26/02/16

"Giù le mani dal nostro mare" a Crotone

“Giù le mani dal nostro mare! – Un bene comune, risorsa di vita” è il titolo dell’evento che si terrà a Crotone, sabato 27 febbraio 3016, alle ore 18.00, presso il Museo del Mare e della Terra “La Vrica”, in via per Capo Colonna (nei pressi dell’acquapark Atlantis).
 L’evento è il proseguimento del percorso intrapreso la scorsa estate, quando il tour "Giù le mani dal nostro mare", il 24 agosto, ha fatto tappa sulle spiagge di Crotone, per informare i cittadini circa danni prodotti dalla ricerca ed estrazione degli idrocarburi (petrolio/gas) dai fondali dei nostri mari.
 
"E' tempo di riscoprire le vere ricchezze del nostro mare". Per questo il MoVimento 5 Stelle, confermando il proprio impegno a tutela del mare e dell'ambiente, ha organizzato il tour di convegni che, tra gennaio e aprile, toccheranno numerose località di Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, che sabato 27 febbraio farà tappa a Crotone. L’evento è rivolto a enti, associazioni di categoria, consorzi, aziende, in particolare alle realtà territoriali che operano in armonia con ambiente ed ecosistemi, e a tutte le persone interessate. Al dibattito, moderato dalla giornalista Laura Leonardi, interverranno: il deputato M5S Paolo Parentela, gli ingegneri Luigi Cosentino ed Ilario Sorgiovanni, il biologo Pasqualino Marasco. Saranno ovviamente concessi gli interventi di operatori ed associazioni che vivono il  mare.

Amici di Beppe Grillo Crotone

25/02/16

Vigilare sul consorzio del Bergamotto

L’Assessorato all’agricoltura della Regione Calabria svolga con attenzione il proprio ruolo di vigilanza verso il consorzio del bergamotto. Lo abbiamo scritto in un’istanza di intervento all’assessorato. Ci risulta che il Cda del Consorzio non stia lavorando seguendo alla lettera le prescrizioni della Legge Regionale 14 ottobre 2002 N. 41 che regola il Consorzio, giungendo a nomine e decisioni che non sono completamente aderenti alle norme stabilite.
Ci risulta che le assemblee non vengano convocate seguendo i crismi stabiliti dalla legge. Così facendo le decisioni vengono prese in assemblee non regolari e dunque illegittime. Lo stesso vale per il diritto di voto dei soci, che per Statuto è legato al pagamento della quota annuale di adesione degli stessi, in chiaro contrasto con quanto stabilisce la legge regionale.
Il bergamotto è un’eccellenza assoluta per l’intera Calabria. Per salvaguardare la sua produzione ed i suoi produttori, il Consorzio deve essere gestito con intelligenza, imparzialità e trasparenza. La Regione Calabria vigili con maggiore attenzione, anche in merito ai conflitti d’interesse di alcuni componenti del Cda.

23/02/16

Stabilizzare i giovani del programma stages

Mario Oliverio ci dica come procede l’iter di pubblicazione del bando teso a stabilizzare i centinaia di giovani calabresi che dal 2008 al 2010 hanno partecipato al ‘programma stages’, che selezionò 320 giovani laureati calabresi con 110 e lode. Oggi ho scritto una lunga e dettagliata lettera al governatore della Calabria Mario Oliverio. Nel 2013 Oliverio scriveva all’allora Presidente Scopelliti spingendolo alla stabilizzazione a lungo termine dei giovani laureati. Forse una mossa per la futura campagna elettorale, visto che a distanza di più di un anno dall’inizio della sua presidenza, non è ancora stato pubblicato il bando che dovrebbe dare a questi ragazzi il futuro promesso dalla classe politica regionale.
È singolare come destra e sinistra, in questa regione, abbiano da sempre riempito di false promesse i giovani calabresi. Come al solito niente sembra cambiare e la tanto agognata sistemazione continuano ad ottenerla soltanto i giovani con qualche amicizia in politica. I laureati con 110 e lode, l’eccellenza di Calabria, viene invece usata come carta straccia e solo nei periodi di campagna elettorale.
Il Presidente della Regione Calabria prenda velocemente in mano la situazione. Ormai si è compreso che la ‘discontinuità’ proclamata in campagna elettorale è rimasta una parola vuota. Si impegni, almeno, per frenare l’emorragia di giovani calabresi costretti ad emigrare ed assicuri i diritti all’eccellenza di questa regione.

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Giusta la protesta dei giovani laureati del programma stage 2008

22/02/16

Agricoltura: la pioggia di cenere lavica deve rientrare tra le calamità naturali

Approvato alla Camera dei Deputati un mio ordine del giorno (durante la votazione del collegato agricolo) che impegna il governo ad attivare, anche presso le competenti sedi europee, ogni utile azione volta a ricomprendere la pioggia di cenere vulcanica nell’elenco delle calamità naturali, in modo che gli agricoltori colpiti possano avvalersi del sostegno previsto dal fondo di solidarietà nazionale.
È il minimo che si potesse fare per gli imprenditori agricoli della Piana di Gioia Tauro e quelli delle province di Messina e Catania, che per due volte tra il 2013 ed il 2015, si sono visti negare l’attivazione dei sostegni economici in quanto la pioggia di cenere vulcanica non veniva riconosciuta tra le calamità naturali che potessero dar vita ai contributi.
Eppure sul mercato, gli agrumi colpiti dalle piogge di cenere vulcanica registrate tra Calabria e Sicilia dopo le ultime eruzioni dell’Etna, i loro prodotti non sono più considerati vendibili. Era l’ennesimo schiaffo agli agrumicoltori, dopo gli accordi internazionali che hanno di fatto reso più convenienti gli agrumi provenienti dal nordafrica.
Questo provvedimento dona nuovamente dignità all’agrumicoltura d’eccellenza della ‪#‎Calabria‬ e della ‪#‎Sicilia‬. In ogni caso il settore merita molte più attenzioni da parte della politica nazionale, ad oggi incapace di risollevarlo dalla crisi in cui è piombato. Ovviamente rimarremo vigili affinché il Governo mantenga l’impegno preso in aula.

18/02/16

Terrorismo: trasferire i detenuti di Rossano Calabro

I ventuno detenuti nel carcere di ‪Rossano Calabro‬ (CS) accusati di terrorismo internazionale vengano spostati in strutture carcerarie più lontane dai centri abitati.
È quanto ho scritto nell’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Giustizia. Dopo i fatti di Parigi hanno deciso di aumentare le disposizioni di sicurezza, ma senza valutare la mancanza di uomini e mezzi a disposizione della polizia penitenziaria. Dovrebbero esserci quattro agenti per ogni turno di lavoro, ma ad oggi a disposizione ce n’è soltanto uno.
In alternativa al trasferimento dei detenuti, è necessaria l’assunzione di almeno tre nuovi agenti di polizia penitenziaria che conoscano la lingua araba. Questo per prevenire contatti tra i detenuti tendenti al proselitismo delle organizzazioni terroristiche. Per quanto non sia stato ancora acclarato dalla magistratura, è forte anche il rischio di collegamenti tra la ‘ndrangheta e le milizie del terrorismo internazionale. È necessario un’azione rapida e decisa. Non possiamo mettere a rischio attentati l’intero Paese per il lassismo di chi crede che basti chiudere un terrorista in carcere per evitare rischi.

17/02/16

Assicurare i diritti ai disabili nelle scuole, un'altra triste vicenda a Catanzaro

M.C. è affetta da distrofia muscolare congenita di tipo Ullrich ed è stata riconosciuta persona handicappata in situazione di gravità,  con una capacità complessiva residua minima anche perché ha notevoli  difficoltà a mantenere la posizione eretta.
M.C. frequenta il primo anno del liceo scientifico “Luigi Siciliani” a Catanzaro e nei primi giorni di scuola ha presentato la necessità di essere assistita oltre che dal docente di sostegno, gia’ in servizio, anche da un operatore sanitario in grado di intervenire prontamente in caso di difficoltà respiratorie per la gestione della valvola tracheostomica e la conseguente aspirazione delle secrezioni. Tale necessità è dettata, altresì, dal fatto che la presenza a scuola varia da un minimo di 4 ore ad un massimo di 5 ore giornaliere e si è constatato che il problema si presenta più volte nel corso della stessa mattinata scolastica.
Nella scuola sopra indicata non esiste una figura professionale in grado di adempiere a tale compito. Il Centro Clinico dell'Ospedale Gemelli, che ha in cura M. per miopatia di Ullrich, ha certificato che la gestione quotidiana della valvola tracheostomica richiede la presenza di operatore sanitario fornito di aspiratore portatile a batterie e sondini per aspirazione.
Data la gravità della situazione, da circa 10 giorni, l'ASP territoriale ha messo a disposizione di M. un'infermiera, evidenziando e specificando però la temporaneità dell'ausilio offerto.
Il Dirigente scolastico dell’Istituto frequentato da M. ha, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, inoltrato alla Regione - settore Pubblica Istruzione, richiesta di assistente specialistico per l’Autonomia e la Comunicazione (Prot. n. 3812), nonchè all’Amministrazione Provinciale di Catanzaro - settore Pubblica Istruzione,  richiesta ad oggi rimasta totalmente inevasa.

L'articolo 1 della legge n. 104 del 1992 prevede:
    a) La Repubblica garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella scuola, nel lavoro e nella società;
    b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
come ribadito recentemente nella sentenza del Consiglio di Stato n. 1930/2013  la previsione di personale qualificato in favore di uno studente disabile frequentante un istituto di istruzione secondaria superiore, costituendo una misura idonea ed adeguata per dare effettività e concretezza al suo diritto all’istruzione ed all’integrazione scolastica, integra ragionevolmente la fattispecie del servizio “di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio”, di cui al 1 comma, let. C) dell’art. 139 del Dlgs. n. 112 del 1998.
In aggiunta a quanto sopra scritto, bisogna considerare che le condizioni familiari della ragazza sono, peraltro, assai difficili in quanto il nucleo familiare relativo è composto dalla signora Monica Facciolo,  madre di M., la stessa e una sorellina di 16 anni. Il capofamiglia, andato via di casa (nonché dalla Calabria) a seguito della separazione dalla moglie, non versa alimenti da anni poiché in stato di disoccupazione. La madre di M., Monica, non può garantire la sua presenza accanto alla figlia nelle ore scolastiche dovendo inevitabilmente lavorare, quantunque si tratti di lavori occasionali e saltuari.

Per tali ragioni ho chiesto con un'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell'Istruzione Giannini quale sia l'orientamento del Ministro con particolare riguardo agli aspetti di competenza e se non ritenga necessario e fondamentale per la salute in primis, nonchè per le condizioni generali di serenità della studentessa del liceo scientifico “Luigi Siciliani” di Catanzaro che sia individuata una figura sanitaria qualificata, in via definitiva, e non sporadica e discontinua, in modo da assicurare la stabilità e la continuità del rapporto con la stessa e favorire l’instaurarsi di una fiducia personale e relazionale, atta a consentirle di vivere la scuola in completa serenità, scongiurando pertanto l’ulteriore dannoso disagio e stress psicologico-emotivo che deriverebbe ineluttabilmente da un’eventuale deleteria turnazione del personale sanitario preposto alla sua assistenza.

La nostra Costituzione e le nostre leggi, si impegnano per garantire ai disabili i necessari diritti. M.C. è solo un caso emblematico di come il nostro Paese debba impegnarsi meglio per garantire l’eguaglianza sostanziale prevista dalla carta costituzionale. Attendiamo pronta risposta dal Ministro, stay tuned!

16/02/16

La maladepurazione nel comune di Borgia

Da notizie a mezzo stampa si apprende che il consigliere di minoranza Giovanni Maiuolo, avrebbe richiesto al sindaco di Borgia (CZ), al responsabile finanziario dell’ente e al comandante della polizia municipale di sapere <<in merito ai depuratori di località “Malaidi” e “Spilinga” se gli impianti dismessi da diversi anni, per come confermano gli uffici, vengano bypassati con sistema di auto spurgo o quali misure siano state prese per i fanghi>>. Maiuolo ha richiesto inoltre <<la rendicontazione delle eventuali fatture degli interventi dell’auto spurgo e un accertamento dei luoghi in merito ad eventuali inquinamenti dei terreni e magari di qualche falda acquifera, qualora ve ne siano presenti nel sottosuolo>>.
La città di Borgia è sprovvista di impianti funzionanti in grado di garantire la corretta depurazione delle acque reflue di buona parte delle utenze cittadine che scaricano a cielo aperto. L’impianto situato sulla strada provinciale 172 non è in funzione da anni mentre quello che è stato costruito in località “Spilinga” risulta in disuso e privo di manutenzione.
Per far fronte alla situazione emergenziale in cui versa la città di Borgia si sarebbe dovuto porre rimedio con la costruzione del nuovo depuratore in località “Malaidi”, grazie ad un finanziamento regionale di 650mila euro ottenuto nel 2009 tuttavia, i tempi di costruzione dell’impianto - al quale dovevano allacciarsi anche le utenze del vicino comune di San Floro - si sono rilevati, per tutta una serie di ritardi accumulati in corso d’opera, più lunghi del previsto.
Per anni gli utenti si sono visti addebitare in bolletta un servizio non erogato. Qualche mese fa il Comune di Borgia - diffidato al rimborso delle quote non dovute dall’associazione “Borgia civiltà e progresso” - ha predisposto il modello per la restituzione della quota relativa alla depurazione indebitamente richiesta per gli anni 2009/2012.
In data 16 luglio 2014 con atto di sindacato ispettivo n. 4-05552, per giunta senza risposta, ho ricordato al Ministro dell'Ambiente che: “al primo gennaio 2016 scatteranno le sanzioni che l'Unione europea ha comminato all'Italia, con sentenza definitiva, per non aver costruito sistemi di depurazione adeguati. I comuni calabresi coinvolti dalle sanzioni sarebbero 90. Le multe saranno salate, una quota una tantum da pagare immediatamente, calcolata sulla base del prodotto interno lordo nazionale e che potrebbe essere di quasi 10 milioni euro, e una ammenda giornaliera, calcolata sulla base della mora tra la data di messa in regola e la data di esecutività della sentenza, che potrebbe andare da 11 mila a 700 mila euro al giorno”.

Per queste ragioni ho chiesto al Ministro Galletti attraverso un'interrogazione parlamentare di sapere quali iniziative di competenza il Ministro interrogato abbia posto in essere per affrontare il grave problema per la salute e per l'ambiente messo in evidenza dal ricorso presentato dalla Commissione europea contro l'Italia relativamente al trattamento delle acque reflue urbane e se non ritenga opportuno promuovere diverse e precise ispezioni del comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente per controllare la regolarità sullo smaltimento dei fanghi derivanti dai depuratori nel Comune di Borgia.

La speranza è che il Comune di Borgia sappia far fronte presto all’esigenza di depurare le acque reflue. Lo deve alla salute dei propri cittadini, alla bellezza del mare di Roccelletta ed al risparmio che ne può scaturire per le casse pubbliche evitando la procedura d’infrazione da parte dell’Europa.

Riconosciuti aiuti agli agricoltori della locride colpiti dall'ultimo alluvione

Oggi il Ministro Maurizio Martina ha risposto ad una mia interrogazione volta ad attivare le misure compensative a favore delle imprese agricole colpite dall’ultima ondata di maltempo della locride.
Gli agricoltori danneggiati dagli eventi alluvionali che hanno colpito i territori della locride tra il 30 ottobre ed il 2 novembre 2015 potranno attivare le misure compensative previste dal decreto legislativo n. 102 del 29 marzo 2004. Ovviamente avranno diritto al sostegno quelle imprese che hanno subito danni alla produzione vendibile in misura superiore al 30% e soltanto per le colture danneggiate non comprese nel Piano assicurativo annuale per la copertura dei rischi. La richiesta presentata alla mia interrogazione è stata accolta dal Ministero a seguito anche alla richiesta della Regione Calabria. Ora è in fase di emanazione il decreto di declaratoria, che darà il via agli aiuti per gli agricoltori.
Agli agricoltori della locride è stato riconosciuto un diritto. Sostenere l’agricoltura per gli eventi climatici, però, non è l’unica soluzione. Se non si dà la giusta attenzione alla tutela ambientale, eventi climatici disastrosi saranno sempre più all’ordine del giorno.

12/02/16

Fermiamo l'erosione costiera in Calabria

Bisogna affrontare con urgenza il problema dell’erosione costiera in ‪Calabria‬, tenendo conto delle particolarità di ogni singolo territorio ed evitando danni ambientali ed alla fauna marina.
La Regione dovrebbe attivare un tavolo tecnico che coinvolga il mondo scientifico e politico, insieme a comitati ed associazioni di cittadini che sono preoccupati per il futuro delle proprie spiagge e dei propri fondali. Approfondire il tema vuol dire anche tenere in considerazione le peculiarità di ogni territorio affrontando con dovizia di particolari le esigenze dei litorali calabresi.
Emblematico è quanto avvenuto a San Lucido (CS) che, dopo anni di peripezie giudiziarie, ha ottenuto un risarcimento di quasi 2 milioni di euro da parte delle Ferrovie dello Stato, venti volte inferiore a quanto richiesto. La costa di San Lucido è stata letteralmente stuprata dall’esigenza di costruire, più di vent’anni fa, i classici pennelli a “T” che hanno protetto la linea ferroviaria dalle onde, ma anche eroso la spiaggia causando ingenti danni all’ambiente ed al patrimonio turistico del comune. Un esempio concreto dei rischi che si corrono facendo interventi senza considerare le naturali dinamiche ambientali. Il rischio è che si spendano soldi a casaccio con inutili ripascimenti o barriere, riempiendo di cemento le nostre coste senza risolvere a monte il problema dell’erosione costiera. È necessario agire con competenze tecniche per evitare che si ripetano casi come quello di San Lucido.

11/02/16

La discarica di Catrolibero: storia dell'ennesimo danno ambientale

Il progetto della Cittadella Energetica di Orlandino Greco - consigliere di maggioranza al Comune di Castrolibero (CS) dal 2013 - è fermo, bloccato dal nucleo VIA del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria. L’ampliamento della discarica che sorge tra il polo scolastico di Castrolibero e il villaggio Evergreen - sottoscritto il 27 Ottobre del 2008 da un accordo tra Comune di Castrolibero, la Provincia di Cosenza allora retta da Mario Oliverio e la Regione Calabria nonostante la normativa preveda una distanza minima di un chilometro - per ora non sarà portato a termine in quanto nel progetto, secondo i tecnici, sono emerse troppe “anomalie”. Il Comune di Castrolibero, in netto contrasto con la volontà dichiarata - in quanto sottoscrittore della carta di Aalborg - di ridurre i gas serra, ha decuplicato la capienza della discarica da 100mila metri cubi a un milione di metri cubi di rifiuti “tal quale”, il
cui abbancamento è ormai vietato dalla normativa vigente che prevede che siano stoccati e lavorati prima di arrivare in discarica.
L’ampliamento della discarica poteva essere effettuato solo “previo adeguamento della viabilità esistente”; per questo motivo si costruì una strada, crollata pochi giorni or sono, su una vecchia discarica degli anni ‘70, mai bonificata, sulla quale sarebbero dovuti passare i Tir per sversare i rifiuti.
Da notizie a mezzo stampa sembra che: “per la Cittadella Energetica siano stati ricevuti dal Comune di Castrolibero ben tre milioni di euro dei cinque già stanziati. Soldi che sono serviti non solo a disboscare la zona e farla franare, ma anche per mettere a rischio la vecchia discarica di Rende, Sant’Agostino, tombata e da supervisionare. Sul sito i lampioni sono stati divelti dalla frana, i canali di scolo del percolato sono stati compromessi così come l’impermeabilizzazione del suolo che avrebbe impedito la contaminazione delle falde (…) Per il Comune di Castrolibero e i periti della Regione le falde acquifere sottostanti sono contaminate dalla presenza di metalli pesanti, per l’Arpacal invece non esistono”.
La vecchia discarica di Castrolibero che doveva essere ampliata è stata coperta con dei teloni per mitigare i cattivi odori. Le bolle che si creano all’interno, però, potrebbero provocare incendi come è già successo, mentre il percolato ormai fuori controllo finisce direttamente nel fiume Campagnano. Alla luce di questi motivi ho scritto al Ministro dell'ambiente Galletti se sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e se non intenda promuovere un accertamento da parte del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente sullo stato dei luoghi nell'ottica di scongiurare il pericolo di inquinamento ambientale derivante dallo sversamento nel fiume Campagnano del percolato prodotto dalla discarica che sorge a quattrocento metri di distanza da scuole e abitazioni, vera e propria bomba ecologica tra Rende e Castrolibero.

10/02/16

Cardiochirurgia di Catanzaro: la vogliamo a norma di legge!

In queste settimane, a seguito della relazione della Commissione per l’accreditamento dell’Asp di Crotone, che ha svolto un’ispezione presso il reparto di Cardiochirurgia dell’A.O Mater Domini del policlinico universitario di Catanzaro, abbiamo ritenuto opportuno accendere i riflettori sulla vicenda.
Secondo la citata relazione della commissione, sono molteplici le carenze del reparto di Cardiochirurgia: la mancanza di una terapia intensiva dedicata, il numero minimo di interventi e infermieri, la casistica degli ultimi 5 anni, l'indicazione del professionista di riabilitazione, del responsabile della sicurezza, il programma di controllo della legionellosi e i relativi risultati.
La nostra battaglia ha portato i nostri avversari politici della città di Catanzaro ad additarci come coloro che vogliono smantellare il reparto di cardiochirurgia. Sono dichiarazioni FASULLE e PRIVE DI OGNI FONDAMENTO e sollecito costoro ad una lettura approfondita dei nostri atti parlamentari e delle nostre denunce in procura. Il nostro unico e solo obiettivo è rendere la cardiochirurgia catanzarese all’altezza dell’eccellenza sbandierata da più parti. Non possiamo, né vogliamo, mettere a repentaglio la vita dei pazienti calabresi.
Il M5S non è mosso da alcun interesse di campanile, ma dall’esclusiva ricerca della verità e nell’incessante lotta contro l’illegalità. Se il reparto di Cardiochirurgia non presenta le caratteristiche imposte dalla legge, il nostro ruolo ci impone di denunciarlo.
Non nasconderemo mai la testa sotto la sabbia, sbandierando eccellenze che non possediamo. Piuttosto daremo tutto per fare in modo che le strutture della mia città e della mia regione siano davvero un’eccellenza di cui andare fieri e non da sbandierare in una guerra a chi ce l’ha più grosso.
E’ per amore della verità che oggi, insieme a Dalila Nesci, abbiamo scritto una dettagliata lettera ad una miriade di destinatari, tra cui i genitori di tre vittime di episodi di malasanità in Calabria. L’obiettivo unico è giungere al NECESSARIO ADEGUAMENTO DELLA STRUTTURA, in favore della sicurezza di pazienti ed operatori sanitari.
Nel frattempo riteniamo corretta la posizione del direttore generale dell'Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri, che al dipartimento regionale per la salute ha proposto di sospendere le attività della Cardiochirurgia del policlinico universitario, al fine di risolvere le criticità rilevate dalla commissione dell'Asp di Crotone per l'accreditamento. Manteniamo il fiato sul collo delle diverse istituzioni, per garantire la salute dei pazienti e la sicurezza degli operatori della Cardiochirurgia universitaria.
Il MoVimento 5 Stelle si distingue per la sua concretezza e coerenza in fatto di legalità. Ricordiamo che dal 2007, dalla morte assurda dei minori Federica Monteleone, Flavio Scutellà ed Eva Ruscio non è cambiato nulla. Chi ha sbagliato ha mantenuto il suo posto, le carenze strutturali sono rimaste identiche e non sono state rimosse le cause di rischio per la vita dei pazienti. Inoltre, il governo dell'epoca stanziò 250 milioni per costruire quattro nuovi ospedali, dei quali non abbiamo ancora visto un mattone, nonostante i soldi già spesi per studi, progetti e connessi. Non è colpa nostra se nella Cardiochirurgia universitaria mancano i requisiti di legge, tra cui la terapia intensiva dedicata, come certificato dalla commissione di controllo e da tempo denunciato dal Movimento 5 stelle. Speriamo, dopo anni di grande e imperdonabile silenzio, che verranno adottate le misure necessarie.

Una risoluzione per il verde urbano

Il ripristino e la realizzazione delle aree verdi pubbliche e private diventa sempre più importante ed improcrastinabile per senso di responsabilità morale, legale e civile nei confronti delle comunità e delle generazioni future che dovranno inevitabilmente fare i conti con avversità climatiche in rapido mutamento.
L'auspicabile diffusione del verde urbano, indicata anche da Agenda 21 e Carta di Aalborg, è un elemento di grande importanza ai fini del miglioramento della qualità della vita nelle aree urbane. 
Le aree verdi nel nostro Paese hanno una enorme importanza ed una molteplice funzionalità che va dal contenimento della desertificazione alla prevenzione del dissesto idrogeologico, dal miglioramento della qualità dell'aria (ogni albero produce in media 20-30 litri di ossigeno al giorno contro i 300 litri di cui ha bisogno giornalmente ogni uomo) all'assorbimento delle emissioni di anidride carbonica e gas serra (ogni albero abbatte circa 700 chilogrammi di anidride carbonica nel corso del suo ciclo di vita), dalla mitigazione delle temperature, sia estive che invernali, al miglioramento della vivibilità degli insediamenti urbani, inteso anche sotto il profilo paesaggistico, che ne influenza positivamente l'attrazione turistica. 
I benefici prodotti dalla presenza di alberi sono enormi per cui sono fondamentali una pianificazione e una gestione che tuteli il patrimonio presente e pianifichi impianti futuri per aumentare la dotazione media di verde/cittadino che è, attualmente, fra le più basse d'Europa.
In breve ogni volta che investiamo soldi nella gestione, nel rinnovamento del patrimonio arboreo e, soprattutto, in nuovi impianti, produciamo una serie di servizi ecosistemici fra cui:

- il sequestro e lo stoccaggio di CO
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- la riduzione degli inquinanti; 
- la riduzione dell'isola di calore urbana grazie alla traspirazione degli alberi e all'ombreggiamento che producono; 
- la regimazione delle precipitazioni, perché gli alberi riducono la velocità del loro impatto e allungano i tempi del deflusso; 
- l'aumento del valore economico degli immobili e lo stimolo al commercio; 
- il miglioramento della salute e del benessere delle persone;


C'è la necessità di preservare il patrimonio arboreo autoctono, troppo spesso surclassato da specie ornamentali alloctone, non adatte all’habitat nazionale, inteso come clima, disponibilità di fattori di crescita, resistenza a fitopatie e fisiopatie, senza contare il reale rischio di immissione nel nostro territorio di potenziali patogeni per le nostre specie vegetali.
Gli ultimi decenni, infatti, sono stati caratterizzati da un'intensificazione degli scambi commerciali internazionali, una richiesta di riduzione degli ostacoli agli stessi scambi, ed il conseguente aumento di importazione di organismi nocivi, nonostante la normativa comunitaria di riferimento, la Direttiva 2000/29/CE ed i relativi aggiornamenti e recepimenti, dispongano misure di protezione contro l'introduzione di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali. A titolo di esempio si ricordano i casi del Rhyncophos ferrugineus (punteruolo rosso delle palme) originario del sud est asiatico e poi diffuso in Europa, il Bursaphelenchus xylophilus (nematode del legno di pino) originario dell'America settentrionale, esportato accidentalmente in Giappone agli inizi del 1900 attraverso il commercio di legname, Dryocosmus kuriphilus (cinipide del castagno) originario della Cina, comparso in Europa nel 2002 con i primi avvistamenti in Italia nella provincia di Cuneo. 
Una situazione di rischio zero nei riguardi dei fitopatogeni da importazione non è perseguibile, pertanto, i Paesi devono decidere quale livello di rischio intendono sopportare e scegliere le misure idonee a ridurre tale rischio di introduzione di organismi nocivi, intensificando i controlli a campione sul materiale vegetale introdotto, soprattutto rispetto alle specie da quarantena a maggior rischio di introduzione segnalate dall'Eppo (European and Mediterranean Plant Protection Organization). 

E' altresì necessario effettuare una attenta valutazione affinché si possano ricreare i corretti ecosistemi tipici di ogni areale, compreso quello biogeografico.

Le specie ornamentali urbane sono anche causa dei problemi allergici da polline che, negli ultimi anni, sono significativamente aumentati e si concentrano nelle aree più sviluppate e industrializzate del mondo: in Europa colpiscono circa il 15 per cento della popolazione. Le allergie da pollini interessano l'apparato respiratorio e sono caratterizzate da una certa stagionalità nel corso dell'anno, determinata dal ciclo delle piante che producono e immettono nell'ambiente grandi quantitativi di diversi tipi di polline, che entrano nelle vie respiratorie. Nelle persone allergiche il rilascio dei pollini e la loro migrazione causa riniti allergiche e in casi più gravi può dare luogo a veri e propri attacchi d'asma.

La legge n. 10 del 14 gennaio 2013 istituisce la Giornata nazionale degli alberi il 21 novembre, al fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l'attuazione del protocollo di Kyoto, ratificato ai sensi della legge 1
o giugno 2002 n. 120 e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell'aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all'albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani.

La stessa legge in materia di mappature delle alberature monumentali obbliga le regioni al recepimento entro un anno dalla data di entrata in vigore, alla raccolta dei dati risultanti dal censimento operato dai comuni e, sulla base degli elenchi comunali, a redigere gli elenchi regionali da trasmettere al Corpo forestale dello Stato. 
L'inottemperanza o la persistente inerzia delle regioni comporta, previa diffida ad adempiere entro un determinato termine, l'attivazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Nelle pubbliche amministrazioni locali spesso si assiste al fallimento delle operazioni di realizzazione di aree verdi siano esse realizzazioni ex novo che ristrutturazioni di aree verdi già esistenti, anche nel breve periodo, a causa dell'inesperienza del personale addetto alla manutenzione, dell'approssimazione degli assessori, della mancata o insufficiente irrigazione, della carenza nutrizionale, della spesso errata scelta varietale delle piante messe a dimora rispetto al contesto climatico e paesaggistico che si traduce in uno spreco di denaro pubblico senza beneficio alcuno per la comunità. 
Per tali motivazioni è auspicabile che ogni amministrazione comunale si doti di un piano del verde urbano redatto a regola d'arte.
In una risoluzione in commissione ambiente e agricoltura alla Camera dei Deputati (non ancora discussa e votata) abbiamo chiesto i seguenti impegni al Governo:


  • ad assumere iniziative per introdurre nell'attuale normativa, a cui si attengono le stazioni appaltanti, prescrizioni tali da vincolare gli enti pubblici, in fase di bando/gara/appalto, a considerare le seguenti disposizioni: 
a) sul valore dell'opera stessa (100 per cento), siano da considerarsi il 40 per cento nel costo delle piante e della messa a dimora ad opera d'arte e il 60 per cento nel costo per manutenzione/potatura, irrigazione, concimazione e trattamenti per i seguenti anni cinque; 
b) tali ripartizioni dei costi valgono anche con riferimento all'assegnazione diretta del lavoro senza bando/gara/appalto; 
c) la scelta del materiale vegetale ricada, nella possibilità di specie, su specie adatte all'ambiente urbano con la preferenza, ma non l'esclusiva scelta, soprattutto in contesti fortemente antropizzati, di specie autoctone; 
d) si dia precedenza alla messa a dimora di specie a basso impatto allergenico; 
e) nel caso in cui l'amministrazione si occupi direttamente delle aree verdi, le operazioni di piantumazione e successiva manutenzione vengano effettuate da personale qualificato; 
f) si renda vincolante l'approvazione e l'applicazione da parte delle amministrazioni comunali di appositi piani di gestione del verde urbano, redatti da adeguate figure professionali; 
g) si riduca il rischio di introduzione di organismi nocivi, intensificando i controlli a campione sul materiale vegetale introdotto, soprattutto rispetto alle specie da quarantena a maggior rischio di introduzione segnalate dall'Eppo; 
h) sia disposta, ove già non effettuata, come previsto dalla legge n. 10 del 14 gennaio 2013, all'articolo 7, comma 3, la mappatura comunale delle alberature monumentali;


  • ad assumere iniziative per esercitare tempestivamente il potere sostitutivo nei confronti delle regioni che non ottemperano, entro una data da stabilire qualora non già stabilita, alla mappatura integrale in tutta la regione, tramite i comuni, del patrimonio arboreo.

Qui trovate una 
mozione regionale presentata in Toscana dal M5S che potete utilizzare per ogni regione e comune (modificando le parti in cui si richiamano norme regionali).

PS Grazie al lavoro del gruppo operativo agricoltura della regione Toscana.


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- Gli orti urbani

08/02/16

Ripetitori sull'area archeologica di Vibo Valentia

In località, Cofino, nel territorio di Stefanaconi, a ridosso del comune di Vibo Valentia, vi sono ripetitori posti nelle vicinanze di un'area espropriata diversi anni orsono per la realizzazione del parco archeologico urbano di Hipponion – Vibo Valentia.
Il sito, di rilevante interesse archeologico, era stato indagato in maniera sistematica per la prima volta da Paolo Orsi. Colpito dalla posizione panoramica e preminente del luogo, il celebre archeologo fece effettuare degli scavi tramite trincee in lungo e in largo sull'altura, fino all'individuazione di una struttura sacra: ciò che rimaneva di un tempio ionico costruito sul finire del V sec. a.C., delle dimensioni di m 27,5 x 18,10. Negli anni ’70, in aree ricadenti all'interno dello stesso santuario, sotto la direzione dell'allora ispettore di soprintendenza Claudio Sabbione e del dottor Ermanno Antonio Arslan, furono riportati alla luce a più riprese, con scavi di emergenza, altri edifici di carattere sacro. Poco più est del Tempio si rinvennero un muro di contenimento e una seconda struttura. A breve distanza emerse una statua marmorea a grandezza naturale, oggi esposta presso il Museo archeologico nazionale di Vibo Valentia. Nei pressi delle vicine case popolari, durante i lavori intrapresi dalla Gescal, furono trovate altre strutture di età greca, una delle quali era stata sovrapposta ad un deposito votivo di statuette e vasi di età più antica. Un grosso muro in blocchi calcarei venne identificato nelle vicinanze. Dei numerosi reperti rinvenuti, diversi sono esposti nel locale museo archeologico. Altri siti localizzati nella stessa nella zona restituirono invece strutture e materiali di età romana. Con i fondi attivati di recente dal comune, le strutture antiche presenti nella zona sono state riportate alla luce. I lavori, effettuati fra settembre e dicembre del 2015, hanno infatti messo a vista una serie di edifici di età greca, alcuni già scoperti nel corso del XX secolo e re-interrati, altri emersi oggi per la prima volta.
L'edificio templare scavato e poi coperto nuovamente dall'Orsi nel 1921 è stato riportato in luce e, nonostante le pesanti spoliazioni subite in antico, presenta ancora oggi una certa monumentalità, grazie ai possenti blocchi del basamento e ai due rocchi di colonna superstiti. Davanti all'ingresso del tempio è emerso, inoltre, qualche metro più a Sud, un manufatto in blocchi di calcare nel quale, quasi certamente, è possibile riconoscere l'altare. Nei pressi dello stesso, ancora non del tutto scavate sono altre due strutture: una in laterizi e ciottoli, l'altra in blocchi di calcare. In un altro settore, il muro di contenimento e la struttura già rinvenuti negli anni ’70 sul lato est, sono tornati visibili.
L'articolo 45 del decreto legislativo 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio) prevede che:
«1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro.
2. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e notificate ai sensi degli articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive. Gli enti pubblici territoriali interessati recepiscono le prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici.»
Nel complesso, la località Cofino è un sito di interesse paesaggistico che copre una visuale molto ampia, dall'Etna allo Stromboli, fino alle tutte le Isole Eolie nei giorni più limpidi. La sua rilevanza nel complesso circondariale è notevole, per il controllo visivo esteso sul golfo di Sant'Eufemia, la valle del Mesima, le Serre, da dove le strutture sacre ivi presenti dovevano essere ben riconoscibili.
I ripetitori esistenti, oltre a deturpare l'ambiente circostante il tempio, sono, altresì, posizionati sul ciglio di un burrone che, in caso di cedimento del suolo, danneggerebbe di certo la struttura di età greca ivi ubicata.
A mio giudizio l'importanza dei reperti trovati nel sottosuolo e la persistenza di strutture fisse a carattere monumentale rende necessaria ed urgente l'apposizione, sull'area in esame, del vincolo archeologico. Per questo motivo insieme a Dalila Nesci e Federica Dieni abbiamo chiesto al Ministro dei Bene Culturali Fraceschini:

1. Quale sia l'orientamento del Ministro interrogato in merito alla vicenda esposta in premessa con riguardo agli aspetti di competenza e se non ritenga opportuno, da un lato, che venga imposto un vincolo indiretto, per scongiurare l'eventuale futura realizzazione di altre strutture fisse o temporanee che danneggino il decoro del parco archeologico urbano di Hipponion – Vibo Valentia, e dall'altro di consentire la contestuale rimozione e il dislocamento in altra sede dei ripetitori ivi presenti;
2. Se la Soprintendenza abbia verificato lo stato in cui versa il parco archeologico e se non ritenga che sia in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili e che siano danneggiate la prospettiva e la luce, oltre ad essere alterate le condizioni generali di ambiente e di decoro;
3. Se il Governo non ritenga opportuno elaborare con urgenza un progetto di recupero di tutta l'area che coinvolga enti locali, soggetti privati e associazioni accomunati dall'impegno per la tutela e la conservazione del patrimonio archeologico.

Attendiamo risposta prima che l'ennesimo colpo basso per i beni culturali calabresi abbia il sopravvento!

02/02/16

Ciclo dell'azoto e del fosforo: cosa fare?

Secondo lo studio A safe operating space for humanity, di Jonah Rockström, aggiornato nel 2015 da Will Steffen, fra i 9 limiti planetari, quelli a rischio di superamento sono il ciclo dell'azoto, il ciclo del fosforo e la riduzione della biodiversità. I cambiamenti climatici non sono ancora sul podio dell'insostenibilità anche se la tendenza attuale è verso gravi sovvertimenti climatici, integrati nell'alterazione dei precedenti cicli citati, in un circolo vizioso autoalimentante.
Il suolo, i corpi idrici e le falde acquifere nel nostro Paese sono sempre più a rischio e la normativa attuale non consente la tutela dagli impatti sommatori dei vari agenti inquinanti.
Steffen cita il nostro Paese in merito al sovvertimento del ciclo del fosforo in buona parte delle regioni, del ciclo dell'azoto in pianura Padana e del ciclo integrato delle acque (eccessiva captazione) in buona parte del territorio.
E' scarsa la cultura su questi temi che legano:
  • la produzione agroalimentare e la zootecnia; 
  • le agro energie; 
  • la cementificazione e l'impermeabilizzazione dei suoli; 
  • la prevenzione della produzione di rifiuti solidi urbani e speciali, il riciclo, la gestione sostenibile della depurazione e dello spandimento dei reflui, l'esportazione transfrontaliera e interregionale a scopo meramente speculativo di rifiuti; 
  • le trivellazioni, la proliferazione di impianti geotermici e gli stoccaggi di gas; 
  • la necessità di una gestione del ciclo integrato delle acque intese come bacino idrico con la spinta alla riduzione dei fattori di pressione antropica che a valle determinano oltretutto incremento dei costi per la depurazione; 
  • la mancata analisi degli utilizzi dell'acqua nei diversi territori; 
  • l'informazione della popolazione con un coinvolgimento proattivo nelle scelte politiche e nella messa in opera e comunicazione virale delle buone pratiche; 
  • la necessità di una pianificazione degli interventi impattanti sull'ambiente che tenga conto delle effettive necessità umane e non sia basata su logiche speculative (LR);
Il ciclo dell'azoto che fornisce nelle corrette concentrazioni e quantità questo elemento vitale per tutte le forme di vita sulla terra si sta sovvertendo:
  • per un eccessivo utilizzo di fertilizzanti chimici azotati e per un abuso dell'allevamento intensivo e relativo spandimento di reflui; 
  • per un eccessivo utilizzo di erbicidi e pesticidi, che limitano la presenza e l'azione dei batteri azotofissatori che rendono disponibile l'azoto alle piante e per una limitazione delle buone pratiche quali la rotazione culturale che consente la fissazione naturale dell'azoto tramite la presenza di piante leguminose; l'agricoltura biologica, in naturale espansione anche se non sostenuta adeguatamente a livello normativo, potrà giocare un ruolo importante nella sostenibilità del settore; 
  • per il diffondersi delle agroenergie che oltre a sottrarre superficie agricola alla nutrizione umana e animale, determinano gravi problemi in merito alla gestione dei reflui (digestato) ricchi di azoto (secondo il consorzio italiano compostatori - CIC - il rapporto fra C/N è 11 negli ammendanti compostati misti che comprendono digestato, rispetto a 15 nell'ammendante compostato verde che non contiene digestato) che viene disperso e intossica suoli, corpi idrici superficiali e falde acquifere, quando non crea morie di pesci e di tutta la fauna ittica in caso di sversamenti importanti; 
  • per l'estensione contra legem degli incentivi alla produzione energetica da digestione anaerobica da rifiuti speciali e sottoprodotti di origine animale (SOA), con una distorsione del mercato e una tendenza allo spandimento di reflui (definiti anch'essi rifiuti speciali dalla normativa attuale e dal Ministro dell'ambiente nel corso di numerose audizioni sul tema) contra legem in numerose regioni, che determinano accumuli di azoto e di ulteriori sostanze tossiche nei suoli e nelle falde;
  • per le eccessive emissioni del settore dei trasporti, in particolare quelli stradali urbani in aree eccessivamente cementificate che creano sovvertimenti locali ancora più marcati del ciclo stesso, con l'impossibilità di metabolizzare correttamente l'azoto nei suoli e arricchire l'ecosistema, permanendo invece per un tempo maggiore nell'aria determinando incremento delle polveri sottili e successiva lisciviazione nelle acque di scarico o nei corpi idrici, determinando oltretutto la riduzione della biodiversità favorendo specie vegetali e animali nitrofile a scapito delle altre, quali ortiche, Parietaria judaica, rovi fra i vegetali, zanzare (si veda l'interrogazione a risposta scritta 4/10884 - Zolezzi ), topi e nutrie fra gli animali, innescando un circolo vizioso che comporta per esempio l'incrementato utilizzo di erbicidi, insetticidi, pesticidi per eliminare specie favorite dallo stesso eccesso di azoto che tenderà a peggiorare a causa dell'utilizzo di queste sostanze di sintesi;
  • per una gestione contronatura dei rifiuti organici, che in Italia costa circa 4 miliardi di euro all'anno e pesa sui piani economici e finanziari dei comuni per il 30 per cento almeno; senza contare la gestione dei disastri ambientali provocati dal percolato, che possono essere gestiti in maniera sostenibile con il compostaggio domiciliare, di quartiere, di comunità (scolastico in particolare con ovvi effetti didattici pedagogici e successivamente andragogici), mentre risultano spinte sempre più speculative al turismo dei rifiuti umidi, dalla Campania e dalla Basilicata al Veneto e alla Lombardia, inseguendo gli incentivi al recupero energetico (165 milioni di euro nel 2014, dati GSE) che presenta un infimo indice di recupero energetico, ed eseguendo di routine un'attività che dovrebbe essere residuale, quando qualsiasi forma di recupero energetico (incenerimento, pirogassificazione, biogassificazione) disperde in partenza oltre l'80 per cento dell'energia contenuta nei rifiuti stessi e impedisce l'utilizzo della sostanza organica del rifiuto umido in ambito agricolo. I reflui (digestato per esempio) secondo i dati del consorzio italiano compostatori (CIC) hanno una composizione chimica decisamente tossica per i terreni e anche dopo numerosi passaggi aerobici e mescolamento con sfalci e potature (ottenendo l'ammendante compostato misto), il rapporto fra carbonio e azoto (C/N) è sempre troppo basso (10 circa), a causa della sottrazione di buona parte del carbonio nel processo energetico e l'ammendante realizzato dopo lo spandimento rilascia azoto in eccesso sui suoli, che in breve tempo raggiunge i corpi idrici superficiali e le falde senza svolgere una adeguata funzione fertilizzante. Lo spandimento di erbicidi e pesticidi, abbondante e frequente nell'ambito dell'agricoltura intensiva, come già detto, riduce la capacità dei suoli di metabolizzare l'azoto. Una gestione adeguata del rifiuto organico purifica anche le rimanenti frazioni di rifiuti raccolte in maniera differenziata ottenendo ulteriori miglioramenti ambientali e della gestione delle risorse. L'eliminazione della qualifica di rifiuto per sfalci e potature in determinate condizioni sta rischiando di ridurre ulteriormente la possibilità di recuperare materia e sostanza organica, per il progressivo avvio di tali materiali a recupero energetico a fini speculativi, quando in realtà sfalci e potature sono la ricetta più preziosa del compost, visto che devono essere presenti in circa il 50 per cento della materia prima (il restante 50 per cento può essere rifiuto organico solido urbano ben differenziato); il compost ben prodotto e su scala locale, con piccoli impianti elettromeccanici non industriali (impianti da 750 tonnellate al massimo) secondo i dati Ispra può avere come esito ammendante compostato verde di buona qualità che può arricchire i suoli e limitare l'utilizzo di fertilizzanti chimici;
  • per la scarsa educazione alla detersione sostenibile: semplici misure come l'utilizzo per la lavatrice di detersivi (liquidi o in polvere) adeguati alla tipologia dei capi lavati, evitare i fosfati, l'utilizzo di filtri anticalcare e di ammorbidenti naturali (acido citrico o aceto bianco), l'utilizzo di detersivi naturali e/o biologici tendono a ridurre l'inquinamento delle acque reflue e il volume e la qualità dei fanghi di depurazione prodotti, così come l'utilizzo di detergenti domestici meno complessi; lo stesso vale per i detergenti e cosmetici per la persona. Tali pratiche limiterebbero notevolmente i fenomeni di eutrofizzazione. L'esportazione interregionale dei fanghi di depurazione che determina una pressione inaccettabile, con incremento nelle aree di spandimento di farmaci che stanno fra l'altro determinando antibiotico resistenza nelle popolazioni esposte, incremento di azoto e di metalli pesanti, riduzione della biodiversità locale, riduzione della qualità di vita umana per le importanti emissioni odorigene;
Lo stesso vale per il ciclo del fosforo, il secondo limite planetario abbondantemente superato, e per la biodiversità, ridotta anche in conseguenza del sovvertimento dei primi due cicli.
L'utilizzo di rifiuti speciali nei sottofondi stradali, anche a norma di legge (decreto legge, 1/2015 che ha totalmente deregolamentato il settore minando la sicurezza sanitaria delle popolazioni), sta determinando una pressione ambientale eccessiva nelle regioni che ospitano, a fini speculativi, tali materiali, e che spesso viaggiano per tutto lo stivale (2 milioni di tonnellate all'anno di scorie di fonderia dell'Ilva di Taranto che arrivano fino a Milano in treno e poi vengono disseminati in ogni cantiere stradale della regione Lombardia), determinando routinariamente incremento di vari metalli pesanti nei suoli limitrofi e in caso di illeciti, lisciviazione in falda e verso la superficie del manto stradale che tende a sfaldarsi precocemente o a essere fonte di avvelenamento per varie forme di vita dopo comuni eventi atmosferici (va ricordata la morte immediata di 5 cani che avevano sgambato sul terreno dell'autostrada Valdastico Sud). Sono tuttora oggetto di indagini della magistratura l'interramento di scorie di fonderia non trattate adeguatamente. La contaminazione diffusa da sostanze tossiche ma non normate di suoli e corpi idrici è sempre più diffusa così come la mancata preservazione dei suoli liberi da contaminazione e i mancati progetti di miglioramento ambientale nei comuni SIN.
La qualità dei suoli e delle falde sta notevolmente peggiorando anche per attività antropiche anomale e distoniche per il territorio, come le trivellazioni mirate a ricerca di idrocarburi e gas, i grandi impianti geotermici e gli stoccaggi di gas, che oltre a incrementare il rischio sismico (si veda lo studio Ichese), stanno immettendo negli strati superficiali del suolo metalli pesanti e sostanze tossiche provenienti dagli strati più profondi che contribuiscono ad acidificare i suoli e a rendere non potabile l'acqua (si veda concentrazioni di arsenico e altri metalli anche radioattivi).
Analisi importanti su larga scala di suoli e falde, come lo studio Isonitrate (Ispra 2012) hanno documentato la presenza di «zone rosse» in buona parte della Pianura Padana, con potenziale rischio di falde acquifere inutilizzabili per il consumo umano fra pochi anni; tale studio andrebbe ripetuto per documentare l'andamento delle contaminazioni. Andrebbe eseguito un monitoraggio completo delle falde profonde e superficiali e dei suoli italiani.
Ad oggi è possibile, oltre che necessario, ottenere un referto epidemiologico nazionale integrando i dati dei registri di mortalità con quelli delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) e i dati di accesso ambulatoriale e a cure farmacologiche.
La proposta di legge della deputata Daga, al numero 2367, «modifiche al decreto legislativo 2 febbraio 2001, numero 31, recante attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano», prevede l'incremento della consapevolezza e delle informazioni al cittadino e la contestualizzazione del problema dell'approvvigionamento idropotabile rispetto a grandi problematiche ambientali quali l'inquinamento diffuso del suolo e delle falde, l'aggiornamento dei valori di parametro e studio di potenziali effetti sinergici degli inquinanti e la valutazione della conformità tenendo conto anche delle sostanze non elencate negli allegati ma per i quali sono stati fissati valori di parametro da parte del Ministero della salute.
Esistono numerosi studi locali su inquinanti organici persistenti che non tengono conto della sommatoria dei diversi fattori di pressione (diossine in regione Veneto per esempio). Studi realizzati in provincia di Mantova (Arpa Lombardia, Plume), mostrano concentrazioni di nitrati molto superiori a 50 mg/litro nelle falde dell'Alto Mantovano, che corrispondono a nitrati superiori a 25 mg/litro nell'acquedotto locale (Ponti sul Mincio) gestito dalla società partecipata provinciale TEA. Tali valori secondo l'Organizzazione mondiale della sanità non sono compatibili con l'acqua potabile per categorie a rischio, quali donne in gravidanza e in fase di allattamento o prima infanzia, per il rischio di metaemoglobinemia e ipossia fetale e neonatale, per persone con deficit di G6PD e altro. I nitrati in eccesso nelle acque hanno un documentato ruolo cancerogeno. Esistono realtà nazionali dove sostanze normate nell'ambito della sicurezza e qualità idrica come l'arsenico sono elevate nelle falde anche in caso di utilizzo idropotabile senza alcuna regolamentazione delle fonti di contaminazione (si veda la fertilizzazione chimica) o sostanze non normate ma di documentata azione tossica e cancerogena come i perfluoroalchili in Veneto con la contaminazione dell'acqua potabile di 340mila persone, il Tallio in Toscana, i molteplici inquinanti nelle acque di captazione idrica del lago di Pertusillo in Basilicata e altro.
Le attività produttive mirate a esportazione di beni stanno conducendo a produrre preoccupanti distorsioni nell'ambiente e nella società, con scarso rispetto delle tradizioni agricole e manifatturiere dei territori, e il conseguente inquinamento e stress psicofisico dovuto ai trasporti su lunga distanza di beni che potrebbero essere prodotti localmente, con riduzione della biodiversità, per l'utilizzo sempre più diffuso di pochi elementi base alimentari (cereali, verdure e frutti) tali da ridurre: la ricerca e il mercato dei prodotti tipici del territorio e/o stagionali, le stimolazioni sensitive tra cui il gusto, l'attrattiva turistica, le attività manifatturiere quantitativamente e qualitativamente a causa della scomparsa di richiesta dei prodotti locali in funzione del mero costo del prodotto finito.
Tali elementi sono ulteriormente peggiorati a causa della diffusione della grande distribuzione organizzata (GDO), che tende a far scomparire i negozi di prossimità e a ridurre l'occupazione (ogni posto di lavoro nella grande distribuzione organizzata sottrae 2,5 posti di lavoro nei centri storici secondo i dati Confesercenti), senza considerare che la persistente e crescente produzione d'imballaggi favorisce il consumo di energia e materia.
L'inquinamento atmosferico determina più decessi in Italia che in qualunque altro Paese d'Europa: lo dichiarano i dati dell'agenzia Europea dell'Ambiente, secondo qui nel nostro paese ci sono stati 84.400 decessi causati dallo smog. I danni maggiori derivano dalle micro polveri dal biossido di azoto e dall'azoto in cui lo studio conferisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti in Italia. Le zone che risultano maggiormente colpite sono nella Pianura Padana, come e spiegato, su un articolo del Corriere della Sera, del 1o dicembre 2015, dall'ingegnere ambientale e ricercatore dell'università di Modena e Reggio Emilia Alessandro Bigi: «nella Pianura Padana c’è un problema dovuto alla topografia: i gas inquinanti non riescono a disperdersi e invecchiano nell'atmosfera trasformandosi in polveri sottili».
La trasparenza e la condivisione dei dati, devono essere incrementata; l'accesso agli atti anche nei contesti pubblici è spesso difficoltosa e questo impedisce di creare una coscienza critica nella popolazione che possa condurre rapidamente al miglioramento degli stili di vita e di seguito a una maggiore tutela dell'ambiente e della salute. Nel settore degli appalti pubblici e delle autorizzazione alla gestione ambientale deve essere creata una rete costruttiva che coinvolga le imprese, i portatori di interesse, i comitati e i cittadini integrandoli nell'interfaccia con gli amministratori.

Per tali ragioni abbiamo presentato questa risoluzione per impegnare il Governo:

ad avviare un percorso di sostenibilità per le aree agricole e il consumo sostenibile, che preveda iniziative volte a garantire:
    a) approcci educazionali attraverso i mass media e le scuole in merito all'educazione alimentare: alimentazione stagionale a filiera corta, necessità della riduzione del consumo di proteine di origine animale, il ciclo dell'azoto e del fosforo;
    b) programmi di alimentazione stagionale a filiera corta e biologica nelle mense pubbliche a partire dalle mense scolastiche;
    c) incentivi fiscali agli esercizi commerciali che presentino in vendita una quota superiore all'80 per cento di prodotti a chilometri (max 50 chilometri di distanza), di prodotti alla spina (alimentari e detergenti) o con imballaggi compostabili;
    d) incentivazione all'impianto e all'esercizio di distributori alla spina di latte e pasta;
    e) promozione presso le istituzioni europee dei prodotti nazionali e sostenibili con stringenti piani di etichettatura e di tracciabilità;
    f) promozione, con le principali associazioni agricole, delle buone pratiche agricole di tutela del suolo: riduzione dell'utilizzo di fertilizzanti chimici, recupero di materia mediante compostaggio aerobico dei rifiuti organici e spandimento del compost sui terreni di pertinenza, rotazione delle colture e limitazione dell'utilizzo di erbicidi e altri agenti limitanti il metabolismo dell'azoto da parte del suolo, riduzione dei consumi idrici, informazione in merito agli studi in corso in merito alla cancerogenicità di alcuni pesticidi e utilità della limitazione degli spandimenti di reflui iperazotati in particolare nelle aree limitrofe ai centri abitati, informazione in merito alla qualità dei suoli utilizzati in particolare in merito all'acidità e all'eventuale inquinamento delle falde acquifere sottostanti, vendita dei prodotti alla rete dei gruppi di acquisto solidale o a realtà territoriali come negozi di prossimità e/o mense aziendali o scolastiche;
    g) incentivi al turismo sostenibile in agriturismi e aziende agricole didattiche anche con divulgazione di notizie in merito alle realtà certificate biologiche aderenti a una rete locale;
   h) realizzazione di comunicazione e programmi informativi in merito a ricette salutari e a basso contenuto di proteine animali;
    i) controllo del rispetto del divieto di spandimento di digestato da SOA, con incremento delle sanzioni;
    l) applicazione su tutto il territorio nazionale di linee guida per evitare la sovrapposizione di spandimenti di diversi rifiuti, reflui zootecnici o SOA sugli stessi terreni (letame, digestato, fanghi di depurazione civile o industriale, compost) e limitare la fertilizzazione azotata in aree a coltivazione intensiva dove si utilizzino pesticidi, fitofarmaci, erbicidi dove il potere metabolico in relazione all'azoto aggiunto sia in ogni caso ridotto;
    m) esclusione di incentivi per il recupero energetico da rifiuti solidi urbani, digestato da SOA o reflui zootecnici;
   ad assumere iniziative per indirizzare i centri urbani e le aree agricole circostanti per un raggio almeno identico a quello del centro urbano (regio massimo un miglio marino, 1843 metri) alla creazione di uno spazio, il «miglio blu», da «blue economy», dove la qualità di vita umana e animale sia particolarmente tutelata, prevedendo in questo spazio:
    a) blocco al consumo di suolo in caso di superamenti annui del PM10 in numero maggiore di 35 giorni all'anno o ad altri specifici criteri europei nei 12 mesi precedenti;
    b) nelle aree agricole esterne: divieto di spandimento di rifiuti speciali o reflui del loro trattamento per il raggio indicato nell'area concentrica al centro urbano, divieto di spandimento di fanghi di depurazione, divieto di spandimento di qualsiasi rifiuto solido urbano o speciale o loro rifiuti da trattamento di importazione;
    c) possibilità di spandimento nelle stesse aree o in aree parco urbane di compost da impianti elettromeccanici non industriali (trattamento di 750 tonnellate all'anno di materiale fra FORSU e sfalci/potature) o compostiere di comunità o domestiche che abbia le caratteristiche chimiche minime dell'ammendante compostato verde (ACV);
    d) divieto di utilizzo di erbicidi in città e nelle strade di campagna rientranti nel «miglio blu»;
    e) attuazione di contenimento di specie vegetali e animali (zanzare, nutrie, ratti) anche tramite analisi del contenuto in nitrati di suoli e corpi idrici superficiali e ulteriori misure limitanti l'incremento dei nitrati;
    f) divieto di spandimento di materiale azotato di qualsiasi genere nel raggio di un chilometro dalle abitazioni dei pazienti dopo il verificarsi di casi di Febbre del Nilo (West Nile virus) o altre infezioni trasmesse da vettori;
    g) coltivazione urbane biologiche o ulteriormente sostenibili nelle aree agricole del «miglio blu» e in orti urbani con prioritaria fornitura dei negozi biologici di città e delle strutture di ristorazione pubblica nell'ottica della resilienza e della sovranità alimentare locale;
    h) il rapido passaggio della mobilità su gomma a mobilità su ferro, sia in ambito delle persone che delle merci;
    i) il passaggio alla mobilità pubblica su gomma elettrica o a modalità ulteriormente sostenibile (in caso di superi delle polveri sottili PM2.5 superiore a 25 microgrammi/litro per più di 72 ore consecutive) la mobilità privata potrà avvenire su autoveicoli elettrici o ibridi elettrici o su ciclomotori);
    l) lo studio della mobilità locale e interurbana, mirando a rendere disponibili trasporti pubblici da e per le principali realtà lavorative e di aggregazione sociale, consentendo che in particolare la mobilità diretta ai luoghi di lavoro (quella più intensa, concentrata nel tempo e impattante sull'inquinamento) sia pubblica e/o condivisa, anche con forme di premialità fiscale;
    m) adozione di limiti di velocità di 30 KM/ora nei centri abitati ad esclusione di specifiche aree;
    n) implementazione del sistema delle ciclabili urbane in modo che da ciascuna frazione o centro periferico si possa raggiungere il centro città mediante piste ciclabili sicure; realizzazione in ogni città di almeno due linee ciclabili, in stile cardine e decumano, per raggiungere dalla stazione centrale le principali realtà produttive e attrattive turistiche in bicicletta; realizzazione di adeguati parcheggi per cicli presso le stazioni ferroviarie o degli autobus;
    o) il miglioramento della mobilità pubblica interurbana mediante valutazione di indici infrastrutturali, con priorità alle aree ad elevato pendolarismo, a elevata pressione ambientale (basandosi in primis sui superamenti del PM2.5), ai comuni SIN;
    p) incentivi alla mobilità privata sostenibile: auto e motoveicoli elettrici, car pooling, bonus per i circoli virtuosi: come per l'acquisto di autoveicoli e attrezzature elettriche per chi dispone di pannelli solari fotovoltaici anche come acquisto di gruppo solidale, software di condivisione generici per mobilità privata e software sito-specifici connessi, ad esempio, con le stazioni Taxi presso snodi del trasporto pubblico quali stazioni ferroviarie e aeroporti (ove dare avvio alla possibilità di condividere un viaggio per la medesima destinazione);
    q) misure per favorire l'insediamento nei centri storici di esercizi commerciali a filiera corta legati ai prodotti, alle manifatture e alla tradizione gastronomica e culturale del territorio;
    r) penalizzazione della grande distribuzione organizzata (GDO), con tassazione incrementata, in particolare in caso di importazioni transfrontaliere e interregionali di generi alimentari;
    s) esclusione dal patto di stabilità interno dei comuni le spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici pubblici; previsione di forme di incentivazione del «negawatt» (ogni kilowatt risparmiato dopo gli interventi pubblici, rispetto alla media triennale dei consumi precedenti, deve essere utilizzato come bonus per escludere gli interventi sostenibili dal patto di stabilità);
    t) stabilizzazione dell’ecobonus al 65 per cento per la riqualificazione energetica degli edifici privati e previsione di un bonus per i «negawatt», kilowatt risparmiati rispetto ai consumi pro-capite del triennio precedente, ad esempio defiscalizzazione per acquisto di beni e strumenti ecologici, riduzione tassazione locale;
    u) valutazione degli studi in merito alle esternalità sanitarie ambientali (come l'ECBA che stima in 48 miliardi di euro all'anno il costo ambientale sulla salute degli italiani o i dati dell'OMS che stimano in 98 miliardi di euro all'anno le esternalità) in modo da proporre ulteriori modifiche puntuali a bilancio attivo della mobilità e delle abitudini di vita;
    v) interfaccia con le istituzioni europee in merito alla fiscalità ambientale mirando a premialità e riduzione delle imposte (per esempio imposta sul valore aggiunto) per i beni ecosostenibili ad esempio veicoli e attrezzature elettriche, accumulatori energetici e impianti a FER solare o eolica per autoconsumo domestico o aziendale, compostiere domestiche e di comunità, trituratori di legname per compostaggio, prodotti ottenuti da riciclo, prodotti alimentari e per la detersione e cosmesi biologica, testi e materiali informativi del settore, per le attività ecosostenibili come le bonifiche;
   a promuovere la gestione sostenibile dei rifiuti umidi, mirando il più possibile al recupero di materia organica, preziosa per i campi e prevedendo iniziative per:
    a) il blocco degli incentivi per recupero energetico dei rifiuti e in particolare del recupero energetico della FORSU e di sfalci e potature;
    b) campagne informative, in primis nelle scuole, per spiegare l'importanza e le modalità di compostaggio domestico e di comunità;
    c) collocamento di compostiere in scuole e altri edifici pubblici dove si possa eseguire un'azione pedagogica e andragogica in merito al corretto compostaggio, gestendo rifiuti di cucine, mense e sfalci e potature facendo sì che tali buone pratiche di economia circolare siano premiate con tariffazione puntuale relativa al mancato conferimento di rifiuto umido e verde;
    d) esenzione dal patto di stabilità interno per i comuni che gestiscano il rifiuto organico nel perimetro comunale ottenendo compost di buona qualità sparso sui terreni comunali anche per limitare l'utilizzo di fertilizzazione chimica;
   a stimolare la detersione e cosmesi biologica e sostenibile assumendo iniziative volte a:
    a) realizzare campagne informative in merito a questo settore con particolare riferimento alle dosi dei detersivi, agli effetti ambientali dei diversi componenti, alle alternative naturali e biologiche, ai costi ridotti dei componenti naturali per autoproduzione dei detersivi stessi;
    b) monitorare le aree del territorio dedicate alle diverse forme di detersione pubblicando i dati dello stato differenziale dei diversi ecosistemi;
    c) impedire l'importazione di fanghi di depurazione da altre regioni e vietare comunque lo spandimento in aree ad elevata pressione ambientale (valutazione della qualità dei terreni, acidità ecc. monitoraggio delle falde) o nelle aree di elevato pregio agricolo;
    d) incentivare la produzione e la vendita di detersivi biologici senza imballaggi;
   ad assumere iniziative per regolamentare la gestione dei reflui di fonderia e di altri rifiuti speciali utilizzati come riempimento dei sottofondi stradali e ferroviari nel rispetto dei principi di sostenibilità:
    a) modificando la normativa in modo che venga limitata l'esportazione interregionale in particolare su lunghe distanze e senza una filiera produttiva a valle;
    b) riattivando la verifica della compatibilità ambientale mediante adeguati test di cessione;
    c) determinando le modalità di verifica dell'adeguato pretrattamento delle scorie in qualsiasi condizione post (conglomerati e altro);
    d) evitando lo spandimento in aree ad elevata pressione ambientale, in comuni SIN, o limitrofe entro 2 chilometri ad aree di ricarica degli acquiferi;
    e) verificando i costi definiti attraverso appositi prezziari di gestione onde evitare speculazioni o attività lecite causa di potenziali reati ambientali;
   ad assumere iniziative per regolamentare in maniera restrittiva il settore «dell'invasione del suolo profondo» (inferiore alla prima falda), che comprende trivellazioni per ricerca di idrocarburi, gas naturale, impianti geotermici speculativi non basati sull'autoconsumo domestico o aziendale, stoccaggi di gas energetici, CO2 e altro, adoperandosi per:
    a) impedire qualsiasi sfruttamento del suolo profondo nelle aree in «zona rossa» dello studio «Isonitrate ISPRA» per i vari fattori di rischio (indice Hi) e in altre aree nazionali analogamente impattate;
    b) seguire studi almeno triennali nazionali sulla qualità dei suoli e delle falde acquifere profonde e superficiali;
    c) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in qualsiasi area risultata a rischio dopo specifici studi nazionali;
    d) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in aree sismiche;
    e) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in aree ad attuale elevata pressione ambientale (spandimento agrozootecnico importante), eutrofizzazione costiera;
    f) pubblicare i dati del referto epidemiologico di ogni territorio;
    g) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in caso di referto epidemiologico territoriale anomalo;
   a monitorare e tutelare in generale le falde acquifere, assumendo iniziative per:
    a) in linea con la proposta di legge Daga, numero 2367, aumentare nel cittadino – che è anche, ma non solo, utente obbligato del gestore del servizio idrico di un dato territorio – la consapevolezza rispetto alla sicurezza sanitaria e alla gestione dei rischi connessi all'approvvigionamento e alla distribuzione dell'acqua a fini potabili, attraverso la diffusione immediata di tutte le informazioni concernenti procedure e monitoraggi connessi alla distribuzione dell'acqua potabile ai cittadini;
    b) come per qualsiasi alimento, garantire ai cittadini l'accesso in tempo reale ai referti relativi alla qualità dell'acqua in distribuzione;
    c) contestualizzare il problema dell'approvvigionamento idropotabile rispetto a grandi problematiche ambientali quali l'inquinamento diffuso del suolo e delle falde, la presenza di potenziali situazioni di rischio a monte e sopra i punti di captazione e l'impatto del cambiamento climatico in atto sulla qualità e sulla disponibilità della risorsa;
    d) aggiornamento dei valori di parametro (sono trascorsi tredici anni dall'entra in vigore del decreto legislativo n. 31 del 2001);
    e) miglioramento delle modalità di realizzazione delle campagne di monitoraggio delle acque presso i punti di captazione e distribuzione;
    f) studiare e informare in merito ai possibili effetti sinergici delle varie sostanze presenti;
    g) informare la popolazione in merito ai possibili effetti dell'incremento dei nitrati nelle falde e nell'acque idropotabili, sensibilizzando i gruppi a rischio;
    h) eseguire al più presto studi sugli effetti sulla salute (anche con studi retrospettivi nelle aree impattate) di sostanze non presenti negli allegati ma di cui la letteratura internazionale documenta potenziali effetti tossici e/o cancerogeni;
    i) attraverso valutazione della conformità, tener conto  anche delle sostanze non elencate negli allegati ma per le quali sono stati fissati valori di parametro da parte del Ministero della salute che deve adottare linee guida per la realizzazione di piani di monitoraggio supplementare, anche per la ricerca di sostanze non elencate negli allegati ma ugualmente pericolose per la salute umana;
   ad assumere iniziative per definire in tempi certi i criteri per il calcolo del cumulo degli impatti ambientali di molteplici progetti e/o fonti inquinanti, su un ambito territoriale ristretto di cui alla direttiva 2011/92/UE e successive modificazioni integrazioni;
   a monitorare l'effettiva applicazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico alle informazioni ambientali e della direttiva 2003/35/CE sulla partecipazione del pubblico nell'elaborazione dei piani e programmi in materia ambientale.

(7-00871) «Zolezzi, Daga, Mannino, Terzoni, Busto, De Rosa, Micillo, Vignaroli, Parentela».

Lettera aperta a Irto, muto e immobile su emergenza sanità in Calabria

Preg.mo presidente Nicola Irto,

lei non ha mai riposto alle nostre comunicazioni ufficiali. Ad oggi non ha trovato il tempo per scriverci due righe contro l'assegnazione di servizi aggiuntivi al revisore contabile Kpmg, avvenuta in violazione della normativa sugli appalti pubblici. Così ha agito a proposito della nomina, da parte dell'esecutivo Oliverio, di Antonio Belcastro quale commissario del policlinico dell'Università di Catanzaro, deliberata nonostante il divieto tassativo della legge regionale n. 22/2010, che dalla dirigenza esclude i responsabili di disavanzi. Ancora, è rimasto fermo e muto sui milioni in più che la Regione Calabria eroga da anni per le attività di questo ospedale, ben al di là della produzione effettiva e perfino in mancanza di valido protocollo d'intesa. Nel complesso si tratta di una trentina di milioni, che paga la Regione, non la Deutsche Bank o il furbo George Soros. Eppure le abbiamo scritto, esponendole i problemi con chiarezza di argomenti. È rimasto immobile anche per la vicenda dell'integrazione tra l'ospedale Pugliese-Ciaccio e il policlinico universitario di Catanzaro, imposta a modo suo dal commissario Scura in barba alla Costituzione, che nel merito assegna al consiglio regionale la potestà legislativa.
Non avrà avuto modo di notare che i parlamentari del Movimento 5 stelle sono stati gli unici, dalla lontana proclamazione del governatore nel dicembre 2014, a difendere le prerogative della giunta e del consiglio della Regione Calabria, pur non avendo propri eletti. Ma in Calabria legalità e fatti sono sostituiti spesso dalla propaganda, dalla retorica, da segnali di forza più o meno criptici.
Davanti agli abusi del governo e della struttura commissariale per la sanità, complici divertiti, i consiglieri regionali hanno preferito intervenire sul cranio del brigante Vilella, pronti a lacerarsi nella battaglia delle rane e dei topi. Non una parola, un cenno d'indignazione o un solo atto contro le riassunte irregolarità, sempre segnalate con cura. Tutti zitti, tutti d'accordo.
Ieri, presidente Irto, lei è andato all'Università di Catanzaro e accanto al rettore Quattrone ha ascoltato le ennesime doglianze per quattrini, come se l'ateneo fosse all'asciutto e non avesse mai avuto montagne di soldi sprecati. Basti pensare alla fine della Fondazione Campanella e alla scomparsa delle sue attrezzature, alle gravi carenze certificate nella Cardiochirurgia universitaria e alla perdurante mancanza di un pronto soccorso a Germaneto. Lei era lì, presidente Irto, come «personaggio in cerca d'autore». Intanto, negli ospedali di Vibo Valentia o San Giovanni in Fiore sono morti pazienti per ragioni assurde, legate alle risorse che la Regione nega ai territori, ma che all'Università di Catanzaro garantisce a prescindere da norme e fatti, perché in casa propria essa è un'eccellenza, un eden, un orgoglio trascendentale.
Presidente Irto, nonostante la giovane età, lei è sulla buona strada per tradurre il motto del “Gattopardo”, «bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla». In attesa di riscontro concreto sui problemi posti, le ricordiamo che lei è il presidente di tutti i calabresi, non soltanto dei comitati di potere che hanno campato sul sistema, a danno della comunità.

Coi migliori saluti.
Dalila Nesci e Paolo Parentela
deputati, M5S