29/04/15

Sull'elettrodotto di Terna spa a Cardinale vogliamo vederci chiaro

Il Governatore della Regione Calabria Oliverio intervenga per modificare il tragitto dell'elettrodotto che arriverà al parco eolico di San Vito (Cz), perché l'attuale progetto prevede il passaggio da un bosco sottoposto a vincoli di legge. È quanto ho scritto in una lettera al Governatore Oliverio ed ai dirigenti dei dipartimenti attività produttive, ambiente, attività culturali, agricoltura e foreste della Regione Calabria.
L'opera in questione attraverserà i comuni di Petrizzi, Gagliato, Argusto, Chiaravalle Centrale e Cardinale, e passerà da un bosco di castagneti soggetto dalla legge a vincolo paesaggistico-ambientale ed a vincolo idrogeologico-forestale. L’inserimento dei tralicci e la realizzazione delle gallerie di servizio e di manutenzione prevedono, in queste aree boschive, il taglio raso degli alberi e l’estirpazione di secolari ceppaie con danni irrimediabili per l’ambiente e il paesaggio e rischi concreti anche per la fauna e per l’ecosistema dei boschi.
Anche l'Amministrazione Comunale di Cardinale ha evidenziato l'esistenza dei vincoli di legge ponendo di fatto un veto alla realizzazione dell'opera, visto che la legge prevede l'approvazione dei lavori da parte di tutti gli enti territoriali preposti al controllo.
Al Governatore Oliverio ho chiesto di verificare presso tutti gli Enti Regionali l’iter del progetto e l’emissione dei relativi pareri per la tratta dell’elettrodotto in variante nel Comune di Cardinale. Aspetto anche le motivazioni sul detto parere favorevole rilasciato, che deturperà e farà scempio di zone boschive di pregio.

27/04/15

Un patto per la sicurezza, ordine pubblico e legalità a Catanzaro

Stamattina sono stato invitato dal Consiglio Comunale di Catanzaro‬ a prendere parte ad un consiglio aperto sul tema della criminalità in città.
Nel mio intervento ho sottolineato la disponibilità del ‪MoVimento 5 Stelle‬ ad essere disponibile a cooperare con chiunque per tentare di ridurre l'attività criminale in città, come peraltro già fatto attraverso diverse visite dal Prefetto e varie interrogazioni parlamentari sul tema.
Ho voluto anche far presente l'impegno del M5S in Parlamento per contrastare illegalità e corruzione. Innanzitutto attraverso la madre di tutte le proposte: il reddito di cittadinanza. La povertà istiga a delinquere ed il reddito di cittadinanza potrebbe ridurre fortemente anche la manovalanza giovane che lavora per le organizzazioni criminali, spesso alla ricerca di un guadagno facile per poter mandare avanti la propria famiglia. Ho ricordato tutte le battaglie condotte e le proposte già depositate in parlamento. Dall'inasprimento delle pene del 416ter (sul voto di scambio politico-mafioso), alla riforma della prescrizione, passando per gli ecoreati, l'abolizione del vitalizio per i politici condannati e l'incandidabilità per sindaci e consiglieri di comuni sciolti per mafia. Ho anche invitato il Sindaco Abramo a sottoscrivere la mozione a firma Di Maio sui cospicui tagli operati dal Governo agli enti locali letteralmente strozzati dal Governo Renzi.
Catanzaro può e deve risorgere dalle proprie ceneri. Per farlo serve l'aiuto di tutti, soprattutto dei cittadini, che devono isolare i politici corrotti e quelli che consolidano il proprio potere attraverso il ricatto ed il voto di scambio.
La strada da percorrere è lunga e solo con l'aiuto di tutti si potrà risalire la china.

‪#‎LiberiamoCatanzaro‬

23/04/15

Fermiamo le trivellazioni in Calabria!

Continueremo a fare di tutto per bloccare le trivellazioni che il governo ha disposto a largo delle coste calabresi attraverso il decreto 'Sblocca Italia'. Oggi abbiamo presentato un atto di sindacato ispettivo con cui chiediamo al Primo Ministro Renzi «se ritenga opportuno che vengano portate avanti attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi e stoccaggio sotterraneo del gas nonostante la posizione contraria dei Comuni calabresi sui quali insiste l’area costiera a vocazione turistica, agricola ed ambientale con ecosistemi marini unici e di grande rilievo».
Nel settembre 2014, durante il summit sul clima tenutosi a New York, Renzi si era impegnato a ridurre le emissioni di gas serra, sostenendo che l'Italia avrebbe puntato su energie da fonti rinnovabili. Il decreto 'Sblocca Italia', invece, va nel senso opposto. Non solo, rischia fortemente di compromettere la vocazione turistica delle coste calabresi e l'ecosistema del mediterraneo, il mare più inquinato al mondo dagli idrocarburi.
L’area del permesso, estesa in un raggio di 63,13 Kmq, è immediatamente a ridosso della costa dei comuni di Trebisacce, Cassano allo Ionio, Rossano, Amendolara, Corigliano Calabro, Calopezzati, Villapiana, Albidona e Crosia.
Gli emendamenti del Governo nella Legge di Stabilità 2015 pongono l’Italia in una posizione di “retroguardia” nello scenario energetico europeo, favorendo lo sviluppo delle fonti fossili e gli interessi commerciali delle compagnie petrolifere, contro le comunità e gli enti locali, costretti a subire sul proprio territorio infrastrutture dichiarate “di interesse strategico“.
Anche alcuni professori dell'Università di Bologna hanno bacchettato le scelte del governo, invitando Renzi ad assumere strategie volte verso il risparmio energetico ed il minor utilizzo di combustibili fossili. Purtroppo questa classe politica sembra prendere scelte contrarie al bene comune, che seguono logiche tendenti a favorire sempre le lobbies e mai i cittadini. La Calabria ha bisogno di scelte diverse, che arricchiscano il territorio e l'economia locale e non di mettere ulteriormente a rischio l'ambiente e l'economia reale del territorio. Le trivellazioni disposte nel mar ionio possono distruggere in un solo colpo agricoltura e turismo, ovvero le uniche cose che possono davvero rilanciare un territorio già devastato dalle scelte politiche passate.
Considerate le dichiarazioni del presidente Oliverio, sulla contrarietà alle trivellazioni in Calabria, lo invitiamo a rivolgersi ai parlamentari calabresi del suo stesso partito che hanno votato il decreto incostituzionale "Sblocca Italia" o per usare un termine più appropriato: "Sfascia Italia".


22/04/15

Capo Colonna: la cultura che vince!

Quando sarà bonificato il sito archeologico di ‪Capo Colonna‬ celebreremo coi cittadini il trionfo della cultura sull'ignoranza del governo. Lo affermiamo a seguito delle affermazioni dell'ex soprintendente dei beni culturali Simonetta Bonomi, che ha annunciato la rimozione delle recenti colate di cemento a breve, dopo la festa della Madonna di Capo Colonna.
Sapevamo di avere cittadini e buon senso dalla nostra. Dopo mesi di protesta sui cantieri, per le strade e nelle aule parlamentari, finalmente siamo riusciti a ottenere una straordinaria vittoria, merito anche dei cittadini che hanno protestato a oltranza. Ora si dia spazio a proposte che rivalutino il patrimonio archeologico calabrese.
Lo scempio al sito di Capo Colonna ha avuto rilevanza nazionale. La figuraccia del governo Renzi e delle autorità regionali è palese. Adesso Dario Franceschini lasci il suo posto di ministro dei Beni culturali a persona più capace e, soprattutto, non bugiarda!

21/04/15

Il Ministro dell'Ambiente faccia luce sul fenomeno spiagge rosse a Paola (CS)

Il Ministro dell'‪ambiente‬ Gian Luca Galletti faccia luce sul fenomeno delle spiagge rosse a ‪Paola‬ (‪CS‬) chiarendo ai cittadini se si tratti di un fenomeno naturale o riconducibile all'inquinamento.
E' quanto ho scritto in un'interrogazione parlamentare che ho appena depositato sull'argomento. Sul territorio di Paola è in atto una vera e propria emergenza ambientale. Proliferano le discariche a cielo aperto e si attendono ancora i risultati dei prelievi in alto ‪mare‬ dell'‪Arpacal‬ per verificare la correlazione tra un possibile inquinamento del mare ed il ritrovamento di tonni malformati. È evidente la necessità di intervenire presto per salvaguardare la salute dei cittadini.
Purtroppo in ‪Calabria‬ ci si imbatte sempre più spesso in situazioni di disastro ambientale provocati dall'incuria dei cittadini, dalla cecità della politica e delle autorità preposte preposti al controllo. La salvaguardia della salute ambientale, per anni, è stata completamente ignorata dalla politica e, di riflesso, dai cittadini. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e porta i calabresi ad ammalarsi con estrema facilità. È infatti evidente la correlazione tra inquinamento ambientale e l'incidenza di ‪tumori‬ in Calabria.
Il caso di Paola è solo l'ultimo in ordine di tempo. Il ‪MoVimento 5 Stelle sta denunciando in Parlamento tutti i disastri ambientali in Calabria, cercando di far comprendere al Governo quanto la situazione sia davvero disperata e meriti attenzioni maggiori, nonchè rilanciando più volte sulla necessità di istituire in Calabria il registro tumori ed il registro epidemiologico. Decenni di connivenza tra malapolitica e malavita, hanno consentito alla ‪'ndrangheta‬ di avvelenare il nostro territorio. Intanto ‎Renzi‬ blocca la proposta di legge sui reati ambientali in Parlamento.

20/04/15

#CalabriaDissestata: secondo incontro a Lamezia Terme (CZ)



Continuano i nostri incontri tematici e informativi in ‪‎Calabria‬ sul problema del dissesto idrogeologico e consumo di suolo.
Dopo il primo incontro Maierato (VV), il secondo incontro sarà a Lamezia Terme (CZ) giorno 26 aprile alle ore 18 presso la biblioteca comunale.
Parleremo in particolare della grave situazione in cui versa Lamezia Terme, delle proposte legislative portate avanti in parlamento dal MoVimento 5 Stelle e di quanto sia indispensabile portare avanti una rivoluzione culturale basata sulla prevenzione anche educando i cittadini al rischio e alla convivenza con esso.

NON POTETE MANCARE!

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19/04/15

La riforma delle ARPA: nasce il sistema nazionale delle agenzie ambientali

Dopo mesi di discussione e di incontri con i vari attori coinvolti, siamo giunti ad approvare alla camera una proposta di legge congiunta M5S-PD. Questa legge è un altro risultato ottenuto per migliorare le norme sui controlli, sull’ambiente e la salute in Italia. Non fatico ad ammettere che si è lavorato bene in commissione e siamo riusciti a trovare un testo unico che soddisfa gran parte delle proposte messe sul piatto dal M5S. E’ stata una delle poche volte in cui si è discusso nel merito e si è ragionato sui singoli punti senza troppi condizionamenti esterni ma pensando a cosa è più utile e pratico. Non pretendiamo di aver risolto tutti i problemi ma siamo sicuri che si sia fatto un passo in avanti nell’organizzazione delle agenzie per la protezione dell’ambiente. Una riorganizzazione e una legittimazione attese da anni e che finalmente arrivano in aula.
Il M5S fa quello che dice e sull’ambiente abbiamo le idee chiare. Le agenzie ambientali e i reati ambientali (proposta di legge Micillo) hanno una forte correlazione, da una parte il controllo e dall’altre la pena. In Italia questo mancava del tutto, per quanto riguarda i reati ambientali, o era carente a causa di riforme fatte a metà, se parliamo delle agenzie.
Se riusciremo a portare a compimento queste due leggi di iniziativa parlamentare, avremo fatto il nostro compito e forse anche una parte di storia. Con il nostro impegno, siamo riusciti in ciò in cui molti governi hanno fallito, fare delle norme che tutelino l’ambiente e allo stesso tempo puniscano chi non lo rispetta.
Siamo visionari? No, è solo buon senso!
Arpa e Ispra, devono diventare enti che stanno dalla parte del cittadino, che agiscono per tutelare la salute, l’ambiente, il territorio. Il vero patrimonio dello stato!
Si è creato dapprima un testo unificato delle proposte di legge 1945-De Rosa, 110-Bratti e 68-Realacci in cui sono state recepite le varie richieste dei gruppi politici. Non ci siamo posti limiti particolari e abbiamo chiesto di inserire tutto quello che ci sembra potesse migliorare la situazione attuale delle agenzie ambientali. Quasi tutte le nostre richieste sono state accolte, siamo quindi soddisfatti del lavoro svolto e devo fare i complimenti a tutta la commissione ambiente M5S e in particolare Samuele Segoni che si è speso moltissimo per migliorare la norma.
Questo e altri casi dimostrano che non abbiamo paura di lavorare con nessuno se parliamo di proposte e contenuti, senza alleanze ma confrontandosi sui temi, si è arrivati a una votazione all’unanimità in aula che ha pochi precedenti.
Ma cosa abbiamo inserito in particolare nella legge? Ecco un elenco delle prescrizioni tra le più importanti:
  • tra i compiti statuari di ISPRA abbiamo fatto inserire elementi utili per una migliore pianificazione territoriale. Nello specifico ISPRA continuerà ad occuparsi anche di: monitoraggio del consumo del suolo, geologia di base (aggiornamento carta geologica d’Italia), aggiornamento della mappatura e del censimento dei fenomeni franosi italiani;
  • sarà mantenuta la vocazione di ISPRA alla ricerca applicata, invece di trasformarlo in organo puramente tecnico;
  • sarà rafforzata la collaborazione ed integrazione di ISPRA e della rete delle ARPA con altri enti ed organi dello stato, di ricerca e non.
  • sarà rafforzato il carattere di vigilanza, controllo e  ispezione delle agenzie, inserendo il potere di predisporre sanzioni.
  • il personale ispettivo potrà essere attivato anche da segnalazioni di cittadini, associazioni o enti
  • sono stati inseriti degli indirizzi per far tendere il sistema agenziale ai massimi standard tecnico-scientifici internazionali.
  • saranno inseriti dei meccanismi secondo cui avvenga un adeguamento costante degli standard di servizio in base alle criticità ambientali emerse durante i consueti rapporti annuali: altrimenti a cosa serve conoscere le criticità se non predisponiamo adeguate contromisure?
  • nell’ambito della creazione di un database di dati ambientali, abbiamo inserito dei punti per rendere i dati ambientali pienamente accessibili e fruibili a chiunque, anche ai semplici cittadini.
  • per quanto riguarda la rete di laboratori, abbiamo inserito dei vincoli per ridurre al minimo il ricorso a laboratori esterni e norme per rafforzare la rete nazionale di laboratori accreditati e riconosciuti.
  • per quanto riguarda la necessaria introduzione di figure di coordinamento della rete agenziale, abbiamo inserito dei vincoli affinché venga effettuata a costo zero (nessun emolumento, rimborso o gettone)
  • abbiamo inserito dei vincoli per cui figure come i direttori generali ed i presidenti debbano essere necessariamente figure di rilievo per competenza tecnico-scientifica, prive di conflitti di interesse e con altre cariche.
L’unico nostro indirizzo a non essere stato recepito è stato quello di rendere ISPRA e tutta la rete agenziale completamente indipendente dal potere politico nazionale e regionale, sul modello ad esempio della EPA statunitense.
Ora attendiamo il vaglio del senato sperando in una approvazione rapida.

Massimo De Rosa
Portavoce alla Camera dei Deputati
Commissione Ambiente
Per chi vuole approfondire:

17/04/15

Scongiurare il pericolo ambientale della Discarica di Casignana (RC)

Il Ministro dell'‪ Ambiente‬ Gian Luca Galletti si interessi alla discarica di ‪Casignana‬ (RC), al fine di scongiurare il pericolo ambientale derivante dallo sversamento in mare di percolato.
Ormai da mesi il Comitato 'No discarica a Casignana' segnala con insistenza la situazione nella discarica, dove il percolato continua a scorrere verso il vallone Rambotta per poi finire in mare. La commissione straordinaria che gestisce l'impianto smaltisce quotidianamente 60 metri cubi di percolato, ma non basta.
Notizie preoccupanti dei giorni scorsi parlando di mucche e capre viste pascolare entro i confini della discarica, sulle pozze di percolato. È inaudito che una bomba ecologica come quella non venga controllata a dovere. Evidentemente gli sforzi dei commissari non bastano a garantirne la sicurezza.
È incredibile come, nonostante i danni che stanno continuamente provocando le discariche in dismissione, la Regione Calabria continui a puntare sull'entrata in funzione di nuove discariche per risolvere il problema rifiuti. A Casignana la discarica è dismessa ormai da tempo, ma continua ad essere un serio pericolo ambientale per i Comuni limitrofi. Ho interessato il Governo attraverso un'interrogazione parlamentare affinché la situazione possa risolversi una volta per tutte!

Aeroporto Crotone: Il M5S interroga il governo auspicando unità politica

Quali iniziative il Ministro intenda mettere in campo al fine di scongiurare l'ulteriore isolamento e perdita di economie per la ‪Calabria‬ e la città di ‎Crotone‬, ad oggi senza un importante ‪aeroporto‬ e con trasporti su gomma e ‪ferrovia‬ pressoché inesistenti. Lo abbiamo chiesto io, Dalila Nesci e Diego De Lorenzis Cittadino, in un'interrogazione rivolta al ministro dei ‪Trasporti‬ e delle ‪Infrastrutture‬, Graziano Delrio.
Ormai sono da terzo mondo i trasporti della regione, dopo i tagli dei treni a lunga percorrenza disposti dall'allora ad di Trenitalia Mauro Moretti, dopo il recente episodio del viadotto Italia che ha bloccato con danni enormi la circolazione sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, dopo l'ultima vicenda della statale 106 e il fallimento della società aeroportuale di Crotone. È indispensabile, poiché la Regione Calabria ha subito passivamente le decisioni del governo sui nuovi investimenti ferroviari, restandone molto esclusa, che ci sia uno scatto d'orgoglio di tutta la politica e si ricordi al governo che esiste soprattutto la Calabria, che ha dignità e necessità.
La questione dei trasporti della Calabria è prioritaria e deve trovare l'unità delle forze politiche, perché è direttamente legata allo sviluppo, all'emancipazione dalla 'ndrangheta e al futuro dell'intera popolazione.

16/04/15

Statale 106 a Catanzaro: "Delrio ci spieghi i crolli a tre anni dall'inaugurazione"

Il Ministro dei ‪Trasporti‬ Graziano Delrio ci spieghi come sia possibile che la nuova ‪SS 106‬ nel tratto di ‪Catanzaro‬ tra Squillace e Simeri Crichi subisca già dei crolli a soli tre anni dall'inaugurazione.
Sulla vicenda non potevo non presentare un'interrogazione parlamentare. Ci risulta che la commissione esaminatrice nel 2004 aveva bocciato il progetto della variante, ma Anas Spa ha ritenuto comunque di promuoverlo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e si ripercuotono sulle tasche dei cittadini, che sono costretti a pagare più del doppio dei costi previsti, per rimediare agli errori di progettazione che, comunque, erano stati puntualmente segnalati.
È inammissibile che per risparmiare sui lavori di costruzione, si utilizzino materiali inadatti per dare vita a strade e viadotti. A quanto pare per costruire la nuova S.S. 106 sarebbero stati utilizzati gli stessi materiali dei viadotti crollati in Sicilia qualche giorno fa. A farne le spese sono i cittadini, che soffrono l'inefficienza delle infrastrutture.
La modernizzazione e la messa in sicurezza della Statale 106, denominata anche strada della morte per le vittime che ha causato finora, è di importanza strategica per la fascia ionica calabrese, che soffre l'assenza di infrastrutture che consentano trasporti efficienti sull'asse Reggio Calabria–Taranto, sia per ciò che concerne il trasporto su gomma che quello ferrato. La nuova 106 deve essere completata in fretta, ma ciò non giustifica il menefreghismo di chi gioca ancora con la sicurezza de cittadini, spendendo male i soldi della collettività.

15/04/15

Acqua: Sorical non può ricattare i comuni

‪‎Sorical‬ non può ricattare la città di ‪Crotone‬, riducendo a suo piacimento la portata dell'‪‎acqua‬ pubblica. Si tratta di un abuso evidente, che dimostra l'incapacità di trovare una soluzione concreta al conflitto in corso con quel municipio.
I cittadini non possono subire danni per tali ritorsioni del gestore Sorical, poiché non hanno responsabilità amministrative nella vicenda in questione. Nel gennaio 2014 interrogammo il governo sul remoto aumento delle tariffe da parte della Regione Calabria, invece di competenza esclusiva dello Stato. In proposito è stato creato e alimentato un pasticcio, di cui la Regione dovrà darci conto. Vogliamo sapere quanto e per quale servizio paghino i calabresi e qual è il futuro del servizio idrico in Calabria, dal momento che la Sorical, ancora in liquidazione, è affondata.
Al governatore regionale, Mario Oliverio, abbiamo appena chiesto un incontro anche coi dirigenti di competenza, al fine di sapere come, nel concreto, la Regione intenda superare una fallimentare gestione del servizio, che, tra incapacità, debiti, perdite d'acqua e guai giudiziari, rischia di creare altri blocchi in diversi comuni.

Paolo Parentele e Dalila Nesci

14/04/15

Trenitalia riveda i piani di investimento in Calabria


Trenitalia‬ riveda i piani di investimento e di sostegno alla ‪‎mobilità‬ ferroviaria in ‪Calabria‬ che ad oggi è completamente abbandonata!
Anche su questa vicenda ho depositato oggi un’interrogazione ai Ministri dell’‪economia‬, delle infrastrutture‬ e del ‪‎lavoro‬. La Calabria è letteralmente isolata dal resto dello Stivale. Negli ultimi anni Trenitalia ha abbandonato le già carenti infrastrutture e tagliato i treni a lunga percorrenza, investendo soltanto il 5% delle proprie risorse nella nostra regione, dove negli ultimi 20 anni i ferrovieri sono passati da quasi tredicimila a circa duemila. Ora è giunta la notizia che nel piano di assunzioni la Calabria è l’unica regione tagliata fuori, praticamente le ferrovie dello Stato la stanno abbandonando lentamente ed inesorabilmente.
La Calabria avrebbe bisogno di investimenti ed assunzioni che possano rilanciare il sistema ferroviario. Andrebbero rinnovate le infrastrutture, soprattutto sul versante ionico, e studiato un piano serio di investimenti che riallacci la Calabria al resto d’Italia e che renda facilmente raggiungibile una regione che può essere una meta turistica ambita.
Il rilancio della Calabria deve passare per forza da infrastrutture ed assunzioni in un comparto importante come quello dei trasporti. Rendere più facilmente raggiungibile la Calabria, significa darle nuova linfa vitale. La Calabria ha potenzialità enormi nel turismo, ancora purtroppo inespresse anche grazie all’assenza di una visione nel lungo termine da parte della politica. I calabresi sono stanchi di prendere il treno soltanto per scappare via lontano!

La popillia japonica: uno scarabeo asiatico minaccia le piante

Il Governo prenda le dovute contromisure per circoscrivere ed eradicare i focolai, nonché impedire la diffusione della popillia japonica sul territorio nazionale. Sul nuovo scarabeo asiatico che minaccia le piante ho depositato un'interrogazione al Ministro Martina. La popillia japonica è un piccolo scarabeo, di cui si susseguono gli avvistamenti tra la Lombardia ed il Piemonte già da ormai quasi un anno. L'insetto si alimenta di oltre 300 specie vegetali ed è capace di mettere a serio rischio piantagioni agricole di rilevante importanza come quelle di melo, pesco, mais e vite.

Nel 2004 negli Stati Uniti i danni provocati dallo scarabeo superavano i 450 milioni di dollari. In Italia e nell'Unione Europea bisogna evitare che si ripetano le esperienze della xylella fastidiosa degli ulivi e del cinipide del castagno, che troppi danni hanno arrecato alla nostra agricoltura. Con la popillia japonica il rischio è ancora maggiore, visto che gli adulti attaccano foglie e frutti, mentre le larve rodono le radici.

Bisogna correre immediatamente ai ripari sentendo i pareri degli enti di ricerca e gli Istituti Zooprofilattici per elaborare una strategia che preveda un intervento diretto sullo scarabeo asiatico. In America, nonostante il piccolo scarabeo sia comparso già da tempo, non sono riusciti ancora ad eradicarlo. Bisogna unire gli sforzi per eliminare il pericolo, magari trovando rimedi che non contemplino l'uso massiccio di insetticidi chimici.

13/04/15

Lo spot di McDonald's contro le pizzerie è scorretto!

L'ultimo spot di McDonald's contiene una serie di informazioni distorte che vanno corrette per non indurre in errore i consumatori che hanno buone abitudini alimentari, questo è quanto ho scritto in un'interrogazione al Ministero dello sviluppo economico e al Ministro della Salute per far luce su questa nuova pubblicità del colosso americano.
Nel video di 20 secondi si vede il cameriere di una pizzeria che chiede a una giovane coppia con bambino che tipo di cosa vogliano ordinare. Mentre mamma e papà appaiono indecisi, la richiesta è girata al piccolo che senza pensarci urla: "Happy Meal". Dopo questa risposta la scena cambia, e la famiglia festeggia la scelta; il bambino in pizzeria che nello spot di McDonald's chiede un Happy Meal è scorretto perché discredita la categoria dei pizzaioli, induce in errore sulle corrette abitudini alimentari dei bambini, abusa dei naturali sentimenti dei genitori verso i figli, e gioca sulla naturale credulità e mancanza di esperienza dei piccoli in materia alimentare.
La pubblicità televisiva influenza moltissimo i bimbi nelle preferenze alimentari, non solo come consumatori da blandire ed educare, ma anche come canale tra il mercato del consumo e la famiglia: secondo alcune ricerche USA nel 2004 i bambini da 4 a 12 anni hanno determinato 330 miliardi di dollari di spese adulte e ne hanno influenzato altri 340.
In Italia, né il Codice di Autoregolamentazione Tv e minori, né la legge n. 122 del 1998, né la successiva Legge Gasparri, né il recente Codice di Consumo, hanno dettato disposizioni specificamente rivolte alla regolamentazione della pubblicità di prodotti alimentari. Infatti, i citati provvedimenti legislativi e autoregolamentari non si sono mai preoccupati dei danni derivanti dalla proposizione mediatica di modelli alimentari scorretti, nella convinzione che fosse sufficiente tutelare bambini ed adolescenti dagli spot dei prodotti da fumo e degli alcolici. Pertanto, si fa riferimento alle normative comunitarie che definiscono principi, parametri minimi e disposizioni specifiche a tutela dei minori, come il divieto di inserire la pubblicità nei programmi di cartoni animati.
Con la nuova interrogazione del M5S cercheremo di capire quali iniziative di natura normativa il Governo intenda intraprendere al fine di regolamentare la pubblicità di prodotti alimentari tutelando la salute dei consumatori ed introducendo misure specifiche per i minori.

Criminalità a Catanzaro: "Parteciperò alla manifestazione di Libera"

Se Catanzaro scenderà in piazza per urlare il proprio sdegno verso l'escalation criminale che i cittadini stanno subendo, io ci sarò. Catanzarese tra i catanzaresi, senza bandiere o simboli. 
Accolgo con entusiasmo l'invito alla manifestazione che Libera Catanzaro intende organizzare per venerdì 24 aprile.
La 'ndrangheta sta facendo sentire con forza la propria presenza in città. I catanzaresi non dovranno limitarsi a scendere in piazza, ma dovranno prendere le distanze nella vita di tutti i giorni dalle logiche malavitose che da troppo tempo predominano sui tre colli.
A dicembre scorso ed a febbraio, ho incontrato il Prefetto di Catanzaro, affrontando nel dettaglio il tema della sicurezza in città. Abbiamo messo sul tavolo le nostre proposte, che vanno aldilà di un sistema di video sorveglianza troppo invasivo, ma anche cercando di accompagnare le politiche sociali a quelle di repressione e controllo. Sicuramente riteniamo determinante l'impegno dei cittadini, che devono segnare la differenza tra malavita e legalità, anche attraverso le proprie scelte nelle urne. La politica tradizionale, infatti, si è spesso servita degli accordi con le 'ndrine per affermare i proprio consenso, prova ne sono i sempre più numerosi comuni sciolti per infiltrazioni mafiose in Calabria. I partiti dovrebbero prevenire determinati rischi, evitando di candidare indagati e condannati, invece che far finta di curare facendosi pubblicità attraverso una finta lotta alla criminalità organizzata.
La sicurezza in città deve essere garantita dallo Stato, che deve far sentire la propria presenza, e dagli enti locali che devono arginare l'emergenza anche attraverso un'attenta gestione delle politiche sociali, completamente assenti in città. Catanzaro e la Calabria hanno un duro lavoro da portare avanti per tentare di annientare una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo. Se l'inversione di tendenza partirà dai cittadini, la politica non potrà restare indifferente.

09/04/15

Etichettatura alimentare: la storia sulle mancanze del governo Renzi continua...

Come noto, dal 13 dicembre 2014 è divenuto applicabile il regolamento (UE) 1169/2011 e, con esso, è venuta, a mancare l'obbligatorietà di indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione alimentare per i prodotti realizzati e commercializzati in Italia, considerato che il Governo italiano non ha provveduto a notificare, nei termini stabiliti alla Commissione europea, la volontà del mantenimento di tale prescrizione pur avendo, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, annunciato il 21 dicembre 2014, di aver chiesto al Ministro dello sviluppo economico di ripristinare l'obbligo in parola.
Il regolamento (UE) n. 1169/2011, oltre ad uniformare le regole a presidio dell'informazione dei consumatori in relazione agli alimenti all'interno del mercato unico europeo, ha introdotto, altresì, l'obbligo di indicazione dell'eventuale presenza di allergeni nelle etichette degli alimenti preconfezionati e l'opportuna comunicazione ai consumatori anche quando gli alimenti sono venduti al dettaglio o somministrati, ad esempio, in bar o ristoranti.
Il regolamento de quo ha superato molte delle previsioni di cui al decreto legislativo n. 109 del 1992, tuttavia, ad oggi, non è ancora disponibile la normativa nazionale di applicazione e permane quindi estrema incertezza tra gli operatori sui tempi e sulle modalità di effettiva applicazione delle disposizioni comunitarie nonché su quali sanzioni debbano essere applicate per la violazione degli adempimenti in esso previsti.
Il regolamento italiano con legge 6 agosto 2013, n. 96 (articolo 2), ha delegato l'Esecutivo ad emanare un decreto legislativo per stabilire le sanzioni in relazione al nuovo regolamento (UE) n. 1169/2011, ma fino a quando le disposizioni sanzionatorie non saranno in vigore, le autorità di controllo saranno prive di poteri sanzionatori per la violazione delle nuove norme, come pure di quelle preesistenti in tema di etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari, fatto salvo quanto scritto e ribadito, sui prodotti venduti sfusi e i preincarti.

Il Ministero dello sviluppo economico, in data 6 marzo 2015 ha pubblicato una circolare specificando che, «nelle more dell'adozione della disciplina sanzionatoria», è ancora possibile applicare la gran parte delle sanzioni previste all'articolo 18 del decreto legislativo 109 del 1992. Allegata alla circolare, vi è una «tabella di concordanza» che associa le sanzioni del vecchio decreto 109 del 1992 alla violazione delle norme contenute nel successivo regolamento (UE) n.1169/2011 in palese contraddizione con il principio di stretta legalità, cristallizzato nell'articolo 25 della Costituzione della Repubblica italiana. Tale principio – declinato sia nel codice penale sia nella legge 689 del 1981, sul procedimento sanzionatorio amministrativo – esclude la possibilità di applicazione delle norme «per analogia»: il fatto che dà luogo all'applicazione della pena deve essere previsto in modo «espresso» in un atto avente forza di legge.
In questa situazione di «vacuum legis» risulta molto grave la situazione dei consumatori allergici e dei celiaci, ancora privi di effettiva protezione non solo sui prodotti alimentari in vendita (imballati, sfusi e preincartati), ma soprattutto su alimenti e bevande somministrati nei bar e pubblici esercizi, ristoranti, mense e nel mondo del catering. Anche in questo caso mancano opportune sanzioni: il Ministero della salute si è limitato a precisare, con circolare del 6 febbraio 2015, i doveri di informazione ai consumatori a carico di pubblici esercenti e ristoratori.
In data 14 novembre 2014 ho già depositato l'interpellanza urgente n. 2-00743 chiedendo al Governo di notificare alla Commissione europea la volontà di legiferare per mantenere l'obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione e confezionamento dei prodotti alimentari. In tale sede il Governo ha risposto che non essendovi una legge ad hoc, non si sono potuti adattare i provvedimenti richiesti nell'interpellanza urgente. Preso atto dell'inerzia del Governo, ho presentato, in data 2 dicembre 2014, con i colleghi del M5S, una proposta di legge n. 2762 ed ho chiesto ai cittadini di far sentire la propria voce, attraverso una lettera indirizza al Presidente del Consiglio, al Ministro dello sviluppo economico e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. In 10.000 hanno accolto l'invito, ma il Governo, allo stato attuale, sembra aver ignorato tale appello.

Il 6 febbraio 2015, il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico rispondendo all'interpellanza urgente n. 2-00818 di cui sono cofirmatario ha affermato che:
«gli uffici competenti del Ministero dello sviluppo economico hanno avviato i lavori per mettere a punto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previsto dal decreto legislativo n. 109 del 1992, per l'aggiornamento dello stesso alla luce dell'avvenuta applicazione del regolamento (UE). Riguardo il quadro sanzionatorio, gli uffici del Ministero dello sviluppo economico hanno messo a punto una bozza di decreto legislativo concernente proprio la disciplina delle sanzioni da applicare in conseguenza della violazione delle disposizioni del regolamento, aggiornata alla luce delle osservazioni raccolte in occasione del tavolo di confronto. Il provvedimento sta per essere emanato. Riguardo al quesito concernente la questione su come intenda far fronte all'obbligo di comunicazione dell'eventuale presenza di allergeni negli alimenti venduti o somministrati in ristoranti, si precisa che tale modalità è già contenuta nella bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di aggiornamento del decreto legislativo n. 109 del 1992 e dovrà essere formalmente condiviso con il Ministero della salute, Dicastero concertante nell'emanazione del detto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri».

Da tempo il MoVimento 5 Stelle denuncia i colpevoli ritardi del Governo nell'introdurre norme applicative e sanzionatorie, e così pure l'inerzia dei controllori rispetto a illeciti diffusi sui prodotti venduti sfusi. Allo stato attuale, molte delle nuove etichette dei prodotti venduti sugli scaffali dei supermercati sono palesemente non conformi.
In un articolo dello scorso 22 febbraio de Il Fatto Alimentare è stata pubblicata una lista di errori più frequenti riportati in etichetta:
a) la dicitura «farina 0», «farina tipo 00» o «farina integrale» non basta, perché il numero («0» oppure «00» come pure la tipologia «integrale») esprime la granulometria dello sfarinato, ma può riferirsi a qualsiasi cereale o legume. Se il prodotto contiene grano o frumento bisogna scriverlo ed evidenziarlo;
b) la frase «contiene frutta secca con guscio» è insufficiente. Le persone allergiche alle noci devono poter trovare il nome per esteso e in evidenza sulla lista ingredienti in etichetta. Altrettanto dicasi per mandorle, nocciole, pistacchi, arachidi, noci di acagiù (o anacardi), noci di pecan, noci del Brasile, noci macadamia;
un discorso analogo riguarda i prodotti con glutine. Visto che diversi cereali lo contengono occorre citare separatamente le diverse specie: grano, farro, grano khorasan, segale, orzo, avena;
quando sulla confezione troviamo la scritta: «pangrattato», «margarina», «formaggio (...)» «cioccolato», «confettura di (... )» occorre essere più precisi perché si tratta di ingredienti composti. In questo caso il nome deve essere abbinato ai componenti minori riportati tra parentesi, in ordine decrescente, evidenziando in grassetto o con un altro metodo grafico gli eventuali allergenici;
anche la scritta «prodotto in uno stabilimento dove si lavorano/dove sono presenti (...)» non basta. L'operatore responsabile deve assicurare un'informazione esatta indicando eventuali lavorazioni in atto nelle vicinanze, non previste dal regolamento UE 1169/11, possono semmai costituire oggetto delle valutazioni di cui in seguito;
«contiene/può contenere... (di tutto e di più, ndr)», «cartello unico degli ingredienti...». L'impiego di elenchi generici e tendenzialmente omnicomprensivi rispetto alla lista degli ingredienti allergenici di cui in Allegato II del reg. (UE) 1169/11 può venire considerato, da parte degli ispettori pubblici, come inadempimento dei doveri di autocontrollo a carico degli operatori ed esercenti;
la presenza in etichetta della parola «Allergeni» seguita da alcuni ingredienti allergici non è prevista dal regolamento, perché può indurre il consumatore a credere che l'elenco consideri oltre alle sostanze previste nella norma europea anche altre come: aglio, fave, alcuni additivi e/o loro supporti, spezie.

Alla luce di tutte queste mancanze da parte del governo ho presentato altre due interrogazioni parlamentari chiedendo al ministro dello sviluppo economico di assumere urgentemente iniziative volte a definire le norme relative alle sanzioni da applicare agli operatori che non ottemperano agli obblighi previsti dal regolamento (UE) 1169/2011 in materia di fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, al fine di dotare le autorità preposte ai controlli di degni strumenti necessari a garantire la corretta applicazione delle disposizioni in esso contenute. Inoltre ho chiesto di notificare una volta per tutte alla Commissione europea la volontà di mantenere l'obbligo di indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione alimentare per i prodotti realizzati e commercializzati in Italia.
I cittadini hanno il diritto di conoscere lo stabilimento in cui viene prodotto il loro cibo e l'eventuale presenza di allergeni o prodotti che possano danneggiare la propria salute. Il Governo non può continuare a rimanere indifferente di fronte a tutto questo, ne va della salute di tutti.

Terzo Settore, stanno dando in pasto alla finanza lo stato sociale

La nostra posizione
Elevare la tutela dei diritti sociali e civili non dovrebbe spettare al Terzo Settore il quale, invece, avrebbe il compito di contribuire all'elevazione di questi diritti affiancando lo Stato, non sostituendolo come si fa con questa Riforma.

Cos’è il Terzo Settore
Questa la critica di fondo che rivolgiamo alla Legge Delega sul Terzo Settore, una galassia composta da onlus, fondazioni bancarie, cooperative, associazioni. Le istituzioni non profit tra soggetti impiegati, indotto e volontario coinvolge circa 10 milioni di cittadini. Le cooperative sociali, pur essendo il 4% del totale, danno lavoro al 38% di dipendenti e lavoratori esterni.In Italia il settore conterebbe circa 355 mila organizzazioni, con 2,2 milioni di lavoratori e un fatturato di circa 200 miliardi (dimensione simile all’intero settore delle costruzioni).

Le criticità
Lo scheletro di questa legge delega non riforma il Terzo Settore, ma lo stravolge trasformando, attraverso l'utilizzo forzato del concetto di impresa sociale, il non profit in profit: si finanziarizzano i bisogni e si delegano sempre più all'esterno le competenze (coop, onlus,etc) dello Stato, assegnando con fondi pubblici uno sconfinato campo di attività sociali e culturali a soggetti privati che potranno distribuire gli utili. Soggetti nei cui confronti mancheranno adeguati strumenti di controllo e verifica e che entreranno nel mercato in un regime di concorrenza sleale (onlus, coop, associazioni godono di regimi fiscali agevolati, al contrario delle tradizionali aziende concorrenti).
Con questa Riforma il non profit diventerà solo un ricordo e gli obiettivi primari delle imprese sociali saranno business e profitto, senza che siano stati posti freni alle potenziali operazioni speculative delle imprese sociali.

E qui veniamo  al capitolo dei controlli: la Riforma non prevede la possibilità di avvalersi dell'Anac, come da noi richiesto, per il controllo degli enti del terzosettore. Non saranno assoggettabili alla Legge 190 (anticorruzione) nemmeno i grandi enti, che gestiscono milioni di euro per conto della Pa. Il sistema di controlli sarà affidato al ministero del Lavoro (quello guidato da Poletti, ex presidente delle Coop) il quale, viste le ridotte risorse destinate a questa attività, non sarà in grado di mettere in campo un sistema di accertamento efficace. A nostro parere la creazione di un'agenzia o di un'authority di controllo sul comparto è una necessità, ma il Pd e company non la pensano così.

Conseguenze della Riforma
Prosciugamento dello stato sociale, assenza di controlli adeguati, affari in vista per i grossi consorzi (cooperative in testa), con il ministro competente in materia che è Poletti, quello della Legacoop e della cena con Buzzi. A proposito di Buzzi: Mafia Capitale è solo uno dei tanti casi che spuntano come funghi in tutta Italia sull'intreccio illegale cooperative (associazioni, consorzi: la ragione sociale ormai conta relativamente)-partiti, al quale in molti casi si aggiungono anche la criminalità e le mafie. Tutti uniti in nome di una sacra parola: appalto. Tu partito mi porti soldi, io ti porto gente ai gazebo delle primarie e se posso ti faccio piazzare persone (magari sottopagate) nell'azienda. E poi capita anche che la commessa finisca in subappalto a un'azienda gestita dalla criminalità organizzata. Un circolo vizioso e, allo stesso tempo, un vortice.

Batteriosi del Kiwi: ecco la risposta alla nostra interrogazione del Ministro Martina

Risposta del Governo — Con riferimento all'interrogazione del deputato Parentela (M5S), concernente la problematica relativa al cancro batterico dell'actinidia, più conosciuto come Kiwi, causato da pseudomonas syringae pv. actinidiae, riferisco quanto segue.
Il batterio pseudomonas syringae pv. actinidiae, organismo nocivo di origine asiatica, è stato segnalato per la prima volta in Italia nel 1994, nella provincia di Latina, non facendo però registrare considerevoli danni alle colture di actinidia.
Solo recentemente è stato riscontrato un ceppo più aggressivo del batterio che determina danni rilevanti agli actinidieti e, in particolare, alla cultivar a polpa gialla, più sensibile alla malattia. Ad oggi, la batteriosi interessa tutti i principali Paesi produttori di actinidia.
Sulla base delle segnalazioni relative alla diffusione e ai danni ingenti provocati in Italia dal pseudomonas syringae pv. actinidiae, il segretariato dell'organizzazione europea e mediterranea per la protezione dei vegetali (EPPO) ha inserito, alla fine del 2009, il succitato patogeno nell’alert list.
Rilevo che, l'emergenza derivante dalla diffusione del batterio è stata, inoltre, discussa in sede di comitato fitosanitario nazionale al fine di individuare gli strumenti normativi più idonei per regolamentare il commercio di vegetali di actinidia e definire adeguate strategie di lotta al batterio.
In merito, è stato emanato un primo provvedimento di lotta obbligatoria alla batteriosi, il decreto ministeriale 7 febbraio 2011, che definisce in dettaglio i requisiti per la produzione di vegetali sensibili (disciplinare di produzione vivaistica) e le misure fitosanitarie da adottare sul territorio in seguito all'individuazione di focolai della batteriosi.
In base al citato decreto, i servizi fitosanitari regionali devono effettuare indagini ufficiali annuali volte ad accertare la presenza del cancro batterico nei territori di competenza e notificare immediatamente al servizio fitosanitario centrale la presenza del batterio in una parte del proprio territorio in cui tale presenza non era stata ancora riscontrata. I Servizi regionali, a seguito delle predette indagini, istituiscono nei territori di competenza le aree contaminate, le aree di contenimento e le relative aree di sicurezza, dove adottare le misure fitosanitarie identificate.
La problematica è stata portata anche all'attenzione del comitato fitosanitario permanente di Bruxelles, con l'obiettivo di definire misure comuni per la lotta al pseudomonas syringae pv. actinidiae a livello di Unione europea.
Infatti, la direttiva 2000/29/CE, che rappresenta il riferimento normativo per il settore fitosanitario, non prescrive che vegetali e prodotti vegetali di actinidia spp siano sottoposti ad ispezione fitosanitaria nel luogo di produzione o nel paese d'origine per poter essere, rispettivamente, spostati o introdotti nel territorio dell'Unione.
A tale riguardo, preciso che, gli esperti del servizio fitosanitario nazionale hanno elaborato, in collaborazione con i ricercatori del CRA-PAV di Roma, un pest risk analysis che è stato presentato agli Stati membri nel corso della riunione dei comitato fitosanitario permanente.
È stata, pertanto, emanata la decisione 2012/756/UE del 5 dicembre 2012, relativa alle «misure per impedire l'introduzione e la diffusione nell'Unione di pseudomonas syringae pv. actinidiae» che stabilisce prescrizioni specifiche per la produzione e l'importazione di actinidia nell'Unione europea.
Tale provvedimento è stato recepito nell'ordinamento nazionale con il decreto ministeriale 20 dicembre 2013, che ha inoltre sostituito il precedente decreto ministeriale di lotta obbligatoria.
Infine, preciso che l'attuazione sul territorio nazionale delle disposizioni contenute nelle norme fitosanitarie è competenza dei servizi fitosanitari regionali, che svolgono pertanto una periodica attività di monitoraggio nelle aree produttive e di ispezione presso le attività vivaistiche, impartendo, altresì, prescrizioni obbligatorie e curando la divulgazione di strategie di profilassi e difesa fitosanitaria.

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali: Maurizio Martina.
LEGGI ANCHE:
- Batteriosi del Kiwi: salvaguardare il comparto frutticolo

08/04/15

A Lamezia Terme (CZ) ci sarà una lista a 5 stelle!

Venerdì prossimo a Lamezia Terme presenteremo ufficialmente la lista del MoVimento 5 Stelle e il nostro candidato a Sindaco Giuseppe D'Ippolito​.
La conferenza stampa si svolgerà presso il social point M5S da poco aperto in via Piave n. 65. All'iniziativa, che vedrà anche la presentazione della lista dei candidati consiglieri, parteciperò anch'io insieme a Dalila Nesci​. Riferiremo il nostro impegno parlamentare in favore del territorio, sempre al di fuori delle logiche affaristiche e di complicità che hanno unito maggioranze e opposizioni, in particolare a Lamezia Terme, luogo pure strategico per gli equilibri politici su scala nazionale. Invertire la rotta è l'obiettivo del MoVimento a partire da Lamezia Terme, già diventata una sorta di laboratorio per la condivisione.
Reddito di cittadinanza, riduzione delle spese del municipio e governo insieme ai cittadini sono i pilastri del nostro programma locale, che guarda alle specifiche necessità dei cittadini ma senza dimenticare il grave disagio di tutte le famiglie italiane, cui i partiti tradizionali hanno tagliato diritti e servizi aumentando povertà e disperazione.
Il nostro progetto è chiaro. Se avremo la maggioranza, il Comune di Lamezia Terme non potrà più agire ignorando le esigenze reali delle persone ne' il crescente bisogno di partecipazione alle decisioni amministrative.

Un grande in bocca al lupo ai nostri attivisti lametini!
A riveder le stelle!

04/04/15

Energy Drink:"Vengano inseriti in uno schema di sorveglianza"

Due mesi fà ho chiesto al Governo se non ritenga opportuno dotarsi di un sistema di sorveglianza grazie al quale tutti i casi di possibili eventi indesiderati derivanti dall'assunzione di energy drink possano essere registrati dalle autorità sanitarie locali e nazionali. È quanto ho scritto in un'interrogazione al Ministro della Salute Betrice Lorenzin e ad oggi non ho ottenuto risposta. Negli ultimi anni il consumo di energy drink è aumentato considerevolmente, ma non si sono considerati i danni collaterali che possono essere causati dalla loro assunzione indiscriminata. Il M5S chiede che anche in Italia, esattamente come avviene in Francia ormai dal 2009, vengano inseriti in uno schema specifico di sorveglianza, in modo che i casi di effetti indesiderati, che in taluni casi possono portare alla morte, possano essere studiati più approfonditamente per capirne meglio i rischi concreti connessi all'assunzione.
I medici di tutto il mondo sono preoccupati dal crescente consumo di questo genere di bevande, soprattutto tra giovani e sportivi, e stanno allarmando le autorità preposte affinché vi sia un maggiore controllo sul loro utilizzo. Il rischio connesso agli energy drink aumenta vertiginosamente se associati all'alcool. La moda del momento è il consumo di cocktails che possono diventare mortali. Il Governo italiano non può restare inerme a guardare per paura di toccare gli enormi interessi che alcune multinazionali posseggono su un mercato in continua espansione.
Il Governo provveda immediatamente a considerare una opportuna regolamentazione degli energy drink, così da scongiurare rischi per la salute legati all'assunzione di tali bevande.

Oggi sulla possibile pericolosità degli energy drink ne parla anche il Fatto quotidiano.

01/04/15

Sul castello di Carlo V di Crotone vogliamo risposte!

In data 11 febbraio 2014, ho presentato un'interrogazione parlamentare, la 5-02107 in merito al progetto di riqualificazione del castello Carlo V di Crotone.
Nella mia interrogazione, esprimevo più di qualche perplessità in merito al progetto, che avrebbe mutato completamente ed irrimediabilmente il volto del castello. I lavori di ristrutturazione, sarebbero dovuti essere finanziati dai fondi europei denominati “Poin attrattori”. Da allora nulla si è fatto ed i fondi sono scaduti.
È notizia di pochi giorni fa, che la commissione europea avrebbe espresso parere positivo ad un progetto del Comune di Crotone, rifinanziando i lavori di riqualificazione con 10 milioni di euro. A nessuno, però, è dato sapere quale sia il progetto approvato in sede europea. Se, dunque, si è nuovamente chiesto un finanziamento per il vecchio progetto, oggetto dell'interrogazione parlamentare, o se il Comune abbia proposto una diversa proposta di riqualificazione.
Ad oggi, quindi, appare più che mai urgente sollecitare la risposta alla mia vecchia interrogazione, anche perchè le diverse richieste di accesso agli atti presso il comune di Crotone non hanno sortito l'effetto sperato.
Il nostro auspicio è che nel riqualificare la struttura, venga mantenuto il volto originario del castello e che non vi siano interventi che possano minare l'importanza storica che, anche dal punto di vista strettamente estetico, il castello riveste.
Non so per quale motivo, il ministero dei beni archeologici stia tentando in tutte le maniere di smembrare le più importanti attrattive storiche della città di Crotone stabilendo, insieme a quanto fatto per Capo Colonna, di nasconderne l'importanza o devastarne la bellezza.

#FranceschiniRispondi