30/11/14

Mappiamo i nostri Alberi Monumentali, serve l’aiuto di tutti!

FINALMENTE, lo scorso 23 ottobre 2014 è stato emanato il Decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con l’istituzione dell’elenco degli alberi monumentali previsto dalla legge n. 10 del 2013.
Abbiamo chiesto notizie con apposite interrogazioni sin dallo scorso mese di ottobre 2013 denunciando i gravi rischi per la conservazione degli alberi monumentali derivanti dalla mancata applicazione della legge 10 e in particolare dal mancato avvio delle operazioni censuarie previste.
Ci sono voluti 22 mesi – molti di più dei 6 stabiliti dall’articolo 7 della legge 10/13 – solo per definire i principi ed i criteri direttivi per il loro censimento.

Il 14 gennaio del 2013, allo scadere della precedente legislatura, infatti, è stata approvata la legge n. 10 contenente norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, all’interno della quale sono state inserite delle disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.
L’articolo 7 della legge 10 introduce una prima definizione normativa, valida per l’intero territorio nazionale, di albero monumentale, o meglio individua le tipologie di alberi ad alto fusto isolati, facenti parte di formazioni boschive naturali o artificiali e inseriti all’interno di complessi architettonici di valore, e i filari e le alberate, ai quali è possibile riconoscere l’attributo di monumentale, al termine dell’attività di censimento.

Rispetto al censimento, la legge 10 del 2013 ha stabilito un procedimento articolato che coinvolge i comuni, le regioni e il Corpo forestale dello stato, del quale il decreto del 23 ottobre ha definito finalmente, in modo più dettagliato, le modalità, i tempi e i criteri operativi.
L’articolo 2 del decreto del 23 ottobre prevede l’istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia affidandone la gestione all’Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato che ha competenze in materia di monitoraggio ambientale. Ma questo elenco deve essere il risultato di un processo che parte dal basso, o meglio dagli elenchi degli alberi monumentali che i comuni predispongono sulla base di un censimento effettuato a livello comunale e che, di seguito, le regioni raccolgono all’interno di appositi elenchi regionali.
L’articolo 3 del decreto detta i tempi delle operazioni stabilendo che, entro il 31 luglio 2015, i Comuni, sotto il coordinamento delle regioni, provvedono ad effettuare il censimento degli alberi monumentali, e che le regioni predispongono gli elenchi regionali sulla base delle proposte provenienti dai comuni.
Agli articoli 2 e 3, il decreto stabilisce che gli elenchi regionali – se già istituiti ai sensi della normativa regionale di tutela e valorizzazione degli alberi monumentali – restano validi fino al 31 dicembre del 2015, e che sono oggetto di una revisione attraverso la quale accertare la rispondenza ai criteri per l’individuazione degli alberi monumentali dettati dal decreto. Su questo aspetto va osservato che nel decreto non viene stabilita alcuna relazione esplicita tra le attività censuarie affidate ai comuni e l’adeguamento di elenchi eventualmente già istituiti.

Ciò deve far a ritenere che i comuni debbano, in ogni caso, effettuare il censimento degli alberi e che, parallelamente, le regioni facciano una revisione degli elenchi esistenti. Su questo è opportuno prestare la massima vigilanza rispetto a due rischi. Bisogna scongiurare la possibilità che le regioni, chiamate a coordinare le attività dei Comuni, facciano prevalere la tesi che possa essere sufficiente il solo adeguamento degli elenchi esistenti, laddove ci sono. E con la stessa ottica è necessario far prevalere una interpretazione restrittiva del decreto, in base alla quale possono essere fatti salvi ed eventualmente adeguati soltanto gli elenchi istituiti ai sensi della normativa regionale di tutela e valorizzazione degli alberi monumentali, e non – come pure  esistono – elenchi fatti in base a normative con finalità diverse o comunque più estese e generiche. Per operare una valutazione delle normative regionali vigenti è utile consultare la scheda pubblicata sul sito del Corpo Forestale dello Stato.


La scheda offre una prima classificazione delle leggi regionali vigenti distinguendo quelle che contengono una normativa specifica per la tutela e la valorizzazione degli alberi monumentali da quelle che dettano norme specifiche per alcune tipologie di alberi, da quelle che contengono disposizioni generiche sulla protezione della flora con riferimenti agli alberi monumentali e da altre ancora che non contengono alcun riferimento agli stessi alberi monumentali. Alla luce di queste informazioni, è possibile individuare le (non molte) regioni nelle quali – qualora le stesse leggi abbiano previsto la compilazione di un elenco degli alberi monumentali – si debba procedere, in ogni caso parallelamente alle attività censuarie dei comuni, alla revisione degli stessi elenchi.

Le ragioni per le quali è opportuno che i Comuni eseguano il censimento vanno al di là dell’adempimento di quanto prescritto dalla normativa. Il riconoscimento, e la conseguente azione di tutela, del patrimonio naturale – del quale gli alberi monumentali sono una delle componenti più preziose e delicate – sono funzioni fondamentali che le nostre amministrazioni comunali devono svolgere. E questa operazione di riconoscimento di una parte fondamentale del nostro patrimonio può essere concepita ed organizzata non come una attività burocratica svolta da funzionari pubblici, con procedure standardizzate e al riparo dallo sguardo dei cittadini. Su questo punto, l’articolo 3 del decreto precisa che “il censimento sarà realizzato dai comuni stessi sia mediante ricognizione territoriale con rilevazione diretta e schedatura del patrimonio vegetale sia a seguito di recepimento, verifica specialistica e conseguente schedatura delle segnalazioni provenienti da cittadini, associazioni, istituti scolastici enti territoriali, strutture periferiche del Corpo Forestale dello Stato – Direzioni regionali e Soprintendenze competenti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.”
Nei successivi articoli 4 e 5 del decreto viene riproposta la definizione di albero monumentale contenuta nella legge 10 e sono definiti i criteri da utilizzare per attribuire i criteri di monumentalità che sono:

-       il pregio naturalistico legato all’età e alle dimensioni e/o alla forma e al portamento,
-       il valore ecologico,
-       il pregio naturalistico legato alla rarità botanica e/o all’architettura vegetale,
-       il pregio paesaggistico,
-       il pregio storico-culturale-religioso.

L’articolo 6 precisa che per le attività di censimento, come anche per la revisione e l’aggiornamento di elenchi fatti precedentemente, vada utilizzata una scheda di identificazione che consenta, attraverso l’elenco nazionale, di mettere a disposizione dati e informazioni sugli alberi monumentali omogenei e dunque comparabili. Allo stesso modo, il decreto adotta la scheda che i soggetti possono utilizzare per segnalare alberi monumentali al fine del loro inserimento negli elenchi.
L’articolo 7 definisce il processo che va dalla trasmissione dell’elenco predisposto dal comune alla redazione, da parte del Corpo Forestale dello Stato, dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia. Il primo passaggio è rappresentato dall’invio regione dell’elenco comunale – corredato dalle schede di identificazione e del materiale documentale e fotografico raccolto – con il quale il comune propone l’attribuzione del carattere di monumentalità agli alberi compresi nello stesso elenco. Nei novanta giorni successivi all’invio, dopo un’apposita istruttoria, la regione provvede a deliberare sull’iscrizione nell’elenco regionale degli alberi, per i quali il comune ha presentato la proposta.

Al termine di questa fase – e una volta ricevuti gli elenchi di tutti i comuni – l’elenco regionale viene redatto e trasmesso al Corpo forestale dello Stato che ha il compito di verificare il rispetto dei criteri di monumentalità precisati dal decreto, di redigere l’elenco degli alberi monumentali e – aspetto da non trascurare – e di implementare un archivio informatico delle singole schede di identificazione, aperto alla consultazione e/o all’inserimento dei dati da parte degli enti territoriali interessati. Al termine di questo processo – per il quale occorrerà la piena collaborazione tra le istituzioni ma anche e soprattutto la piena vigilanza da parte dei cittadini – si potrà avere un elenco che aggiorna e supera, non solo gli elenchi predisposti dalle regioni, ma anche il Censimento che il Corpo Forestale, meritoriamente, ha elaborato nel 1982 e mette, tuttora a disposizione dei cittadini, all’interno di questa sezione del sito web.

Per evitare che accada che l’elenco degli alberi monumentali d’Italia resti – come è accaduto al Censimento del 1988 – un documento prezioso, ma non più aggiornato, nel decreto si precisa che detto elenco debba essere aggiornato con cadenza almeno annuale, e che le regioni hanno l’obbligo di comunicare al Corpo forestale dello Stato ogni eventuale variazione.
Gli articoli 8 e 9 contengono delle disposizioni in merito agli effetti giuridici, in termini di maggiore e più estesa tutela, dell’inserimento degli alberi nell’elenco nazionale degli alberi monumentali. Già l’articolo 7 comma 4 della legge 10 del 2013, per questo tipo di alberi, stabilisce che l’abbattimento e le modifiche della chioma e dell’apparato radicale sono realizzabili, dietro specifica autorizzazione comunale, solo per casi motivati e improcrastinabili, in mancanza di soluzioni alternative e comunque previo parere vincolante del Corpo forestale dello Stato. Nei casi nei quali l’abbattimento o la modifica di questi alberi sono dettati dall’incombere di un pericolo imminente per la pubblica incolumità e la sicurezza urbana, il Comune è comunque tenuto a darne immediata comunicazione al Corpo forestale e a predisporre una relazione tecnica descrittiva della situazione e delle ragioni che hanno reso inevitabile l’intervento.

Nell’articolo 9 del decreto si precisa, anche, l’applicazione del meccanismo sanzionatorio introdotto dall’articolo 7 comma 4 della stessa legge 10 del 2013, in base al quale l’abbattimento  o  il danneggiamento  di  alberi  monumentali effettuati – al di fuori dei casi e in mancanza delle autorizzazioni e dei pareri richiamati in precedenza – sono sanzionati, salvo che il fatto non costituisca reato, con il pagamento di  una  somma  da  5.000  a  100.000 euro.
Il decreto, all’articolo 9 comma 3, precisa che questo regime sanzionatorio si applica a partire dal momento in cui il comune formula la proposta di attribuzione del carattere di monumentalità di uno o più alberi, notificandola, con un proprio atto amministrativo, a ciascuno dei proprietari. Ciò significa che per scongiurare il rischio che si possa ancora giocare d’anticipo rispetto all’entrata in vigore di queste misure sanzionatorie – tagliando impunemente, come è accaduto a settembre dello scorso anno, per esempio, nel Comune di Pietraperzia, 51 esemplari di pino – è necessario che i Comuni formulino le proposte di attribuzione della monumentalità notificandole ai proprietari degli alberi.

In conclusione, la legge 10 del 2013, e il decreto attuativo del 23 ottobre, definiscono un percorso che offre a noi tutti l’opportunità di arricchire la conoscenza e di potenziare le forme di tutela di una parte significativa del nostro patrimonio. L’iter descritto nel decreto, probabilmente, non è serrato come avremmo preferito che fosse ed è necessario vigilare affinché le operazioni censuarie vengano effettuate senza indugio, e che si arrivi presto non solo alla compilazione dell’elenco nazionale degli alberi monumentali d’Italia, ma anche alle proposte di attribuzione di monumentalità da parte degli stessi comuni.

Bisogna scongiurare il rischio che non si proceda o che lo si faccia troppo lentamente, e che le regioni tentino di “riciclare”, con piccoli ritocchi, gli elenchi esistenti. Per questa ragione invitiamo tutti a scaricare la scheda da utilizzare e a organizzarsi sia per cominciare a far arrivare nei Comuni le segnalazioni di alberi monumentali, sia per sollecitare le amministrazioni comunali ad avviare senza indugio le operazioni previste.

Clicca QUI per visionare e scaricare il decreto attuativo e le schede che i comuni ed i cittadini devono utilizzare per fare la mappatura.

In Italia, la moda del momento e’ quella di abbattere gli alberi, i Comuni, con la scusa che non ci sono i soldi per fare la dovuta manutenzione dei filari, oppure dei giardini, decidono che e’ meglio abbattere, distruggere il patrimonio arboreo che e’ di tutti i cittadini e non e’ proprietà delle Giunte Comunali. Abbattere per poi ripiantare e’ l’altra follia, vengono distrutti alberi che hanno in media 50 anni, perchè non sono ritenuti idonei al paesaggio urbano, oppure per progetti di riqualificazione delle vie, per poi ripiantare, quando va bene, nuove piante che ci metteranno parecchi anni a diventare belle e utili come solo un albero di diversi anni sa fare !Tutto questo e’ successo troppo spesso, adesso basta , ora i cittadini devono sapere che’ c’e una legge la legge 14 gennaio 2013 , n. 10 che tutela gli alberi monumentali e i filari, li difende da questa pazzia.Distruggere le piante che puliscono l’aria dall’inquinamento che eliminano con la loro presenza i rumori , abbassano la temperatura estiva e danno tranquillita’.Questa legge e’ entrata in vigore e ora i Comuni, con popolazione superiore a 15.000 abitanti, tra le altre cose devono :
  • Porre a dimora un albero per ogni neonato tenendo conto del periodo migliore per piantumare
  • Devono entro un anno, dall’entrata in vigore della legge censire e classificare gli alberi piantati
  • Inoltre due mesi prima della scadenza naturale del mandato il Sindaco dovrà rendere noto il bilancio arboreo del Comune indicando il numero degli alberi piantati rispettivamente al principio e al termine del mandato stesso.
  • Censire gli alberi monumentali, i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale per consentire la loro tutela e la salvaguardia
Abbiamo preparato una mozione (scaricala e presentala nel tuo comune) per richiedere ai comuni che:
  • Si proceda in tempi certi con il censimento degli alberi monumentali, sul territorio comunale.
  • Si avvii una campagna cittadina di informazione riguardante il suddetto censimento degli alberi monumentali e si forniscano ai cittadini e alle associazioni semplici strumenti e assistenza per effettuare segnalazioni in tal senso.
  • Si rendano pubbliche sul sito del comune le segnalazioni di cittadini, associazioni, istituti scolastici, enti territoriali, strutture periferiche del Corpo forestale dello Stato.
  • Si renda altresì evidente nel succitato sito dell’amministrazione comunale l’esito delle segnalazioni ricevute.
Insomma dobbiamo difendere la vita, non dobbiamo più permettere la distruzione del territorio e l’aumento della cementificazione, ora abbiamo dalla nostra la legge, che deve assolutamente essere rispettata per il bene di chi ci sarà dopo di noi.


29/11/14

Legge di stabilità 2015, l'agricoltura ancora ignorata!


Anche in questa legge di stabilità riteniamo insufficienti le misure introdotte a sostegno del comparto primario i cui problemi sono ampiamente noti e vanno dall’aumento dei costi di produzione alle difficoltà di accesso al credito per le aziende agricole.

Eppure sarebbe facile agire concretamente considerato che l’agricoltura è l’unico settore in crescita dal punto di vista dell’occupazione con un trend positivo in grado di generare per il futuro migliaia di ulteriori posti di lavoro,  se calcoliamo anche il ricambio generazionale al quale andrebbe accordato il massimo sostegno da questo governo.

Tra le questioni che si dovrebbero risolvere anche nel mondo dell'agricoltura non poteva mancare la tanto odiata (ma non per tutti evidentemente) burocrazia!
Ed è proprio la burocrazia che sta causando problemi non indifferenti all’agricoltura. Basti pensare che un’azienda agricola italiana per assolvere a tutti gli adempimenti burocratici imposti spende, in media, 2 euro ogni ora di lavoro, 20 euro al giorno, 600 euro al mese, 7.200 euro l’anno.

Il soprannominato SPESOMETRO, provvedimento fiscale italiano che non trova corrispondenze in altri paesi, è una misura penalizzante che accresce la burocrazia, aumenta i costi e rischia di mettere in ginocchio le piccole imprese.
La nostra proposta presentata in commissione bilancio era quella di abolire per i piccoli agricoltori, identificabili da un fatturato annuo inferiore ai 7000 euro, la comunicazione che i soggetti passivi d'IVA devono presentare annualmente all'Agenzia delle entrate.
Mi chiedo....ma come si può per legge essere autorizzati a non conservare registri, e poi, sempre per legge, essere obbligati a comunicare le operazioni rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale??? E’ evidente l’anomalia di una tale situazione...e laddove c'è un anomalia normativa in questo paese c'è sempre qualcuno che ci mangia alla faccia di chi si fa il mazzo lavorando onestamente!

TAGLIA DI QUA E TAGLIA DI LA e ora con questa legge di stabilità si doveva mettere mano anche agli enti di ricerca di questo settore.
Mi riferisco al riordino e la razionalizzazione dell’Istituto nazionale di economia agraria – INEA e del Centro per la ricerca e l’agricoltura – CRA, entrambi enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.
L’accorpamento dei suddetti enti in una unica Agenzia non tiene conto di alcune problematiche quali in particolare il grave dissesto finanziario in cui versa l’INEA, le cui passività passerebbero  totalmente a carico del CRA andando ad incidere negativamente sulle capacità dello stesso di continuare ricerca svolte e riconosciute a livello internazionale.
Oltre al periodo di commissariamento straordinario procederete con altri tagli ai centri per la ricerca e la sperimentazione, con una notevole riduzione delle attuali articolazioni territoriali e una conseguente riduzione degli oneri e delle spese di personale. Senza tutelare i lavoratori e ricercatori dei due enti che, essendo in buona parte precari, potrebbero correre il rischio di non veder rinnovato il proprio contratto a seguito dell’accorpamento, né di mantenere la propria posizione lavorativa all’interno della costituenda Agenzia.
Ancora una volta a correre il pericolo sono i giovani ricercatori che sono l’asse portante di tutta la ricerca nazionale che troppo spesso è relegata agli ultimi posti degli interessi del Governo, tanto da spingere i nostri ricercatori a continuare la propria attività all’estero.
Per noi ora sarebbe fondamentale, a questo proposito, il mantenimento delle attuali graduatorie di
concorso del Centro per la ricerca in Agricoltura per le future assunzioni all’interno del’Agenzia.
E poi visto che all’articolo 12, dispone l’esonero dal versamento dei complessivi contributi a carico dei datori di lavoro per un periodo massimo di 36 mesi con riferimento alle nuove assunzioni a tempo indeterminato, per quale assurdo motivo il governo ha escluso il settore agricolo?

Totale assenza di misure adeguate per introdurre agevolazioni fiscali volte ad incentivare e tutelare le agricolture contadine, indispensabili a promuovere la biodiversità,  modelli socio economici basati su strutture prevalentemente familiari che utilizzano pratiche agronomiche conservative e sostenibili per la nostra salute e il territorio!
Si parla tanto di KM ZERO, filiera corta ma ci si dimentica degli agricoltori contadini ovvero coloro che conducono direttamente i fondi, praticano diversificazioni e avvicendamenti colturali, producono prevalentemente beni rivolti alla vendita diretta presso i mercati locali in circuiti di filiera corta,  e  trasformano le materie prime di esclusiva produzione propria direttamente in azienda o presso la propria abitazione, e che quindi costituiscono un patrimonio e una risorsa da valorizzare oltre il semplice parametro economico!
In mancanza di adeguate agevolazioni, tali realtà agricole, che operano  al di fuori delle logiche di mercato,  rischiano di scomparire a causa dei modelli agricoli dominanti a carattere industriale con gravi conseguenze per le realtà rurali e per la perdita di biodiversità.

Totale assenza di adeguate misure a sostegno dei metodi di produzione biologica...ma perchè questo governo non considera il fatto che il mercato mondiale degli alimenti biologici ha quadruplicato la sua estensione a partire dal 1999 e la superficie destinata alla produzione biologica nell’Ue è più che raddoppiata?
Molte aziende italiane infatti lo hanno capito e stanno convertendo la loro produzione anche al fine di garantire la sicurezza dei consumatori e dei cittadini circa i metodi di produzione biologica,
e quindi sono costrette a rispettare un elevato livello di oneri amministrativi che, unitamente a considerevoli cali nelle rese, almeno nei primi anni di produzione, rendono l’adesione al regime biologico piuttosto complessa.

Per quanto concerne il Piano Assicurativo Agricolo Nazionale, nel corso della precedente annata agraria le compagnie assicurative non hanno concesso polizze agevolate per le fitopatie denominate “mosca dell’olivo”, “cinipide del castagno” e “marciume delle castagne” perché non considerate convenienti e che hanno invece  determinato significative perdite di produzione tali da gettare l’olivicoltura e la castanicoltura in una profonda crisi.

E ora parliamo di uno degli scandali più citati in questa legge di stabilità, mi riferisco all'aumento delle accise sulla birra.
Fa rabbia che proprio in questo settore che dovrebbe essere tutelato visto che ha ottime potenziali di crescita e trend occupazionale rilevante, nell’ultimo decennio l’aliquota delle accise sulla birra è aumentata del 93%, raggiungendo livelli di tassazione tra i più alti di Europa!
Un posto di lavoro nel settore birraio genera:
1 posto di lavoro in agricoltura
1,3 posti di lavoro nel settore degli imballaggi e logistica e marketing
1,3 posti di lavore nella distribuzione
24,5 posti di lavoro nel settore dell'ospitalità come bar, ristoranti, alberghi, pub, ecc..
Con l’aumento dell’aliquota a decorrere dal 1° gennaio 2015, il gettito stimato è di circa 177 milioni di euro all’anno. Inoltre fa rabbrividire il fatto che il sacrificio derivante dall’aumento dell’aliquota dell’accisa sulla birra rischia di non produrre alcun effetto finanziario a fronte della inevitabile riduzione dei consumi!

Ed infine cosa dire riguardo la questione delle accise sul gasolio agricolo.
Toccare al ribasso il gasolio agricolo senza andare a distinguere tra quello destinato alle lavorazioni e quello destinato al riscaldamento delle serre si rischia di non risparmiare realmente e di fare un danno a coloro che hanno già costi di produzione alti.
E' la seconda volta che il governo combina questa porcheria in questa legislatura!

Insomma ancora una volta si è persa l'opportunità di rilanciare concretamente l'agricoltura.
Evidentemente è più importante finanziare i grandi piuttosto che i piccoli e soprattutto è più importante fare le l'expo che occuparsi dei veri problemi dell'agricoltura di questo paese!
Ancora una volta stiamo trattenendo un settore che potrebbe decollare e ridare dignità ritrovare identità a questo paese.

27/11/14

Periferie abbandonate: andrò insieme ai cittadini catanzaresi dal prefetto

Accolgo con entusiasmo l'invito dei miei concittadini dell'Associazione 'Ovroc voltare pagina' a farmi portavoce presso il Prefetto e le autorità competenti, nel tentativo di trovare soluzioni che fermino il completo stato di degrado ed abbandono in cui versano tutti i quartieri periferici dell'intera Città di Catanzaro. Lo affermo in risposta all'invito proveniente dai cittadini del quartiere Corvo, in cui risiedo, sempre più preoccupati a causa del susseguirsi di furti, atti vandalici e microcriminali.

Da cittadino di Catanzaro presente nelle istituzioni ho il dovere morale, prima che politico, di dare voce ai miei concittadini. Il quartiere Corvo rappresenta l'emblema perfetto della situazione che si respira in tutto il Comune di Catanzaro. L'assenza totale delle istituzioni cittadine è fin troppo evidente e rintracciabile anche nella completa incuria in cui i quartieri periferici sono abbandonati.

Non farò la solita sfilata del politico di turno ma ho intenzione di recarmi dal Prefetto nei prossimi giorni insieme ai cittadini del quartiere. Spero di non essere l'unico rappresentante istituzionale del quartiere ad essere presente e che anche i politici di altri schieramenti vogliano seguirmi per dar voce al disagio degli abitanti di Corvo e di tutte le periferie a sud della città.

L'impegno attivo dei cittadini che richiamano le istituzioni deve essere una costante in tutta la città. Il controllo costante sul lavoro dei politici deve divenire il 'modus operandi' di tutti gli italiani che soffrono la totale assenza dello Stato. Il tempo delle deleghe in bianco è finito.

26/11/14

Aethina tumida: riformulare le procedure da attivare!



Ho presentato una nuova interrogazione parlamentare sulla vicenda “Aethina tumida”, il coleottero parassita degli alveari in grado di determinare notevoli danni, dal consumo delle scorte di polline e miele fino ad arrivare alla distruzione dell'intera covata rinvenuto la prima volta alle nostre latitudini nel comune di Gioia Tauro in località Sovereto (RC).
Già nello scorso settembre avevo presentato un atto di sindacato ispettivo, ad oggi senza risposta, chiedendo al Governo di attivare tutte le procedure necessarie per circoscrivere ed eradicare eventuali ulteriori focolai nonché impedire la diffusione del parassita sul territorio nazionale. Non potevo di certo immaginare di spingermi lì dove la lentezza elefantiaca delle politiche nazionali si fonde con l’inadeguatezza dell’azione amministrativa regionale.
Oggi ho chiesto di revocare gli interventi in essere e riformulare le indicazioni in merito alle procedure da attivare a seguito dell’ordinanza del Presidente della Giunta calabrese che, in contrasto con la normativa nazionale vigente, ha disposto la distruzione dell’intero apiario anche in presenza di un unico coleottero all’interno di un solo alveare.
Riporto solo due numeri per dare l’idea delle conseguenze delle decisioni della Giunta regionale:
3000 apiari bruciati ed un danno economico che supera il milione e mezzo di euro e la situazione può solo peggiorare considerando che l’ordinanza non prevede un termine agli interventi di distruzione ma opererà sino alle indicazioni di revoca che saranno disposte dal Ministero della Salute.

La Lorenzin si renderà senz’altro conto della necessità di revocare gli interventi in essere e riformulare le indicazioni in merito alle procedure da attivare per contrastare la propagazione di aethina tumida che al momento ha cominciato a diffondersi anche in Sicilia.

Ben altri sono gli interventi da mettere in atto quali la limitazione del proliferare delle popolazioni tramite le trappole per il controllo degli adulti, i trattamenti larvicidi e non ultimo l’utilizzo della lotta integrata.
Salvaguardare l’ecosistema e la sopravvivenza di apicoltori e apicoltura nel nostro Paese non è solo una scelta responsabile ma genera ricadute in termini di reddito e posti di lavoro specie in una terra come la mia, la Calabria, messa in ginocchio dalla crisi economia e dalle politiche del malaffare.

QUI il testo della nuova interrogazione parlamentare.


LEGGI ANCHE:

21/11/14

NO al taglio degli alberi secolari in Sila!

L’Ente Parco Nazionale della Sila ha predisposto in questi giorni un piano che prevede un taglio boschivo di Pini laricio secolari e faggi proprio all'interno del Parco, in località Macchia dell'Orso, tra i comuni di Mesoraca, Zagarise e Taverna, in piena riserva Naturale dello Stato e Zona 1 del Parco Nazionale in contrasto con la norma riguardante il Parco, che stabilisce che, nella Zona 1 "l'ambiente è conservato nella sua integrità e lasciato alla sua spontanea evoluzione...".

si tratta di un ormai rarissimo esempio di bosco secolare di Pino laricio, in cui vivono il lupo, il gatto selvatico, il picchio nero, che nell'Italia meridionale è molto scarso e localizzato;

questa consociazione vegetale tra un piano superiore di pini secolari e uno inferiore costituito da una densa formazione di faggi, costituisce un complesso di grande valore sul piano paesaggistico senza considerare che quegli stessi faggi aumentano la fertilità del terreno e contrastano efficacemente l'erosione del suolo;

il bosco si trova a circa 1500 metri sul livello del mare e quindi è facilmente suscettibile di danni da neve che chiaramente, una volta che la sua struttura venisse alterata da un taglio, diventerebbero assai più probabili e devastanti;

l'area in questione è inserita nella Rete di Natura 2000, in quanto Zona di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva Comunitaria 79/409/CEE sulla protezione degli uccelli selvatici, nonché Sito di Interesse Comunitario ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE sulla protezione degli habitat naturali, ratificate dal DPR357/97 e smi. Interventi contrastanti con tale regime di tutela potrebbero dar luogo da parte dell'UE all'avvio di procedure di infrazione nei confronti dell'Italia. Si ricorda anche che la Direzione Generale Ambiente della UE ha avviato una procedura EU-Pilot su tutte le regioni italiane, Calabria inclusa, sull'errata procedura di Valutazione di Incidenza e mancato raggiungimento degli obiettivi di conservazione nei siti Natura 2000;

i presidenti di Italia Nostra, Marco Parini, dell'associazione ALTURA, Stefano Allavena, e dell'associazione Mediterranea per la Natura, Deborah Ricciardi, hanno inviato una lettera alle autorità competenti - tra cui il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione generale per la protezione della natura - in cui chiedono che “l'Ente Parco revochi il progetto e che il Corpo Forestale dello Stato, proprietario della Riserva Naturale, si opponga fermamente, stante il palese contrasto sia delle norme di tutela della Riserva dello Stato che delle direttive comunitarie, in considerazione del fatto che verrebbero meno gli obiettivi di conservazione dei siti Natura 2000”;

l'Ente ha dato avvio al piano di taglio delle piante ed è paradossale che a proporre questo scempio sia proprio l'Ente Parco Nazionale, costituito per legge per assicurare l'integrità del territorio protetto e non per aggredirlo insensatamente;

anche se il taglio venisse limitato alle piante di faggio, sottostanti ai pini adulti, nonché ai pini danneggiati, l'impatto sarebbe molto grave ed intollerabile in un'area protetta nella quale, come dice la legge, l'ambiente deve essere conservato nella sua integrità e lasciato alla sua spontanea evoluzione. Le piante danneggiate o morte costituiscono poi un ambiente di vita essenziale per diverse specie di animali e in particolare di uccelli per i quali costituiscono la risorsa alimentare, come il picchio nero, tra l'altro particolarmente protetto a livello nazionale e comunitario. Inoltre lo strato inferiore di faggi, che verrebbe completamente eliminato dal taglio, costituisce un importante elemento di biodiversità, poiché molte specie di animali, in particolare uccelli ed insetti, trovano rifugio e condizioni idonee di vita e di riproduzione negli strati inferiori della vegetazione. Tra questi, la Rosalia alpina, coleottero protetto a livello comunitario, che si nutre solo ed esclusivamente di Faggi marcescenti

l’interrogante ha presentato due atti di sindacato ispettivo n. 4-03942 e n. 4-06804, per giunta senza risposta, su vicende analoghe a denuncia dell’abbattimento incontrollato a cui si sta assistendo in Calabria in spregio alle leggi nazionali e comunitarie -:

Ecco cosa abbiamo chiesto al governo:

se non ritenga opportuno intervenire urgentemente al fine di salvaguardare gli alberi secolari del Parco Nazionale della Sila e al contempo, evitare che l'inosservanza delle norme comunitarie possa avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia con un conseguente danno erariale;

se la vicenda dell'abbattimento degli alberi esposta nelle premesse possa rientrare tra i casi motivati e improcrastinabili di cui all'articolo 7 della legge nazionale dell'ottobre 2013 e, nel caso contrario, quali iniziative di competenza intendano assumere al riguardo.

19/11/14

Ho presentato esposti su assenze del sub-commissario Urbani

La Procura di Catanzaro e la Corte dei conti si occuperanno di come Andrea Urbani interpreta il suo ruolo di sub-commissario per l'attuazione del piano di rientro dal debito sanitario della Regione Calabria.
Questa mattina ho presentato a Catanzaro un articolato esposto alle magistrature ordinaria e contabile, chiamate a verificare le assenze presso il dipartimento regionale per la Salute imputate dalla stampa a Urbani, che per l'incarico riceve 8 mila euro al mese.
Il MoVimento Cinque Stelle ha condotto nel grande silenzio dei partiti una lunga battaglia contro gli sprechi, gli abusi e i tornaconti di partito nell'amministrazione pubblica calabrese, interessando ogni volta la giustizia. Per coerenza, dunque, ho ritenuto opportuno esporre i fatti riassunti dalla stampa, che ha raccontato di una scarsa presenza di Urbani nella struttura commissariale, nonostante prescrivano il contrario le norme che ne regolano il compensano.
Urbani deve occuparsi del completamento della rete assistenziale. Mi torna difficile comprendere come possa farlo, se fosse vero, come scrivono i giornali, che va nel suo ufficio una volta a settimana. Non è un mistero che il sub-commissario sia vicino al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
La riorganizzazione della nostra sanità non può avvenire ove ci fossero situazioni di convenienza consentite dalla politica. Mi auguro che Urbani risulti, invece, assiduamente presente al dipartimento regionale, così come lo è stato durante il tour elettorale in Calabria del ministro Lorenzin.

18/11/14

Più protezione per il pm antimafia Pierpaolo Bruni

Ci preoccupa molto la notizia di un disegno di morte lungo un tratto della statale 107 che attraversa l'altopiano della Sila contro il pm antimafia Pierpaolo Bruni, tra i magistrati più impegnati nel contrasto della criminalità in Calabria e per questo più esposti a ritorsioni e pericoli.

Ci allarmano, poi, le dichiarazioni circostanziate del pentito di 'ndrangheta che ha reso la sconcertante rivelazione, esponendo particolari che fanno ipotizzare continui pedinamenti del magistrato calabrese.

Questa vicenda dimostra che il pm Bruni necessita di una protezione ancora più stretta, che chiederemo subito e formalmente al ministro dell'Interno Angelino Alfano!

Altre volte il pm Bruni, che lavora a inchieste di primo piano su affari e collegamenti delle 'ndrine, è stato oggetto di avvertimenti, intimidazioni e addirittura tentativi di uccisione. Lo Stato non può permettere che il magistrato corra rischi. È dunque indispensabile che lo tuteli con ulteriori mezzi e uomini, dando così un segnale netto e inequivocabile in fatto di lotta alla 'ndrangheta.

13/11/14

M5S dai lavoratori di De Masi: "La politica spinga per il risarcimento dalle banche"

Cono Cantelmi, candidato per il Movimento cinque stelle alla presidenza della Regione Calabria, ha incontrato stamani presso la prefettura di Reggio Calabria i dipendenti dell'azienda di macchine agricole di Antonino De Masi, lì accompagnati dai rappresentanti sindacali per esprimere al prefetto Claudio Sammartino le loro esigenze e per cercare una soluzione tempestiva all'annunciata chiusura dell'attività.
Il tavolo dal prefetto è terminato senza aggiornamenti. Il rischio è che si perdano decine e decine di posti per causa del mancato risarcimento all'azienda da parte di tre banche, nel 2011 ritenute dalla Cassazione responsabili di usura: Bnl, Antonveneta e Banca di Roma. Cantelmi ha espresso vicinanza e solidarietà ai lavoratori, insieme a due candidati M5S a consigliere regionale, Salvatore Salvaguardia e Daniele Morabito.
Cantelmi ha poi raccontato dell'impegno parlamentare dei Cinque stelle, che per l'azienda di De Masi, incontrato dopo nei suoi uffici a Gioia Tauro (Reggio Calabria), prosegue con un emendamento alla legge di stabilità proposto dalla deputata Dalila Nesci e volto a revocare la licenza d'esercizio e ogni finanziamento pubblico alle banche responsabili d'indebito arricchimento a danno dei clienti.
Ricorda il candidato M5s alla presidenza della Regione Calabria: «De Masi e i suoi dipendenti stanno pagando la vergognosa assenza delle istituzioni, immobili rispetto al risarcimento dovuto dalle banche. Soltanto il Movimento cinque stelle ha agito in modo chiaro e concreto, interrogando il governo sulla vicenda, proponendo una commissione bicamerale d'inchiesta sui crimini bancari e la revoca dell'autorizzazione all'attività in caso di reati delle banche». Cantelmi prosegue: «L'anno scorso portammo De Masi alla Camera. L'imprenditore raccontò della sua battaglia contro i poteri bancari, difficilissima ed encomiabile. Poi pressammo il ministro dell'Interno per il fondo di solidarietà destinato alle vittime di usura, che prima di allora De Masi non aveva ricevuto, nonostante l'evidenza dei fatti».
Conclude Cantelmi: «Abbiamo preso sin da subito impegni precisi. Il primo è liberare gli imprenditori dalla morsa delle banche, che agiscono in totale libertà perché favorite da norme e trattati. La Calabria potrà ripartire se l'azienda di De Masi riceverà il suo risarcimento e se il costo del denaro, finora tra i più alti al mondo, sarà significativamente ridotto. Noi non ci limitiamo alle parole, avendo in parlamento già avviato le iniziative necessarie. Per aiutare le imprese bisogna perseguire questi obiettivi. Servono coraggio, autonomia e fermezza, che noi abbiamo tutti».

12/11/14

Elenchiamo alcuni sprechi milionari in Calabria

500 mila euro in viaggi di lusso, cene sontuose, lap dance ma anche detersivi per il bucato di casa, manutenzione dell’auto privata, cambio gomme, olio, spazzole per tergicristalli, ecc.
30 mila euro di cravatte
96 mila euro all’anno per una sede di promozione della Calabria a Milano
230 mila euro per acquistare dalla Provincia di Reggio Calabria un terreno di ben altro proprietario su cui edificare l’ospedale della Piana di Gioia Tauro
40 milioni di euro regalati ad aziende che dovevano assumere dipendenti e non l’hanno fatto
40 milioni di euro regalati all’Università di Catanzaro non finanziandone l’ospedale sulla base delle prestazioni
15 milioni di euro regalati a dirigenti politicamente vicini, consulenze a figli di potenti e lavori che sarebbero stati affidati a esponenti di ‘ndrangheta, leggi per favorire parenti e simpatizzanti.

Questo e altro ancora è stato il sistema di potere calabrese che si ripresenta alle elezioni regionali il 23 novembre, senza novità e senza discontinuità.

In Calabria a nulla sono serviti gli scandali nazionali sull’uso privato del denaro pubblico. La politica ha fatto come ha voluto e si prepara a proseguire con più arroganza. La Calabria è la prima emergenza dell’Italia, che il federalismo introdotto nella Costituzione non consente di controllare a modo. Il rischio del dissesto della Regione è concretissimo. Soltanto un governo regionale volto al servizio pubblico può impedire il tracollo e recuperare i servizi, dalla sanità alla gestione dei rifiuti.

Gli elettori avranno stavolta il ruolo più importante, consapevoli delle porcherie commesse dalle parti politiche e della tremenda eredità che queste hanno lasciato alla prossima giunta regionale.

#CalabriaPUOI

Trasversale delle Serre: il Governo garantisca una celere conclusione dei lavori

COMUNICATO STAMPA

«La trasversale delle Serre deve essere portata a conclusione il prima possibile, mettendo la parola fine a quest'annosa vicenda, che si trascina ormai da trent'anni». Lo afferma il deputato M5S Paolo Parentela dopo aver presentato un'interrogazione parlamentare in cui chiede al Governo di intervenire per garantire una celere conclusione dell'opera. Parentela aggiunge: «Una tipica storia alla calabrese, con i cittadini che aspettando da generazioni un'infrastruttura fondamentale per gli spostamenti interni alla regione e che farebbe uscire dall'isolamento decine di migliaia di cittadini calabresi».

Gli fanno eco il candidato Governatore M5S per la Regione Calabria Cono Cantelmi ed il candidato consigliere Salvatore Donato, che affermano: «L'abbandono delle aree interne ed il susseguente spopolamento sono agevolati dalla totale assenza di opere infrastrutturali che velocizzino gli spostamenti e facilitino la creazione d'impresa». «Sono stati stanziati di recente – aggiungono i Cinque Stelle – altri 221 milioni di euro per il completamento della trasversale, ma i lavori vanno a rilento ed alcuni tratti devono essere ancora progettati. Nel frattempo i cittadini della zona sono costretti da decenni a viaggiare su strade vecchie di secoli e ad ascoltare le promesse da campagna elettorale dei vecchi partiti».
Parentela, Donato e Cantelmi concludono: «Il M5S ha presentato interrogazioni parlamentari su quasi tutte le grandi incompiute presenti in Calabria. Miliardi di euro letteralmente bruciati dalla vecchia politica, a discapito dei cittadini calabresi e dello sviluppo di questa regione».

11/11/14

PSRN: un sostegno concreto al settore agricolo

Si apre oggi, in Commissione Agricoltura della Camera l’esame della risoluzione M5S che punta ad  orientare le scelte del ministero agricolo sul piano di sviluppo rurale nazionale che affiancherà i piani predisposti dalle Regioni. Tra le proposte a cinque stelle: misure di sostegno al reddito degli agricoltori, investimenti irrigui e miglioramento genetico del patrimonio zootecnico.

Siamo soddisfatti per la rapida calendarizzazione di questo atto che rappresenta un passo doveroso verso un settore che merita finalmente l’attenzione di chi governa il Paese. Con questa risoluzione ci proponiamo affrontare problematiche strutturali irrisolte da anni che impediscono il rilancio dell’agricoltura nazionale. In questa risoluzione impegniamo il Governo a “progettare”  le misure del  piano di sviluppo rurale nazionale, meglio noto come PSRN, in modo da favorire il più possibile gli operatori del settore primario che più di tutti scontano la crisi economica in atto con un aumento costante dei costi di produzione e rese sempre più spesso compromesse dai cambiamenti climatici.

Ecco altri impegni della risoluzione: “Migliorare e potenziare le azioni di sostegno del reddito, magari attraverso l’attivazione dei fondi di mutualizzazione mirati a coprire i risarcimenti per le perdite causate da avversità atmosferiche, fitopatie ed infestazioni parassitarie, poco appetibili per le compagnie assicurative.  Ma anche sostenere azioni volte alla promozione del miglioramento genetico del patrimonio zootecnico finalizzato all’aumento del patrimonio nazionale, nonché alla salvaguardia della biodiversità animale. O ancora sollecitare ad una efficiente raccolta e trasmissione dei dati in UE che non pregiudichi la possibilità di implementare, attraverso programmi di investimento mirati,  il piano irriguo nazionale ”.

Ci auguriamo che questo primo segnale in commissione agricoltura porti ad un confronto serio su questi temi che rappresentano delle criticità rilevanti per il mondo agricolo troppo spesso trascurate e che oggi, specie considerando che l’agricoltura è stata unicamente oggetto di tagli e non di investimenti nella legge di stabilità attualmente in discussione, ci sembrano sempre più urgenti.

M5S Commissione Agricoltura

Dal Ministro Lorenzin solo bugie elettorali nel suo tour calabrese

«La nuova giunta avrà il diritto di riorganizzare la sanità regionale, a prescindere da chi sarà il suo presidente». Lo dichiara Cono Cantelmi, candidato governatore della Regione Calabria per il Movimento cinque stelle, commentando il giro negli ospedali calabresi del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Cantelmi prosegue: «Il ministro Lorenzin ha fatto bieca campagna elettorale, speculando sul bisogno di sanità della Calabria, insieme ai compagni di partito Antonio e Giuseppe Gentile, che hanno colto l’occasione per indirizzare voti a Ncd, destinato a uscire dalla scena politica. La sanità calabrese non si può cambiare a ridosso delle elezioni regionali, con le promesse ingannevoli e le contraddizioni del ministro Lorenzin». «Fa riflettere – sottolinea Cantelmi – che il Ministero della Salute abbia richiamato la giunta della Calabria sulle nomine abusive nella sanità e, a sole due settimane dal voto regionale, il ministro abbia invece promesso il mondo a medici, infermieri e malati».

La deputata M5S Dalila Nesci rincara la dose: «Il comportamento del ministro dimostra l’oppotunismo becero di Ncd, che caduto Scopelliti non ha rinunciato ai suoi metodi. Avevamo ragione insistendo sulla necessità di fare pulizia politica per recuperare una volta per tutte la sanità calabrese, piena di appetiti del potere, conflitti d’interessi e strumentalizzazioni che si ripercuotono gravemente sugli ammalati».

Il deputato M5S Paolo Parentela attacca: «Bisogna aggiungere che il sub-commissario Andrea Urbani era al seguito del ministro Lorenzin, in questo suo tour elettorale. Urbani è un tecnico del governo o un’appendice politica di Lorenzin con cui Ncd vuole mantenere le mani sulla sanità calabrese?».

Il senatore M5S Nicola Morra conclude: «Lorenzin ha detto in Calabria che la nostra sanità  sarà gestita a livello centrale, dopo le elezioni del 23 novembre. Poi, però, parlando della Fondazione Campanella ha scaricato sulla prossima giunta regionale l’onere di risolvere. Con il loro affarismo e con le loro doppiezze, questi politici hanno distrutto servizi fondamentali, speranze e professionalità».

10/11/14

Crisi olivicoltura, niente stato di calamità e assicurazione

Niente stato di calamità per contrastare l’annata nera dell’olio, compromesso dalla “Bactrocera oleae”, meglio nota come mosca dell’olivo. Il fondo è al verde. Oggi l’unica soluzione sono le assicurazioni agevolate. Il problema è che il piano assicurativo diramato dal ministero delle Politiche Agricole non prevede i danni provocati dalla mosca dell’olivo.
Lo Stato di Calamità si richiede secondo la legge 102/2004 e si avvale del Fondo di solidarietà nazionale. Fondo che però è attualmente vuoto. Oggi l’unica soluzione per essere rimborsati dai danni delle avversità atmosferiche o dalle fitopatologie sono le assicurazioni agevolate, sulle quali è anche possibile avere grossi sconti attraverso la domanda unica Pac. Il problema è che i danni provocati dalla mosca dell’olio non sono previsti nel Piano assicurativo agricolo che il Mipaaf dirama ogni anno.
Il MoVimento 5 Stelle si sta mobilitando per superare l’impasse burocratica. Abbiamo presentato in Commissione agricoltura una risoluzione per impegnare il ministro Martina ad aggiornare il Decreto legislativo 102 del 2004 che ha istituito il Fondo di solidarietà nazionale, per migliorare gli strumenti di gestione del rischio delle aziende agricole, attivando al più presto misure da affiancare alle assicurazioni agevolate, come i fondi di mutualizzazione e gli strumenti di stabilizzazione del reddito (Ist), anche attraverso le risorse a disposizione nel piano di sviluppo rurale nazionale.

06/11/14

Pontile ex Sir di Lamezia Terme: un progetto comune Stato-Regione per la bonifica integrale dell’area

«Elaborare un progetto comune Stato-Regione volto alla bonifica integrale dell’area ex SIR a Lamezia Terme evitando ulteriori danni all’ambiente e ripristinando il decoro della zona che giace all’ombra dell’ennesimo ecomostro italiano, chiaro simbolo del fallimento di anni di miopi politiche industriali che altro non hanno fatto se non ritorcersi contro il rilancio del Mezzogiorno». E’ quanto chiede il parlamentare calabrese Paolo Parentela del Movimento 5 stelle, in un'interrogazione al Governo nella quale ricostruisce la vicenda del ponte lametino di proprietà del demanio costruito nel 1971 dallo Stato con un esborso di 230 miliardi di lire e miseramente crollato nell’ottobre 2012 senza che mai alcuna nave vi avesse attraccato. Parentela, che ha scritto l'interrogazione su impulso del Meetup di Lamezia Terme, aggiunge:«Non è mai stato realizzato un completo recupero della zona che è stata luogo di discariche abusive a causa della mancata custodia da parte dell’Ente proprietario». «Il pontile ex Sir di Lamezia Terme è l'ennesima prova di come sia miseramente fallito il tentativo della politica di rendere la Calabria una regione industriale. Decenni di promesse e di posti di lavoro che si sono tradotti in devastazione dell'ambiente ed in assistenzialismo verso i calabresi, senza puntare al vero sviluppo del territorio e soprattutto senza tenere minimamente in considerazione le vocazioni naturali della Calabria».
Parentela: «la bonifica integrale dell'area non può attendere ulteriormente. Governo e Regione restituiscano la zona ai cittadini e rimedino ai danni provocati dalla vecchia classe politica».

LA STORIA E IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE:

Davanti all’area industriale di Lamezia Terme c’è un pontile costruito nel 1971 che si protende per 640 metri - interrotti dal crollo della struttura - che avrebbe dovuto servire il grande impianto chimico della Sir (Società Italiana Resine) permettendo l'attracco di navi per lo scarico e il carico di materiali necessari per il funzionamento degli impianti ma che, ad oggi, versa in uno stato di totale abbandono e degrado.

Il pontile è stato finanziato dallo Stato con 230 miliardi di lire dell’epoca (costo del complesso industriale) e rientrava in un pacchetto di investimenti industriali varato dal ministro dell'Industria, commercio e artigianato Emilio Colombo per calmare il malcontento diffusosi nella zone a seguito dei "Moti di Reggio" - sommossa popolare avvenuta a Reggio Calabria dal luglio del 1970 al febbraio del 1971 - con la promessa di 3mila posti di lavoro,

Nino Rovelli, industriale del Nord, si accordò con lo Stato per rilevare circa 200 ettari dell’area lametina poi diventati 400. Il finanziamento totale, e a fondo perduto dello Stato al gruppo imprenditoriale Rovelli, da 45 miliardi lievitò fino 230 miliardi di vecchie lire per la realizzazione dell’intero complesso che avrebbe dovuto occupare, per l’esattezza, 2345 persone. Il progetto si rivelò però presto fallimentare, così la fabbrica chiuse e l'area venne abbandonata.
Negli anni successivi l’amministrazione comunale riacquistò i terreni per creare “LameziaEuropa”, Società che di fatto possiede i 400 ettari che furono dell’ex Sir. Nell’area vi è oggi anche l’AsiCat, l’Agenzia di sviluppo industriale della provincia catanzarese.

Non è mai stato realizzato un completo recupero della zona, che anzi è stata luogo di discariche abusive. A novembre 2010 vennero infatti sequestrate cinque aziende nell’Area Ex Sir due pattuglie radiomobili della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia Marina congiuntamente a militari della delegazione di spiaggia di Gizzeria Lido, procedettero a sottoporre a sequestro cinque aree ricadenti nella zona industriale ex SIR di Lamezia Terme, per discarica non autorizzata di rifiuti speciali industriali, per accumuli di fanghi di depurazione senza la prevista autorizzazione e interramento di cumuli di lana di vetro senza rispettare i criteri tecnico progettuali, che arrecano rischio per le matrici ambientali interessate (suolo, sottosuolo e falde acquifere). Le cinque aree sequestrate dalla Polizia Giudiziaria operante, composta da sei militari del Servizio Operativo della Guardia Costiera di Vibo Valentia Marina e due della Guardia Costiera di Gizzeria Lido, ammontano ad una superficie di circa 15.000 mq. Dalla relazione tecnica dell’Arpacal sono emerse carenze costruttive rilevate sia negli atti progettuali che sulle opere realizzate, sulle aree dove sono state interrati rifiuti speciali industriali quali la lana di vetro, accumuli di rifiuti di vario genere tra cui fibre di cemento (eternit), uno stoccaggio abusivo di fanghi derivanti dalla depurazione senza la prevista autorizzazione, un vasto accumulo con la realizzazione di collinette di lana di vetro.

Nell’ottobre 2012 il pontile è crollato senza che mai alcuna nave vi avesse attraccato, utilizzato solo da alcuni pescatori. La parte iniziale della struttura ha ceduto sprofondando in riva al mare del golfo di Sant'Eufemia;

La presenza di sostanze inquinanti nel sito hanno portato la Procura della Repubblica di Lamezia Terme all’avvio di un procedimento di indagine penale e al sequestro preventivo della struttura. “Dall’analisi di campioni prelevati nel corso di sopralluogo svolto dall’Amministrazione provinciale di Catanzaro, con il supporto del Dipartimento di Scienze Farmacobiologiche dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, presso il pontile industriale della SIR in località San Pietro Lametino del Comune di Lamezia Terme” - si legge nella sentenza N. 00169/2014 del Tar della Calabria - “era risultata la presenza di miscele di PCB (policlorobifenili) e diossine, derivanti dal materiale fuoriuscito da un trasformatore posto sul pontile. All’effettuazione di interventi di emergenza seguivano indagini preliminari sul tratto di mare antistante il pontile eseguite dall’ARPACAL. Dalle analisi su campione dei sedimenti marini prelevati nel tratto di mare antistante il pontile risultava la presenza di contaminazione da PCB, che richiedeva “la predisposizione di un piano di caratterizzazione per valutare l’effettiva estensione della contaminazione, sia sulla superficie del fondale che in profondità”.

La notizia dello sversamento in mare di pericolose sostanze inquinanti quali Policlorobifenili e Diossine provenienti dallo stabilimento ex SIR di Lamezia Terme - causato anche dalla rottura di un vecchio trasformatore dello stabilimento - ha fatto mobilitare il WWF Calabria, che ha sollevato diversi interrogativi sull’entità e la pericolosità del fenomeno.

La provincia di Catanzaro con ordinanza-diffida n. 3 dell’1 febbraio 2013 emessa ai sensi dell’art. 244 del d.lgs. n. 152/2006 ha cercato di imporre al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di “provvedere alla bonifica del sito contaminato in località Area Pontile ex SIR, nel Comune di Lamezia Terme e di predisporre, entro trenta giorni dalla notifica dell’ordinanza, un piano di caratterizzazione per valutare l’effettiva estensione della contaminazione, sia sulla superficie del fondale che in profondità”.

Con ricorso notificato il 24 aprile 2013, depositato nella Segreteria del Tar della Calabria il successivo 3 maggio, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare impugnava la sopra citata ordinanza-diffida del Dirigente del Settore Tutela e Sviluppo Ambientale dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro e “a sostegno del ricorso il Ministero deduceva:
1) Violazione di legge (artt. 7 e 8, l. 241/90 – art. 253, commi 3 e 4, d. lgs. n. 152/2006). Mancata comunicazione di avvio del procedimento - Violazione del contraddittorio. Mancanza assoluta di  motivazione del provvedimento. Mancanza assoluta di istruttoria. Violazione dei principi di adeguatezza, precauzione, proporzionalità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa (art. 97 Cost. e art. 1, l. n. 241/1990). Sarebbe stata omessa comunicazione di avvio del procedimento.  Mancherebbe ogni motivazione in ordine alle ragioni alla base della decisione di emettere il provvedimento nei confronti del soggetto proprietario dell’area, laddove l’obbligo grava in primo luogo sul responsabile dell’inquinamento. Solo nel caso di impossibilità di individuare tale soggetto il relativo obbligo potrebbe essere addossato sul proprietario dell’area. Difetterebbe, inoltre, ogni attività istruttoria riguardo a tale profilo. L’Amministrazione si sarebbe basata solo sulle analisi effettuate dall’ARPACAL e sull’esito del sopralluogo eseguito con il supporto del Dipartimento delle Scienze farmacologiche dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. L’azione posta in essere dall’Amministrazione provinciale, a causa della carenza istruttoria e di motivazione, sarebbe inadeguata a soddisfare gli interessi pubblici perseguiti e ciò impedirebbe di conseguire con efficacia ed efficienza la tutela ambientale, oltre che l’obiettivo della sostenibilità dei costi, con conseguente compromissione del principio di proporzionalità. L’esigenza di un apparato motivazionale sufficiente, basato su un’istruttoria completa, sarebbe anche connessa alla necessità di evidenziare e le ragioni dell’intervento, in ossequio al principio di precauzione.
2) Violazione degli artt. 192 e 244, d.lgs. n. 152/2006. Insussistenza dei presupposti per l’emissione dell’ordine di bonifica del sito nei confronti del Ministero dell’Ambiente. L’inclusione nel demanio marittimo delle aree in questione e delle relative opere di carattere pertinenziale non implicherebbe in maniera automatica la responsabilità dello Stato per il danno ambientale causato. Dovrebbe trovare applicazione l’art. 2051 c.c. in materia di danni cagionati da cose in custodia. Sarebbe stato onere del concessionario SIR prevenire la causazione di danni a terzi e ambientali per il  superamento di CSC derivanti da sostanze fuoriuscite da un trasformatore ubicato sul pontile industriale.
3) Mancanza assoluta di istruttoria - Violazione del principio chi inquina paga. Violazione dell’art. 192 e 244 d.lgs. n. 152 del 2006: omesso compimento delle opportune indagini “volte ad identificare il responsabile dell’evento di superamento”. La normativa nazionale di recepimento della normativa comunitaria escluderebbe una responsabilità di tipo oggettivo del proprietario  dell’area interessata dal fenomeno di inquinamento ambientale. L’obbligo del proprietario di provvedere alle attività di cui al titolo V del d.lgs. n. 152/2006 sarebbe pur sempre subordinato all’accertamento di un nesso causale tra la condotta dello stesso e i danni ambientali provocati.  Sarebbe il responsabile dell’inquinamento a dover sopportare i costi, mentre il proprietario sarebbe chiamato in via sussidiaria e comunque nei limiti dell’arricchimento, a tenere indenne  l’Amministrazione dai costi di bonifica da essa sopportati.
4) Insussistenza della qualificazione del sito come SIN (art. 252, d.lgs. n. 152/2006) o come Sito di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale (art. 252-bis, d.lgs. cit.), in mancanza del decreto ministeriale all’uopo necessario. Non sarebbe mai stato emesso il decreto ministeriale di  qualificazione dell’area quale sito di interesse nazionale”;
con ordinanza n. 235 del 17 maggio 2013 veniva accolta l’istanza cautelare avanzata dal Ministero ricorrente ma, al contempo, Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria affermava: “nelle difese dell’Amministrazione provinciale si imputa allo Stato la situazione di abbandono in cui versa l’area in questione e si afferma che l’inquinamento si è verificato a causa della mancata custodia da parte dell’Ente proprietario. Di ciò, però, non si dà minimamente ragione nella pur ampia e articolata motivazione di cui al provvedimento impugnato, nell’ambito del quale non si va oltre la constatazione per la quale l’area e le relative opere sono incluse nel demanio marittimo”.

Dopo la sentenza del TAR che ha annullato la sopracitata delibera, non è più stata avviata la caratterizzazione dei sedimenti e delle acque di superficie, nonostante i risultati delle analisi sui campioni rilevassero appunto la presenza delle sostanze inquinanti

Ecco la domanda che abbiamo rivolto ai Ministri di competenza:

se il Governo non ritenga opportuno che venga superato il conflitto di attribuzione esposto nelle premesse così da elaborare un progetto comune Stato-Regione volto alla bonifica integrale dell’area ex SIR a Lamezia Terme evitando ulteriori danni all’ambiente e ripristinando il decoro della zona che, attualmente, giace all’ombra dell’ennesimo ecomostro italiano, chiaro simbolo del fallimento di anni di miopi politiche industriali che altro non hanno fatto se non ritorcersi contro il rilancio del Mezzogiorno.

05/11/14

L’accorpamento tra Inea e Cra avrà un unico risultato: l’annullamento dell’unico ente di ricerca pubblica in agricoltura


Sotto accusa l’articolo 32 della legge di Stabilità: questa mattina in un’audizione in Commissione lo ha detto Giuseppe Alonzo, presidente del Consiglio nazionale per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, confermando la posizione del M5S.

L’articolo prevede la fusione dei due enti con l’intento annunciato per rilanciare la ricerca nel settore e razionalizzare le spese del dicastero.  È un’operazione che non serve allo scopo tra l’altro l’Inea è stato commissariato a gennaio e in questi mesi ha già prodotto dei tagli. Sarebbe il caso di continuare così, senza accorpare il Cra. Tra l’altro il Cra ha un ingente patrimonio immobiliare: Non sarà che il vero obiettivo sia voler mettere le mani su tale patrimonio e avviare una speculazione su fabbricati e terreni? Ma l’agricoltura non doveva essere il motore trainante della ripresa italiana? Allora perché il governo punta alla soppressione di questo fondamentale ente che crea innovazione e knowhow per rendere il nostro settore primario competitivo a livello internazionale?

Ci sembrano queste scelte assolutamente scellerate! Non vorremmo che il ministro Martina possa essere ricordato come quello che spazza via i forestali e la ricerca pubblica in agricoltura e che dietro questo accorpamento si nasconda l’intento di nascondere le responsabilità politiche che hanno determinato il grave dissesto finanziario dell’INEA, sul quale noi chiediamo che venga fatta piena luce.

Battaglina: contenti per il NO ufficiale ma ora si ripristini lo stato dei luoghi

Il no definitivo alla discarica Battaglina è una vittoria di tutti i cittadini attivi ed impegnati che, anche attraverso il 'Comitato No Battaglina', hanno dimostrato la forza che possono avere i cittadini informati ed attenti alle problematiche del territorio». Lo afferma Cono Cantelmi, candidato Governatore per la Regione Calabria del M5S, che aggiunge:«la gestione scellerata del problema rifiuti da parte della vecchia politica, porta alla necessità di sacrificare fette importanti del nostro territorio per costruire le discariche, strumenti obsoleti ed a cui possiamo rinunciare ad iniziare da domani». «Quando il MoVimento 5 Stelle governerà la Regione Calabria – continua Cantelmi - potremo dire addio alle discariche. Adotteremo la strategia Rifiuti 0 che, oltre a dare benefici immensi al nostro ambiente, porterà ad un indotto economico importante e capace di creare migliaia di posti di lavoro nonchè risparmiare sulle tasse destinate ai rifiuti».

Cantelmi conclude:«la Calabria è davanti ad un crocevia importante. L'attuale gestione del ciclo dei rifiuti favorisce il malaffare e devasta il nostro ambiente. Il 23 novembre i cittadini potranno scegliere di iniziare insieme a noi un percorso che ci porti a tutelare il nostro ambiente ed a considerare il rifiuto come una risorsa economica. Non è politica, ma semplice evoluzione».

Il no definitivo alla 'discarica Battaglina' sottolineano invece Paolo Parentela ed il candidato al consiglio regionale Espedito Marinaro, già presidente del 'Comitato No Battaglina'. è soltanto il primo passo, ora bisogna intervenire per ripristinare lo stato originario dei luoghi. Non si può lasciare quell'enorme cratere in un bosco». Marinaro dichiara:«se la discarica il Località Battaglina non si farà è merito anche del Comitato, ma soprattutto di tutti i cittadini di Borgia e Girifalco che non hanno mai mollato finchè non è stata scritta la parola fine a questa brutta vicenda. Decisivo è stato l'apporto dell'Ing. Stranieri, vicepresidente del Comitato che voglio ringraziare pubblicamente». Parentela aggiunge:«in un'interrogazione presentata nel gennaio scorso, chiesi al Governo di finanziare interventi urgenti atti a conservare la destinazione colturale dei luoghi al fine di mitigare il rischio di dissesto idrogeologico. Ora che la discarica non si farà è giusto restituire il territorio ai cittadini.»

04/11/14

Ebola: contrastare il traffico illegale di carne selvatica

L’Ebola è un virus, diffuso in quattro nazioni africane (Guinea, Congo, Sierra Leone e Liberia) e da qualche settimana approdato - parliamo di casi isolati - in Europa e Stati Uniti. Alle nostre latitudini, la malattia viene trasmessa attraverso il contatto con i fluidi corporei di persone  già ammalate. Diversa è la situazione in Guinea dove  l’origine dell’epidemia è da ricondurre a una malattia trasmessa da animali della filiera alimentare.
L’epidemia si è diffusa facilmente in questi paesi per l’abitudine delle comunità rurali di affidarsi alla caccia per assicurarsi un adeguato apporto di proteine animali. Il primo contatto del virus con l’uomo viene attribuito al contatto tra un bambino e un pipistrello infetto, che ha dato il via alla malattia. Altre  persone che hanno esposto le mucose (bocca, naso, occhi, vagina) o ferite aperte al contatto con i fluidi del malato (muco, sangue, lacrime, saliva, vomito e feci) sono state contagiate.
Il contatto tra uomo e pipistrello o altri animali  come  antilopi, pipistrelli, roditori e volpi è piuttosto diffuso negli Stati falcidiati dall’Ebola: come conferma uno studio pubblicato su Biological Conservation. Dall’indagine, condotta su 577 ghanesi cacciatori, fornitori e consumatori si evidenzia che in queste areee il consumo di carne di pipistrello è molto diffuso – per ragioni di gusto e di relativa convenienza economica – e manca la consapevolezza dei rischi correlati. «Non è facile ridurre al minimo le insidie per queste popolazioni – afferma Marcus Rowcliffe, ricercatore all’Istituto di zoologia di Londra e co-autore della pubblicazione – la caccia è estremamente diffusa in alcuni momenti dell’anno e risulta meno impegnativa rispetto alla gestione quotidiana e continuativa di un allevamento di animali domestici». Lo studio ha svelato anche le principali modalità di cattura e consumo degli animali, la maggior parte dei quali appartiene alla specie Eidolon Helvum, noti come pipistrelli della frutta paglierino. Una larga parte della popolazione, soprattutto nelle comunità rurali, entra in contatto con il sangue di questi animali essendo consumati crudi, affumicati, alla griglia o cotti nelle zuppe.
L’ospite naturale dell’Ebola è sconosciuto, ma è ormai certo che l’infezione colpisce i mammiferi, scimmie e maiali compresi, come confermaun’indagine epidemiologica – consultabile sul sito del World Health Organization - compiuta nelle Filippine nel 2009.
Esiste, dunque, in Africa, un rischio sanitario legato al consumo di alimenti di origine animale mentre alle nostre latitudini il rischio dovrebbe essere pressoché da escludere non essendoci importazione di queste carni dai paesi coinvolti.
Per evitare pericolose derive, la Commissione Europea ha dato mandato all’Efsa (Autorità europea per la sicureza alimentare) di verificare l’eventuale esistenza di  traffico illegale di carne selvatica, proveniente da africani residenti in Europea.
In Italia il commercio di animali esotici e dei loro prodotti derivati - inclusi quelli rigorosamente protetti - raggiunge un giro d’affari  di circa 2 miliardi di euro all’anno; l’Italia si caratterizza come uno dei nodi cardine di smistamento illegale  di specie protette e prodotti derivati verso altri Paesi dell’UE e verso Paesi terzi. Nell'Unione Europea il commercio di specie di flora e fauna protetta e dei loro prodotti derivati raggiunge la stima di circa 100 miliardi di euro all’anno. Secondo l’organizzazione TRAFFIC (Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce) - programma svolto in collaborazione tra il WWF e l’Unione Mondiale per la Conservazione (IUCN) - all’inizio degli anni ‘90 il  commercio internazionale di prodotti derivati da fauna e flora selvatica si aggirava intorno ai 160 miliardi di dollari all’anno, raggiungendo nel 2009 la stima di 323 miliardi di dollari, inferiore solo al traffico di armi e droga.
La Lav propone di introdurre nel nostro ordinamento giuridico due autonome ipotesi delittuose che riguardano: la "cattura, il prelievo, la detenzione, il traffico e la commercializzazione di specie di flora e fauna protette" e il "Commercio e traffico illecito di parti di specie, flora e prodotti derivati.

Ecco le domande che ho rivolto al Ministro della salute, al Ministro delle politiche Agricole, alimentari e forestali e al Ministro degli Affari esteri:

  • di quali elementi informativi disponga il Governo in merito al traffico illegale di carne selvatica, proveniente da africani residenti in Europea e quali sono, ad oggi, i nostri mezzi di controllo e contrasto;
  • quali iniziative di natura normativa intenda intraprendere al fine di inasprire le pene per il prelievo, la detenzione, il traffico e la commercializzazione di specie, parti di specie e prodotti derivati di flora e fauna così da uniformarle ai più restrittivi strumenti vigenti negli ordinamenti giuridici degli altri Paesi, anche Europei, che prevedono pene detentive fino a 7 anni di reclusione.
  • Birra, settore strategico da difendere

    Continua la battaglia del M5S in difesa della birra, settore strategico anche in Calabria dove sono attivi ben 12 stabilimenti. Il Movimento 5 Stelle  ha depositato a Montecitorio, in commissione Finanze, una risoluzione con l’obiettivo di bloccare almeno la terza tranche dell’aumento delle accise sulla birra, deliberata con il decreto 104 nell’ottobre 2013.
    Daremo battaglia nella discussione della prossima Legge di Stabilità. L’aumento delle tasse sta strozzando un settore che ha generato numerosi posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. Il settore conta, infatti, circa 500 birrifici in tutta Italia, ben otto aziende industriali e due malterie con 15 impianti produttivi distribuiti su tutto il territorio nazionale, da nord a sud. Solo in Calabria sono attivi 12 birrifici. Filiera colpita dall’escalation dell’accisa che ha registrato un aumento del 93% negli ultimi 10 anni, oggi appesantita anche da un export in flessione e da una riduzione dei consumi interni.
    La produzione della birra rappresenta un asset importante dell’economia italiana e calabrese. Parliamo di una filiera che è esempio del made in Italy di successo e che vale 3,2 miliardi di euro, colpita duramente dalla crisi e sempre più penalizzata dall’aumento delle accise. La terza tranche che scatterà da gennaio prossimo va assolutamente bloccata.