31/03/16

Una ricchezza che non possiamo più trascurare

In Calabria, il volume complessivo di acqua prelevata per uso potabile è di 421.992 milioni di metri cubi. In base ai dati aggiornati forniti dalla struttura “ItaliaSicura” della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la quantità d’acqua prelevata da sorgenti è di 194.311 milioni di metri cubi mentre la quantità prelevata da pozzo è di 170.930 milioni di m3. Il prelievo dai corsi d’acqua superficiali è di 46.723 milioni di metri cubi e quello dai laghi e bacini artificiali è di 10.027 milioni di metri cubi. Non tutta l’acqua prelevata viene immessa ed erogata. Infatti cento milioni di metri cubi dell’acqua prelevata mancano al volume dell’acqua immessa nelle reti che è pari a 327.622 milioni di metri cubi. E, considerata la perdita delle reti pari al 35,4%, si arriva ad una quantità di acqua erogata di 211.612 milioni di m3. In pratica, la quantità d’acqua erogata risulta la metà di quella prelevata nella Regione;

Emblematica la realtà del territorio di Lamezia Terme dove, nell’ambito dei 162 chilometri quadrati del territorio comunale, sono state censite ben 104 sorgenti con portata maggiore a sei litri al minuto. Tra le 36 sorgenti censite, nell’ex comune di Nicastro, nei primi decenni nel secolo scorso, ci sono alcune con portate di centinaia di litri al secondo. In particolare, 4 sorgenti denominate Candiano, Sabuco, Cappellano e Risi, complessivamente risultano in grado di fornire circa 20 miliardi di litri d’acqua all’anno. Ci si rende conto della rilevanza di questo dato se si considera che la quantità d’acqua complessivamente immessa nelle reti del comune di Lamezia Terme è di 6 miliardi e 631 milioni di litri. Non tutta l’acqua immessa viene erogata perché a Lamezia Terme il 23,7 % viene dato per disperso e così, mezzo miliardo di litri dell’acqua immessa nella rete viene a mancare con un quantitativo complessivamente erogato è pari a 5.061 miliardi di litri. In pratica la quantità d’acqua erogata a Lamezia Terme è il 25%, della quantità fornita da quattro sorgenti presenti nei propri confini comunali. Si consideri, poi, che per ogni cittadino residente nel comune più ricco d’acqua d’Italia, la quantità d’acqua erogata è complessivamente di 197 litri al giorno ben cento litri in meno della quantità media erogata ai cittadini calabresi che è di 296 litri al giorno.

Nel Sud Italia si prevede una riduzione delle precipitazioni del 10% in inverno e del 3°% in estate. Il deficit idrico stimato, per fine secolo, è dell’ordine di centinaia di milioni di metri cubi per le falde idriche di alcune regioni con effetti devastanti per l’agricoltura. In particolare, in Calabria si è rilevato l’aumento sia di periodi di siccità idrologica sia di precipitazioni brevi e intense e, quindi, una maggiore frequenza di alluvioni e piene straordinarie.

La Calabria ha la più ampia disponibilità delle migliori acque potabili d’Europa, tuttavia, il 49,4% della popolazione - secondo i dati del 2015 resi noti dall’ISTAT per la ricorrenza della giornata mondiale dell’acqua erogata - non ha fiducia a bere acqua del rubinetto e il 37,7 % dei cittadini ritiene irregolare l’erogazione dell’acqua nelle abitazioni. Per le caratteristiche geolitologiche delle rocce serbatoio e per la composizione dell’aria attraversata dalla pioggia prima d’infiltrarsi nel sottosuolo, infatti, l’acqua delle sorgenti calabresi presenta composizione chimica, biologica e temperatura ottimali dal punto di vista della potabilità;

Negli stessi territori ricchissimi d’acqua di ottima qualità, le norme nazionali e le direttive europee “in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall'inquinamento”, ahimè, restano ampiamente disattese e così la grande disponibilità d’acqua altro non fa se non provocare dissesti e frane sui rilievi collinari e alluvioni in pianura troppa acqua persa dalle reti idriche fatiscenti.

Per queste ragioni ho chiesto al Governo quali misure intenda adottare al fine di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e se non ritenga necessari ed urgenti gli strumenti normativi, attuativi e di programmazione indicati sia nella Direttiva 2000/60 dell’Unione europea sia negli Obiettivi della Strategia Nazionale per la Biodiversità per le aree “Acque interne” e “Ambiente marino e nelle azioni della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici del Ministero dell’Ambiente al fine di proteggere la risorsa acqua, promuovere un suo utilizzo sostenibile in tutti i settori e, al contempo, garantire la sua conservazione per le generazioni future.

Il depuratore consortile Coda di Volpe

Bisogna utilizzare i fondi Cipe per le emergenze idriche al fine di agevolare le necessarie bonifiche e scongiurare così effetti sulla popolazione derivati dall'attuale situazione di sostanziale compromissione delle acque di falda. È quanto ho chiesto in un’interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri dell’ambiente, della Salute e dei Trasporti.
Con il progetto “Punto Zero Acqua” del M5S, abbiamo fatto analizzare campioni di acqua fluviale, marina e di falda in punti ritenuti critici in Calabria. Dalle analisi condotte sul Fiume Crati, a valle del depuratore consortile di Rende (CS), è emersa la presenza di un valore 10 volte maggiore del consentito di antiparassitari e di altri agenti inquinanti utilizzati soprattutto in agricoltura. Questo palesa il fallimento del progetto finanziato dal Cipe nel 2013, volto alla costruzione, affidata al Consorzio Valle Crati, di un depuratore consortile a cui si sarebbero dovuti allacciare 26 comuni della provincia di Cosenza.
Nella realizzazione del progetto del depuratore consortile, era stato specificato dal Consorzio di Bonifica che non sarebbe aumentato il costo del servizio idrico, cosa che non è puntualmente avvenuta. In più ad oggi risulta che il Comune di Montalto Uffugo scarica i suoi reflui direttamente nel Crati, a causa di un malfunzionamento delle condutture che avrebbero dovuto allacciarlo al depuratore. Una situazione catastrofica, che rischia di compromettere la salute ambientale dell’intera Valle del Crati.
Ora è necessario che il governo avvii i necessari controlli per verificare l’effettivo funzionamento del depuratore consortile della Valle del Crati, in modo da scongiurare lo sversamento nel fiume di liquami non depurati o inquinanti.
Il portavoce al Comune di Rende, Domenico Miceli, è preoccupato per i ritardi che sta subendo il maxi bando per il raddoppio della linea di depurazione consortile: "non vorremmo aver perso i fondi Cipe destinati allo scopo e contemporaneamente vorremo avere indicazioni chiare e precise sulla gestione del Consorzio Vallecrati che da più di un anno si è trasformata in azienda speciale. Infine ribadiamo la necessità di una gestione tecnica del Consorzio-Azienda, che possa finalmente far funzionare al meglio questo prezioso strumento che fino ad ora è stato solo ed esclusivamente campo di battaglia dei partiti.

29/03/16

Vendono l'acqua e calpestano la volontà popolare

La proposta di legge portata all’esame in Commissione Ambiente «Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico, nonché delega al Governo per l’adozione di tributi destinati al suo finanziamento»  rappresentava una versione aggiornata della proposta presentata nel 2007 dal “Forum italiano dei movimenti per l’acqua” e vedeva come prime firmatarie la collega Federica Daga (M5S), l’On. Raffaella Mariani (PD), l’On. Serena Pellegrino (SEL), oltre altre cento firme di diversi gruppi politici tra cui la mia.
Questo a conferma dell’interesse condiviso per il tema dell’“Acqua bene comune” e l’urgenza di dotare il paese di un quadro legislativo unitario che introducesse modelli di gestione pubblica e partecipata del servizio idrico recependo le istanze del referendum del 2011. Tale proposta di legge (prima delle modifiche del PD) nasce per perseguire la finalità di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, e garantirne un uso sostenibile e solidale, nel quadro delle politiche complessive di tutela e di gestione del territorio.
Cosa è successo in Commissione?
Nei principi e criteri generali il testo ha mantenuto i profili originari sostanzialmente recepiti come modifiche all’art. 144 del d.lgs 152/2006 e riferiti alriconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano universale, al riconoscimento del quantitativo minimo vitale garantito di 50 litri al giorno pro-capite, dell’acqua come bene comune e come risorsa che deve essere gestita secondo criteri di solidarietà, di salvaguardia dei diritti delle generazioni future, di risparmio e rinnovo delle risorse, alla priorità dell’uso per il consumo umano, alla sostenibilità del prelievo della risorsa mediante impiego di acqua di recupero per gli usi diversi. Purtroppo
sono venuti meno i principi relativi alla gestione del servizio idrico integrato considerato servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, così come i criteri che imponevano che la gestione del servizio idrico integrato fosse sottratta al principio della libera concorrenza e realizzata senza finalità lucrative, ma nel perseguimento delle finalità di carattere sociale e ambientale.
Non è stato altresì riconosciuto il fondamentale principio dell’unitarietà della gestione del servizio idrico integrato. Nel trascrivere tale principio, si intendeva superare la forzatura introdotta dallo Sblocca Italia, laddove, con l’intento di “agevolare un processo aggregativo tra gestori, ridurne il numero e favorire un consolidamento del settore” , ha di fatto sancito il riconoscimento del gestore unico. Eppure la stessa Corte Costituzionale aveva chiarito che il principio del “superamento della frammentazione delle gestioni” era da riferirsi alla circostanza che le due gestioni (la gestione delle reti  e l’erogazione del servizio idrico integrato) non potessero essere separate ma bensì potessero essere affidate entrambe a più soggetti coordinati e collegati fra loro. All’esito dell’esame in Commissione tali finalità e principi sono stati declinati in modo da svuotare il testo originario dei suoi contenuti innovativi. Così, la stessa proposta di legge è stata snaturata non solo sul piano dei principi ma, in modo ancor più consistente, nei suoi contenuti sostanziali.
In primo luogo la disciplina sul rilascio e rinnovo delle concessioni di prelievo di acqua è stata sostituita con una delega al Governo ad adottare, entro il 31 dicembre 2016, un decreto legislativo, contenente disposizioni per il rilascio ed il rinnovo delle concessioni di prelievo di acque, ivi incluse le fattispecie riguardanti il trasferimento del ramo d’azienda, nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui all’articolo 1, comma 1, lettera hhh) della legge 28 gennaio 2016, n. 11.

Come seconda cosa è stata radicalmente eliminata l’articolazione dei diversi livelli di pianificazione (Autorità di distretto per il Piano stralcio e Consigli di Bacino per i Piani di bacino) e la disciplina della governance del servizio idrico e del ciclo dell’acqua, nel relativo riparto di competenze.

Terzo aspetto è che viene inoltre soppresso l’articolo 6 che rappresentava il “perno” della proposta di legge finalizzata a dare spessore e riscontro normativo al risultato referendario. La predetta disposizione disciplinava il regime transitorio per l’attuazione della ri-pubblicizzazione della gestione del servizio, e prevedeva processi di trasformazione societaria e aziendale tramite i quali attuare il transito verso la gestione unitaria affidata esclusivamente ad enti di diritto pubblico. Tale complessivo processo di ripubblicizzazione è stato “ridotto” al mero riconoscimento di un criterio di priorità per l’affidamento diretto in favore di società interamente pubbliche in possesso dei requisiti prescritti dall’ordinamento europeo per la gestione in house, con la precisazione che la stessa gestione deve essere espressamente partecipata da tutti gli enti locali ricadenti nell’ambito territoriale ottimale.

Quarto
, viene riscritto anche il sistema di finanziamento del servizio idrico integrato indicato nel testo originario dalla proposta di legge. In particolare, è stata soppressa la previsione di un apposito 
Fondo nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, finanziato tramite anticipazioni della Cassa depositi e prestiti S.p.A e la previsione del ricorso alla fiscalità generale. Nel testo approvato dalla commissione, si rinvia, invece, alla tariffa di cui all’art. 154 del d.lgs 152/2006 e al Fondo destinato al finanziamento degli interventi relativi alle risorse idriche introdotto dallo Sblocca Italia, da alimentare mediante la revoca delle risorse stanziate dal CIPE il quale, tuttavia, risulta ancora “inattivo” in quanto non sarebbero state assegnate le risorse revocate in “entrata di bilancio dello Stato”.

Quinto aspetto
 è la modifica sostanziali dell’art. 9 della proposta di legge originaria che individuava competenze e criteri per definire il metodo per la determinazione e la modulazione della tariffa del servizio idrico integrato nonché le modalità per la limitazione della fornitura idrica, in caso di morosità. Nell’attuale formulazione si prevede, invece, che la tariffa garantisca un adeguato recupero dei costi del servizio per mezzo della applicazione del criterio di progressività e dell’incentivazione al risparmio della risorsa idrica, a partire dal consumo eccedente il quantitativo minimo vitale giornaliero, nella determinazione del corrispettivo del medesimo.
Nel complesso il testo approvato dalla maggioranza che è arrivato in queste ore in Aula, rende palese l’intenzione di non riconoscere il processo di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico indicato proposto dai “Movimenti per l’acqua” e confermato dal risultato referendario. Per tali ragioni il Movimento 5 Stelle ha ritirato tutte le firme dalla proposta di legge originaria perchè non si vuole rendere complice di un inganno nei confronti dei cittadini che chiaramente si sono espressi con il referendum del 2011. 

24/03/16

Tariffe Sorical illegittime: esposto in procura del MoVimento 5 Stelle

Occorre indagare in sede penale e contabile, rispetto alle tariffe illegittime applicate da Sorical, anche per verificare se i comuni calabresi abbiano corrisposto cifre non dovute. Per questo motivo, insieme a Dalila Nesci, ho presentato un accurato esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro, in cui descriviamo minuziosamente le vicende legate alle diverse sentenze che hanno stabilito l'illegittimità delle tariffe applicate dalla Sorical per il servizio idrico integrato ai comuni calabresi.

Il Comune di San Giovanni in Fiore (CS) ad esempio ha già corrisposto alla Sorical oltre un milione di euro, nonostante le sentenze della Corte dei conti e la recente sentenza del Tar della Calabria, che hanno annullato l'aumento delle tariffe. Bisogna valutare se altri comuni abbiano fatto la stessa cosa e se vi siano delle responsabilità penali e contabili per quanto avvenuto.

Avevamo interrogato il governo nel merito delle tariffe illegittime già a gennaio 2014, ma non abbiamo ancora ottenuto risposta. I recenti fatti dimostrano che sulla vicenda avevamo ragione e che la politica, rimasta in silenzio, si è resa colpevolmente complice di questo aumento rovinoso, che pesa sui Comuni calabresi per oltre 1,8 milioni di euro.

Fin quando la gestione del servizio idrico integrato non sarà in mano a società di diritto pubblico, che potranno gestire il servizio senza l’obiettivo dell’utile di bilancio, la gestione dell’#acqua sarà sempre un bancomat in mano alle multinazionali, incapace di fornire ai cittadini il diritto di accedere al bene primario per eccellenza.

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23/03/16

In Calabria mezzo miliardo di litri d’acqua immesso nella rete viene disperso

Per la ricorrenza della Giornata mondiale dell’acqua, poche e inadeguate le iniziative nel lametino e nella regione. Nei territori con le maggiori disponibilità di risorse idriche, bagnati da 716 Km di costa, più esposti agli effetti del cambiamento climatico in atto e con il più diffuso e grave degrado idrogeologico del Bel Paese.
A differenza delle altre realtà del BelPaese, anche nel 2016, si è persa l’occasione di accendere i riflettori sul proprio oro blu: per informare e educare i cittadini ad essere soggetti attivi nel processo di gestione delle risorse idriche e di tutela dell'ambiente; e per assicurare il riconoscimento generale dell'acqua come elemento prezioso e vitale da rispettare attraverso un uso sostenibile; per promuovere la conoscenza dell'acqua come fattore essenziale per l'agricoltura e per una sana alimentazione.
La grande disponibilità e abbondanza d’acqua ha sempre condizionato, nel bene e nel male, la vita e le condizioni socio-economiche delle popolazioni che da millenni abitano gli stessi territori. Documentata da trenta mila sorgenti censite più volte nella regione. In particolare 4.598 sorgenti con portate superiore a 1 litro al secondo, 14.744 con portata superiore a 60 litri al minuto, e una disponibilità complessiva di 43.243 litri al secondo (un miliardo e trecento milioni di metri cubi). A queste sono da aggiungere altre 10.442 sorgenti con portata inferiore a 6 litri al minuto.
Sulla rilevanza del prezioso patrimonio disponibile è inoltre da considerare che tra le sorgenti con portata superiore ad un litro al secondo, ben 211 sono caratterizzate da acque calde e 5 termali con temperatura superiore a 30° C.

Per farsi l’idea delle rilevanti potenzialità derivanti dalla distribuzione, quantità e qualità di oro blu disponibile nel territorio regionale, è da considerare che il volume complessivo di acqua prelevata per uso potabile è di 421.992 milioni di metri cubi.
In base ai dati più aggiornati forniti dalla struttura “ItaliaSicura” della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la quantità d’acqua prelevata da sorgenti è di 194.311 milioni di metri cubi mentre la quantità prelevata da pozzo è di 170.930 milioni di m3. Il prelievo dai corsi d’acqua superficiali è di 46.723 milioni di metri cubi e quello dai laghi e bacini artificiali è di 10.027 milioni di metri cubi.
Non tutta l’acqua prelevata viene immessa ed erogata. Infatti cento milioni di metri cubi dell’acqua prelevata mancano al volume dell’acqua immessa nelle reti che è pari a 327.622 milioni di metri cubi.
E, considerata la perdita delle reti pari al 35,4%, si arriva ad una quantità di acqua erogata di 211.612 milioni di m3.
In pratica, la quantità d’acqua erogata risulta la metà di quella prelevata nella regione.

La Calabria con la più ampia disponibilità delle migliori acque potabili d’Europa, paradossalmente, con il 49,4% della popolazione, è la seconda regione d’Italia, dopo la Sardegna, a non aver fiducia a bere acqua di rubinetto erogata. In pratica, secondo i dati del 2015 resi noti dall’ISTAT per la ricorrenza della giornata mondiale dell’acqua, la metà della popolazione calabrese non si fida della qualità dell’acqua erogata nelle abitazioni. E il 37,7 % dei cittadini ritiene irregolare l’erogazione dell’acqua nelle abitazioni.

Emblematica la realtà del territorio di Lamezia Terme dove, nell’ambito dei 162 chilometri quadrati del territorio comunale, sono state censite ben104 sorgenti con portata maggiore a sei litri al minuto.
Tra le 36 sorgenti censite, nell’ex comune di Nicastro nei primi decenni nel secolo scorso, ci sono alcune con portate di centinaia di litri al secondo. In particolare, 4 sorgenti denominate Candiano, Sabuco, Cappellano e Risi, che complessivamente risultano in grado di fornire circa 20 miliardi di litri d’acqua all’anno.
Ci si rende conto della rilevanza di questo dato se si considera che la quantità d’acqua complessivamente immessa nelle reti del comune di Lamezia Terme è di 6 miliardi e 631 milioni di litri.
In realtà non tutta l’acqua immessa viene erogata perché a Lamezia Terme il 23,7 % viene dato per disperso.
Così, mezzo miliardo di litri dell’acqua immessa nella rete viene a mancare. E il quantitativo complessivamente erogato è pari a 5.061 miliardi di litri.
In pratica la quantità d’acqua erogata a Lamezia Terme è un quarto, il 25%, della quantità fornita da quattro sorgenti presenti nei propri confini comunali.
Ma c’è di più: per ogni cittadino residente nel comune più ricco d’acqua d’Italia, la quantità d’acqua erogata è complessivamente di 197 litri al giorno. Cento litri in meno della quantità media erogata ai cittadini calabresi che è di 296 litri al giorno.

Purtroppo, negli stessi territori ricchissimi d’acqua di ottima qualità, le norme nazionali e le direttive europee “in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall'inquinamento” restano ampiamente non applicate.
E così, invece di ricchezza e benessere, la grande disponibilità d’acqua, provoca dissesti e frane sui rilievi collinari e alluvioni in pianura..

Rischi e dissesti che, in molti centri abitati collinari e montani, sono incrementati dall’azione lubrificante nel sottosuolo della troppa acqua persa dalle reti idriche fatiscenti. Perdite delle reti idriche di adduzione e, soprattutto, distribuzione che, com’è noto, nella regione sono molto elevate.

Oltre a limitare lo sviluppo ed a creare disagi nelle popolazioni, la mancata raccolta ed utilizzazione delle acque delle sorgenti collinari e montane ha favorito e favorisce i ben noti processi di degrado e dissesto idrogeologico delle valli e litorali calabresi. Nelle zone di pianura costiera l’irrazionale emungimento operato attraverso migliaia di trivellazioni, non compatibile con i tempi di ricarica, sta riducendo le falde idriche con conseguente ed irreversibile avanzamento delle acque salmastre. E il costipamento delle rocce serbatoio, con il ben noto abbassamento del suolo al quale sono connessi i fenomeni di deperimento della copertura vegetale e l’arretramento dei litorali con l’invasione del mare.

Un aggravamento dei I processi di degrado e depauperamento della risorsa acqua sono delineati nei vari scenari del cambiamento climatico in atto. Nel Sud del BelPaese si prevede una riduzione delle precipitazioni del 10% in inverno e del 3°% in estate. Il deficit idrico stimato, per fine secolo, è dell’ordine di centinaia di milioni di metri cubi per le falde idriche di alcune regioni. E con effetti rilevanti anche sull’agricoltura.
In particolare, in Calabria si è rilevato l’aumento sia di periodi di siccità idrologica sia di precipitazioni brevi e intense e, quindi, una maggiore frequenza di alluvioni e piene straordinarie.
Da ciò la necessità di adottare misure per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e di realizzare una politica di governo del territorio finalizzata alla tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle sue risorse naturali. E, in particolare dell’acqua che, grazie alla specificità degli assetti geostrutturali ed idro-geomorfologici del territorio, oltre ad essere abbondante, è d’ottima qualità e tra le migliori d’Italia e d’Europa
Per le caratteristiche geolitologiche delle rocce serbatoio e per la composizione dell’aria attraversata dalla pioggia prima d’infiltrarsi nel sottosuolo, l’acqua delle sorgenti calabresi presenta composizione chimica, biologica e temperatura ottimali dal punto di vista della potabilità.
Grazie ai preziosi accumuli di minerali presenti nelle antichissime rocce costituite prevalentemente da Graniti, Scisti, Gneiss che non si trovano in nessuna regione della catena appenninica la mineralizzazione delle acque calabresi, è particolarissima. La diffusione di queste rocce, i processi geodinamici e la piovosità molto elevata (la Calabria è una delle regioni più piovose d’Italia) rendono il territorio calabrese ricco di suoli fertilissimi e di numerose sorgenti e falde d’acqua potabile ed anche termale di rilevante importanza.

Va anche considerato che la pioggia che alimenta le falde contiene una gran varietà di sostanze come: ioni e composti azotati derivanti, ad esempio da polveri portati dal vento, spray marini, gas e sublimazioni di solidi della crosta terrestre ed emesse da attività vulcaniche, prodotti metabolici immessi nell’atmosfera da organismi viventi, ecc.
Oltre che dalla qualità dell’aria, l’identità chimico-fisica delle acque sotterranee dipende dalla composizione della roccia serbatoio e da altri fattori quali la permanenza nel sottosuolo, l’interazione fra acqua e roccia e l’eventuale mescolamento fra acque con diverse caratteristiche.
In base alla quantità di sali minerali contenuta ed alla legislazione vigente le acque sono classificate in minimamente mineralizzate, oligominerali, minerali e ricche di sali minerali. E, secondo il tipo di sostanza prevalente sono dette solfate, fluorate, calciche, bicarbonatiche, magnesiache, ecc.
Evidentemente gli effetti sulle persone possono variare moltissimo secondo le particolari condizioni fisiologiche di ogni individuo: il fluoro, ad esempio, utile per combattere la carie e l’osteoporosi se in eccesso può provocare intossicazioni, anche il sodio che è fondamentale nel biochimismo generale se presente in quantità elevate determina ritenzione idrica con conseguenze sull’apparato circolatorio.
I diversi effetti prodotti dalle acque calabresi sui viventi sono noti e descritti fin dai tempi più remoti. In proposito è significativo quanto descritto da Gaio Plinio Secondo nella Storia Naturale. Riferendosi alla diversa proprietà delle acque di due corsi d’acqua della Piana di Sibari ed in modo suggestivo, Plinio riferisce che:“A Turii, secondo Teofrasto, il Crati conferisce biancore a buoi e pecore, il Sibari color nero; perfino le persone risentono di tale differenza di effetti: quelli che bevono dal Sibari, infatti, sono più scuri, più duri e di capelli ricci, quelli che bevono dal Crati chiari di carnagione, più molli e con la chioma lunga”.

Pertanto, sono necessari e urgenti strumenti normativi, attuativi e di programmazione indicati sia nella Direttiva 2000/60 dell’Unione europea, sia negli Obiettivi della Strategia Nazionale per la Biodiversità per le aree “Acque interne” e “Ambiente marino e nelle azioni della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici del Ministero dell’Ambiente.
Strumenti, mirati a proteggere la risorsa acqua, a promuovere un suo utilizzo sostenibile in tutti i settori, e allo stesso tempo a garantire la sua conservazione per le generazioni future.

Geologo Mario Pileggi del Consiglio nazionale “Amici della Terra”





Indicazioni della Strategia Nazionale sulla Biodiversità per la tutela degli ecosistemi acquatici -
Obiettivi specifici della Strategia Nazionale per la Biodiversità per le aree “Acque interne” e “Ambiente marino sono:

- Proteggere e preservare gli ecosistemi delle acque interne a scala di bacino idrografico, contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità e, laddove possibile, promuoverne il ripristino, per garantirne vitalità e funzionalità e la produzione dei servizi ecosistemici che da essi derivano, principalmente per l’alimentazione e il rifornimento idrico ma anche per la loro capacità di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici
- Garantire l’integrazione delle esigenze di conservazione della biodiversità degli ecosistemi delle acque interne e dei relativi servizi ecosistemici nelle politiche economiche e di settore, rafforzando la comprensione dei benefici derivanti e dei costi della loro perdita
- Garantire l’uso sostenibile dei sistemi idrici (acqua, sedimenti, biota), attraverso una pianificazione integrata che preveda l’armonizzazione degli usi concorrenti, associati alle numerose attività antropiche legate alle acque interne
- Migliorare la conoscenza dello stato complessivo dei sistemi acquatici, per comprendere gli effetti degli impatti derivanti dalle attività umane e dai cambiamenti climatici sui sistemi fisici e sui processi biologici ad essi associati Contenere la pressione antropica sulle acque interne esercitata dalla domanda turistica anche attraverso la diversificazione della stagionalità e delle modalità di fruizione
- proteggere e preservare l’ambiente marino-costiero, contrastandone il degrado e la perdita di biodiversità e, laddove possibile, mantenere e/o ripristinare le condizioni ottimali degli ecosistemi marini, al fine di garantire alti livelli di vitalità e funzionalità del mare e la produzione dei servizi ecosistemici che da esso derivano, compresa la capacità di mitigazione e adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici
- garantire l’integrazione delle esigenze di conservazione della biodiversità marina e costiera e dei relativi servizi ecosistemici nelle politiche economiche e di settore, rafforzando la comprensione dei benefici da essi derivanti e dei costi causati dalla loro perdita

Raccomandazioni e Direttiva quadro sulle acque dell’Unione europea da attuare anche in Calabria

La direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) stabilisce lo “Scopo della direttiva è istituire un quadro per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee che:

a) impedisca un ulteriore deterioramento, b) protegga e migliori lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico; c) agevoli un utilizzo idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili; d) miri alla protezione rafforzata e al miglioramento dell'ambiente acquatico, anche attraverso misure specifiche per la graduale riduzione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze prioritarie e l'arresto o la graduale eliminazione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose prioritarie; e) assicuri la graduale riduzione dell'inquinamento delle acque sotterranee e ne impedisca l'aumento;
f) contribuisca a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità contribuendo quindi a:
- garantire una fornitura sufficiente di acque superficiali e sotterranee di buona qualità per un utilizzo idrico sostenibile, equilibrato ed equo, - ridurre in modo significativo l'inquinamento delle acque sotterranee, - proteggere le acque territoriali e marine; - realizzare gli obiettivi degli accordi internazionali in materia, compresi quelli miranti a impedire ed eliminare l'inquinamento dell'ambiente marino, per arrestare o eliminare gradualmente gli scarichi, le emissioni e le perdite di sostanze pericolose prioritarie al fine ultimo di pervenire a concentrazioni, nell'ambiente marino, vicine ai valori del fondo naturale per le sostanze presenti in natura e vicine allo zero per le sostanze sintetiche antropogeniche.”

“Valorizzare al massimo la partecipazione del pubblico. La partecipazione del pubblico deve essere interpretata come un'opportunità. Le attività in corso sulla comunicazione volontaria e il sistema d'informazione sulle acque per l'Europa aiuteranno ad informare il pubblico in maniera trasparente.”


Elementi per una Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici del Ministero dell’Ambiente

Azioni su ecosistemi dipendenti dalle acque sotterranee
L’adattamento ai cambiamenti climatici sulle risorse idriche sotterranee e sui GDE in generale non ha sino ad oggi ricevuto idonea attenzione a causa della scarsa conoscenza disponibile, della difficile accessibilità agli ambienti sotterranei e più in generale dell’assenza di efficaci politiche di gestione della risorsa sotterranea.
L’adattamento ai cambiamenti climatici per i GDE è strettamente correlato allo sfruttamento delle acque sotterranee e alle loro caratteristiche quantitative e qualitative.
Vengono individuate pertanto le seguenti azioni prioritarie:
a) Controllo dello sfruttamento degli acquiferi.
-Acquiferi alluvionali. La persistenza e lo stato ecologico dei GDE dipendono dalla connessione idrologica tra il corpo idrico superficiale e la falda ad esso sottesa.
-Acquiferi carsici. La persistenza e lo stato ecologico dei GDE dipendono dal mantenimento della saturazione idrica dei sistemi annessi capacitivi.
b) Controllo degli inquinanti che raggiungono gli acquiferi con riferimento alle sostanze tossiche ed in particolare quelle provenienti dalle discariche.
c) Miglioramento e ripristino della connessione verticale tra fiume e falda, trasversale tra fiume e piana golenale e tra fiume e zone umide laterali, e longitudinale, dalla sorgente alla foce per garantire il mantenimento di una certa varietà di habitat.
d) Conservazione di pool regionali rappresentativi di habitat sorgivi che sono tra le acque interne più ricche di biodiversità per numerosi gruppi tassonomici.
Di seguito, si riportano i due dati che aprono e chiudono la presentazione della direttiva quadro sulle acque, sul sito web, della Commissione UE
Dato n. 1 – In Europa l’acqua è sotto pressione

Tutti hanno bisogno di acqua, non soltanto per bere. Utilizziamo l’acqua per generare e sostenere la crescita economica e la prosperità tramite attività quali l’agricoltura, la pesca commerciale, la produzione energetica, l’industria manifatturiera, i trasporti e il turismo. L’acqua è inoltre un elemento centrale degli ecosistemi naturali e della regolazione del clima. Tuttavia, la disponibilità delle risorse idriche è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Gli scienziati temono un incremento del rischio sia di siccità sia di alluvioni nei prossimi decenni. La domanda complessiva di acqua è in aumento e mette sotto pressione le scorte disponibili.
La qualità delle risorse idriche, al contempo, è minacciata dall’inquinamento, dall’estrazione eccessiva e dai cambiamenti idromorfologici dovuti alle attività industriali, all’agricoltura, allo sviluppo urbano, alle misure per la difesa dalle alluvioni, alla produzione di elettricità, alla navigazione, alle attività ricreative, allo scarico di acque reflue e ad altro ancora.

Dato n. 7 – I cambiamenti climatici pongono sfide per il futuro

Nei prossimi decenni il cambiamento climatico rappresenterà una sfida significativa per la gestione delle risorse idriche in tutta l’UE, in quanto comporterà:
• Minori precipitazioni e un aumento delle temperature estive, soprattutto nelle zone meridionali e orientali, accentuando lo stress su risorse già scarse di per sé. Il piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee propone una serie di misure di efficienza idrica, tra cui il calcolo del flusso ecologico (ovvero il volume di acqua di cui gli ecosistemi necessitano per prosperare), la realizzazione della contabilità delle risorse idriche per l’allocazione efficiente dell’acqua, il riutilizzo delle acque per l’irrigazione o per uso industriale, la misurazione e la tariffazione del consumo di acqua e criteri di progettazione ecocompatibile per i prodotti che comportano consumo di acqua.
• Piogge più intense e un maggior rischio di alluvioni, soprattutto nelle zone settentrionali. La frequenza delle alluvioni è in continuo aumento, dall’Europa orientale al Regno Unito e all’Irlanda. Secondo le compagnie di assicurazione, la frequenza delle alluvioni in Germania e in Europa centrale è raddoppiata dal 1980. Nel periodo 1989-2008, le alluvioni sono state responsabili del 40% del totale dei danni economici in Europa. La direttiva sulle alluvioni del 2007 adotta un approccio proattivo, chiedendo agli Stati membri di elaborare piani di gestione del rischio di alluvioni entro il 2015, da coordinare con il prossimo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici (2016-2021). Il piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee promuove le infrastrutture verdi, quali il ripristino delle pianure alluvionali, come metodo naturale al fine di ridurre il rischio di alluvioni.

19/03/16

#CalabriaDissestata, evento a Catanzaro

"#CalabriaDissestata, il suolo e il dissesto idrogeologico", è il titolo dell’evento con dibattito pubblico che si terrà domenica 20 marzo dalle ore 17 presso la Sala delle Culture, nel palazzo della provincia di‪ Catanzaro‬.
L’evento sarà un’occasione per far conoscere alla cittadinanza le proposte del M5S in merito alla prevenzione sul dissesto idrogeologico e lo stop al consumo del suolo. La ‪Calabria‬ è una terra devastata da alluvioni e frane e la recente ondata di maltempo che ha colpito Catanzaro ne è la prova, esattamente come lo è stato a Rossano la scorsa estate e nella locride lo scorso autunno.
In Parlamento abbiamo depositato diverse proposte di legge per prevenire il dissesto idrogeologico e per fermare il consumo di suolo. Inoltre abbiamo consegnato in tutte le prefetture d'Italia un piano per affrontare le emergenze intervenendo nel breve, nel medio e nel lungo periodo.
Questa iniziativa ci darà anche occasione per lanciare una vera e propria task force regionale che si occuperà di analizzare le opere e i cantieri indicati nell'accordo di programma della Regione Calabria per prevenire il dissesto, partendo da quello stipulato nel 2010/2011 ed i successivi atti integrativi. Potremo verificare quanti e quali sono i fondi messi a disposizione, se tali risorse finanziarie sono state stanziate e quale è stato il loro effettivo utilizzo. Inoltre, in collaborazione con attivisti, tecnici di settore ed enti competenti, si procederà a monitorare, aggiornare e mappare le aree che necessitano di interventi.
Interverranno nel dibattito il geologo Rosario Biafora De Simone, l’ingegnere ambientale Diego Malerba, il dirigente del Centro Funzionale Multirischi Arpacal Raffaele Niccoli, Federica Daga e tanti altri.
La nostra visione di salvaguardia del territorio porterebbe anche ad un aumento strutturale dei posti di lavoro, molto maggiore rispetto a quelli portati dalle somme investite in grandi opere o nella ricerca di combustibili fossili. Vogliamo un’inversione di tendenza per questo Paese che, insieme alla convenienza economica, vedrebbe la drastica riduzione dei danni causati dal dissesto, la messa in sicurezza del nostro territorio tutelando la risorsa suolo e la riduzione del rischio di piangere nuove vittime ad ogni acquazzone.
Link dell'evento su Facebook
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https://www.facebook.com/events/768099676623583/

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17/03/16

Il Tar Calabria conferma le nostre denunce, le tariffe della Sorical sono illegittime!

La sentenza del Tar Calabria rende giustizia contro le speculazioni di Sorical nei confronti dei comuni calabresi e apre un capitolo del tutto nuovo.
Con ben due atti di sindacato ispettivo, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri avevamo posto il problema dell’illegittimo adeguamento delle tariffe Sorical per l’approvvigionamento e la fornitura all’ingrosso dell’acqua ad uso potabile sul territorio della regione Calabria, disposto dal decreto dirigenziale n. 6348 dell’aprile 2013.
La notizia dell’annullamento del decreto da parte del Tar della Calabria, su ricorso del Comune di Borgia, significa due cose: che avevamo ragione da vendere e che la politica, rimasta tanto in silenzio, è stata largamente complice di quell’aumento arbitrario e rovinoso. Sugli aumenti precedenti c’erano state censure generali dalla Corte dei conti, spesso rimaste inascoltate. Nello specifico, invece, ricordiamo che l’allora consigliere regionale Giuseppe Giordano aveva già chiesto, con proprio atto di sindacato ispettivo, la revoca in autotutela del decreto in questione e una nuova determinazione, nel rispetto della normativa di settore, delle tariffe applicate, causa di evidenti difficoltà di bilancio per i vari comuni calabresi.

Come scrivemmo nei nostri atti parlamentari, guidato dal centrodestra, il Comune di San Giovanni in Fiore si affrettò, indipendentemente dai rilievi generali della Corte dei conti, a corrispondere per il servizio idrico oltre un milione di euro all’assessorato ai Lavori pubblici della Regione Calabria, allora retto dalla stessa parte politica.
Adesso presenteremo un esposto alla magistratura penale e contabile, perché scavino a fondo, al fine di individuare eventuali responsabilità circa la remissività o l’accondiscendenza dei vari enti rispetto ai conti salatissimi presentati da Sorical.

Nel febbraio del 2015 in una nostra interrogazione parlamentare si legge infatti: “la sezione regionale di controllo per la Calabria della Corte dei conti, nell’adunanza pubblica del 5 dicembre 2011 circa la gestione delle risorse idriche e dei relativi impianti in Calabria anche con riferimento alla costituzione ed alle attività delle società miste, ha mosso alcuni rilievi riguardanti il metodo tariffario, i valori di tariffa del prezzo iniziale dell’acqua e l’errore di conversione lire/euro, stabilendo che «la esatta conversione del primo valore di tariffa stabilito in lire 286,04 risulta pari a euro 0,147727 e non pari a euro 0,15, la conversione del secondo valore di tariffa stabilito in lire 468,75 risulta pari a euro 0,242089 e non pari a euro 0,25».

La stessa sezione della Corte dei conti ha altresì rilevato che la tariffa ha registrato, pertanto, un aumento immediato per l’acqua fornita a gravità dell’1,5386 per cento e per quella fornita per sollevamento del 3,2678 per cento.
La Corte Costituzionale con diverse sentenze (n. 246 del 24 luglio 2009, n. 29 del 4 febbraio 2010, n. 142 del 23 aprile 2010, n. 67 del 12 aprile 2013) ha ribadito che la competenza dello Stato nella determinazione delle tariffe idriche è esclusiva e che tale attività è preclusa alle regioni (sentenza n. 142 del 2010); il Consiglio di Stato (sentenza n. 4301 del 9 settembre 2008) ha ribadito il principio della illegittimità degli atti amministrativi che, nello stabilire nuove tariffe per la fornitura dell’acqua, ne prevedono l’applicazione in via retroattiva.

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Salviamo San Lucido

Venerdì 18 MARZO, a partire dalle ore 18.00, si terrà presso la sala consiliare del Comune di San Lucido un evento, organizzato dagli attivisti del Meetup “San Lucido 5 stelle”, rivolto a tutta la cittadinanza di San Lucido (e non solo) il cui fine è quello di informare e sensibilizzare i cittadini, nel merito della grave condizione in cui versa la nostra costa e l’intero territorio.
Saranno presenti al dibattito pubblico, oltre agli attivisti del Meetup, anche il portavoce alla Camera dei Deputati del M5S, Paolo Parentela, che si sta occupando delle problematiche ambientali della nostra regione, e l’avv. Roberto Ruggeri che ci spiegherà nel dettaglio gli aspetti giuridici relativi al contenzioso aperto tra il Comune di San Lucido e l’ente ex Ferrovie dello Stato, mentre per quanto concerne gli aspetti tecnici relativi alle opere di salvaguardia costiera ci stiamo consultando con ingegneri specializzati nel settore ai quali abbiamo chiesto una consulenza tecnica, che esporremo più approfonditamente durante il dibattito.
L’evento in programma sarà dunque un’occasione importante per capire meglio l’intero quadro della situazione e fissare insieme ai cittadini le linee guida di un progetto concreto volto a tutelare le nostre coste.

Quello che noi vogliamo ribadire con forza è il principio di cittadinanza attiva, necessario affinché si possa pretendere la tutela e la salvaguardia dei nostri diritti, i quali saranno garantiti solo attraverso il ripristino dello stato di fatto dei luoghi.
Luoghi che oggi risultano letteralmente distrutti a causa delle T che, come è stato stabilito anche nella sentenza n.47/2016 della Corte di Appello di Catanzaro, sono la principale causa degli effetti erosivi e distruttivi che hanno flagellato il nostro litorale.

Tuttavia, nonostante sulla carta il Tribunale di Catanzaro ci da ragione, nella realtà il giudice, nella sua personale interpretazione dei fatti, ci riconosce un rimborso economico irrisorio rispetto a quella che è la reale entità del danno ambientale, che di certo può soddisfare le ex Ferrovie dello Stato, ma che risulta per i cittadini di San Lucido una vera e propria presa per i fondelli. In altre parole il risultato ottenuto ci fa contenti e fessi, e questo è inaccettabile per chi non si ritiene stupido.
Complice di questo misfatto anche la "non attenta" azione del legale del Comune di San Lucido che, per una qualche strana ragione non ha richiesto in sede di appello il cosiddetto "Ripristino dello Stato di fatto di luoghi" escludendo quindi dal calcolo del rimborso la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate ed in qualche tratto letteralmente distrutte a causa degli effetti collaterali delle barriere frangiflutti denominate T, come dimostrano le immagini di quello che un tempo era il lungomare di San Lucido.



Ora spetta a tutti i cittadini di San Lucido alzare la voce e soprattutto attivarsi per pretendere giustizia e verità, anche perché non possiamo più permetterci il lusso di continuare a lamentarci senza di fatto agire concretamente come farebbe una qualsiasi società civile che si rispetti.

FACCIAMOCI RISPETTARE
SALVIAMO IL NOSTRO MARE
SALVIAMO SAN LUCIDO !!!!!

11/03/16

Arsenico nell'acqua a Sellia Marina (CZ)

A seguito dell’incresciosa vicenda dell’acqua contenente arsenico nel comune di Sellia Marina, che ha visto il sindaco tacere sulle analisi condotte dall’Asp, è necessario intervenire con urgenza, anche attraverso i fondi Cipe stanziati per le emergenze idriche. Sulla vicenda ho rivolto un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’ambiente e della salute. Si deve verificare se l’inquinamento della falda è dipeso dalla vicina discarica di San Simone su cui sarebbe opportuno che i carabinieri del comando per la tutela dell’ambiente svolgessero urgentemente una verifica ai pozzi piezometrici. La vicenda di Sellia Marina è davvero preoccupante e deve far riflettere il governo sulla necessità di potenziare le attività di vigilanza sulle falde acquifere e sull’erogazione dell’acqua per uso domestico. Il Sindaco di Sellia Marina avrebbe dovuto avvisare immediatamente i cittadini, in quanto la presenza di arsenico nell’acqua utilizzata a fini domestici è molto rischioso per la salute umana. Sindaco e Prefetto devono delle spiegazioni ai cittadini, che rischiano di pagare caro sulla propria pelle la grave dimenticanza delle autorità. A questo punto ci chiariscano almeno se e quali provvedimenti urgenti sono stati adottati e quali interventi di bonifica saranno effettuati per rendere le tubature prive di residui di arsenico. Inoltre il governo ci dica quali iniziative concrete abbia intrapreso a seguito dell'avvio della procedura d'infrazione n. 2014–2125 sulla cattiva applicazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità dell'acqua destinata al consumo umano.

09/03/16

BASTA ai tagli illegali degli alberi in Sila

Il Ministro dell’ambiente intervenga con urgenza per fermare l’abbattimento incontrollato di alberi nel Parco Nazionale della Sila di cui l’Ente parco, non intervenendo, si è reso complice. Sulla vicenda ho rivolto un’interrogazione parlamentare al Ministro Galletti con cui ha ricordato anche la nomina illegittima del direttore Laudati.
Il sequestro operato nei pressi del Comune di Bocchigliero, a seguito delle irregolarità riscontrate nel rilascio della concessione al taglio di alberi non è un caso isolato. Già nei mesi scorsi ho interrogato il governo in merito ad altri tagli incontrollati di alberi secolari in zone protette. Alcuni abbattimenti incontrollati sono stati anche denunciati dall’Unione Italiana Sport per tutti, che però non ha mai potuto visionare i documenti ufficialmente chiesti alla Regione, nonostante una sentenza del Tar ne abbia sollecitato la consegna.
Ciò avviene anche a causa della mancanza di una guida autorevole per il Parco Nazionale della Sila che è commissariato da ormai due anni. A questo si aggiunge la nomina illegittima di Laudati come direttore, su cui abbiamo già presentato un atto di sindacato ispettivo ed un esposto a procura e corte dei conti per comprendere come una persona inabile al lavoro possa svolgere il delicato compito di direttore del parco percependo, tra le altre cose, un lauto compenso (100mila euro all'anno).
La Sila si avvia ad essere dichiarata patrimonio dell’Unesco, eppure la politica continua a non darle l’importanza che merita. Il Parco Nazionale e l’altopiano silano devono essere salvaguardati e per farlo è necessario toglierli dalle mani degli affaristi della vecchia politica.

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NO al taglio degli alberi secolari in Sila!

08/03/16

La mala depurazione a Crotone

La Commissione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia dell'UE per violazione degli artt. 3 e 4 della Direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane. Tra gli inadempienti imputati al nostro Paese si riporta la mancata dotazione per molte città italiane - tra queste Crotone - di reti fognarie idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle acque reflue urbane oltre ad aver disatteso la prescrizione di sottoporre gli scarichi ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente.

Nell'ambito della programmazione straordinaria del Dipartimento finalizzata al superamento delle procedure di infrazione comunitaria (Programma Stralcio Straordinario di interventi inseriti nel Piano Nazionale per il Sud), nella seduta del CIPE del 30.04.2012, sono stati deliberati n. 16 interventi d'area, ritenuti prioritari nel settore ambientale della depurazione delle acque reflue urbane, per c.ca 218 M€, di cui 160 M€ di quota pubblica.

“L’ottimizzazione e completamento dello schema depurativo dell’agglomerato di Crotone” è uno degli interventi cantierabili di cui all’allegato 1 “Accordo di Programma Quadro Depurazione delle Acque” con un costo di intervento di 2 milioni di euro. L’ATO di Crotone ha individuato il soggetto gestore dell’intervento nella società in house SOAKRO S.p.A e sono stati previsti da 65 a 90 giorni per lo svolgimento della gara e aggiudicazione, 360 giorni per la realizzazione dell’intervento e 90 giorni per la sua entrata in funzione.
Ritenuto necessario un intervento finalizzato alla realizzazione di un by-pass dei liquami all’impianto di depurazione (linea biologica) già realizzato presso il Nucleo industriale di Crotone con la conseguente demolizione dell’attuale impianto di depurazione ubicato nell’area urbanizzata si è programmato il ripristino funzionale del collettamento dei reflui fognari prodotti nella città di Crotone all’impianto di depurazione comunale sito in loc. Papaniciaro, e la piattaforma depurativa del Consorzio di Sviluppo Industriale di Crotone, situata in loc. Passovecchio.

Il depuratore di Crotone da circa un anno è sostanzialmente «bloccato» e non depura nulla. La gravissima situazione finanziaria della società SOAKRO spa, oggi fallita, che gestiva l'ambito territoriale ottimale della provincia di Crotone (ATO 3), ha impedito una corretta gestione degli impianti di tutta la provincia.

In aggiunta a tutto ciò occorre considerare che il dipartimento provinciale Arpacal di Crotone, per tutto il 2015, non ha effettuato nessun tipo di controllo, a causa di un depotenziamento della sede, causato dal trasferimento presso altre sedi del personale assunto su Crotone (15 unità);

Gli impianti di depurazione a fanghi attivi, come sono tutti quelli della provincia di Crotone, producono un eccesso di fanghi che devono essere rimossi dagli impianti. Questi fanghi sono rifiuti speciali, che devono essere smaltiti in discarica con costi che oscillano mediamente tra 120-150 euro/tonnellate oltre Iva. Solo l'impianto di Crotone produce circa 20 tonnellate di fanghi di supero al giorno (umidità 25 per cento), che dovrebbero essere rimossi, per assicurare un equilibrio tra carico inquinante in ingresso e un'attività biologica corretta. Questi fanghi se non sono rimossi «bloccano» un impianto.

Gli impianti di Crotone sono obsoleti e sottodimensionati. Senza scendere nei dettagli tecnici, si può sintetizzare la carenza del depuratore nei seguenti punti:
    a) gli impianti sono sottodimensionati per numero di abitanti equivalenti, ciò significa che teoricamente dovrebbero essere trattati liquami per 72.000 AE, mentre in realtà arriva un carico inquinante di almeno 87.360 AE;
    b) il carico inquinante unitario considerato negli anni ’80, quando sono stati fatti lavori di ammodernamento agli impianti, è notevolmente inferiore a quello reale che andrebbe considerato (BOD5 specifico applicato: 30 g/abitante * giorno – BOD5 specifico da normativa: 60 g/abitante * giorno);
    c) le vasche di denitrificazione del comparto biologico dovrebbero avere un volume di reazione pari a 3.830 metri cubi, mentre il volume delle vasche attuali è di 1.005 metri cubi; questo implica che la denitrificazione, per avvenire in queste condizioni, necessita di rapporti di riciclo elevati, cioè occorre far ritornare nell'impianto un volume grande di reflui, invece di farli uscire, con conseguente maggiorazione dei costi energetici;
    d) la produzione dei fanghi di supero giornaliera è il triplo di quella prevista, cioè 3.493 chilogrammi di sostanza secca invece di 1.264 chilogrammi, che con un grado di umidità di circa il 18 per cento, corrisponde a una produzione di rifiuti di circa 20 tonnellate/giorno, con un costo di 2.400 euro/giorno;
    e) gli impianti sono dotati di una linea di trattamento fanghi (digestione anaerobica) che avrebbe permesso una considerevole riduzione dei fanghi (35-40 per cento) e un loro recupero energetico, peccato non sia mai entrata in funzione;
    f) i fanghi prodotti in queste condizioni, dopo un semplice passaggio alla nastro pressa, non hanno nemmeno le caratteristiche per essere smaltiti in discarica tal quali, perché non hanno un contenuto di residuo secco di almeno il 25 per cento; ciò obbliga a considerare lo stoccaggio dei fanghi nei letti di essiccamento per consentire un abbattimento dell'umidità, oppure si dovrebbero ulteriormente trattare con un trattamento chimico fisico, ad esempio l'aggiunta di calce viva, e un ulteriore aumento dei costi;

Nelle scorse settimane tutti i reflui di Crotone by-passando il depuratore sono confluiti direttamente nel fiume Esaro. Non è che le cose siano cambiate di molto, perché con il depuratore «bloccato» sostanzialmente i reflui non subivano nessuna depurazione e venivano scaricati nel torrente Papaniciaro, il quale dopo poche centinaia di metri riversavano comunque nel fiume Esaro. L'impatto visivo è però notevole. Lo scarico fognario cittadino sotto gli occhi di tutti.

Per questi motivi ho interrogato i Ministri dell’ambiente, della salute, dell’interno e dell’economia ponendo i seguenti quesiti:

  • quali siano stati i lavori sinora realizzati per l’ottimizzazione dello schema depurativo dell’agglomerato di Crotone a fronte dei 2 milioni destinati e quali siano i lavori restanti per il suo effettivo completamento;
  • se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto stia accadendo a Crotone, quale sia il loro orientamento e se non ritengano di dover promuovere una verifica del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente al fine di monitorare i livelli di inquinamento marini e torrentizi; 
  • se intendano promuovere per il tramite dell'Istituto superiore di sanità un'approfondita indagine epidemiologica per valutare e qualificare gli effetti dell'inquinamento del fiume Esaro sulla salute dei cittadini; 
  • se non si ritenga opportuno avviare dei controlli più stringenti sulla gestione degli impianti di depurazione sul territorio italiano, a fronte dei numerosi illeciti portati alla luce in questi anni dai carabinieri del NOE e dalle altre forze dell'ordine, ipotizzando anche un'iniziativa normativa volta al rafforzamento dei controlli, nell'ambito del sistema delle agenzie per la protezione dell'ambiente.

Questa situazione aggrava ulteriormente le già deficitarie condizioni ambientali della città e della provincia di Crotone. È necessario un intervento immediato per valutare i rischi sulla salute a cui sono sottoposti i cittadini e correre ai ripari.
Ricordo che l’Italia è sotto procedura di infrazione da parte dell’Ue per la deficitaria condizione dei sistemi di depurazione (in Calabria i depuratori sotto procedura d'infrazione sono 130).
Oltre al danno anche la beffa. Non è più accettabile che i calabresi e i crotonesi debbano pagare anche le sanzioni dell'UE a causa dell'inadempienza e dell’incompetenza dei propri politici.

03/03/16

#STOPGLIFOSATO: il nostro appello in Europa



Al ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina
Al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin
Al ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti

Chiediamo all'Unione Europea di essere coerente con i suoi stessi principi e di non infrangere gli impegni appena presi con il Mediatore Europeo.
L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha definito il Glifosato "probabilmente cancerogeno"; l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha dichiarato che non lo é, sulla base di studi che non sono stati pubblicati e che non possono essere oggetto di esame da parte della comunità scientifica internazionale perché protetti dalla UE come "segreti commerciali". E' come se ci venisse chiesto di affidare la nostra salute ad una sorta di ipse dixit medievale.
Tuttavia secondo la stessa EFSA mancano i dati necessari per escludere - fra l'altro - che il Glifosato sia un interferente endocrino.
Il Mediatore Europeo, su richiesta di Pesticide Action Network Europe, ha appena finito di analizzare le modalità con cui la Commissione Europea approva i prodotti fitosanitari: in particolare, la prassi di approvarli anche quando mancano i dati necessari per affermare che essi sono sicuri e di chiedere contemporaneamente alle aziende produttrici di fornire questi stessi dati.
Ha chiuso il caso il 18 febbraio scorso, mettendo nero su bianco di non ritenere convincenti le affermazioni della Commissione Europea secondo le quali finora i dati mancanti non riguardavano mai questioni importanti. Ha ottenuto dalla Commissione Europea l'assicurazione che la Commissione stessa, d'ora in poi, si atterrà rigidamente ai criteri già stabiliti dalla normativa vigente ed approverà i prodotti fitosanitari solo alla luce del principio di precauzione e solo se i dati mancanti riguardano aspetti marginali, sono di natura confirmatoria e non esiste il rischio che le conclusioni relative alla sicurezza di un prodotto possano risultare indebolite.
L'assenza dei dati necessari per escludere che il Glifosato si comporti da interferente endocrino è ammessa anche dal commissario Vytenis Andriukaitis nella sua recentissima risposta alla lettera con la quale una sessantina di eurodeputati (fra i quali l'intera delegazione del M5S) ha espresso preoccupazione a proposito della procedura in corso per ri-autorizzare il Glifosato. Egli ha prospettato la possibilità che la UE ri-autorizzi il Glifosato chiedendo contemporaneamente "dati confirmatori" a proposito della mancanza di effetti come interferente endocrino.
Non é possibile fornire "dati confirmatori" di questo tipo, poiché la UE non ha ancora neanche definito i criteri per identificare gli interferenti endocrini. I dati mancanti relativi alla sicurezza del Glifosato non riguardano aspetti marginali. La loro assenza indebolisce in modo marcato qualsiasi affermazione relativa alla sicurezza del Glifosato ed é incompatibile con il principio di precauzione cui l'UE affida la gestione del rischio relativo alla salute umana e all'ambiente.
Per questo chiediamo ai rappresentanti dell'Italia di opporsi in ogni modo alla riapprovazione del Glifosato, anche alla luce mozione del M5S approvata alla Camera che ha impegnato il Governo a bandire questo fitofarmaco dall'agricoltura italiana e in considerazione del fatto che quattro gruppi politici del Parlamento Europeo (S&D, GUE, Verdi, EFDD/M5S) hanno chiesto il rigetto della nuova autorizzazione al Glifosato inviando mercoledì una lettera al commissario Vytenis Andriukaitis con l'invito a rimandare il voto.

Dario Tamburrano, Isabella Adinolfi, Marco Affronte, Laura Agea, Daniela Aiuto, Tiziana
Beghin, David Borrelli, Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Rosa D'Amato, Eleonora
Evi, Laura Ferrara, Giulia Moi, Piernicola Pedicini, Marco Valli, Marco Zanni, Marco Zullo
(Parlamento Europeo)

Elena Fattori, Carlo Martelli (Senato della Repubblica)

Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Mirko Busto, Laura Castelli, Paolo Parentela, Alberto
Zolezzi (Camera dei Deputati)

Bruxelles e Roma, 3 marzo 2016



Il nostro costante impegno per salvare le api e l'apicoltura

La settimana scorsa è stato approvato alla Camera il “Collegato Agricoltura”, un provvedimento che ha visto approvati molti nostri emendamenti e ordini del giorno.
In particolare, grazie a un emendamento presentato in origine dal M5S e successivamente inserito tra quelli del relatore, siamo riusciti a modificare la normativa in ambito apistico, infatti finalmente “È fatto obbligo a chiunque detiene alveari di farne, a proprie spese, denuncia e comunicazione di variazione alla banca dati dell’anagrafe apistica nazionale (BDA), di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 4 dicembre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 2010. Chiunque contravviene all’obbligo di denuncia della detenzione di alveari o di comunicazione della loro variazione all’anagrafe apistica nazionale è soggetto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 4.000 euro.”.
Altro punto importante inserito nell’emendamento, è quello che riguarda gli apicoltori che hanno subito danni dal parassita Aethina Tumida e ai quali ora grazie al Movimento 5 Stelle “è consentita l’immediata reintroduzione dello stesso numero di alveari perduti nella zona di protezione. Tali alveari devono provenire da allevamenti dichiarati indenni dalla presenza del parassita Aethina tumida ed essere accompagnati da idoneo certificato sanitario dei servizi veterinari territorialmente competenti.”.
Ci urge infine segnalare con grande soddisfazione l’approvazione di un nostro ODG che riguarda l’annoso quanto surreale problema dell’IVA sulla pappa reale.
Questa, infatti, è calcolata a regime ordinario nonostante la pappa reale sia a tutti gli effetti un prodotto agricolo per come lo è il miele e gli altri prodotti apistici ai sensi dell’articolo 2 comma 2 della Legge 24 dicembre 2004, n. 313! Il nostro atto impegna il Governo a rivedere questo regime e a ridurlo per come la logica vorrebbe.
Infine grazie ad un altro ODG da noi presentato il Governo si è impegnato a rivedere la normativa riguardante il coordinamento tra le Banche dati apistiche regionali con la nazionale, affinché vi sia un’unica registrazione da parte dei soggetti interessati, eliminando quelle incongruenze più volte denunciate che troppo spesso sfociavano in sanzioni non eque.

Purtroppo, maggioranza e governo hanno nuovamente bocciato un nostro emendamento che proponiamo continuamente da quasi 3 anni in ogni provvedimento utile al fine di vietare, in qualsiasi periodo dell'anno, trattamenti antiparassitari condotti con l'utilizzo di prodotti fitosanitari ed erbicidi a base di neonicotinoidi, ovvero di pesticidi sistemici in grado di persistere nell'apparato vascolare della pianta causando gravi fenomeni di apicidio. L'autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha da tempo pubblicato le nuove linee guida per la valutazione del rischio da pesticidi per la sopravvivenza delle api; di fatto, pur con qualche limite, la proposta dell'EFSA segna un netto miglioramento per quanto riguarda la valutazione del rischio rispetto a quanto proposto in precedenza dall'Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante. Le gravi carenze dell'attuale procedura di valutazione del rischio dei pesticidi per le api sono state pienamente riconosciute dall'EFSA che ha quindi proposto un nuovo approccio al problema sottolineando l'importanza di considerare le vie principali di esposizione, gli effetti sub-letali e cronici per le api adulte, la tossicità per le larve, così come le altre contaminazioni che possono influenzare la sopravvivenza e lo sviluppo delle colonie d'api, come ad esempio l'impatto sulle ghiandole ipo-faringee. Nonostante la validità del lavoro svolto da EFSA e sostenuto dalla comunità scientifica internazionale, le aziende agrochimiche e alcuni rappresentanti governativi non hanno mancato di manifestare la loro netta contrarietà (confermata dal loro voto contrario al nostro emendamento proposto più volte) a un orientamento che vede la drastica riduzione dell'uso di pesticidi e prodotti chimici al fine di salvaguardare la vita preziosa delle nostre api. Su questa vicenda, non smetteremo mai di lottare perchè le api sono le sentinelle della nostra biodiversità, quindi fondamentali per la nostra vita.
Un particolare ringraziamento va al mondo apistico che tramite le sue associazioni ha comunicato tante istanze al nostro gruppo Parlamentare che ha così potuto mettersi al servizio di quelle persone che quotidianamente si confrontano con le problematiche del proprio lavoro.

Massimiliano Bernini e Paolo Parentela, portavoce M5S alla Camera dei Deputati