28/02/17

Umiliazione di operai a San Giovanni in Fiore (CS), una brutta storia targata PD

Oggi io e Dalila Nesci vi parliamo di una brutta storia targata Pd, in particolare quello del governatore della Calabria, Mario Oliverio. Si tratta dell'umiliazione di operai, a proposito di una gara pubblica per la raccolta differenziata nel comune di San Giovanni in Fiore (Cs).
Stamani, lunedì 27 febbraio 2017, si è tenuta presso quel municipio un'assemblea sindacale dei lavoratori della cooperativa "Città pulita", che da 25 anni gestisce il servizio rifiuti. Sono state invitate tutte le forze politiche. Per il MoVimento ho partecipato io. Assente il sindaco, Giuseppe Belcastro, e i consiglieri comunali della maggioranza.

LA STORIA.
Nello scorso settembre c'è stata l'aggiudicazione definitiva della gara per la raccolta differenziata a San Giovanni in Fiore, vinta da un'associazione temporanea di imprese formata da “Presila cosentina” e “Locride Ambiente”, società miste per la parte privata entrambe partecipate da “Ecologia oggi”. L'inserimento in clausola di salvaguardia, ad opera del Comune a guida Pd, di 6 unità lavorative esterne al servizio – che si assommano alle 21 di "Città pulita", per le quali era senz'altro obbligatoria la tutela del posto di lavoro, in quanto queste altre, lavorando da sempre al servizio rifiuti, dovevano di norma essere riassorbite dal vincitore della gara – ha creato problemi di risorse: mancano i fondi per garantire ai lavoratori l'applicazione del contratto nazionale di categoria, che prevede 6 ore lavorative giornaliere piuttosto che le 4 stabilite dal Comune.
Va detto che i 6 lavoratori aggiunti in salvaguardia – il sindaco ha argomentato che «l'ha chiesto il prefetto di Cosenza», benché non risulti agli atti – lavoravano negli anni scorsi per “Vallecrati”, che operava nel settore dei rifiuti.

Gli stessi lavoratori erano volontariamente usciti dal bacino regionale degli Lsu-Lpu, per lavorare per “Vallecrati”, poi fallita a causa di una gestione inefficiente. Erano quindi stati ripresi dal Comune di San Giovanni in Fiore, che, passato al centrodestra per un breve periodo, li aveva esclusi in quanto le norme vigenti non consentivano di fare altro.
Il vincitore della gara per la differenziata a San Giovanni in Fiore ha previsto, nella propria offerta tecnica, l'assunzione di altre 3 unità lavorative. Così, il lavoratori diventano 30 (21 di "Città pulita", i 6 aggiunti in salvaguardia e 3 previsti nel progetto del vincitore della gara). Ancora, va considerato che per i 21 lavoratori di "Città pulita" non c'è mai stato alcun accordo sindacale a monte, che il Comune aveva l'obbligo di raggiungere, prima di passare le ore lavorative da 6 a 4; passaggio di ore avvenuto nel periodo di proroga dei termini per la presentazione delle offerte. Sul punto c'è giurisprudenza in favore dei lavoratori di "Città pulita", che di fatto sarebbero costretti a pagare i costi del riassunto aumento di personale.
Nei prossimi giorni è prevista a Cosenza la firma del contratto, per cui i lavoratori di "Città pulita" contano, con l'iniziativa odierna, di far riflettere la politica perché non si consumi un'ingiustizia grave e palese nei loro confronti.

Nel luglio scorso io e Dalila abbiamo presentato sul caso un'apposita interrogazione parlamentare, chiedendo al ministro dell'Interno di verificare se vi siano gli estremi per l'invio di una commissione d'accesso agli atti del municipio. Troppe anomalie nella procedura di gara, a partire dalla violazione di due deliberazioni dell'Autorità nazionale Anticorruzione (Anac).
Altro esposto abbiamo presentato all'Anac, nel maggio scorso, determinando l'apertura di un fascicolo. Inoltre, negli ultimi giorni abbiamo scritto al prefetto di Cosenza, chiedendo l'immediata convocazione dei lavoratori di "Città pulita" e delle rappresentanze del Comune di San Giovanni in Fiore, perché si potrebbe aprire un problema sociale e di ordine pubblico. C'è il rischio che siano gli operai di “Città pulita” a dover pagare, con la predetta diminuzione delle ore lavorative, i costi per il riferito aumento di personale.

Stessa nota abbiamo inviato al ministro del Lavoro, per attivare i controlli di sua competenza, e alla Corte dei conti. Si potrebbe profilare un danno erariale, dal momento che il Comune di San Giovanni in Fiore ha già speso più di 50mila euro, per materiali di raccolta e per informazione ai cittadini sulla differenziata, in seguito posti posti a carico del vincitore della gara pubblica. Così, per le stesse voci si rilevano delle spese pubbliche già sostenute e delle spese private da sostenere.
In quanto ai 6 lavoratori aggiunti in salvaguardia, sono delle vittime del sistema marchiato Pd, che aveva un innegabile peso politico in “Vallecrati” e che, pur avendo annunciato di cambiare norme nazionali per sbloccare posti pubblici, ha agito proprio all'opposto.
«Nessuno deve rimanere indietro» resta il nostro motto, ma occorre rispettare le norme e non scatenare, come in questo caso, guerre tra poveri. Ci auguriamo che il nostro intervento serva a riportare la vicenda narrata sul binario giusto, perché le istituzioni garantiscano, secondo legge, i diritti di tutti i lavoratori.
Dalila Nesci e Paolo Parentela
Portavoce del MoVimento 5 Stelle
Deputati della Repubblica




22/02/17

Catanzaro schiava della politica di élite, ora può finalmente scegliere di cambiare!

Riporto qui di seguito l'intervista rilasciata alla giornalista Alessia Burdino della redazione di CatanzaroInforma:


Tra qualche mese la città sarà chiamata al voto. E la confusione regna, ancora, sovrana. Perché secondo Lei?

“La politica catanzarese dimostra, ancora una volta, l’assenza totale di una visione di prospettiva. I partiti a Catanzaro hanno fallito ed è ormai evidente da 20 anni. Mentre loro discutono nelle segrete stanze di nomi ed alleanze, facendo la conta dei pacchetti di voti a disposizione, i nostri attivisti di Catanzaro (sin dal 24 novembre) si sono seduti insieme ai cittadini per discutere di idee e programmi per la città. A breve toccherà ai catanzaresi dare risposte concrete: vogliamo affidarci ancora alla politica che litiga sulle poltrone oppure ai cittadini attivi che ci mettono la faccia in prima persona proponendosi di portare novità e freschezza a Palazzo De Nobili?”.

Si profila uno scenario con almeno 4 o 5 aspiranti sindaci. Non pensa sia un fallimento per i partiti? 

“Come ho già detto, i partiti hanno fallito su tutta la linea e non è una novità dell’ultima ora, ma una notizia risaputa da ormai 20 anni. Non è solo la bagarre sulle liste ed i candidati a sindaco a dimostrarlo, ma la totale assenza di un’adeguata programmazione da parte dei partiti. Quanto succede nel consiglio regionale ed in parlamento ne è la prova inconfutabile. È da troppo tempo che Catanzaro è schiava della politica di élite di una classe dirigente sorda e muta davanti alle vere esigenze dei cittadini, ma pronta a spartirsi la città come fosse una torta di compleanno”.

Quale sarà l'impegno dei 5Stelle. Si parla di una donna candidato a sindaco: Luana Tassone. E'  vero?

“Il candidato sindaco della lista che chiederà la certificazione al MoVimento 5 Stelle lo sceglieranno i catanzaresi. Abbiamo intrapreso un percorso durato mesi e culminato nella votazione di sabato 18 febbraio, che ha sancito che correranno ad una votazione aperta a tutta la città cinque aspiranti alla candidatura a sindaco: Ania Podedworna, Bianca Laura Granato, Giuseppe Longo, Luana Tassone ed Umberto Catanzariti. Nei prossimi giorni verrete a conoscenza delle modalità di voto che, ripeto, sarà aperto a tutti i catanzaresi. Il M5S sta muovendo un passo storico per la città, mi risulta, infatti, che prima d’ora nessun partito o movimento politico abbia adottato il sistema democratico per far scegliere ai cittadini il candidato a sindaco. Questo è solo l'inizio di una grande rivoluzione culturale che vogliamo portare nel capoluogo di Regione. Dove il cittadino potrà finalmente contare qualcosa”.

Pd, primarie e grande centro: qual è la sua idea?

“Il Pd è un partito che non esiste. Soprattutto a Catanzaro. Non è stato capace di sfruttare l’onda innovatrice di Salvatore Scalzo, né di costruire in ormai quasi 20 anni di opposizione un’alternativa credibile ad Abramo ed il centro destra. Trovo che l’alleanza al centro sia possibile solo per fini elettorali e l’esperienza al governo del Paese ne è la prova certa. Il problema è che non cercano alleanze su proposte e programmi per la città, ma semplicemente per sfruttare il cospicuo bacino di voti proveniente dal centro. Il bello è che mentre loro litigano su nomi, alleanze e liste civetta, noi diamo voce ai cittadini facendo scegliere loro nomi e programmi. Questa enorme  differenza spero verrà premiata dai catanzaresi”.

Come giudica l'operazione politica messa in campo da Nicola Fiorita? Rappresenta il seguito della rivoluzione a piedi nudi di Salvatore Scalzo?

“Nicola Fiorita è una brava persona ed appare preparato. Peccato che in tutti questi anni sia rimasto silente sui problemi della città. Noi, invece, abbiamo fatto denunce molto puntuali e importanti che colpiscono i poteri forti del territorio ed in molte occasioni siamo stati gli unici a farlo. I primi vagiti del suo movimento, però, non mi lasciano ben sperare come si evince dalla presenza di esponenti del Pd all’evento inaugurale di Cambiavento. Mi auguro che le sue liste possano essere pulite, in modo che si possa avere un sincero confronto con un “competitor” con cui si potrà ragionare una volta che siederemo in Aula Rossa”.

Come giudica l'operato di Abramo?

“Lo sfacelo di Abramo è sotto gli occhi di tutti. La Città non sembra avere prospettive future e la fotografia della situazione è nel centro storico come nelle periferie. Tutto in città sembra stia morendo ed avviene a causa del suo operato, visto che governa Catanzaro praticamente dal 1997.  In questi anni è prevalsa la politica delle toppe anche per fronteggiare le emergenze. Quella che assicura una certa visibilità in termini di propaganda. Mai è stata presa in considerazione una sana politica di programmazione e di prevenzione, forse perché è meno visibile in termini elettorali. Il capoluogo di Regione ha bisogno di un vero cambio di prospettiva, non di solite operette inutili per cercare consenso o favorire qualche amico di turno. Quel modo di fare politica è ormai obsoleto. Noi parliamo di smart city,  bilancio partecipato ed economia circolare. Tutta un'altra cosa”.

Che caratteristiche dovrà avere il nuovo sindaco. E quali dovranno essere le priorità da affrontare a suo giudizio. 

“Il nuovo sindaco dovrà essere una persona onesta, circondata da gente onesta. I catanzaresi devono riappropriarsi della propria città, che da troppo tempo è in mano ad un’oligarchia costituita da gente che sfrutta il proprio potere indebitamente. Le sfide che attenderanno il nuovo primo cittadino sono molteplici e devono necessariamente partire da una programmazione che freni la prima, vera, emorragia di questa città: l’emigrazione giovanile. I giovani catanzaresi devono vedere nel proprio territorio prospettive future diverse da quelle che ci sono oggi per poter scegliere di restare a Catanzaro. Bastano poche proposte, delle volte semplici e banali, per iniziare il percorso di risalita della città. Risollevarla è possibile, ma occorre l'impegno in prima persona di ogni catanzarese. È finita l'epoca della delega o della speranza nel politico di turno. Oggi occorre determinazione e coraggio in prima persona. Ognuno di noi deve dare il proprio contributo. Tante piccole gocce possono formare un fiume in piena. Solo così possiamo spezzare le catene al sistema clientelare e massonico che ha calpestato per troppo tempo Catanzaro”.

16/02/17

Violato il domicilio di un nemico giurato del sistema capitalistico

P.D.M. è un ex docente universitario di economia politica internazionale, particolarmente attivo nella critica al sistema capitalistico dominante, come dimostrano le sue pubblicazioni contenute sul sito http://www.la-commune-paraclet.com, che ha una sezione specificamente dedicata ai testi del citato professore, peraltro scaricabili gratuitamente.
In particolare, nel suo «Legge del valore, riproduzione e pianificazione socialista», D. M. fornisce con chiarezza gli elementi del suo pensiero economico e politico, scrivendo: «Quando i beni e i servizi sono prodotti socialmente da tutti per tutti, allora l'Uomo smette essere reificato come una semplice merce: sottomettendosi al lavoro collettivo, non perde per niente il controllo del sovrappiù che produce. Questa disciplina individuale e collettiva, con un tempo d lavoro secolarmente in decrescita per mezzo della produttività, si esercita nella Sfera della Necessità economica. Questa è la fondazione materiale dello sviluppo della Sfera della Libertà nel seno della quale il cittadino-lavoratore può fare sbocciare la sua personalità. In effetti, sopprimendo le limitazioni capitaliste, che costringono le forze produttive ed i rapporti di produzione per il profitto della sola accumulazione privata, la pianificazione socialista tende a ridurre in permanenza l'importanza della Sfera della Necessità a favore della Sfera della Libertà, particolarmente tramite la crescita della produttività e la spartizione dei suoi guadagni. Questo processo va di pari passo con l'allargamento secolare degli “spazi di libertà” individuali e collettivi, di gramsciana memoria. Al contrario delle pretese di certi marxisti, la Legge del Valore di Karl Marx è una legge universale perché fondata sul suo “concreto concettuale” perfettamente delucidato».
Per quanto mi risulta, in una mail al procuratore della Repubblica di Cosenza, datata 26 ottobre 2016, D. M. – originario di San Giovanni in Fiore, dove è tornato a vivere da qualche anno, ma di lingua madre francese per aver vissuto a lungo all'estero – ha riferito dell'avvenuta violazione del suo domicilio e perfino di tentativi di avvelenamento del suo cibo, anche nominando un vicino di casa propria, che a suo avviso sembrerebbe essere l'autore materiale di simili azioni.
Lo stesso D. M. ha, nel contesto precisato, poi usando toni comprensibilmente alterati e indignati, che la riferita violazione è l'ennesima di altre dello stesso genere, lasciando intendere che sue precedenti denunce in ordine a simili episodi sono cadute nel vuoto, senza alcun seguito.

Al Ministro dell'interno e al Ministro della Giustizia ho chiesto attraverso un' interrogazione parlamentare: "di quali elementi dispongano in ordine a quanto riassunto sopra, se siano state avviate indagini a seguito delle denunce di cui il professore ha riferito nella mail citata,  e quali urgenti iniziative di competenza intendano assumere a tutela dell'incolumità e della sicurezza del suddetto professore."A distanza di due mesi non ho ricevuto risposta e oggi in aula ho chiesto al Presidente della Camera di sollecitare una pronta risposta dai ministri competenti.
Non si può accettare che la vicenda finisca in scherno o che sia derubricata d'ufficio. Vogliamo sapere se l'ordine costituito abbia indagato, a quali conclusioni sia pervenuto e se esistono rischi concreti per questo intellettuale, evidentemente scomodo.



12/02/17

La guerra dell'acqua calabrese

Sul Corriere della Calabria ho letto una nota dell’ex presidente di Legautonomie Calabria che riporta alcuni dati sui consumi dell’acqua nella nostra Regione.
Nel 1999 (gestione Regione Calabria) la dispersione nelle reti idriche era del 34% (occorreva immettere 134 litri di acqua per erogarne 100), nel 2005 (gestione Sorical) si è passati al 52% (occorreva immettere 152 litri per erogarne 100).
Nel 2012 (gestione Sorical) il volume complessivo di acqua immessa nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile in Calabria è stata pari a 327,6 milioni di metri cubi, con una crescita del 9,9% rispetto al dato precedentemente censito nel 2008, a fronte di una valore medio in Italia del 2,6%.
La condizione delle reti di distribuzione comunali è tale che ci sia, come dicono i numeri, una grande dispersione di acqua e sarebbe quindi auspicabile un serio intervento di risanamento delle reti comunali e quindi un risparmio della risorsa ACQUA in diminuzione nella sua disponibilità.
Per chi da anni si batte per l’Acqua Pubblica un dato del genere non è assolutamente una sorpresa: i privati che gestiscono la grande adduzione hanno tutto l’interesse ad erogare quanta più acqua è possibile perché tanto la dispersione (che avviene a valle del serbatoio comunale e quindi dopo essere stata misurata e fatturata ai Comuni) sarà tutta a carico dei Comuni; anzi paradossalmente più dispersione c’è più i “venditori d’acqua” incassano!
Ed infatti, nello stesso articolo, si fa riferimento al fatto che nel servizio idrico non c’è solo l’osso (situazioni molto critiche delle reti comunali) ma anche la “polpa” che è tutta appannaggio di chi “vende l’acqua ai Comuni”. E cioè la Sorical S.p.a....
Quindi, non solo hanno tutto l'interesse a fornire più acqua possibile, ma ce la fanno anche pagare con tariffe illegittime come conferma una sentenza della corte costituzionale.
Luigi Incarnato oggi commissario liquidatore della Sorical Spa sui giornali dichiara che "la colpa è del 50% dei cittadini calabresi che non paga il servizio." Ma chi era assessore regionale ai lavori pubblici quando si pronunciò la corte costituzionale? Come mai nessuno fece nulla dopo quella sentenza?Ai posteri l'ardua sentenza...
 

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Il Tar Calabria conferma le nostre denunce, le tariffe della Sorical sono illegittime!
Vendono l'acqua e calpestano la volontà popolare

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07/02/17

Il software regionale SISMI.CA è davvero efficiente?

Gli Ordini degli architetti e degli ingegneri della Calabria e la Federazione regionale degli Ordini Agronomi e forestali in una nota congiunta indirizzata ai vertici della Regione hanno manifestato la loro insofferenza in relazione alle “criticità nella trasmissione dei progetti in attuazione del regolamento regionale sulle procedure per la denuncia, il deposito e l’autorizzazione di interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in prospettiva sismica, di cui alla legge regionale n. 37 del 28 dicembre 2015”. Sotto accusa è la “procedura informatizzata per le autorizzazioni sismiche, ovvero la piattaforma informatica regionale denominata Si-smi.Ca”.
I presidenti degli Ordini affermano che “il nuovo sistema Sismi.Ca doveva anche risolvere le criticità del sistema Sierc. Oggi - obiettano - oltre a prendere atto che il sistema conserva in sé alcune di quelle criticità, si deve riscontrare l’inaccessibilità e la problematicità strutturale della piattaforma introdotta dal primo gennaio 2017”. E ancora: “Ad oggi i professionisti non hanno avuto la possibilità di accesso al sistema. Inoltre la mancata adozione del periodo transitorio per la verifica richiesto dagli Ordini prima dell’entrata in vigore della norma, come auspicato quando sembrava che la struttura volesse recepire le osservazioni dei tecnici, ha comportato la paralisi degli uffici che si protrae da due settimane con l’interruzione del servizio per la trasmissione dei progetti agli uffici regionali”.
Il rischio reale è che una procedura di difficile applicazione, quale è quella proposta, non solo non aiuti la prevenzione, ma addirittura ne sia di ostacolo, provocando invece l’esasperazione dei professionisti.
La nuova procedura Sismi.CA, corrette solo alcune funzionalità (come ad esempio la firma digitale) che dovevano essere già presenti nel SIERC, va ad aggravare in modo ingiustificato tutto l’iter (si richiede un surplus di dati tecnici) per la trasmissione dei progetti (edilizia privata e pubblica) alla Regione con aggravio di costi per cittadini e tecnici: si pensi che per una pratica medio piccola quali una sopraelevazione di un abitazione di 100 si parla di un 50/60% in più per le competenze tecniche richieste del calcolo strutturale.
Per tale motivo ho scritto  all'assessore regionale all'infrastrutture Roberto Musmanno chiedendo spiegazioni e chiarimenti in merito.

Di seguito riporto il testo della risposta dell'assessore che ho ricevuto:

"Onorevole Paolo Parentela,

l’introduzione della nuova procedura per la gestione delle domande di autorizzazione sismica e del relativo software SISMI.CA ha l’obiettivo ultimo di migliorare la sicurezza dei cittadini calabresi, contribuendo a ridurre l’esposizione al rischio di crolli in caso di terremoto.
In questo senso il nuovo software è solo uno dei numerosi interventi promossi da questa Giunta e finalizzati a mettere in sicurezza il territorio. Fra questi, la mobilitazione di importanti risorse per l’adeguamento sismico di scuole ed edifici strategici e l’azione di stimolo alla realizzazione di piani di protezione civile comunali aggiornati.
La preoccupazione dei professionisti di fronte a una novità che impatta sul loro lavoro quotidiano è comprensibile. Sono, però, indubbi i vantaggi che il nuovo sistema produce per la comunità e per i professionisti stessi.
Il nuovo sistema presenta degli aspetti fortemente innovativi che rendono la Calabria una tra le regioni più avanzate in Italia nella digitalizzazione in questo settore. Il sistema consente la protocollazione automatica delle istanze e la trasmissione degli elaborati esclusivamente in formato digitale, eliminando completamente le tre copie cartacee che finora dovevano essere allegate alla istanza di autorizzazione sismica. Si tratta evidentemente di un risparmio di tempo e di denaro notevole per i professionisti incaricati della redazione di progetti. Sul fronte dell’istruttoria regionale il nuovo sistema elimina completamente le fasi di protocollazione manuale, smistamento dei progetti cartacei, timbratura manuale e firma delle tre copie di tutti gli elaborati progettuali, stampa, firma, protocollazione in uscita e trasmissione della autorizzazione sismica (completa dei voluminosi allegati progettuali timbrati), catalogazione ed archiviazione dei progetti cartacei. Si tratta di fasi meramente burocratiche che comportavano un allungamento considerevole dei tempi per l’approvazione dei progetti senza valore aggiunto per i cittadini o per l’amministrazione. Lo snellimento procedurale consentirà al personale regionale di concentrarsi sulla istruttoria tecnica dei progetti. L’istruttoria tecnica regionale, è bene ribadirlo, non è finalizzata a verificare che il calcolo sia corretto.
La Regione non intende controllare o sindacare le sulle scelte progettuali del professionista. Ciò che la Regione deve verificare è che il calcolo sia stato effettuato nel rispetto della normativa.
L’obbligatorietà di questo controllo è stabilita da una norma statale (l’art. 94 del DPR 380/01) e laddove le regioni abbiano tentato di ridurre o attenuare il controllo è intervenuta la Corte Costituzionale dichiarando l’incostituzionalità di queste leggi.
A tal fine il software SISMI.CA richiede di introdurre alcuni dati non sempre presenti e non sempre facilmente desumibili dalle relazioni di calcolo. È vero, quindi, che c’è una necessità di lavoro aggiuntivo per i professionisti incaricati (come del resto avveniva con il precedente sistema SIERC), ma l’alternativa, cioè che il tecnico regionale desuma dalle centinaia di pagine di cui si compone la relazione di calcolo i dati non riportati esplicitamente, richiederebbe tempi ingestibili.
Del resto la Regione Calabria non è l’unica in Italia ad avere introdotto un sistema obbligatorio di trasmissione telematica dei progetti. Lo hanno fatto diverse altre Regioni come Toscana, Emilia, Lazio o Basilicata.
Il sistema è regolarmente in esercizio e sta funzionando. Risulta dai dati del Dipartimento competente che nella prima settimana di operatività oltre 2000 professionisti si siano regolarmente registrati e stiano lavorando senza blocchi o malfunzionamenti di alcun tipo. Oltre 20 istanze di completamento di pratiche precedentemente avviate sono state già trasmesse con il nuovo sistema. Per l’unica difficoltà tecnica riscontrata, relativa alla migrazione dei dati dell’inizio lavori già precedentemente inseriti nel SIERC, è già stata individuata una soluzione che sarà implementata in pochi giorni.
La Regione, dandone comunicazione agli Ordini, ha reso disponibile l’uso del software per tutti i professionisti fin dal mese di giugno 2016, in modo da consentire a questi ultimi di effettuare prove e verifiche per segnalare eventuali anomalie. Tutte le segnalazioni pervenute (non più di qualche decina) sono state valutate, e laddove abbiano evidenziato difetti nel sistema, sono state apportate le dovute correzioni.
Per eventuali dubbi o segnalazioni di malfunzionamenti è attiva un’apposita casella di posta elettronica sismica@regione.calabria.it. Nella prima settimana di operatività del sistema oltre 200 richieste sono pervenute alla casella mail e a ciascuna è stata data regolarmente risposta.
Per potenziare gli uffici tecnici la Regione ha già attivato una selezione, che sarà completata nei prossimi giorni, di 6 tecnici esperti che supporteranno gli uffici nell’istruttoria dei progetti.
Nei prossimi giorni sarà pubblicato un videocorso sull’utilizzo del sistema realizzato dall’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria e la Regione ne realizzerà un secondo, modulare, che sarà diffuso anche tramite la piattaforma informatica messa a disposizione dall’ordine degli ingegneri di Cosenza.
L’impegno della Regione per ridurre i disagi della transizione e massimizzare, invece, i benefici che il sistema produrrà a regime è massimo. Auspichiamo con tutti gli attori coinvolti, e in primo luogo con gli ordini professionali, una collaborazione costruttiva nel superiore interesse della salvaguardia dell’incolumità dei cittadini."

Oggi ho risposto all'assessore Musmanno con un'altra lettera che riporto di seguito:

Egr. Prof. Musmanno,
pur ringraziandola per la sua mail di risposta del 19 gennaio, in merito a quanto in oggetto, non posso esimermi da farle presente che, anche agli occhi di chi, come me, tecnico non è, si riscontrano in alcuni passaggi dubbi interpretativi che meritano qualche approfondimento.
La nuova procedura Sismi.CA ha corretto, come giustamente afferma, una criticità del sistema Sie-rc consentendo l’invio della documentazione con firma digitale non solo del progetto ma anche delle istanze successive. Mi domando, tuttavia, come mai un sistema adottato solo 4 anni fa (circa) non prevedesse, già, tale operazioni e come mai la Regione Calabria abbia voluto cambiare totalmente sistema piuttosto che migliorare quello già in uso, per giunta con un risparmio di tempo e soldi pubblici.
Lei sostiene, nel primo capoverso: “sismi.ca ha l’obbiettivo di migliorare la sicurezza dei cittadini calabresi, contribuendo a ridurre l’esposizione al rischio di crolli in caso di terremoto”; quanto affermato, in prima analisi, induce a pensare che, fino ad oggi, il sistema sie-rc, adottato in precedenza e con il quale la Regione Calabria ha autorizzato centinaia di progetti, non fosse perfettamente in regola e, tantomeno, collaudato allo scopo dettato dalla norma emanata nel 2009, al punto da mettere a rischio la vita dei cittadini calabresi in caso di crolli dovuti ad eventi sismici.
Altro aspetto che, da profano, desta non poche perplessità è il fatto che: “L’istruttoria tecnica regionale, è bene ribadirlo, non è finalizzata a verificare che il calcolo sia corretto.
La Regione non intende controllare o sindacare le sulle scelte progettuali del professionista. Ciò che la Regione deve verificare è che il calcolo sia stato effettuato nel rispetto della normativa”; dalla lettura di quanto sopra si induce a desumere che un calcolo corretto possa non essere a norma - e viceversa - lì dove la Regione ne verifica il mero rispetto della normativa che, di per sé, non credo sia sufficiente ad evitare i crolli di cui sopra. Un calcolo corretto penso debba risponde alla normativa ad esso afferente, e se la normativa è efficace difficilmente si andranno a verificare situazioni estreme come i crolli.
Lei afferma giustamente che: “Del resto la Regione Calabria non è l’unica in Italia ad avere introdotto un sistema obbligatorio di trasmissione telematica dei progetti. Lo hanno fatto diverse altre Regioni come Toscana, Emilia, Lazio o Basilicata”. Da quanto mi risulta, però, nelle altre Regioni viene richiesta la compilazione di un format che tende a “uniformare i dati” senza, tuttavia, verificare i dati immessi in modo automatico. Questo, a mio modesto parere, penalizza i tecnici calabresi e tutti i tecnici operanti nella Regione Calabria che devono sottoporsi ad inutili procedure di verifica senza sgravi di responsabilità che, di fatto, come si evince dalla lettura del capitolo 10 delle NTC08, resta in capo a loro.
Ad oggi, ma le chiedo conferma, mi risulta che la Regione non abbia ancora organizzato un adeguato seminario tecnico di approfondimento scientifico a titolo esplicativo e formativo per i tecnici e se, quanto penso fosse confermato, la prego di attivarsi quanto prima in tal senso.
Certo di una sua cortese risposta e nella speranza di ricevere con essa anche gli atti di collaudo della procedura adottata dalla Regione di rispondenza alla norme tecniche in materia di procedure automatiche, colgo l’occasione per porgerle i miei più cordiali saluti.

Al San Giovanni vogliamo portare il museo sulla storia di Catanzaro


Sui corsi dei master di specializzazione dell’Università Magna Grecia di Catanzaro nel complesso monumentale del San Giovanni, restano diversi lati oscuri e lavoreremo per ancora per fare chiarezza. Il Ministro Franceschini ha dato una risposta fumosa alla nostra interrogazione, senza chiarire nel dettaglio gli interrogativi che avevamo posto. E ad oggi a nulla sono valse le richieste di accesso agli atti ad Asp, Soprintendenza dei Beni Culturali ed Università Magna Grecia, che non hanno fornito la documentazione richiesta.
Nel frattempo gli specializzandi hanno iniziato i loro corsi al Campus di Località Germaneto, dove vorrebbero continuare a frequentare. Nonostante l’amministrazione Abramo abbia annunciato trionfante la vicina conclusione dei lavori che consentirà agli studenti di essere trasferiti nel complesso monumentale. Questa storia somiglia sempre più a quelle classiche che la politica calabrese ci ha insegnato in questi anni, in cui i progetti contestati vengono portati avanti anche nascondendo le carte.
Il MoVimento 5 Stelle continuerà a portare avanti la necessaria richiesta di trasparenza sulla vicenda. Non ci rassegniamo al fatto che il complesso del San Giovanni debba essere letteralmente strumentalizzato per fini elettorali senza una dovuta pianificazione di sviluppo del centro storico, anche altri immobili potevano essere utilizzati ad ospitare gli studenti. Per noi il San Giovanni rappresenta il fulcro della storia del Capoluogo di regione, per questo andremo avanti fin quando la chiarezza delle carte non ci darà la matematica certezza che sarà garantita la sicurezza degli studenti e la vocazione naturale della struttura. Quelle che per Abramo saranno aule, per noi dovrebbero ospitare un Museo sulla storia della città, visto che numerosi reperti storici restano chiusi nei cassetti della soprintendenza.

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