28/12/14

Terra dei fuochi in Calabria: non c'è più tempo da perdere!

Sono anni ormai che denunciamo la situazione disastrosa e allarmante dei ciclo illecito dei rifiuti in Calabria.
Nonostante la commissione parlamentare d'inchiesta su questo fenomeno il M5S da sempre ha "urlato" nelle piazze per informare i cittadini, denunciato con atti parlamentari ed esposti alla procura di come questa terra è diventata una discarica a cielo aperto e di quanto fosse necessario una bonifica dell'intero territorio insieme all'istituzione di un registro tumori efficiente a livello regionale e un registro epidemiologico.

Ci hanno deriso, ci hanno bocciato ogni nostra proposta anche in parlamento, ci hanno chiamato populisti e demagoghi, ci hanno sbattuto la porta in faccia quando parlavamo di bonifiche e di strategia rifiuti zero dicendo che raccontavamo favole.

Ora ci ritroviamo pesci contaminati ad Amantea, 7.000 mq di rifiuti tossici sversati a Vena di Jonadi con le falde acquifere ormai contaminate, discariche abusive sparse su tutto il territorio regionale (per chi non lo sapesse la Corte di giustizia europea ha sanzionato l'Italia per il mancato rispetto della normativa in merito ai rifiuti: oltre 40 milioni a semestre. Circa il 20 per cento dei siti incriminati si trovano nella nostra regione).
Senza dimenticare la famosa vicenda insabbiata delle navi dei veleni insieme allo sversamento dei rifiuti tossici sul territorio calabrese, in particolare: ad Amantea, nel vibonese, nella zona delle Serre, nel crotonese, ecc. come riportano i documenti desecretati dei servizi segreti: LA TERRA DEI FUOCHI E' ANCHE LA CALABRIA!
Fusti di sostanze altamente nocive barattate dall'ndrangheta per armi, droga e montagne di soldi!
Con l'appoggio dei politici corrotti la mafia ha barattato la vita del nostro territorio e dei nostri concittadini per il mero profitto personale!

E per finire il neo PRESIDENTE DELLA REGIONE CALABRIA, il super T-REX per intenderci, riesumato dagli stessi calabresi, mette la ciliegina sulla torta (ormai spartita a dovere) prorogando la scellerata scelta della Stasi di autorizzare tramite ordinanza, gli impianti di Catanzaro e Lamezia Terme alla ricezione di rifiuti speciali e pericolosi. D'altronde cosa ci potevamo aspettare come regalo di fine anno da un vecchio politicante di mestiere???

Beh, che dire....in attesa del grande botto di fine anno non ci rimane che morire in silenzio oppure scegliere di vivere alzando la testa e facendo tanto di quel rumore da costringere questi MAFIOSI E ASSASSINI a pulire con le loro mani il DANNO INESTIMABILE che hanno causato in questa terra....la prigione per questa gente è solo un premio!

26/12/14

Un buon natale a tutti noi folli da pensare di poter cambiare il mondo

Un buon natale a tutti coloro che non si arrendono di fronte a nulla e lottano ogni giorno contro la malversazione.
Un buon natale a chi non si perde in chiacchiere e crede in una speranza collettiva di riscatto, in una possibilità di evoluzione, in una grande testimonianza di coraggio, umiltà e umanità.
Un buon natale a chi è riuscito ad aprire gli occhi e aiuta il prossimo a fare altrettanto.
Un buon natale a chi con il sorriso si batte per difendere il proprio territorio dai soprusi come dei veri angeli custodi.
Un buon natale anche a chi ha smarrito la via perché ha perso di vista l'obiettivo o perché non è ancora riuscito a trovarlo.
Un buon natale a chi gli è stata tolta ogni tipo di dignità e a chi è rimasto indietro a causa di uno Stato che si è dimenticato dei propri cittadini.
Un buon natale a tutti noi folli da pensare di poter cambiare il mondo...
In fondo bastano piccoli gesti quotidiani a fare la differenza!
Facciamoci tutti questo bel regalo!
A tutti voi un Buon Natale!

A riveder le stelle!

22/12/14

Parchi eolici sul Reventino: "una speculazione mascherata da progresso tecnologico"

La creazione di parchi eolici sul Massiccio del Reventino è palesemente in contrasto con le attuali politiche locali tendenti a favorire un tipo di sviluppo che faccia perno sulle sue principali vocazioni quali il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni, la cultura, l’enogastronomia, il turismo di qualità.
E’ quanto ho scritto in un’interrogazione parlamentare depositata questa mattina alla Camera. Il proliferare di parchi eolici in Calabria altro non fa che deturpare il paesaggio e luoghi incontaminati, svendendo il territorio all’insegna della speculazione mascherata da progresso tecnologico ad emissioni zero. Questo significa ipotecare il futuro del territorio e bloccarne il vero sviluppo.
Sarebbe opportuno salvaguardare il territorio e le popolazioni che risiedono nelle vicinanze del Massiccio del Monte Reventino, anche alla luce del fatto che la produzione di energia nella Regione Calabria supera ampiamente il fabbisogno richiesto.
Questo parco eolico non lo vuole nessuno! Da tempo comitati e associazioni si battono contro questi mega parchi eolici. La Calabria è stanca di sottostare a logiche di falso sviluppo che portano utili facili alle grandi aziende di produzione elettrica e la devastazione del territorio.
I calabresi hanno bisogno di un tipo di sviluppo che sia concentrato sulla crescita responsabile e sostenibile, sfruttando le ricchezze che il territorio possiede. Il futuro che vogliamo portare avanti si basa sul risparmio energetico e sull'energia distribuita e condivisa, non centralizzata da chi pensa solo al mero profitto.

21/12/14

La sentenza Marlane uccide per la seconda volta la Calabria e i calabresi

Il fatto non sussiste? La Calabria è stata ancora una volta calpestata insieme a tutte le vittime, colpiti per la seconda volta!
Il contesto della vicenda Marlane è stato caratterizzato da un silenzio spaventoso, che ha impedito consapevolezza e indignazione pubblica. Noi del MoVimento 5 Stelle avevamo presentato un'interrogazione parlamentare anche sui presunti condizionamenti del processo, di cui la cronaca aveva dato conto a poche settimane dalla sentenza.
Chiederemo subito al Capo dello Stato di intervenire in ordine al fatto che il presidente del Tribunale di Paola, Domenico Introcaso, è anche presidente della Corte d'Appello di Catanzaro. Questa circostanza, come è ovvio, crea un'oggettiva incompatibilità per un'eventuale appello, che per un senso umano della giustizia auspichiamo a garanzia di tutti gli interessati.

In questa terra di Calabria tutto è possibile, anche l'assenza totale di responsabilità!

Per non dimenticare, invito tutti alla visione di questo servizio:

Olio di Palma: indicazioni più chiare in etichetta, ma non basta!

In questi giorni milioni di consumatori italiani ed europei scopriranno la presenza di un ingrediente fino ad ora nascosto in migliaia di prodotti alimentari: l'olio di palma.
Il Governo approfitti di questo importante passo avanti nell'etichettatura alimentare e promuova tutte le azioni possibili per limitare la circolazione dei prodotti a base di olio di palma nel nostro paese, a tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente", è quanto abbiamo scritto nella risoluzione presentata nelle commissioni Affari Sociali e Agricoltura, sulla scorta di una petizione online già promossa dal Fatto alimentare.

La nuova etichettatura è un passo fondamentale, per la tutela della salute dei cittadini ma anche per fornire loro una maggiore consapevolezza nel momento dell'acquisto. Una consapevolezza sia dei possibili danni alla salute che un'assunzione abituale di olio di palma può provocare - aumento del colesterolo, obesità nei bambini ecc.. - sia dei danni all'ambiente che le coltivazioni di palma arrecano al pianeta.

Adesso ci aspettiamo un ulteriore passo avanti del Governo italiano in questa direzione, e per questo lo abbiamo impegnato, con la nostra risoluzione, a promuovere, ad esempio, l'esclusione dagli appalti delle mense pubbliche di istituti scolastici, ospedali e aziende pubbliche, nonché dei distributori automatici in essi collocati, di ditte fornitrici di prodotti a base di olio di palma, nonché a promuovere azioni affinché i grandi distributori di prodotti alimentari che operano sul mercato nazionale siano disincentivati dal produrre prodotti private label utilizzando olio di palma.

Leggi la risoluzione

18/12/14

I cittadini di Crotone vogliono trasparenza sulle analisi del fiume Esaro

Il Sindaco di Crotone Peppino Vallone e l'Assessore Michele Marseglia continuano a rimanere sordi alle richieste dei cittadini pitagorici di rendere pubblici i risultati delle analisi sul fiume Esaro ed i suoi emissari.
Già a settembre abbiamo inviato, su impulso degli attivisti del Meetup locale ed insieme agli altri parlamentari calabresi del M5S, una lettera a Sindaco ed Assessore, pregandoli di rispondere ai loro doveri di trasparenza nei confronti dei cittadini. Non siamo noi a pretendere la pubblicazione dei risultati delle analisi, è la legge che lo impone.

Nel fiume Esaro vengono sversate ogni giorno acque reflue non depurate, che lo hanno ridotto ad essere una vera e propria fogna a cielo aperto e siamo più che certi che i risultati delle analisi lo confermeranno. Le istituzioni devono intervenire il prima possibile per evitare di compromettere irrimediabilmente la salute ambientale di una tra le città più inquinate d'Italia.
Se il Sindaco Vallone continuerà ad ignorare le nostre richieste di trasparenza, ci troveremo costretti a ricorrere per vie giudiziarie. I cittadini hanno il diritto di conoscere la stato di salute del proprio ambiente e le contromisure che le istituzioni cittadine hanno deciso di porre in essere per arginare il dramma dell'inquinamento delle acque!

17/12/14

Aethina Tumida: Stop all’eradicazione che ha generato troppi danni all'apicoltura

Ho depositato oggi un nuovo atto di sindacato ispettivo in merito ad “Aethina tumida” chiedendo, ancora una volta, che il Governo intervenga elaborando una strategia che preveda un intervento diretto sul coleottero, la limitazione del proliferare delle popolazioni tramite le trappole per il controllo degli adulti, i trattamenti larvicidi nonché l’utilizzo della lotta integrata non sussistendo più - secondo quanto affermato anche dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali in risposta all’interrogazione in commissione del M5S da tempo impegnato nella battaglia contro il parassita degli alveari discussa lo scorso 3 dicembre – i requisiti probabilistici e di convenienza economica per continuare a perseverare nel tentativo di eradicazione di Aethina Tumida, a fronte di danni oramai oltre la soglia di accettabilità ad apicoltura, agricoltura e ambiente; danni che mettono in ginocchio Calabria e Sicilia a seguito del blocco imposto lo scorso 12 dicembre dalla Commissione Europea sulle loro spedizioni di api, attrezzature e prodotti apicoli verso altri stati membri.

Ho chiesto, inoltre, al Ministro della Salute, competente sulla materia, “quali interventi sono stati messi in atto allo stato attuale al fine di attivare un regime di aiuto a favore degli apicoltori danneggiati da infestazioni di Aethina tumida” e se non ritenga opportuno, al fine di agevolare la riconversione delle aziende agricole apistiche, in deroga a quanto stabilito dalla decisione della commissione del 12 dicembre 2014, permettere il commercio delle attrezzature apistiche, sottoprodotti apicoli non trasformati, attrezzature apistiche, miele in favo per il consumo umano, esclusivamente a seguito di controllo ed eventuale rilascio della certificazione fitosanitaria da parte degli ispettorati fitosanitari competenti per territorio, nelle Regioni comprese nell'allegato alla decisione europea.

11/12/14

Caro Napolitano, anch'io #SonoUnEversore!

'Ndrangheta e Mafia Capitale, un binomio unico da rendere quasi inconfondibili le differenze. Mancava l'ufficialità, ma ora è arrivata: la 'ndrangheta faceva affari con Buzzi ed era entrata nel sistema anche a Roma. Soldi facili in cambio di protezione, magari infilando (questo lo scopriranno eventualmente gli inquirenti) anche qualche consigliere comunale che potesse aiutarli a gestire la “cosa pubblica” come da anni fanno dappertutto.
Dopotutto la 'ndrangheta è l'organizzazione criminale più potente al mondo, che quasi da sola gestisce il traffico di droga in tutto il continente europeo e che può permettersi di usare a suo piacimento i fortissimi eserciti che nel Sud-America proteggono i narcotrafficanti. Potevamo pensare che non si infilassero in Mafia Capitale?! Potevamo continuare a pensare che la 'ndrangheta fosse semplicemente un problema calabrese?!
Le 'ndrine sono riuscite ad infilarsi nel traffico di armi e rifiuti che hanno portato alla morte di Ilaria Alpi; sono riuscite ad interrare rifiuti tossici e radioattivi in tutto il territorio calabrese (e non solo); sono riuscite a mettersi in contatto con i servizi segreti e ad avere le mani in pasta anche negli attentati di stato degli anni '70; sono riuscite a trascinare le folle in proteste inutili e campanilistiche (ricordate “boia chi molla”?) al solo fine di convincere la politica a fornire al loro territorio altri tavoli su cui sedersi a mangiare.
La 'ndrangheta è l'organizzazione criminale più ricca al mondo ed è tutta calabrese. I calabresi onesti, intanto, vivono nella regione più povera d'Italia, vessati da sempre da quei giochetti che hanno fatto si che la 'ndrangheta divenisse politica e fosse capace di eleggere i propri uomini più puliti nei posti di potere. Anche grazie ad uno Stato che ha sempre fatto finta che non esistesse nulla di tutto ciò e che premia, direttamente con le parole del Presidente della Repubblica chi fa affari con loro.

Ecco perchè noi siamo orgogliosi di essere degli eversori...

10/12/14

Affilare le “armi” contro i furbetti della crisi dell’olio

Crisi olivicoltura, presto l’algoritmo contro i “furbetti dell’olio”.
Evitare che al danno della “mosca” si aggiunga anche la beffa della cattiva distribuzione delle risorse a sostegno dei produttori colpiti. E’ l’obiettivo del MoVimento 5 Stelle che sta mettendo a punto un algoritmo per rendere più efficace la gestione del rischio agricolo.
Sono molti i fattori che quest’anno, in tutta la penisola, hanno causato la crisi del settore olivicolo: il cambiamento climatico che ha favorito il proliferare della mosca olearia, l’assenza di una struttura capillare di allert fitosanitario e la scarsa cooperazione tra gli stessi produttori. Per contenere l’emergenza dobbiamo risolvere tre problemi.

Il primo: trovare subito risorse statali e regionali per compensare la grande perdita economica di molte aziende olivicole.
Il secondo: far arrivare le risorse a chi è stato effettivamente colpito.
Terzo: mettere a punto strumenti di prevenzione efficaci. Il M5S si sta adoperando per dare risposte a tutti e tre i problemi.

Bene i controlli che in questi giorni stanno effettuando i Nas. Controlli che dobbiamo assolutamente potenziare. L’idea alla base dell’algoritmo è individuare gli olivicoltori della regione, determinare la loro produzione media di olio degli ultimi tre anni e confrontare la perdita con l’annata 2014, individuare la percentuale di fatturato derivante da olio rispetto al totale in modo da garantire che le risorse vadano solo ai veri olivicoltori che trasformano in loco.
Poiché le risorse sono limitate, è fondamentale farle arrivare a chi si trova effettivamente in difficoltà. Non solo. Occorre prevedere, magari alleggerendo il peso fiscale, un sostegno anche ai frantoi che, in alcuni casi, per evitare alte perdite non hanno acceso nemmeno gli impianti. Per il futuro, invece, è necessario promuovere forme associative tra gli olivicoltori e inserire nel piano assicurativo nazionale anche questa nuova forma di danno. Misure già presentate dal M5S in una risoluzione, ora in discussione in commissione Agricoltura, a Montecitorio.

05/12/14

Serra San Bruno: il sindaco Rosi pubblichi le analisi dell'acqua

Il sindaco di Serra San Bruno (Vibo Valentia), Bruno Rosi, renda noti i risultati delle analisi dell'acqua pubblica che di recente lo hanno portato a vietarne l'uso potabile. Insieme a Dalila Nesci e Federica Dieni avevamo interrogato il governo, nel 2013, sull'annosa vicenda del sistema di distribuzione dell'invaso Alaco, su cui la procura di Vibo Valentia concluse, nell'aprile scorso, un'inchiesta relativa alla classificazione dell'acqua, che arriva anche nei rubinetti di Serra San Bruno.

Nonostante le interrogazioni, i nostri appelli alle prefetture di Catanzaro e Vibo Valentia, i precedenti come il caso del benzene nell'inverno del 2012, le inchieste sul gestore Sorical, i sequestri degli impianti e le conclusioni della procura di Vibo Valentia, tutto è rimasto come era. Di fatto non sono mai stati sciolti i dubbi sulla salubrità dell'acqua potabilizzata dell'Alaco. Le istituzioni hanno il dovere di fornire risposte ufficiali, con la massima rapidità e trasparenza.

Auspichiamo che il governatore regionale, Mario Oliverio, consideri il problema dell'acqua dell'Alaco come sua priorità, perché la tutela della salute e l'attendibilità delle istituzioni sono fondamentali per costruire una Calabria migliore, in cui i cittadini abbiano certezze e serenità.

04/12/14

Aethina tumida: le risposte del Governo non sono sufficienti!

Ieri il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Martina ha risposto a due nostre interrogazioni (5-04187 e 5-04188) a risposta in Commissione in merito a “Aethina tumida”, un coleottero parassita degli alveari sconosciuto fino a qualche tempo fa alle nostre latitudini ora approdato in Sicilia dopo aver causato danni agli apicoltori calabresi per oltre un milione e mezzo di euro.

Il Ministro delle politiche agricole ha risposto illustrando gli interventi messi in atto dal Ministro della Salute che ha competenza specifica in materia. Emerge che sarebbe stata attivata pedissequamente la procedura imposta dall’Europa che prevede “all’inizio di questi fenomeni, e fintantoché essi non diventino endemici, una strategia molto drastica, volta all’eradicazione”.

Negli  atti di sindacato ispettivo depositati alla Camera dei Deputati, più volte, ho richiesto interventi volti a “salvaguardare l’ecosistema e la sopravvivenza di apicoltori e apicoltura nel nostro Paese” fino a chiedere di revocare gli “interventi in essere e riformulare le indicazioni in merito alle procedure da attivare” a seguito dell’ordinanza del Presidente della Giunta calabrese che, in contrasto con la normativa nazionale vigente, ha disposto la distruzione dell’intero apiario anche in “presenza di un unico coleottero all’interno di un solo alveare”.

La risposta del Ministro premia le dure battaglie del MoVimento 5 Stelle riconoscendo che “le misure di eradicazione, con la distruzione totale degli alveari, hanno comportato danni rilevanti agli operatori economici”. “Studiare eventuali linee di intervento non più volte alla eradicazione, bensì solo al contenimento” sono dunque le nuove direttive del Governo , le Regioni sono avvertite quindi stop a misure drastiche e, qualora fosse ritenuto idoneo dall’Europa , via libera alle misure “per il ripristino del potenziale produttivo danneggiato, ovvero misure nell’ambito del regime del de minimis”.

Leggi la risposta del Ministro Martina


03/12/14

IMU AGRICOLA: pronti gli emendamenti del M5S per abolirla ma il PD deve sostenerli, basta chiacchiere!

L’assurda tassa, d’altronde incostituzionale nella sua formulazione, può essere soppressa grazie agli emendamenti dei parlamentari M5S della Commissione Agricoltura che chiedono ai colleghi del PD di passare dalle parole ai fatti, votandoli favorevolmente.

Sta destando scompiglio nell’intero settore primario l’introduzione dell’IMU rurale che gli agricoltori dovrebbero onorare il prossimo 16 dicembre. Per il M5S si tratta di una tassa assurda, contraria alla ragione, alla legge ed al buon senso. L’articolo 53 della Costituzione, infatti, dispone che ciascuno contribuisce alla spesa pubblica in base alle proprie capacità contributive, mentre l’IMU in questo caso viene modulata in base all’altitudine dei terreni.

Chi possiede un terreno che si estende su una superficie che per una parte si trova a 280 metri e per qualche centinaia di metri a 283 cosa fa? Può giustamente pensare di trovarsi dinanzi all’ennesima assurda legge italiana: verrebbe da dire ‘scherzi a parte’ ma qui, purtroppo è tutto serio! Per non parlare, poi, della violazione dello Statuto del contribuente che sancisce l’obbligo per le disposizioni tributarie di rispettare precisi termini ai fini dell’efficacia. Uno Statuto che vorremmo elevare al rango di norma costituzionale come previsto da una proposta di legge a prima firma Carla Ruocco (M5S). Questo per dare una leva ai contribuenti così da non essere schiacciati da Governi che tramite decreti legge bypassano i principi dello statuto stesso, come del resto è accaduto col il decreto ministeriale emanato lo scorso 28 novembre.

E il Partito Democratico cosa fa in tutto ciò? Si limita ad annunciare una semplice interrogazione per salvare le apparenze. Una semplice foglia di fico che lascia il tempo che trova. Il PD in Parlamento interroga il PD che governa: in pratica una farsa ai danni degli agricoltori. Noi abbiamo tre emendamenti alla Legge di Stabilità che è all’esame del Senato e il PD, se non vorrà dimostrarsi incoerente come suo solito, dovrà necessariamente sostenerli.

L’IMU sui terreni agricola permane una tassa illogica che serve solamente a fare cassa perché, dopo anni di politiche sconsiderate e volte ad usare le tasche dei contribuenti come bancomat, alla fine a pagare sono sempre gli stessi. Il decreto ministeriale, per giunta giunge alla fine di un anno fiscale difficile ed è prevedibile che molti comuni non riusciranno a mettersi in pari. Non si tiene conto, inoltre, che diversi comuni italiani si sviluppano anche in senso altimetrico e il rischio è che terreni molto vicini tra loro, ma appartenenti a comuni diversi paghino tasse differenti. Abbiamo cercato di scongiurare questo intervento durante la discussione del decreto sul Bonus Irpef della scorsa estate, ma tutti nostri tentativi sono rimasti inascoltati. Questo sarà un grosso, ulteriore, danno alla piccola agricoltura italiana del quale probabilmente il Governo non si è sufficientemente reso conto. La possibilità per rimediare c’è ma la responsabilità ora è dei parlamentari del PD.

Etichette alimenti: è urgente, salviamole insieme!

Il rischio per i consumatori di perdere informazioni utili sui prodotti alimentari diventa sempre più concreto. 
Dal 14 dicembre, infatti, non ci sarà più l'obbligo di specificare in etichetta lo stabilimento di produzione dei prodotti alimentari. Noi del M5S non siamo rimasti a guardare, passando dalle parole ai fatti: abbiamo scritto una proposta di legge sulle etichette alimentari molto chiara e concisa per far sì che l'Italia mantenga in etichetta l'obbligo di citare lo stabilimento di produzione.
Siamo arrivati a questo punto in seguito al prolungato silenzio su questa vicenda; da diversi mesi il M5S ha presentato prima un'interrogazione, poi una risoluzione, un'interpellanza e pure delle lettere rivolte ai Ministri di competenza (Guidi e Martina) senza ottenere delle risposte concrete.

Il problema non è di poco conto e tocca sia le corde dei produttori che dei consumatori. Ad oggi, infatti, i produttori potevano apporre sull'etichetta dei prodotti alimentari, oltre agli ingredienti, anche la sede dello stabilimento di produzione o confezionamento. Un dato fondamentale per orientarsi nella scelta di un prodotto rispetto ad un altro e per difendere il Made in Italy dalla possibilità di contraffazioni. Per risolvere il problema ho presentato una proposta di legge per l'Indicazione della sede dello stabilimento di produzione e confezionamento in etichetta.

Se anche tu come noi condividi questa battaglia, fai sentire la tua voce e invia subito ai ministri una mail (CLICCA QUI) per ricordargli che non c'è più tempo. Più siamo e più sarà imbarazzante il loro silenzio, saranno costretti ad ascoltarci e muoversi! 



02/12/14

Nitrati: il nostro impegno per aggiornare la direttiva UE

La Commissione agricoltura della Camera ha approvato una risoluzione congiunta che impegna il Governo ad aggiornare la direttiva nitrati, n. 91/676/CEE, sulla base dei dati scientifici oggi disponibili e dei monitoraggi effettuati negli ultimi dieci anni. Nello specifico in seguito al lavoro, ancora in svolgimento, svolto dall’ ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) dal 2011 ad oggi, è stato fatto un monitoraggio completo del territorio italiano per accertare le fonti di inquinamento da nitrati. Lo studio fa un quadro sulla potenziale pericolosità a cui sono esposte le acque sotterranee per cinque regioni indagate: Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Con i dati dello studio ISPRA abbiamo compreso che le fonti di nitrati nelle acque superficiali e sotterranee sono multiple, a quelle agricole dobbiamo sommare quelle civili ed industriali, ma anche che tra quelle agricole dobbiamo considerare gli apporti di concimi minerali, che hanno un peso considerevole sul totale.
Il M5S auspica che ISPRA possa fornire un metodo analitico certo, in grado di distinguere la responsabilità del sistema agricolo rispetto a quelle dei sistemi civili ed industriali, ma allo stesso tempo crede che la revisione delle modalità di calcolo degli apporti di azoto di derivazione agricola vada affrontata in sede europea per non rischiare di incorrere in sanzioni.

Siamo soddisfatti dell’inserimento degli impegni da noi proposti sul potere sostitutivo dello Stato verso quelle Regioni che non provvedano alla riperimetrazione delle ZVN (zone vulnerabili da nitrati), ed anche sulla definizione di una deroga a validità generale per gli allevatori che presentano ed attuano un Piano di Utilizzazione Agronomica, dimostrando di adottare le buone pratiche per innalzare l’efficienza dell’azoto, e di somministrare quantitativi di azoto efficiente commisurati al fabbisogno delle colture. Ciò premesso, abbiamo votato favorevolmente la risoluzione unificata e rimaniamo in attesa di valutare il contenuto del decreto interministeriale, sperando che non si trasformi nel classico regalo natalizio alle lobbies agro energetiche.

Chiara Gagnarli
M5S Commissione Agricoltura

30/11/14

Mappiamo i nostri Alberi Monumentali, serve l’aiuto di tutti!

FINALMENTE, lo scorso 23 ottobre 2014 è stato emanato il Decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con l’istituzione dell’elenco degli alberi monumentali previsto dalla legge n. 10 del 2013.
Abbiamo chiesto notizie con apposite interrogazioni sin dallo scorso mese di ottobre 2013 denunciando i gravi rischi per la conservazione degli alberi monumentali derivanti dalla mancata applicazione della legge 10 e in particolare dal mancato avvio delle operazioni censuarie previste.
Ci sono voluti 22 mesi – molti di più dei 6 stabiliti dall’articolo 7 della legge 10/13 – solo per definire i principi ed i criteri direttivi per il loro censimento.

Il 14 gennaio del 2013, allo scadere della precedente legislatura, infatti, è stata approvata la legge n. 10 contenente norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, all’interno della quale sono state inserite delle disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.
L’articolo 7 della legge 10 introduce una prima definizione normativa, valida per l’intero territorio nazionale, di albero monumentale, o meglio individua le tipologie di alberi ad alto fusto isolati, facenti parte di formazioni boschive naturali o artificiali e inseriti all’interno di complessi architettonici di valore, e i filari e le alberate, ai quali è possibile riconoscere l’attributo di monumentale, al termine dell’attività di censimento.

Rispetto al censimento, la legge 10 del 2013 ha stabilito un procedimento articolato che coinvolge i comuni, le regioni e il Corpo forestale dello stato, del quale il decreto del 23 ottobre ha definito finalmente, in modo più dettagliato, le modalità, i tempi e i criteri operativi.
L’articolo 2 del decreto del 23 ottobre prevede l’istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia affidandone la gestione all’Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato che ha competenze in materia di monitoraggio ambientale. Ma questo elenco deve essere il risultato di un processo che parte dal basso, o meglio dagli elenchi degli alberi monumentali che i comuni predispongono sulla base di un censimento effettuato a livello comunale e che, di seguito, le regioni raccolgono all’interno di appositi elenchi regionali.
L’articolo 3 del decreto detta i tempi delle operazioni stabilendo che, entro il 31 luglio 2015, i Comuni, sotto il coordinamento delle regioni, provvedono ad effettuare il censimento degli alberi monumentali, e che le regioni predispongono gli elenchi regionali sulla base delle proposte provenienti dai comuni.
Agli articoli 2 e 3, il decreto stabilisce che gli elenchi regionali – se già istituiti ai sensi della normativa regionale di tutela e valorizzazione degli alberi monumentali – restano validi fino al 31 dicembre del 2015, e che sono oggetto di una revisione attraverso la quale accertare la rispondenza ai criteri per l’individuazione degli alberi monumentali dettati dal decreto. Su questo aspetto va osservato che nel decreto non viene stabilita alcuna relazione esplicita tra le attività censuarie affidate ai comuni e l’adeguamento di elenchi eventualmente già istituiti.

Ciò deve far a ritenere che i comuni debbano, in ogni caso, effettuare il censimento degli alberi e che, parallelamente, le regioni facciano una revisione degli elenchi esistenti. Su questo è opportuno prestare la massima vigilanza rispetto a due rischi. Bisogna scongiurare la possibilità che le regioni, chiamate a coordinare le attività dei Comuni, facciano prevalere la tesi che possa essere sufficiente il solo adeguamento degli elenchi esistenti, laddove ci sono. E con la stessa ottica è necessario far prevalere una interpretazione restrittiva del decreto, in base alla quale possono essere fatti salvi ed eventualmente adeguati soltanto gli elenchi istituiti ai sensi della normativa regionale di tutela e valorizzazione degli alberi monumentali, e non – come pure  esistono – elenchi fatti in base a normative con finalità diverse o comunque più estese e generiche. Per operare una valutazione delle normative regionali vigenti è utile consultare la scheda pubblicata sul sito del Corpo Forestale dello Stato.


La scheda offre una prima classificazione delle leggi regionali vigenti distinguendo quelle che contengono una normativa specifica per la tutela e la valorizzazione degli alberi monumentali da quelle che dettano norme specifiche per alcune tipologie di alberi, da quelle che contengono disposizioni generiche sulla protezione della flora con riferimenti agli alberi monumentali e da altre ancora che non contengono alcun riferimento agli stessi alberi monumentali. Alla luce di queste informazioni, è possibile individuare le (non molte) regioni nelle quali – qualora le stesse leggi abbiano previsto la compilazione di un elenco degli alberi monumentali – si debba procedere, in ogni caso parallelamente alle attività censuarie dei comuni, alla revisione degli stessi elenchi.

Le ragioni per le quali è opportuno che i Comuni eseguano il censimento vanno al di là dell’adempimento di quanto prescritto dalla normativa. Il riconoscimento, e la conseguente azione di tutela, del patrimonio naturale – del quale gli alberi monumentali sono una delle componenti più preziose e delicate – sono funzioni fondamentali che le nostre amministrazioni comunali devono svolgere. E questa operazione di riconoscimento di una parte fondamentale del nostro patrimonio può essere concepita ed organizzata non come una attività burocratica svolta da funzionari pubblici, con procedure standardizzate e al riparo dallo sguardo dei cittadini. Su questo punto, l’articolo 3 del decreto precisa che “il censimento sarà realizzato dai comuni stessi sia mediante ricognizione territoriale con rilevazione diretta e schedatura del patrimonio vegetale sia a seguito di recepimento, verifica specialistica e conseguente schedatura delle segnalazioni provenienti da cittadini, associazioni, istituti scolastici enti territoriali, strutture periferiche del Corpo Forestale dello Stato – Direzioni regionali e Soprintendenze competenti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.”
Nei successivi articoli 4 e 5 del decreto viene riproposta la definizione di albero monumentale contenuta nella legge 10 e sono definiti i criteri da utilizzare per attribuire i criteri di monumentalità che sono:

-       il pregio naturalistico legato all’età e alle dimensioni e/o alla forma e al portamento,
-       il valore ecologico,
-       il pregio naturalistico legato alla rarità botanica e/o all’architettura vegetale,
-       il pregio paesaggistico,
-       il pregio storico-culturale-religioso.

L’articolo 6 precisa che per le attività di censimento, come anche per la revisione e l’aggiornamento di elenchi fatti precedentemente, vada utilizzata una scheda di identificazione che consenta, attraverso l’elenco nazionale, di mettere a disposizione dati e informazioni sugli alberi monumentali omogenei e dunque comparabili. Allo stesso modo, il decreto adotta la scheda che i soggetti possono utilizzare per segnalare alberi monumentali al fine del loro inserimento negli elenchi.
L’articolo 7 definisce il processo che va dalla trasmissione dell’elenco predisposto dal comune alla redazione, da parte del Corpo Forestale dello Stato, dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia. Il primo passaggio è rappresentato dall’invio regione dell’elenco comunale – corredato dalle schede di identificazione e del materiale documentale e fotografico raccolto – con il quale il comune propone l’attribuzione del carattere di monumentalità agli alberi compresi nello stesso elenco. Nei novanta giorni successivi all’invio, dopo un’apposita istruttoria, la regione provvede a deliberare sull’iscrizione nell’elenco regionale degli alberi, per i quali il comune ha presentato la proposta.

Al termine di questa fase – e una volta ricevuti gli elenchi di tutti i comuni – l’elenco regionale viene redatto e trasmesso al Corpo forestale dello Stato che ha il compito di verificare il rispetto dei criteri di monumentalità precisati dal decreto, di redigere l’elenco degli alberi monumentali e – aspetto da non trascurare – e di implementare un archivio informatico delle singole schede di identificazione, aperto alla consultazione e/o all’inserimento dei dati da parte degli enti territoriali interessati. Al termine di questo processo – per il quale occorrerà la piena collaborazione tra le istituzioni ma anche e soprattutto la piena vigilanza da parte dei cittadini – si potrà avere un elenco che aggiorna e supera, non solo gli elenchi predisposti dalle regioni, ma anche il Censimento che il Corpo Forestale, meritoriamente, ha elaborato nel 1982 e mette, tuttora a disposizione dei cittadini, all’interno di questa sezione del sito web.

Per evitare che accada che l’elenco degli alberi monumentali d’Italia resti – come è accaduto al Censimento del 1988 – un documento prezioso, ma non più aggiornato, nel decreto si precisa che detto elenco debba essere aggiornato con cadenza almeno annuale, e che le regioni hanno l’obbligo di comunicare al Corpo forestale dello Stato ogni eventuale variazione.
Gli articoli 8 e 9 contengono delle disposizioni in merito agli effetti giuridici, in termini di maggiore e più estesa tutela, dell’inserimento degli alberi nell’elenco nazionale degli alberi monumentali. Già l’articolo 7 comma 4 della legge 10 del 2013, per questo tipo di alberi, stabilisce che l’abbattimento e le modifiche della chioma e dell’apparato radicale sono realizzabili, dietro specifica autorizzazione comunale, solo per casi motivati e improcrastinabili, in mancanza di soluzioni alternative e comunque previo parere vincolante del Corpo forestale dello Stato. Nei casi nei quali l’abbattimento o la modifica di questi alberi sono dettati dall’incombere di un pericolo imminente per la pubblica incolumità e la sicurezza urbana, il Comune è comunque tenuto a darne immediata comunicazione al Corpo forestale e a predisporre una relazione tecnica descrittiva della situazione e delle ragioni che hanno reso inevitabile l’intervento.

Nell’articolo 9 del decreto si precisa, anche, l’applicazione del meccanismo sanzionatorio introdotto dall’articolo 7 comma 4 della stessa legge 10 del 2013, in base al quale l’abbattimento  o  il danneggiamento  di  alberi  monumentali effettuati – al di fuori dei casi e in mancanza delle autorizzazioni e dei pareri richiamati in precedenza – sono sanzionati, salvo che il fatto non costituisca reato, con il pagamento di  una  somma  da  5.000  a  100.000 euro.
Il decreto, all’articolo 9 comma 3, precisa che questo regime sanzionatorio si applica a partire dal momento in cui il comune formula la proposta di attribuzione del carattere di monumentalità di uno o più alberi, notificandola, con un proprio atto amministrativo, a ciascuno dei proprietari. Ciò significa che per scongiurare il rischio che si possa ancora giocare d’anticipo rispetto all’entrata in vigore di queste misure sanzionatorie – tagliando impunemente, come è accaduto a settembre dello scorso anno, per esempio, nel Comune di Pietraperzia, 51 esemplari di pino – è necessario che i Comuni formulino le proposte di attribuzione della monumentalità notificandole ai proprietari degli alberi.

In conclusione, la legge 10 del 2013, e il decreto attuativo del 23 ottobre, definiscono un percorso che offre a noi tutti l’opportunità di arricchire la conoscenza e di potenziare le forme di tutela di una parte significativa del nostro patrimonio. L’iter descritto nel decreto, probabilmente, non è serrato come avremmo preferito che fosse ed è necessario vigilare affinché le operazioni censuarie vengano effettuate senza indugio, e che si arrivi presto non solo alla compilazione dell’elenco nazionale degli alberi monumentali d’Italia, ma anche alle proposte di attribuzione di monumentalità da parte degli stessi comuni.

Bisogna scongiurare il rischio che non si proceda o che lo si faccia troppo lentamente, e che le regioni tentino di “riciclare”, con piccoli ritocchi, gli elenchi esistenti. Per questa ragione invitiamo tutti a scaricare la scheda da utilizzare e a organizzarsi sia per cominciare a far arrivare nei Comuni le segnalazioni di alberi monumentali, sia per sollecitare le amministrazioni comunali ad avviare senza indugio le operazioni previste.

Clicca QUI per visionare e scaricare il decreto attuativo e le schede che i comuni ed i cittadini devono utilizzare per fare la mappatura.

In Italia, la moda del momento e’ quella di abbattere gli alberi, i Comuni, con la scusa che non ci sono i soldi per fare la dovuta manutenzione dei filari, oppure dei giardini, decidono che e’ meglio abbattere, distruggere il patrimonio arboreo che e’ di tutti i cittadini e non e’ proprietà delle Giunte Comunali. Abbattere per poi ripiantare e’ l’altra follia, vengono distrutti alberi che hanno in media 50 anni, perchè non sono ritenuti idonei al paesaggio urbano, oppure per progetti di riqualificazione delle vie, per poi ripiantare, quando va bene, nuove piante che ci metteranno parecchi anni a diventare belle e utili come solo un albero di diversi anni sa fare !Tutto questo e’ successo troppo spesso, adesso basta , ora i cittadini devono sapere che’ c’e una legge la legge 14 gennaio 2013 , n. 10 che tutela gli alberi monumentali e i filari, li difende da questa pazzia.Distruggere le piante che puliscono l’aria dall’inquinamento che eliminano con la loro presenza i rumori , abbassano la temperatura estiva e danno tranquillita’.Questa legge e’ entrata in vigore e ora i Comuni, con popolazione superiore a 15.000 abitanti, tra le altre cose devono :
  • Porre a dimora un albero per ogni neonato tenendo conto del periodo migliore per piantumare
  • Devono entro un anno, dall’entrata in vigore della legge censire e classificare gli alberi piantati
  • Inoltre due mesi prima della scadenza naturale del mandato il Sindaco dovrà rendere noto il bilancio arboreo del Comune indicando il numero degli alberi piantati rispettivamente al principio e al termine del mandato stesso.
  • Censire gli alberi monumentali, i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale per consentire la loro tutela e la salvaguardia
Abbiamo preparato una mozione (scaricala e presentala nel tuo comune) per richiedere ai comuni che:
  • Si proceda in tempi certi con il censimento degli alberi monumentali, sul territorio comunale.
  • Si avvii una campagna cittadina di informazione riguardante il suddetto censimento degli alberi monumentali e si forniscano ai cittadini e alle associazioni semplici strumenti e assistenza per effettuare segnalazioni in tal senso.
  • Si rendano pubbliche sul sito del comune le segnalazioni di cittadini, associazioni, istituti scolastici, enti territoriali, strutture periferiche del Corpo forestale dello Stato.
  • Si renda altresì evidente nel succitato sito dell’amministrazione comunale l’esito delle segnalazioni ricevute.
Insomma dobbiamo difendere la vita, non dobbiamo più permettere la distruzione del territorio e l’aumento della cementificazione, ora abbiamo dalla nostra la legge, che deve assolutamente essere rispettata per il bene di chi ci sarà dopo di noi.


29/11/14

Legge di stabilità 2015, l'agricoltura ancora ignorata!


Anche in questa legge di stabilità riteniamo insufficienti le misure introdotte a sostegno del comparto primario i cui problemi sono ampiamente noti e vanno dall’aumento dei costi di produzione alle difficoltà di accesso al credito per le aziende agricole.

Eppure sarebbe facile agire concretamente considerato che l’agricoltura è l’unico settore in crescita dal punto di vista dell’occupazione con un trend positivo in grado di generare per il futuro migliaia di ulteriori posti di lavoro,  se calcoliamo anche il ricambio generazionale al quale andrebbe accordato il massimo sostegno da questo governo.

Tra le questioni che si dovrebbero risolvere anche nel mondo dell'agricoltura non poteva mancare la tanto odiata (ma non per tutti evidentemente) burocrazia!
Ed è proprio la burocrazia che sta causando problemi non indifferenti all’agricoltura. Basti pensare che un’azienda agricola italiana per assolvere a tutti gli adempimenti burocratici imposti spende, in media, 2 euro ogni ora di lavoro, 20 euro al giorno, 600 euro al mese, 7.200 euro l’anno.

Il soprannominato SPESOMETRO, provvedimento fiscale italiano che non trova corrispondenze in altri paesi, è una misura penalizzante che accresce la burocrazia, aumenta i costi e rischia di mettere in ginocchio le piccole imprese.
La nostra proposta presentata in commissione bilancio era quella di abolire per i piccoli agricoltori, identificabili da un fatturato annuo inferiore ai 7000 euro, la comunicazione che i soggetti passivi d'IVA devono presentare annualmente all'Agenzia delle entrate.
Mi chiedo....ma come si può per legge essere autorizzati a non conservare registri, e poi, sempre per legge, essere obbligati a comunicare le operazioni rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale??? E’ evidente l’anomalia di una tale situazione...e laddove c'è un anomalia normativa in questo paese c'è sempre qualcuno che ci mangia alla faccia di chi si fa il mazzo lavorando onestamente!

TAGLIA DI QUA E TAGLIA DI LA e ora con questa legge di stabilità si doveva mettere mano anche agli enti di ricerca di questo settore.
Mi riferisco al riordino e la razionalizzazione dell’Istituto nazionale di economia agraria – INEA e del Centro per la ricerca e l’agricoltura – CRA, entrambi enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.
L’accorpamento dei suddetti enti in una unica Agenzia non tiene conto di alcune problematiche quali in particolare il grave dissesto finanziario in cui versa l’INEA, le cui passività passerebbero  totalmente a carico del CRA andando ad incidere negativamente sulle capacità dello stesso di continuare ricerca svolte e riconosciute a livello internazionale.
Oltre al periodo di commissariamento straordinario procederete con altri tagli ai centri per la ricerca e la sperimentazione, con una notevole riduzione delle attuali articolazioni territoriali e una conseguente riduzione degli oneri e delle spese di personale. Senza tutelare i lavoratori e ricercatori dei due enti che, essendo in buona parte precari, potrebbero correre il rischio di non veder rinnovato il proprio contratto a seguito dell’accorpamento, né di mantenere la propria posizione lavorativa all’interno della costituenda Agenzia.
Ancora una volta a correre il pericolo sono i giovani ricercatori che sono l’asse portante di tutta la ricerca nazionale che troppo spesso è relegata agli ultimi posti degli interessi del Governo, tanto da spingere i nostri ricercatori a continuare la propria attività all’estero.
Per noi ora sarebbe fondamentale, a questo proposito, il mantenimento delle attuali graduatorie di
concorso del Centro per la ricerca in Agricoltura per le future assunzioni all’interno del’Agenzia.
E poi visto che all’articolo 12, dispone l’esonero dal versamento dei complessivi contributi a carico dei datori di lavoro per un periodo massimo di 36 mesi con riferimento alle nuove assunzioni a tempo indeterminato, per quale assurdo motivo il governo ha escluso il settore agricolo?

Totale assenza di misure adeguate per introdurre agevolazioni fiscali volte ad incentivare e tutelare le agricolture contadine, indispensabili a promuovere la biodiversità,  modelli socio economici basati su strutture prevalentemente familiari che utilizzano pratiche agronomiche conservative e sostenibili per la nostra salute e il territorio!
Si parla tanto di KM ZERO, filiera corta ma ci si dimentica degli agricoltori contadini ovvero coloro che conducono direttamente i fondi, praticano diversificazioni e avvicendamenti colturali, producono prevalentemente beni rivolti alla vendita diretta presso i mercati locali in circuiti di filiera corta,  e  trasformano le materie prime di esclusiva produzione propria direttamente in azienda o presso la propria abitazione, e che quindi costituiscono un patrimonio e una risorsa da valorizzare oltre il semplice parametro economico!
In mancanza di adeguate agevolazioni, tali realtà agricole, che operano  al di fuori delle logiche di mercato,  rischiano di scomparire a causa dei modelli agricoli dominanti a carattere industriale con gravi conseguenze per le realtà rurali e per la perdita di biodiversità.

Totale assenza di adeguate misure a sostegno dei metodi di produzione biologica...ma perchè questo governo non considera il fatto che il mercato mondiale degli alimenti biologici ha quadruplicato la sua estensione a partire dal 1999 e la superficie destinata alla produzione biologica nell’Ue è più che raddoppiata?
Molte aziende italiane infatti lo hanno capito e stanno convertendo la loro produzione anche al fine di garantire la sicurezza dei consumatori e dei cittadini circa i metodi di produzione biologica,
e quindi sono costrette a rispettare un elevato livello di oneri amministrativi che, unitamente a considerevoli cali nelle rese, almeno nei primi anni di produzione, rendono l’adesione al regime biologico piuttosto complessa.

Per quanto concerne il Piano Assicurativo Agricolo Nazionale, nel corso della precedente annata agraria le compagnie assicurative non hanno concesso polizze agevolate per le fitopatie denominate “mosca dell’olivo”, “cinipide del castagno” e “marciume delle castagne” perché non considerate convenienti e che hanno invece  determinato significative perdite di produzione tali da gettare l’olivicoltura e la castanicoltura in una profonda crisi.

E ora parliamo di uno degli scandali più citati in questa legge di stabilità, mi riferisco all'aumento delle accise sulla birra.
Fa rabbia che proprio in questo settore che dovrebbe essere tutelato visto che ha ottime potenziali di crescita e trend occupazionale rilevante, nell’ultimo decennio l’aliquota delle accise sulla birra è aumentata del 93%, raggiungendo livelli di tassazione tra i più alti di Europa!
Un posto di lavoro nel settore birraio genera:
1 posto di lavoro in agricoltura
1,3 posti di lavoro nel settore degli imballaggi e logistica e marketing
1,3 posti di lavore nella distribuzione
24,5 posti di lavoro nel settore dell'ospitalità come bar, ristoranti, alberghi, pub, ecc..
Con l’aumento dell’aliquota a decorrere dal 1° gennaio 2015, il gettito stimato è di circa 177 milioni di euro all’anno. Inoltre fa rabbrividire il fatto che il sacrificio derivante dall’aumento dell’aliquota dell’accisa sulla birra rischia di non produrre alcun effetto finanziario a fronte della inevitabile riduzione dei consumi!

Ed infine cosa dire riguardo la questione delle accise sul gasolio agricolo.
Toccare al ribasso il gasolio agricolo senza andare a distinguere tra quello destinato alle lavorazioni e quello destinato al riscaldamento delle serre si rischia di non risparmiare realmente e di fare un danno a coloro che hanno già costi di produzione alti.
E' la seconda volta che il governo combina questa porcheria in questa legislatura!

Insomma ancora una volta si è persa l'opportunità di rilanciare concretamente l'agricoltura.
Evidentemente è più importante finanziare i grandi piuttosto che i piccoli e soprattutto è più importante fare le l'expo che occuparsi dei veri problemi dell'agricoltura di questo paese!
Ancora una volta stiamo trattenendo un settore che potrebbe decollare e ridare dignità ritrovare identità a questo paese.

27/11/14

Periferie abbandonate: andrò insieme ai cittadini catanzaresi dal prefetto

Accolgo con entusiasmo l'invito dei miei concittadini dell'Associazione 'Ovroc voltare pagina' a farmi portavoce presso il Prefetto e le autorità competenti, nel tentativo di trovare soluzioni che fermino il completo stato di degrado ed abbandono in cui versano tutti i quartieri periferici dell'intera Città di Catanzaro. Lo affermo in risposta all'invito proveniente dai cittadini del quartiere Corvo, in cui risiedo, sempre più preoccupati a causa del susseguirsi di furti, atti vandalici e microcriminali.

Da cittadino di Catanzaro presente nelle istituzioni ho il dovere morale, prima che politico, di dare voce ai miei concittadini. Il quartiere Corvo rappresenta l'emblema perfetto della situazione che si respira in tutto il Comune di Catanzaro. L'assenza totale delle istituzioni cittadine è fin troppo evidente e rintracciabile anche nella completa incuria in cui i quartieri periferici sono abbandonati.

Non farò la solita sfilata del politico di turno ma ho intenzione di recarmi dal Prefetto nei prossimi giorni insieme ai cittadini del quartiere. Spero di non essere l'unico rappresentante istituzionale del quartiere ad essere presente e che anche i politici di altri schieramenti vogliano seguirmi per dar voce al disagio degli abitanti di Corvo e di tutte le periferie a sud della città.

L'impegno attivo dei cittadini che richiamano le istituzioni deve essere una costante in tutta la città. Il controllo costante sul lavoro dei politici deve divenire il 'modus operandi' di tutti gli italiani che soffrono la totale assenza dello Stato. Il tempo delle deleghe in bianco è finito.

26/11/14

Aethina tumida: riformulare le procedure da attivare!



Ho presentato una nuova interrogazione parlamentare sulla vicenda “Aethina tumida”, il coleottero parassita degli alveari in grado di determinare notevoli danni, dal consumo delle scorte di polline e miele fino ad arrivare alla distruzione dell'intera covata rinvenuto la prima volta alle nostre latitudini nel comune di Gioia Tauro in località Sovereto (RC).
Già nello scorso settembre avevo presentato un atto di sindacato ispettivo, ad oggi senza risposta, chiedendo al Governo di attivare tutte le procedure necessarie per circoscrivere ed eradicare eventuali ulteriori focolai nonché impedire la diffusione del parassita sul territorio nazionale. Non potevo di certo immaginare di spingermi lì dove la lentezza elefantiaca delle politiche nazionali si fonde con l’inadeguatezza dell’azione amministrativa regionale.
Oggi ho chiesto di revocare gli interventi in essere e riformulare le indicazioni in merito alle procedure da attivare a seguito dell’ordinanza del Presidente della Giunta calabrese che, in contrasto con la normativa nazionale vigente, ha disposto la distruzione dell’intero apiario anche in presenza di un unico coleottero all’interno di un solo alveare.
Riporto solo due numeri per dare l’idea delle conseguenze delle decisioni della Giunta regionale:
3000 apiari bruciati ed un danno economico che supera il milione e mezzo di euro e la situazione può solo peggiorare considerando che l’ordinanza non prevede un termine agli interventi di distruzione ma opererà sino alle indicazioni di revoca che saranno disposte dal Ministero della Salute.

La Lorenzin si renderà senz’altro conto della necessità di revocare gli interventi in essere e riformulare le indicazioni in merito alle procedure da attivare per contrastare la propagazione di aethina tumida che al momento ha cominciato a diffondersi anche in Sicilia.

Ben altri sono gli interventi da mettere in atto quali la limitazione del proliferare delle popolazioni tramite le trappole per il controllo degli adulti, i trattamenti larvicidi e non ultimo l’utilizzo della lotta integrata.
Salvaguardare l’ecosistema e la sopravvivenza di apicoltori e apicoltura nel nostro Paese non è solo una scelta responsabile ma genera ricadute in termini di reddito e posti di lavoro specie in una terra come la mia, la Calabria, messa in ginocchio dalla crisi economia e dalle politiche del malaffare.

QUI il testo della nuova interrogazione parlamentare.


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21/11/14

NO al taglio degli alberi secolari in Sila!

L’Ente Parco Nazionale della Sila ha predisposto in questi giorni un piano che prevede un taglio boschivo di Pini laricio secolari e faggi proprio all'interno del Parco, in località Macchia dell'Orso, tra i comuni di Mesoraca, Zagarise e Taverna, in piena riserva Naturale dello Stato e Zona 1 del Parco Nazionale in contrasto con la norma riguardante il Parco, che stabilisce che, nella Zona 1 "l'ambiente è conservato nella sua integrità e lasciato alla sua spontanea evoluzione...".

si tratta di un ormai rarissimo esempio di bosco secolare di Pino laricio, in cui vivono il lupo, il gatto selvatico, il picchio nero, che nell'Italia meridionale è molto scarso e localizzato;

questa consociazione vegetale tra un piano superiore di pini secolari e uno inferiore costituito da una densa formazione di faggi, costituisce un complesso di grande valore sul piano paesaggistico senza considerare che quegli stessi faggi aumentano la fertilità del terreno e contrastano efficacemente l'erosione del suolo;

il bosco si trova a circa 1500 metri sul livello del mare e quindi è facilmente suscettibile di danni da neve che chiaramente, una volta che la sua struttura venisse alterata da un taglio, diventerebbero assai più probabili e devastanti;

l'area in questione è inserita nella Rete di Natura 2000, in quanto Zona di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva Comunitaria 79/409/CEE sulla protezione degli uccelli selvatici, nonché Sito di Interesse Comunitario ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE sulla protezione degli habitat naturali, ratificate dal DPR357/97 e smi. Interventi contrastanti con tale regime di tutela potrebbero dar luogo da parte dell'UE all'avvio di procedure di infrazione nei confronti dell'Italia. Si ricorda anche che la Direzione Generale Ambiente della UE ha avviato una procedura EU-Pilot su tutte le regioni italiane, Calabria inclusa, sull'errata procedura di Valutazione di Incidenza e mancato raggiungimento degli obiettivi di conservazione nei siti Natura 2000;

i presidenti di Italia Nostra, Marco Parini, dell'associazione ALTURA, Stefano Allavena, e dell'associazione Mediterranea per la Natura, Deborah Ricciardi, hanno inviato una lettera alle autorità competenti - tra cui il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione generale per la protezione della natura - in cui chiedono che “l'Ente Parco revochi il progetto e che il Corpo Forestale dello Stato, proprietario della Riserva Naturale, si opponga fermamente, stante il palese contrasto sia delle norme di tutela della Riserva dello Stato che delle direttive comunitarie, in considerazione del fatto che verrebbero meno gli obiettivi di conservazione dei siti Natura 2000”;

l'Ente ha dato avvio al piano di taglio delle piante ed è paradossale che a proporre questo scempio sia proprio l'Ente Parco Nazionale, costituito per legge per assicurare l'integrità del territorio protetto e non per aggredirlo insensatamente;

anche se il taglio venisse limitato alle piante di faggio, sottostanti ai pini adulti, nonché ai pini danneggiati, l'impatto sarebbe molto grave ed intollerabile in un'area protetta nella quale, come dice la legge, l'ambiente deve essere conservato nella sua integrità e lasciato alla sua spontanea evoluzione. Le piante danneggiate o morte costituiscono poi un ambiente di vita essenziale per diverse specie di animali e in particolare di uccelli per i quali costituiscono la risorsa alimentare, come il picchio nero, tra l'altro particolarmente protetto a livello nazionale e comunitario. Inoltre lo strato inferiore di faggi, che verrebbe completamente eliminato dal taglio, costituisce un importante elemento di biodiversità, poiché molte specie di animali, in particolare uccelli ed insetti, trovano rifugio e condizioni idonee di vita e di riproduzione negli strati inferiori della vegetazione. Tra questi, la Rosalia alpina, coleottero protetto a livello comunitario, che si nutre solo ed esclusivamente di Faggi marcescenti

l’interrogante ha presentato due atti di sindacato ispettivo n. 4-03942 e n. 4-06804, per giunta senza risposta, su vicende analoghe a denuncia dell’abbattimento incontrollato a cui si sta assistendo in Calabria in spregio alle leggi nazionali e comunitarie -:

Ecco cosa abbiamo chiesto al governo:

se non ritenga opportuno intervenire urgentemente al fine di salvaguardare gli alberi secolari del Parco Nazionale della Sila e al contempo, evitare che l'inosservanza delle norme comunitarie possa avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia con un conseguente danno erariale;

se la vicenda dell'abbattimento degli alberi esposta nelle premesse possa rientrare tra i casi motivati e improcrastinabili di cui all'articolo 7 della legge nazionale dell'ottobre 2013 e, nel caso contrario, quali iniziative di competenza intendano assumere al riguardo.

19/11/14

Ho presentato esposti su assenze del sub-commissario Urbani

La Procura di Catanzaro e la Corte dei conti si occuperanno di come Andrea Urbani interpreta il suo ruolo di sub-commissario per l'attuazione del piano di rientro dal debito sanitario della Regione Calabria.
Questa mattina ho presentato a Catanzaro un articolato esposto alle magistrature ordinaria e contabile, chiamate a verificare le assenze presso il dipartimento regionale per la Salute imputate dalla stampa a Urbani, che per l'incarico riceve 8 mila euro al mese.
Il MoVimento Cinque Stelle ha condotto nel grande silenzio dei partiti una lunga battaglia contro gli sprechi, gli abusi e i tornaconti di partito nell'amministrazione pubblica calabrese, interessando ogni volta la giustizia. Per coerenza, dunque, ho ritenuto opportuno esporre i fatti riassunti dalla stampa, che ha raccontato di una scarsa presenza di Urbani nella struttura commissariale, nonostante prescrivano il contrario le norme che ne regolano il compensano.
Urbani deve occuparsi del completamento della rete assistenziale. Mi torna difficile comprendere come possa farlo, se fosse vero, come scrivono i giornali, che va nel suo ufficio una volta a settimana. Non è un mistero che il sub-commissario sia vicino al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
La riorganizzazione della nostra sanità non può avvenire ove ci fossero situazioni di convenienza consentite dalla politica. Mi auguro che Urbani risulti, invece, assiduamente presente al dipartimento regionale, così come lo è stato durante il tour elettorale in Calabria del ministro Lorenzin.

18/11/14

Più protezione per il pm antimafia Pierpaolo Bruni

Ci preoccupa molto la notizia di un disegno di morte lungo un tratto della statale 107 che attraversa l'altopiano della Sila contro il pm antimafia Pierpaolo Bruni, tra i magistrati più impegnati nel contrasto della criminalità in Calabria e per questo più esposti a ritorsioni e pericoli.

Ci allarmano, poi, le dichiarazioni circostanziate del pentito di 'ndrangheta che ha reso la sconcertante rivelazione, esponendo particolari che fanno ipotizzare continui pedinamenti del magistrato calabrese.

Questa vicenda dimostra che il pm Bruni necessita di una protezione ancora più stretta, che chiederemo subito e formalmente al ministro dell'Interno Angelino Alfano!

Altre volte il pm Bruni, che lavora a inchieste di primo piano su affari e collegamenti delle 'ndrine, è stato oggetto di avvertimenti, intimidazioni e addirittura tentativi di uccisione. Lo Stato non può permettere che il magistrato corra rischi. È dunque indispensabile che lo tuteli con ulteriori mezzi e uomini, dando così un segnale netto e inequivocabile in fatto di lotta alla 'ndrangheta.