24/01/17

C'è ancora tempo per fermare le autorizzazioni contro l'air gun

I Sindaci di Catanzaro e Crotone ed i rispettivi Presidenti delle Province, ma anche i comuni bagnati dal Mar Ionio che vanno da Crucoli e Soverato, si affrettino a costituirsi in giudizio innanzi al Tar contro le autorizzazioni denominate rispettivamente «F.R 41.GM» ed «F.R 42.GM» concesse dal Ministero dello Sviluppo Economico alla Global Med Llc per nuove ricerche di petrolio o gas in mare.
Indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni, c’è il bisogno che la politica calabrese si unisca in difesa del proprio territorio. Non possiamo concedere di mettere a rischio la salute dei nostri mari per gli interessi privatistici dell’azienda americana. Le ricadute sui nostri territori non saranno in alcun modo in termini di benessere, ma in termini di inquinamento e perdita di beni comuni, quali il mare.
I Sindaci Abramo e Pugliese si affrettino anche a farsi seguire dai Comuni limitrofi che affacciano sul Mar Ionio. Questa è una battaglia di civiltà in cui la Calabria deve essere protagonista per impedire che la nostra terra divenga, ancora una volta, una tavola apparecchiata per la multinazionale di turno.
Per presentare ricorso c’è tempo fino a fine febbraio. Successivamente ogni lotta per impedire la ricerca di idrocarburi a largo dei nostri mari sarà vana. Mi appello, per una volta, al buon senso dei politici sperando che, almeno in questo, sia possibile unire i diversi colori per un obiettivo comune: la difesa del territorio.

14/01/17

Acqua sporca nel vibonese: nuova interrogazione parlamentare del M5S

Da alcuni anni nel territorio del Comune di Ricadi e in gran parte dei comuni della fascia costiera della provincia di Vibo Valentia si registrano gravi criticità in ordine alla qualità delle acque erogate da alcuni acquedotti comunali. In particolare l’acqua si presentava torbida, a volte completamente di colore marrone e alcuni dei valori presi in esame risultavano fortemente alterati tanto da indurre alcuni comuni, tra i quali ricadono ordinanze di divieto di utilizzo per il consumo umano.

E' stato segnalato da un gruppo di cittadini facenti parte del “Comitato Acqua Sporca Santa Domenica” che, da tempo, ha avviato una serie di proteste e attività finalizzate alla tutela della salute e dei diritti della cittadinanza, come l'acqua pubblica erogata dall'acquedotto comunale risulti «sporca e spesso accompagnata da un odore acre, condizioni queste che la rendono inutilizzabile».

A seguito delle lamentele dei cittadini, la Sorical, ente fornitore delle acque, ha provveduto all’istallazione di filtri che, di fatto, hanno, temporaneamente e in parte, ristabilito una colorazione più idonea all’acqua. Il comitato, tuttavia, segnala che in prossimità delle date di prelievo e analisi delle acque le stesse risultavano caratterizzate da un odore acre dovuto all’uso eccessivo di biossido di cloro usato per mantenere entro i limiti la qualità batteriologica fino alle nostre abitazioni. Il biossido di cloro è, però, un ossidante ed in quanto tale “ossida” il ferro ed il manganese presenti nell’acqua formando idrossido di ferro e biossido di manganese che, essendo poco solubili, precipitano creando fanghiglie colorate dal giallo-ruggine al nero. L’unica soluzione alla problematica relativa alla presenza di ferro e manganese nell’acqua, e quindi alla loro rimozione, è quella dell’ossidazione, filtrazione a sabbia con la realizzazione di un impianto specifico.

Il comune di Ricadi appena ottenute le prime analisi “negative”, ha deciso di revocare l’ordinanza di divieto all’utilizzo dell’acqua per fini potabili. Una revoca “parziale” in quanto è rimasta in vigore l’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua dall’unica fontana pubblica esistente a Santa Domenica nella centralissima piazza Roma. La stessa fontana, precedentemente sigillata per motivi precauzionali, continua a rimanere chiusa e i prelievi dell’acqua per le analisi di routine, che abitualmente venivano effettuati da questa fontana, anche in considerazione che la stessa è collegata alla rete idrica e attigua alle abitazioni, oggi vengono effettuati all’uscita del serbatoio comunale mascherando eventuali problemi sulle condutture.

Il comune di Tropea che pure, giorni addietro, aveva revocato l’ordinanza di consumo dell’acqua potabile, con grande senso di responsabilità, è tornato sui propri passi e ha reintrodotto il divieto sull’intero territorio comunale. Il Comune di Joppolo, nonostante le rassicurazioni di SoRiCal, ha deciso di mantenere in vigore l’ordinanza emanata a giugno -:

Sui problemi di salubrità dell'acqua nei comuni di Ricadi, Joppolo, Tropea e nel resto del territorio vibonese, io e Dalila Nesci abbiamo presentato una nuova interrogazione, rivolta ai ministri della Salute, dell'Ambiente e dell'Interno. E' necessario un intervento d'imperio del governo, perché Sorical e Regione Calabria non hanno ancora fornito risposte efficaci. Ai ministri, abbiamo chiesto «se non ritengano di dover attivare con urgenza tutte le procedure necessarie a tutela della salute pubblica rimuovendo definitivamente le cause che hanno determinato» la situazione esposta, «al fine di ristabilire una condizione stabile di salubrità delle acque».
Abbiamo chiesto inoltre «se sia stata avviata una campagna straordinaria di analisi delle acque e di monitoraggio della rete idrica a partire dalla fonte di adduzione ai serbatoi nel Comune di Ricadi e negli altri comuni oggetto di lamentele e quali risultati abbia prodotto».
Infine «se non ritengano che si debba provvedere alla compilazione di una relazione sulla qualità e salubrità delle acque alla fonte di captazione per ogni singolo pozzo utilizzato e prima che le stesse siano oggetto d'intervento dei filtri di recente installazione».

Durante le recenti festività avevamo detto che saremmo intervenuti e lo abbiamo fatto. Purtroppo la Regione Calabria è latitante sul punto specifico, a partire dai vertici politici. Troppe incrostazioni, troppe contraddizioni, troppi interessi in materia di acqua, insieme a larga o finta indifferenza istituzionale. I cittadini hanno però compreso. Ora il governo centrale non potrà tirarsi indietro.


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- Vendono l'acqua e calpestano la volontà popolare

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11/01/17

L'inutile pozzo esplorativo dell' Appenine Energy ai laghi di Sibari


Con nota prot. 86/AE/2015/LM/fb del 14 maggio 2015, la società Appenine Energy S.p.A. ha presentato istanza di valutazione di impatto ambientale relativa alla perforazione del pozzo esplorativo “D.R. 74.AP/!-Liuba 1 Or”, da realizzarsi nell’ambito dell’area del permesso di ricerca “D.R.74.AP” - costa antistante il territorio della provincia di Cosenza nel Golfo di Taranto di kmq 63,13 - conferito con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 09/06/2014 che prevede “entro 3 anni dal conferimento del premesso, previa procedura di VIA, perforazione di un pozzo esplorativo, con postazione a partire dalla terraferma della profondità massima prevista di 1500 m fino ai livelli sabbiosi del Pleistocene e Miocene.

Nel frattempo arriva la legge di stabilità 2016 con l’art. 1 comma 239 della Legge 208/2015 che ha modificato l’art. 6 comma 17 del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii prevedendo per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi: “il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titolo abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata utile del giacimento, le rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.


Stante la normativa novellamente intervenuta, il Ministero dell’ambiente, con nota del 23/12/2015 ha inviato al Ministero dello sviluppo economico un elenco completo dei procedimenti di VIA in corso relativi a tale tipologia di attività, tra cui il progetto sopra menzionato. Il Ministero dello sviluppo economico, con nota prot. 26453 del 29/9/2016, ha rappresentato che, godendo il progetto in argomento di un titolo abilitativo già rilasciato con specifico decreto ministeriale all’atto dell’entrata in vigore della Legge n. 208/2015…”…non sussistono elementi giuridici sostanziali ostativi alla perforazione…”…, ma ha chiarito che alla luce dei limiti imposti dalla normativa non potrà susseguentemente essere conferita, in caso di esito positivo del sondaggio la concessione di coltivazione finalizzata allo sviluppo dell’eventuale giacimento scoperto, atteso che l’area del permesso ricade integralmente in aree vietate dalla Legge 208/2015. Di conseguenza, con nota R.U.U.0027289 del 10/11/2016, il Ministero dell’Ambiente ha comunicato alla Società e alle Amministrazioni interessate la procedibilità dell’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale.

Una vera follia che rischia di passare in silenzio. E come se non bastasse le aree in cui dovrebbero essere realizzate le attività di prospezione sono localizzate nei pressi di riserve naturali regionali e di siti di interesse comunitario, a ridosso del litorale che vanta specie di pregio naturalistico come la tartaruga caretta caretta e il giglio di mare, a due passi dal complesso turistico dei Laghi di Sibari e del Parco Archeologico. Sarebbe l'ennesimo colpo basso ai nostri fondali e alla fauna marina, alla pesca, alla nostra salute, alle risorse paesaggistico-culturali e al turismo.


E il principio di precauzione è stato preso in considerazione?

Conosciuto da tutti ma non tanto dai presenti e passati governi "fossili", è stato introdotto nel trattato istitutivo dell’Unione Europea principio secondo il quale, al fine di garantire la protezione di beni fondamentali, come la salute e l’ambiente, è necessaria l’adozione o l’imposizione di determinate misure di cautela, anche in situazioni di incertezza scientifica nelle quali è ipotizzabile soltanto una situazione di rischio. La risposta è che oggi abbiamo in vigore l’autorizzazione ad un inutile pozzo esplorativo in un'area che dovrebbe essere tutelata non calpestata. L’ennesima contraddizione in termini dei governi a matrice Pd, che non sanno che pesci prendere sul tema delle trivellazioni.

La risposta chiara, invece, il MoVimento 5 Stelle ce l’ha ed è stata sottoposta a voto recentemente sulla piattaforma Rousseau: abbandono graduale delle fonti di energia fossile. Un piano energetico che non prevede più di avallare nuove trivelle per creare combustibili fossili ma che scommette veramente sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico.
Il governo invece incespica nelle contraddizioni sulle trivellazioni in Calabria ed a farne le spese potrebbero essere l’ambiente, l'economia e la salute dei cittadini dell’alto ionio cosentino.

Ho interrogato a riguardo i Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente.
Nell'atto di sindacato ispettivo ho chiesto ai ministri interessati "se non considerino inopportuno autorizzare la costruzione di un pozzo esplorativo lì dove non potrà, ai sensi della legge di stabilità, essere sfruttato l’eventuale giacimento scoperto anche in considerazione dei danni ai fondali e alla fauna marina, alle risorse paesaggistico-culturali e al turismo."

Non si può concedere ad una società privata di devastare il territorio, soprattutto per mero fine di ricerca. Il governo faccia chiarezza interna sulle politiche energetiche che vuole perseguire e la Regione Calabria, attraverso l'assessore Rizzo e il Governatore Oliverio si svegli dal lungo letargo sul tema e faccia seguire alle parole i fatti, nella speranza che gli interessi tutelati, per una volta, siano quelli dei cittadini calabresi e non quelle delle multinazionali del fossile.


*In questo video dopo un mese dall'interrogazione presentata ho sollecitato una risposta del Governo.