, con tale disposizione, di superare la grave inefficacia delle misure sinora adottate dallo Stato italiano, a fronte dei preoccupanti rilievi della Commissione europea, affidando i compiti di coordinamento e realizzazione degli interventi ad un unico commissario straordinario del Governo che, a far data dal decreto di nomina, agirà in sostituzione dei commissari straordinari già nominati.
Secondo quanto previsto dalla legge di cui sopra, «il Commissario presenta annualmente al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una relazione sullo stato di attuazione degli interventi di cui al presente articolo e sulle criticità eventualmente riscontrate». 
Considerato che la Commissione europea, sulla procedura di infrazione n. 2004/2034, ha nuovamente deferito l'Italia alla Corte di giustizia, ai sensi dell'articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, sarebbe opportuno che il commissario unico trasmettesse con cadenza semestrale una relazione alle commissioni parlamentari competenti sullo stato dell'arte e sugli obiettivi raggiunti in riferimento agli agglomerati urbani oggetto delle procedure di infrazione.
Nonostante la legge n. 18 del 2017 sia entrata in vigore il 1o marzo 2017 e considerata l'urgenza degli interventi, il commissario straordinario è stato nominato solo con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.128 del 5 giugno 2017.
L'insufficiente depurazione e gli scarichi inquinanti rappresentano, secondo il rapporto di Legambiente 2016, il reato più contestato e in crescita rispetto al 2015 e rappresentano il 31,7 per cento delle infrazioni contestate.
La settimana scorsa durante il question time alla Camera dei Deputati abbiamo rivolto questa domanda al Ministro dell'ambiente Galletti:
"se intenda comunicare quali provvedimenti sono stati assunti negli oltre 4 mesi intercorsi tra l'entrata in vigore del decreto-legge sul Mezzogiorno e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della nomina del commissario, contestualmente comunicando quali provvedimenti urgenti il commissario intenderà assumere per garantire le operazioni di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue anche in relazione alla qualità delle acque di balneazione."

Di seguito vi riporto testualmente la sua risposta:
"Grazie, Presidente. Ringrazio l’onorevole Daga per l’interrogazione che ci dà la possibilità di fare il punto su una situazione molto importante. Con riferimento alle criticità dei sistemi di collettamento, fognature e depurazione delle acque reflue nelle aree del Mezzogiorno, occorre innanzitutto premettere che le competenze per la realizzazione degli interventi necessari erano state assegnate, nella quasi totalità dei casi, ai commissari straordinari. Per superare le problematiche riscontrate e per riportare a unitarietà la situazione commissariale, si è optato per una scelta di good governance auspicata formalmente dalla Commissione europea.
Al riguardo si fa presente, comunque, che le attività di adeguamento promosse dai precedenti commissari, in accordo con il commissario straordinario unico subentrante, si sono svolte con continuità sino alla data di registrazione del decreto di nomina dello stesso, avvenuta il 18 maggio 2017. Dal suo subentro ad oggi, oltre a svolgere incontri e sopralluoghi, l’attività del nuovo commissario si è focalizzata principalmente sulla definizione dei necessari strumenti organizzativi e operativi.
In particolare, sono stati definiti i contenuti delle convenzioni: con Sogesid, quale centrale di committenza per incarichi di progettazione e direzione dei lavori e che svolgerà la necessaria assistenza tecnico-amministrativa e legale; con Invitalia, che fungerà da centrale di committenza per l’affidamento dei lavori di realizzazione delle opere. Si è inoltre provveduto alla predisposizione del regolamento per l’istituzione di un albo di professionisti ai quali affidare incarichi di progettazione e direzione dei lavori. È stata inoltre definita una convenzione per regolare i rapporti con il comune di Catania per il completamento della rete fognaria del depuratore e della condotta a mare e un’altra convenzione con ENEA per incentivare il riutilizzo delle acque dei fanghi ed affiancare il commissario nella ricerca di soluzioni sostenibili in contesti ambientalmente vulnerabili.
Va, infine, evidenziato che si stanno valutando ulteriori misure normative volte a semplificare ed accelerare la realizzazione degli interventi e l’adeguamento del sistema di collettamento fognature e depurazione sul territorio. Per quanto di competenza, rassicuro gli onorevoli interroganti che il Ministero continuerà a svolgere la propria attività mantenendo alto il livello di attenzione sulla questione."

Come volevasi dimostrare alla fine, da quattro mesi ad oggi non è stato fatto niente, ovvero sono state fatte le operazioni preliminari che avevano fatto i quattro commissari che avevano messo prima. Chi li aveva scelti quei quattro commissari? Proprio questo governo! Quindi, alla fine è una reale presa in giro. Ad oggi siamo ai primi giorni d’estate e, come le estati passate ci troviamo con depuratori che scaricano a mare l’impossibile.
La risposta del Ministro non ci soddisfa assolutamente perché sono le classiche
procedure che deve fare un commissario: vedere come organizzare il proprio lavoro e,
quindi, in pratica la stessa cosa, come dicevo prima, che hanno fatto i quattro commissari. Oggi abbiamo un commissario unico che sostituisce i quattro commissari regionali. Un commissariamento superlativo insomma...e nel frattempo gli stronzi a mare continuano a galleggiare...e non solo quelli!



Crolli sulla statale 106: i nostri allarmi inascoltati

Statale 106 - tratta catanzarese

All'inizio del 2015 lanciammo l'allarme sulla pericolosità di tratti catanzaresi della nuova statale 106. Interrogammo anche il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ancora silente. Le iniziative della Procura di Catanzaro sui recenti crolli nei punti all'epoca segnalati confermano l'indifferenza della politica, che ora dovrà risponderne, a Roma come in Calabria. Nella mia interrogazione avevo evidenziato le conclusioni negative della commissione sui lavori. Lo stesso organismo di verifica ritenne dunque opportuno non assegnare alcun punteggio alle proposte di variante. Adesso possiamo soltanto consolarci ripetendoci che l'avevamo detto. Resta il dato incontestabile, cioè l'immobilismo complice di una politica che da Scopelliti a Oliverio agisce con miopia e irresponsabilità, tacendo sino a quando non capita la tragedia. Questo è uno dei tanti casi di sottovalutazione dei moniti che, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo lanciato con gli strumenti parlamentari a nostra disposizione. Come sempre, la magistratura è costretta a esercitare un ruolo, prezioso, di supplenza dei governanti di destra e sinistra. Oggi lo sanno tutti i calabresi, che non hanno strade efficienti e nemmeno sicure.

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27/06/17

Siderno: bonificare con urgenza l'area ex laboratorio BP

Il governo si mobiliti con urgenza per poter garantire la bonifica dell’area di Località Panizzi, nel comune di Siderno, presso il ‘Laboratorio BP Srl’. E' quando ho chiesto in un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’ambiente e della salute ed al Presidente del Consiglio Gentiloni. 
Il sindaco di Siderno ha chiamato i calabresi a presenziare ad una manifestazione indetta per sabato 8 luglio per sensibilizzare il governo al fine di inserire l’area di località Palizzi tra i Siti d’Interesse Nazionale. Sarò presente alla manifestazione, anche al fine di porre l’attenzione sulle continue emergenze ambientali della nostra regione.
Incredibilmente la politica ha dimenticato Siderno per più di 20 anni. È infatti dal 1994, a seguito dell’esplosione di un reattore, che l’area sidernese è in una situazione di vera e propria emergenza. Non è pensabile immaginare che un comune possa farsi carico di una bonifica di questa portata, che interessa 900 fusti che si stanno deteriorando, causando problemi di salute ai cittadini.
La messa in sicurezza del territorio deve essere la priorità per la Calabria. La nostra regione deve ripartire dai temi ambientali, non solo per potersi rilanciare sotto il profilo strettamente turistico, ma innanzitutto per garantire la salvaguardia della salute dei propri cittadini.

Di seguito il testo dell'interrogazione parlamentare:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute - Per sapere - premesso che:

nel 1994, in località Pantanizzi, nel comune di Siderno (Reggio Calabria), è esploso un reattore del Laboratorio/BP – intermedi organici farmaceutici. Sarebbero, da notizie di stampa, ben 77 le sostanze cancerogene, genotossiche, teratogene, ecotossiche, irritanti e corrosive contenute all’interno di centinaia di bidoni, a tutt’oggi, abbandonati a Siderno (RC). Due sono i principali rischi: l’emissione di veleni nell’aria (l'idrazina ed il diclorobenzene arrecano danni cronici anche a bassissime concentrazioni ) e lo sversamento nel terreno e dunque l’infiltrazione nelle falde acquifere con danni irreparabili per l’ambiente e per la salute umana;

con Ordinanza del Commissario n° 2467 del 5 maggio 2003 è stata disposta ed eseguita una prima parziale bonifica con la quale sono state smaltite 549 tonnellate di rifiuti tossici, ben al di sopra delle 300 inizialmente previste dal piano dei lavori. Ciononostante sarebbero 900 le tonnellate ancora da smaltire a soli 50 metri dalle case e non molto lontano dal centro cittadino che verrebbe coinvolto in caso di imprevisti, 

molti dei fusti contenenti i rifiuti sono detoriorati e si assiste alla fuoriuscita di materiale e la conseguente propagazione nell’atmosfera delle sopra esposte sostanze tossiche;

a Siderno sono in aumento tumori e morti per leucemia ed il sindaco, in più occasioni, ha chiesto, senza ahimè ottenerlo, un intervento urgente della Regione Calabria e del Governo e sta informando - l’ultima nota è del 20 giugno scorso – sui danni per l’ambiente e la salute dei cittadini che vi abitano;

negli ultimi tredici anni negli archivi del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria non vi è traccia di alcuna domanda formale di inserimento nei piani di bonifica della suddetta area -:

se con urgenza non ritenga di promuovere iniziative atte ad effettuare una efficace quanto urgente bonifica dell’area citata nelle premesse che i cittadini attendono da ben 13 anni.

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20/06/17

Discarica di Celico: sospesa l'AIA

L' AIA sulla vergognosa discarica di Celico è stata finalmente sospesa! Grazie al Comitato Ambientale Presilano che non ha mai mollato abbiamo vinto una battaglia ma la guerra contro chi specula sul business dei rifiuti e sulla nostra salute ancora è lunga! Il MoVimento 5 Stelle continuerà a stare al fianco dei cittadini liberi che vogliono portare avanti una vera battaglia di civiltà per lo sviluppo di un'economia sana e circolare.

19/06/17

Designazione di un primario all'ospedale di Soverato: "ritardi ingiustificabili"

Senza ulteriori lungaggini, l'Asp di Catanzaro concluda la comparazione dei curricula per assegnare l'incarico di primario di Chirurgia generale nell'ospedale di Soverato.
Non si comprende la ragione per cui l'Asp di Catanzaro non abbia concluso la pratica, che doveva definire già prima del pensionamento del primario del reparto, in quiescenza dal primo gennaio 2017. A riguardo ricordiamo che, solo a seguito delle nostre iniziative di sindacato ispettivo parlamentare dei mesi scorsi, il dg dell'Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri, aveva garantito l'attivazione di una procedura pubblica, assicurando tempi rapidi e rispetto delle regole, a fronte del nostro dubbio, non peregrino ed esposto alla Procura di Catanzaro, di anomalie e possibili condizionamenti di tipo politico.
Ad oggi l'Asp di Catanzaro non ha mantenuto quelle promesse. Non vorremmo che l'imminenza del ballottaggio a Catanzaro pesasse su una scelta che deve restare lontana dai giochi della politica. Nello specifico, i gravi ritardi cumulati non trovano alcuna giustificazione, perché al massino servono due giorni per la comparazione dei curricula degli aspiranti.
Il dg Perri sia coerente con i propositi annunciati, per ora soltanto a parole. Nell'interesse pubblico e della tutela del diritto alla salute, vigileremo sulle determinazioni dell'Asp di Catanzaro, che abbiamo sollecitato ancora una volta per iscritto, informando anche la Procura guidata da Nicola Gratteri.

Paolo Parentela e Dalila Nesci

13/06/17

La schiforma della giustizia penale

La riforma del processo penale voluta dal ministro Orlando e da Renzi, arriva per la sua terza lettura alla Camera.
Al Senato è passata con la fiducia; anche alla Camera hanno appena posto la questione di fiducia. Molti i punti in discussione nella riforma: oltre quaranta articoli confluiti in un maxi emendamento di 95 commi.
Se pensiamo a come è stata scritta la legittima difesa dal PD, possiamo ben immaginare i disastri che questa riforma comporterà, anche in considerazione del fatto che è frutto di compromesso con Alfano, che arriva dove Berlusconi non era riuscito ad arrivare. Ecco alcuni punti particolarmente delicati del testo:

Divieto di pubblicare intercettazioniUno dei punti più gravi è lo stralcio e il divieto di pubblicazioni delle intercettazioni non rilevanti per un processo. Hanno deciso di mettere mano alle intercettazioni dopo le indagini di Mafia Capitale, l'inchiesta nella quale è finito dentro tutto il PD romano, e anche dopo l’inchiesta Consip, che ha visto coinvolti Renzi padre e il ministro renziano Lotti.
Sostanzialmente, vogliono inserire un meccanismo che renda più difficile far uscire i testi delle intercettazioni all’esterno (azione già vietata oggi), ma non si sa se vogliono inserire anche sanzioni nei confronti dei giornalisti che le pubblicano (il governo su questo ha delega in bianco). Infatti il giornalista ha il dovere/diritto di pubblicare intercettazioni - seppur uscite illecitamente - che riguardano la vita pubblica del Paese, ad esempio per amministratori pubblici, imprenditori, politici. I nostri emendamenti miravano a sopprimere questa possibilità e ad escludere sanzioni per i giornalisti, ma sono sempre stati bocciati. Alcune procure si sono già organizzate in modo da restringere la possibilità di far uscire queste notizie; in ogni caso resta difficile capire chi le ha fatte uscire perché sono in possesso di giudici, avvocati, personale amministrativo.

Utilizzo del “trojan” facilitato solo per reati di mafia e terrorismo
Mentre una commissione ministeriale sta tentando di creare una serie di norme “ad hoc” per i virus che possono essere utilizzati per intercettazioni, intercettazioni ambientali, captazione di flussi informatici e dati presenti nei pc ecc., il Governo interviene per normare l’utilizzo di questo strumento solo per la fattispecie di intercettazioni ed intercettazioni ambientali, ma con facilitazioni solo e unicamente per gravi reati di mafia e terrorismo, e quindi non per altri gravi reati come quelli di corruzione . I nostri emendamenti proponevano che queste facilitazioni si applicassero anche a uno dei reati più gravi per il nostro Paese attualmente: la corruzione, che manda in fumo decine di miliardi ogni anno. Al momento le semplici intercettazioni ed intercettazioni ambientali sono possibili a fronte di particolari requisiti stabiliti dal giudice. In questo modo quindi, l’utilizzo del trojan che oggi è al servizio delle esigenze delle indagini, sarà del tutto ristretto.

Tagli alle intercettazioni
Non contenti, PD e Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, hanno addirittura previsto un taglio netto di circa 80 milioni di euro per i prossimi tre anni al budget per l’utilizzo delle  intercettazioni.
Esistono aziende che noleggiano gli strumenti per le intercettazioni: in alcuni casi, alcune Procure contattano sempre le solite aziende amiche. Con la scusa di “razionalizzare” le risorse, ed evitare clientelismi, il Governo taglia in maniera netta senza criterio, e la cosa bella è che lo farà a prescindere dalle modalità: ci deve essere un taglio del 50% delle spese per le intercettazioni, senza stabilire il come e il quando… pazienza se poi questo vincolo andrà a danno del più importante strumento di indagine per scovare corruzione e mafia!
 Il Governo prevarica il potere giudiziarioIl Governo prevede, inoltre, che i Magistrati non saranno più liberi di utilizzare i sistemi informatici che ritengono più idonei per procedere con le intercettazioni ambientali informatiche, ma dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni che fornirà il Ministero della Giustizia. Cioè, sarà il Ministero a comunicare ogni anno con una circolare l'applicazione informatica che deve essere utilizzata dai Magistrati, dando così modo ai delinquenti, corrotti e corruttori di dotarsi preventivamente delle giuste contromisure in grado di annullare l'effetto delle indagini a loro carico. E se il Ministero tardasse ad emanare la circolare che succederà alle intercettazioni? I Magistrati potranno procedere oppure no?

Carcere per i cittadini che registrano
Il Governo ha anche previsto, con un’ulteriore delega, il carcere addirittura fino a 4 anni per tutti coloro (esclusi i giornalisti e soggetti coinvolti in un processo) che diffondono riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in presenza del soggetto registrato ed eseguite fraudolentemente. Proprio questa è la parola chiave, “fraudolentemente”: è un avverbio troppo generico, pieno di incertezze e che darà adito a mille dubbi interpretativi. Tradotto: carcere per chi fa informazione. Questa norma rappresenta davvero un bavaglio per tutti i cittadini (come i nostri attivisti) che non potranno più compiere registrazioni di incontri, riunioni, consigli comunali, ecc. considerato che potrebbero essere incarcerati, limitando di fatto la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese e al controllo delle istituzioni.
Infatti saranno perseguiti i cittadini che faranno registrazioni e ne diffonderanno il contenuto per documentare e denunciare fatti che si scontrano contro l’etica o la morale, o del tutto irregolari, riguardanti politici, imprenditori, pubblici amministratori. Noi siamo fortemente contrari e vogliamo che il rischio carcere sia scongiurato. Dopo le nostre denunce alla Camera è stata tolta la punibilità per giornalisti e per l’utilizzo processuale: per noi è comunque insufficiente, perché chiunque, anche se non giornalista, ha diritto a documentare e diffondere fatti che ritiene incresciosi. Un cittadino registra un illecito, ma se la magistratura decide di non procedere, cosa succede? Si metterà in galera il cittadino? E se volesse registrare e diffondere quelle informazioni senza affrontare un processo?
Abbiamo ovviamente presentato emendamenti convintamente soppressivi di questo vero e proprio bavaglio, e faremo di tutto per fare approvare almeno alcune nostre proposte per escludere la punibilità quando le riprese o le registrazioni riguardano eventi o situazioni di carattere istituzionale, o nel caso le registrazioni siano utilizzate per denunciare pubblicamente irregolarità.
 Prescrizione
Sulla prescrizione l’attuale testo fa un passo indietro rispetto alla versione Camera. Infatti sparisce l’emendamento Ferranti che raddoppiava il termine di prescrizione per alcuni reati contro la pubblica amministrazione come la corruzione, ed inserisce la sospensione di un anno e mezzo dalla sentenza di primo grado a quella di secondo, ed un altro anno e mezzo dalla sentenza di secondo grado fino a quella di Cassazione. Tanto più che questa sospensione della prescrizione dopo le sentenze di primo e secondo grado per un solo anno e mezzo, rischia di favorire ulteriori comportamenti dilatori da parte del condannato appellante o ricorrente in Cassazione.
Il comma 14 modifica il secondo comma dell’articolo 161 c.p. che prevede che l'interruzione della prescrizione non può in nessun caso comportare l'aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere una serie di reati contro la P.A. Questa modifica è solo un timido ‘passo avanti’, se si considera che oggi, per quei reati, l’aumento per interruzione è possibile solo fino a un quarto del tempo necessario a prescrivere.
Il Movimento ha un’idea chiara e semplice: fermare la prescrizione o al rinvio a giudizio o alla sentenza di primo grado, come richiesto da ANM e Direzione Nazionale Antimafia. Questa riforma risulta quindi una vera e propria presa in giro, anche perché le sospensioni e le interruzioni della prescrizione nel nostro codice hanno un limite, una norma quindi puramente di facciata utile solo per dire all’Europa di averla fatta, quando ben altro veniva richiesto, ovvero almeno l’interruzione della prescrizione dopo la condanna di primo grado.
 Delega sull'odinamento penitenziario e certezza della pena
Nella riforma penale è presente un allentamento, attraverso la solita delega in bianco a firma PD, delle condizioni di restrizione anche per i detenuti in Alta Sicurezza (bracci destri dei boss), che passa anche dall’utilizzo di Skype o altri strumenti di comunicazione con l’esterno. E’ allarmante questa volontà, perché dopo Alta Sicurezza c’è solo il 41bis: ciò significa che in Alta Sicurezza sono presenti i sotto capi delle organizzazioni mafiose. Inoltre, se a un detenuto viene tolto il regime di massima sorveglianza, potrebbe accedere a misure più blande e comunicare all’esterno ordini dei boss. Questa intenzione ipotesi di annacquamento della detenzione a nostro avviso va controllata e non ci possiamo fidare di questo Governo. È allora indispensabile che i reclusi in Alta Sicurezza, come chiediamo con appositi emendamenti, debbano essere espressamente esclusi da questa sciagurata delega, compreso anche il punto sulle misure alternative al carcere, che risulta estremamente generico ma molto chiaro nelle intenzioni: estenderle il più possibile e quindi violare il principio di certezza della pena.
 Riduzione dei tempo di chiusura delle indagini
L’altro scempio presente nel testo governativo, è rappresentato dalla forte riduzione dei tempi di chiusura delle indagini preliminari. Il Magistrato inquirente, alla fine del periodo di indagine, avrà un termine di soli 3 mesi (es. per reati legati alla corruzione, che sono molto difficili da accertare) prorogabile una sola volta (15 mesi invece per strage, mafia e terrorismo): successivamente si può decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale attraverso il rinvio a giudizio, pena l’avocazione obbligatoria dell’indagine ed il trasferimento del fascicolo al procuratore generale in Corte d’Appello (che attualmente ha organico limitato).
Questa misura, contenente tempi ristrettissimi per i PM, comporterà inevitabilmente che per la maggior parte delle indagini, anche delicate, il PM sarà indirizzato a richiedere il rinvio a giudizio in modo frettoloso per evitare avocazione e quindi eventuali ripercussioni a livello professionale, che vuol dire anche un intasamento del sistema perché le richieste di rinvio a giudizio aumenteranno, e anche le archiviazioni saranno meno ponderate, il tutto sulla base di uno scarso approfondimento e accertamento di situazioni anche molto delicate. Insomma, il caos. 

12/06/17

In bocca al lupo ai nuovi consiglieri comunali calabresi del M5S!



Sul territorio è davvero difficile. È una lotta ad armi impari. Noi non promettiamo nulla e non facciamo coalizioni con accozzaglie di liste civiche. Sappiamo benissimo che ai partiti piace vincere facile, tutto fa brodo pur di raccogliere voti. Come una rete a strascico, il voto di opinione viene intrappolato in logiche ormai note a tutti.
La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti.

Questo modus operandi a noi è del tutto estraneo perchè riteniamo questa rivoluzione culturale più importante di una semplice competizione elettorale. Noi ci presentiamo soli con un unica lista e i nostri candidati non vengono scelti in base al pacchetto di voto in loro possesso. I nostri candidati non sono politici di professione e vengono scelti dagli attivisti in base ad un processo di selezione democratico dal basso. Chi partecipa attivamente nei meetup decide. Nessuno fa calcoli o strategie su chi può portarci più voti legati alla famiglia o amici. Per noi sono più importanti le idee e i contenuti non i contenitori. E chi decide con coraggio di esporsi in prima persona con il m5s sa di non avere una vita facile sul territorio.

È dura, noi parlamentari ce la stiamo veramente mettendo tutta e sarebbe stupido combattere questo sistema con la stesso metodo che usano i partiti. Questa rivoluzione culturale purtroppo si scontra con una triste realtà. Noi chiediamo un voto libero. Un voto coraggioso e di partecipazione in prima persona che spezza veramente le catene dal sistema clientelare. E invece la risposta che spesso abbiamo sul territorio va più o meno verso questa direzione: "io sono con voi a livello nazionale ma per il comune il mio voto purtroppo è già impegnato". Oppure addirittura: "io voto m5s ma mi sono dovuto candidare in una lista civica..."
Non basta lamentarsi e commentare dietro una tastiera. La politica vera sia fa sul campo con costanza e coerenza. E per farla sul campo bisogna esporsi fisicamente sul territorio con più coraggio e determinazione. Perchè nonostante le macerie che lasciano i partiti nei comuni e i dati allarmanti sull'emigrazione giovanile, i calabresi hanno troppa paura di spezzare quelle maledette catene e di cambiare veramente lo status quo.

Ne prendiamo atto ma non ci arrendiamo. Non molliamo di un centimentro. È SEVERAMENTE VIETATO CALPESTARE I SOGNI! Continueremo a lavorare e a seminare consapevoli che il terreno sotto i nostri piedi è pieno di insidie. Dobbiamo migliorare imparando anche dai nostri errori. Ma la via è tracciata! I risultati in Calabria sono indice di una crescita lenta, ma inesorabile.
È davvero un peccato non essere riusciti a vincere ad Amantea dove la nostra coraggiosa consigliera Francesca Menichino ha fatto un lavoro eccezionale che meritava ben oltre il 22,02% ottenuto. Ma anche ad Amantea abbiamo un portavoce in più, Francesca Sicoli.
A Luzzi abbiamo preso il 20,61% ed entra in consiglio comunale Michele Federico.
A Pizzo con l'8,47% entra in consiglio comunale la nostra Carmen Manduca e a Villa San Giovanni entra in consiglio con il 10,91% Milena Gioè. Ai ragazzi di Paola purtroppo non basta il 4,27% a Catanzaro invece stiamo incrociando le dita per entrare in consiglio comunale con Bianca Laura Granato che ha preso il 6,14%. Occorrerà aspettare ancora prima di avere la certezza. Ci aspettavamo di più ma questo risultato deve spronarci a lavorare meglio nel capoluogo di Regione che ha estremamente bisogno della presenza del MoVimento nel consiglio comunale.

Quando il MoVimento entra nei consigli comunali può finalmente gettare le basi per affermarsi meglio sul territorio. Fare politica dentro le istituzioni ci permette di crescere, maturare e migliorare in quel comune svolgendo un lavoro serio e concreto di opposizione. In fondo nei comuni dove siamo riusciti a vincere spesso c'è stato un buon lavoro all'opposizione prima. E la sola presenza di cittadini sentinella dentro i comuni per noi è molto importante. Quando siamo dentro nei consigli comunali è più facile per noi lavorare meglio e accendere quel famoso faro dentro le istituzioni. Una luce che prima non c'era e che servirà a creare quella trasparenza tanto temuta dalla solita politica del malaffare.

Continueremo ad andare avanti per la nostra strada che nonostante le mille difficoltà, è ormai tracciata. Con la consapevolezza che la comunità del M5S rispetto a ieri è cresciuta e inoltre: "NON POSSONO VINCERE CON CHI NON SI ARRENDE MAI!"
Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto, a tutti gli attivisti per l'impegno e in bocca al lupo ai nostri nuovi guerrieri portavoce calabresi.

#ForzaECoraggio!

05/06/17

Il nulla politico

Enzo Ciconte si presenta come l'uomo della svolta per il futuro di Catanzaro. Un po' come Mario Oliverio fece alle ultime regionali, poi sappiamo come è andata a finire. Nel segno dell'alternanza e del cambiamento, dal 1998 Ciconte è Presidente dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Catanzaro. Ciconte è inoltre primario cardiologo presso l'ospedale “Pugliese”, di cui è stato anche direttore generale. Un'importante figura della sanità, che da vertice del Pugliese aprì un pronto soccorso che non aveva i requisiti ma disponeva di una cucina all'interno. Cucinare è meglio che curare.
Da consigliere regionale della Calabria non ha mai aperto bocca sulle grandi questioni del diritto alla salute. Si ricorda un suo intervento piattissimo nella seduta del 30 marzo 2016 sulla sanità, dopo il quale si allontanò come uno stanco burocrate dell'Ottocento.
Sull'integrazione forzata tra Pugliese e policlinico universitario, Ciconte non ha detto nulla, benché sia un primario del Pugliese. E nulla ha detto o fatto sulla necessità di garantire sicurezza operativa alla Cardiochirurgia del policlinico “Mater Domini”, per cui i fatti ci hanno dato ragione. 
Nulla Ciconte ha detto sui quasi due miliardi di euro che lo Stato deve alla Calabria per la cura dei pazienti cronici; nulla sugli abusi della struttura commissariale per il piano di rientro; nulla ha detto sui conti opachi del piano di rientro; nulla sul rifiuto del sub-commissario Urbani di firmare il decreto sulle prime, indispensabili 600 assunzioni di personale; nulla sull'applicazione della normativa europea sui turni e i riposi obbligatori, in virtù della quale alla Calabria spettano circa 1300 operatori della sanità, tra medici, infermieri e altre figure. Nulla Ciconte ha detto sulle curiose procedure concorsuali per i direttori di unità operative in strutture dell'Asp di Catanzaro; nulla sull'illecito surplus di finanziamento del policlinico universitario; nulla sulla proroga illegittima dei commissari delle Asp di Crotone e di Reggio Calabria; nulla sulla proroga illegittima del commissariamento della Calabria per la sanità; nulla sul rifacimento arbitrario della rete dell'assistenza ospedaliera; nulla sulle nomine sanitarie illegittime riconducibili all'amministrazione di Oliverio-Pallapalla. Nulla su nulla.

Mentre noi del
 MoVimento 5 Stelle parlavamo e denunciavamo, Ciconte contemplava l'essenza politica del nulla. E, si sa, quando uno non dice e non fa nulla, poi viene candidato quale sindaco, proprio perché offre la garanzia di non dire e di non fare nulla.
Insomma, Ciconte è per Catanzaro il doppione di Guccione per Cosenza. Tutti e due ex assessori della prima giunta Oliverio, la cosiddetta «giunta leggera». Tutti e due coinvolti per peculato nella vicenda Rimborsopoli; tutti e due cariatidi del Partito democratico; tutti e due presunti portavoti. Tutti e due con la faccia di quelli che, come Ciàula di Pirandello, scoprono la luna.

Ciconte è alla sua seconda legislatura in Consiglio regionale. Siccome non è rientrato come assessore regionale, ora cerca un posto al sole da sindaco di Catanzaro. Del resto, in Consiglio regionale non può reggere: a forza di non fare nulla, finisce che poi qualcuno del Pd se ne accorge e lo contesta pure, e magari lo mandano a ripetizione da Gaetano Pignanelli, che almeno riveste il nulla politico di Oliverio di codici giuridici che farebbero impallidire perfino l'Azzecca-garbugli dei “Promessi sposi”.

01/06/17

Bene le indagini di Gratteri sulla statale 106 catanzarese

Apprezzo che il procuratore Nicola Gratteri abbia aperto un'inchiesta sulle condizioni di nuovi tratti della 106, mentre la Regione Calabria è rimasta colpevolmente a guardare. È l'ennesima riprova dell'insufficienza della politica, in primo luogo del governatore Oliverio, cui ricordo d'aver presentato già nell'aprile 2015 una specifica interrogazione al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, purtroppo ancora pendente. Nello specifico denunciavo formalmente che in tratti catanzaresi della nuova statale 106 vi erano stati crolli a danno della viabilità su alcune carreggiate. Soprattutto riportavo che la commissione preposta scrisse, in un verbale del dicembre 2004, di aver esaminato in modo approfondito il progetto di variante, individuando aspetti sostanziali incidenti in maniera negativa sulla valutazione complessiva. Perciò la stessa commissione ritenne opportuno non assegnare alcun punteggio alle proposte di variante, in quanto non ne riconobbe la migliore qualità. A Delrio chiesi se fosse a conoscenza dei fatti esposti e se si potesse evitare l'aumento degli oneri per riparare i danni conseguenti ai crolli, dato il parere negativo della commissione. Infine domandai al ministro il perché dei cedimenti, a distanza di soli tre anni dall'inaugurazione delle opere. Ancora una volta, farà luce soltanto la magistratura.

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