30/09/16

Ecco come stiamo salvando il grano italiano!

Favorire l'adozione di un Piano proteico nazionale, l'aggregazione economica e sinergie tra i diversi operatori, così come previsto dalla normativa comunitaria; puntare su ricerca e innovazione per l'ammodernamento della filiera a partire dal settore sementiero, promuovendo la valorizzazione delle produzioni salubri e di qualità. Sono alcune delle misure a sostegno della filiera del grano e del comparto cerealicolo italiano contenute nella risoluzione del M5S, approvata all'unanimità in Commissione Agricoltura alla Camera. Tra le altre misure contenute nel provvedimento, l'implementazione di logistica e stoccaggio, per differenziare la qualità di grano duro e valorizzare il prodotto italiano all'origine, distinguendo le classi in base al contenuto di glutine e a caratteristiche chimiche e microbiologiche come ad esempio il contenuto di micotossine, residui di erbicidi come glifosato, metalli pesanti e radioattività.
Abbiamo inoltre previsto iniziative per assicurare all'industria di trasformazione determinati volumi e al produttore la collocazione del proprio prodotto ad un prezzo congruo, slegato dalle contrattazioni delle Borse Merci, istituendo una Commissione Unica Nazionale, introdotta grazie a un emendamento del M5S nel decreto 51/2015, per il mercato dei cereali e incentivando gli accordi di filiera. Il ministro delle Politiche Agricole, Martina, ora non ha più scuse. È giunto il momento di rispolverare il Piano cerealicolo nazionale, tenuto dal Mipaaf nel cassetto dal 2009, e di concretizzare le misure chieste dall'intera filiera. Il comparto primario è fondamentale per il made in Italy e tutta l'economia italiana.

La Scuola continua ad essere negata ai disabili!

Il rimpallo di responsabilità tra Regione e Province calabresi riguardo la gestione del trasporto e dell'assistenza dei disabili nelle scuole, deve essere risolto una volta per tutte dal governo, che ha il dovere di assegnare velocemente le risorse alla Regione Calabria.
Ho depositato l'ennesima interrogazione al Ministro delle politiche sociali e dell'istruzione, anche per comprendere quali saranno le azioni che il governo metterà in atto per verificare l’effettiva tutela del diritto allo studio dei ragazzi disabili calabresi. Non è davvero possibile che la politica non sia in grado di gestire un servizio così delicato ai cittadini, anche in virtù del fatto che esiste la legge 104/92 la quale prescrive la gratuità del servizio di trasporto per i disabili che frequentano la scuola dell’obbligo o corsi di formazione finanziati dallo Stato. Il rimpallo delle responsabilità è colpa del governo che con le riforme degli enti territoriali ha soltanto scombussolato la gestione dei servizi, facendone pagare le spese ai cittadini.
Appare sempre più evidente come in Calabria i casi di ragazzi disabili che hanno sempre maggiore difficoltà ad accedere al diritto allo studio siano numerosi e sparsi per il territorio. È già la terza interrogazione parlamentare che presento sul tema, nella speranza che un governo sordo sia capace di ascoltare una volta per tutte le esigenze dei cittadini più sfortunati. In casi come questi, la politica deve dare risalto alla più nobile funzione che possiede: abbattere le barriere che impediscono ai cittadini di godere pienamente dei propri diritti. In tempi in cui qualcuno vuole stravolgere la Costituzione è importante ricordare spesso uno dei capisaldi della stessa, rappresentato dall’Articolo 3.
Tutte le istituzioni dovrebbero cooperare in casi come questo. Il rimpallo delle responsabilità deve per forza venire dopo il rispetto per i diritti dei cittadini. È curioso come si parli di mega opere che costano miliardi di euro, come il ponte sullo stretto in un Paese che è ancora incapace di trovare pochi spiccioli atti a garantire i diritti fondamentali alle fasce più deboli della propria popolazione.

LEGGI ANCHE:
- Diritto allo studio non garantito ai disabili
Assicurare i diritti ai disabili nelle scuole, un'altra triste vicenda a Catanzaro
- La storia di Paolo Celano

28/09/16

La discarica di Gioia Tauro arriva sul tavolo del Ministro dell'ambiente

Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti promuova un’ispezione del comando dei Carabinieri del Noe in modo da accertare l'inquinamento provocato dalla discarica in contrada Marrella utilizzata e di proprietà della TEC Veolia ed informi la popolazione gioiese sulla reale situazione ambientale.
Dopo esserci stato di persona non potevo non coinvolgere anche il Ministro e ho quindi depositato un’interrogazione parlamentare. Sono ormai anni che denunciamo l’emergenza ambientale a Gioia Tauro (RC). È risaputo che dalla discarica in Località Marrella il percolato fluisce verso il Fiume Budello, tanto che una determina della Regione Calabria aveva decretato di indire con somma urgenza una gara per il prelievo, trasporto e trattamento dei rifiuti presso impianti autorizzati.
Verranno spesi per il 2016 e 2017, 650mila euro di soldi pubblici per prelevare e trasportare le 13mila tonnellate di percolato che stanno invadendo le acque del Budello.
Il Comune di Gioia Tauro non poteva essere all’oscuro della bomba ecologica che si stava abbattendo sulla città. I responsabili, anche politici, di quanto è avvenuto devono assumersi ogni responsabilità di quanto accaduto. Non è possibile che amministratori ed imprenditori non paghino per questo visto che nel 2014 lo stesso Comune, ricevendo la relazione del tribunale di Palmi che accertava l'inquinamento presso la discarica, emise un'ordinanza con cui si vietava di utilizzare le acque per l'irrigazione agricola, per il pascolo e di consumare alimenti prodotti in zona.
Spero vivamente che il governo ascolti seriamente la denuncia del M5S. Il territorio della Piana di Gioia Tauro ha già sopportato per troppo tempo i danni ambientali provocati dalla dissennata gestione politica degli ultimi decenni con false promesse di sviluppo che hanno imprigionato il territorio, lasciando alle proprie spalle soltanto disoccupazione e morte.

LEGGI ANCHE:
- La prigione dei veleni nella piana di Gioia Tauro

A rischio il divieto di coltivare OGM in Italia

In Italia sia garantito il divieto di coltivazione degli Ogm su tutto il territorio nazionale, coerentemente con il parere espresso dall'Italia in sede UE, e come stabilito dalla Corte Costituzionale si, riconosca come reato ambientale la contaminazione da Ogm e si escluda la possibilita' di indennizzi ad imprenditori che hanno coltivato illegalmente Ogm.
Queste sono le nostre richieste nell'ambito della discussione del decreto per l'applicazione della direttiva Ue 2015/412 che da' agli Stati membri la possibilita' di limitare o vietare la coltivazione di Ogm. Questo decreto compromette il divieto di coltivazione degli Ogm in Italia perche', in base a com'e' scritto e a causa dell'articolo 117 della Costituzione che riconosce la competenza delle Regioni in materia agricola, determina il rischio che una singola Regione possa decidere autonomamente di dare il via libera sul proprio territorio alla coltivazione degli Ogm. In realta' questa formula di
recepimento e' sbagliata in quanto incompleta, perche' il divieto di coltivazione degli Ogm non riguarda solo la competenza in materia agricola ma, come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 116 del 2006, anche altri interessi di rilievo costituzionale come la tutela dell'ambiente e della salute.
Per questo la Corte Costituzionale ha stabilito che la legge statale e' chiamata a individuare il punto di equilibrio fra tali esigenze in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Rientrerebbe
pertanto tra i reati ambientali la contaminazione da Ogm a danno delle altre coltivazioni non Ogm, che comprometterebbe cosi' la ricca biodiversita' agroalimentare del nostro made in Italy.
Vanno inoltre esclusi gli indennizzi per gli imprenditori che hanno coltivato illecitamente Ogm nel nostro Paese. Sarebbe infatti assurdo dare soldi pubblici a un'attivita' illegale, tant'e' vero che solo lo scorso luglio a Rovigo e' stato sequestrato un campo di mais transgenico. Un atto di giustizia che sarà garantito solo se riusciremo a salvare il divieto di coltivare gli Ogm in Italia su tutto il territorio nazionale.
Non dimentichiamoci infatti che l'agricoltura italiana ora ha il fiato sul collo del colosso Bayer-Monsanto, che fa affari a livello globale proprio con sementi Ogm e pesticidi, tra cui il glifosato, l'erbicida più usato al mondo dichiarato come 'potenzialmente cancerogeno' dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro...

27/09/16

Contro l'obesità: ridurre il consumo di zucchero

Imparare ad alimentarsi nel modo giusto è importante non solo per i singoli individui ma per l'intera collettività che ne paga poi le conseguenze con costi diretti e indiretti di medio e lungo periodo.
Purtroppo, pur vivendo nel paese che ha dato i natali alla famosa "dieta mediterranea", spesso adottiamo cattive abitudini alimentari, quali il consumo esagerato di zucchero che può comportare rischi per la nostra salute a cominciare dall'obesità.

Per questo motivo abbiamo ricevuto stimoli ed elaborato proposte per rendere più consapevoli o ricordare ai cittadini i problemi legati ad un'alimentazione non equilibrata al fine di promuovere la diffusione di pratiche alimentari che se adottate a livello di massa, porteranno ad un benessere sociale diffuso. Recentemente più fonti hanno sollevato il problema di un incontrollato consumo di zucchero che è presente in molti alimenti come il pane, alcuni prodotti in scatola e chiaramente nelle bevande zuccherate, gassate, che sono la principale causa di obesità nei bambini.

Dopo lo scandalo uscito fuori su Jama Internal Medicine e ripreso da Il fatto alimentare in merito alla vicenda dei 150 mila dollari dati a tre scienziati, per coprire i rischi dello zucchero nelle malattie cardiovascolari, mi sembra doveroso ricordare l'impegno politico del MoVimento 5 Stelle in Parlamento per dire basta all’abuso di zucchero non solo sulla nostra tavola, ma anche e soprattutto nell’industria alimentare.

L'obesità infantile è un problema di notevole rilevanza sociale che in Italia colpisce un bambino su quattro, ed è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo causato dall'ingestione di più calorie di quante se ne consumino.
Secondo i dati dell'Istituto superiore della sanità l'Italia detiene il triste primato europeo del numero di bambini sovrappeso o obesi e che secondo il recente rapporto dell'Osservatorio del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'università Milano Bicocca, un bambino su 4 è sovrappeso e uno su 10 è obeso. In Italia la prevalenza di sovrappeso in età pediatrica supera di circa 3 punti percentuali la media europea, con un tasso di crescita/annua dello 0,5-1 per cento, pari a quella degli Stati Uniti.
La definizione di sovrappeso e di obesità infantile è più complessa rispetto all'adulto, il cui peso ideale è calcolato in base al BMI (Body Mass Index o Indice di massa corporea) che è uguale al peso in chilogrammi diviso l'altezza in metri elevata al quadrato (Confalone, 2002).
Pur avendo basso errore di osservazione, basso errore di misurazione, buona affidabilità e validità, il BMI non può essere una misura sensibile dell'obesità in persone molto alte e basse, ed in persone che hanno insolite composizioni di massa magra e massa grassa (Sardina, 1999).

Un comitato competente, convenuto nell’International Obesity Task Force nel 1999, ha determinato che – sebbene il BMI non fosse una misura ideale – era comunque il più valido tra tutte le formule che calcolano l'adiposità in un individuo e perciò poteva essere usato per definire il sovrappeso e l'obesità in bambini ed adolescenti (Bellizzi, 1999).
In base a queste conclusioni, la WHO (Organizzazione mondiale della sanità), per definire sovrappeso ed obeso un bambino, utilizza i «punti» di BMI realizzati da uno studio di Cole nel 2000 e sviluppati usando diversi dati mondiali che rappresentano perciò una referenza internazionale che può essere usata per comparare le diverse popolazioni mondiali.
Il Ministero della sanità italiano definisce obeso un bambino il cui, peso supera del 20 per cento quello ideale, e in sovrappeso se lo supera del 10-20 per cento in alternativa, lo definisce tale quando il suo BMI è maggiore del previsto.
La crescita ponderale del bambino viene calcolata facendo riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età (Confalone, 2002) e che secondo recenti studi effettuati nel 2000 dal NCHS (Centro Nazionale di Statistiche per la Salute Statunitense), la crescita è nella norma se si pone intorno al 50o percentile, mentre coll'allontanamento dal valore medio, aumenta il rischio di obesità: tra l'85o al 95o percentile il bambino viene definito sovrappeso, mentre dal 95o percentile viene definito obeso (Kuczmarski, 2000).

Diversi ed autorevoli esponenti del mondo scientifico come il professor Franco Berrino, già direttore di dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell'Istituto nazionale dei minori di Milano e Direttore Scientifico del mensile Vita&Salute, dichiarano che «Gli alimenti ad alta densità calorica sono quelli che contengono molto grasso e zucchero. Questi alimenti, come merendine, biscotti da colazione, fiocchi di cereali zuccherati, e così anche le bevande zuccherate, fanno ingrassare e alterano il nostro ambiente endocrino facendo aumentare l'insulina. Queste alterazioni alla lunga fanno aumentare il rischio di ammalarsi di tumore e di varie altre malattie croniche che affliggono le popolazioni ricche».
L'obesità infantile preoccupa in quanto i bambini obesi hanno maggiori possibilità di divenire adulti obesi e di conseguenza di avere un maggior rischio di sviluppare una serie di condizioni patologiche, quali i tumori (in particolare al seno, al corpo dell'utero e al colon-retto), diverse patologie croniche come le malattie cardiovascolari (ischemie, l'ictus), l'ipertensione arteriosa, il diabete tipo 2, problemi muscolo-scheletrici e respiratori.

Oltre a quanto riportato nel punto precedente, i bambini obesi sperimentano peggiori condizioni di salute mentale e fisica, infatti sono comuni tra loro i problemi respiratori, l'ipertensione, la resistenza all'insulina e problemi osteo-articolari; l'obesità comporta elevati costi per la società: costi diretti, costituiti dalle risorse spese per la diagnosi ed il trattamento dell'obesità in se stessa e delle patologie ad esso correlate, e costi indiretti, dovuti alla perdita di produttività causata dalle maggiori assenze dal lavoro delle persone obese e dalla loro morte prematura (OMS 2000; Yach et al. 2006; Hu 2008).
Secondo le ultime stime OMS, circa il 7 per cento del budget sanitario dei paesi europei viene speso per malattie legate all'obesità (EU action plan on Childhood Obesity 2014-2020).

Fino a due o trecento anni fa lo zucchero non faceva parte dell'alimentazione abituale dell'uomo, bensì faceva parte delle preziose spezie importate dall'oriente, dove cresceva la canna da zucchero che i mercanti veneziani vendevano a caro prezzo, soprattutto per scopi medici, o appannaggio solo delle classi più abbienti.
Ci furono tentativi di coltivare la canna da zucchero anche in Europa, in particolare in Sicilia e a Madeira, ma non ebbero successo mentre la canna cresceva bene nelle terre del nuovo mondo e subito si prospettarono grandi potenzialità commerciali, a spese però delle popolazioni indigene soggiogate per lo sua coltivazione o importando schiavi dall'Africa.
Solo in epoca napoleonica, grazie alla coltivazione della barbabietola da zucchero, coltivabile alle nostre latitudini, si svilupparono gli zuccherifici in Europa, comportando la progressiva diminuzione dei prezzi dello zucchero che divenne alimento di tutti, e di tutti i giorni, ma che fu la nemesi della schiavitù nei confronti dello stesso.
Negli anni Cinquanta, grazie alle «bevande di fantasia» e agli altri beni di consumo provenienti dagli USA, lo zucchero divenne simbolo di modernità e di emancipazione conquistando l'immaginario giovanile e parte delle loro abitudini alimentari. Le bevande zuccherate prima di allora venivano consumate saltuariamente (la gassosa che gli operai mescolavano al vino o alla birra, l'aranciata consumata solamente in occasione delle feste o delle vacanze), ma è stato dopo l'avvento della Coca-Cola e dei suoi distributori automatici che venne segnato il passaggio da un consumo eccezionale al consumo quotidiano e di massa.

Oggigiorno è acclarato come il consumo incontrollato delle «bevande di fantasia zuccherate» sia una delle cause principali dell'obesità infantile e dell'età adulta, mentre fino a pochi decenni fa il mondo scientifico ancora dibatteva per la mancanza di prove scientifiche decisive, visto che i grandi studi che indagavano sul consumo alimentare, intervistando un campione della popolazione, riscontravano generalmente che le persone sovrappeso mangiassero meno zucchero delle magre, dimentichi del fatto che questi soggetti tendano a rispondere ai questionari alimentari dichiarando quello che dovrebbero mangiare, piuttosto di quello che mangiano effettivamente; solo grazie ad uno studio pubblicato nel 2001 venne dimostrato che la prima causa di obesità dei bambini americani è il consumo abituale di bevande gassate e zuccherate, mentre altri studi confermarono le osservazioni anche negli adulti ed evidenziarono inoltre come causa importante di obesità è la frequentazione dei fast-food.

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha diffuso la raccomandazione di contenere il consumo di zucchero entro il 10 per cento delle calorie totali (circa 50 grammi di zucchero al giorno per un uomo che consumi 2.000-2.500 kcal), mentre i nuovi LARN (le raccomandazioni italiane) raccomandano di contenere il consumo di zuccheri semplici, siano essi naturalmente presenti negli alimenti, come in frutta, latte, siano essi aggiunti, nell'ambito del 15 per cento del fabbisogno, specificando però che un consumo «potenzialmente legato a eventi avversi» riguarda valori superiori al 25 per cento del fabbisogno.

Da agenzie stampa dello scorso aprile 2014, la stessa OMS, presso la conferenza ONU di Ginevra, ha rivisto al ribasso la percentuale di consumo di zucchero dal 10 per cento al 5 per cento del totale delle calorie assunte quotidianamente, a seguito di una consultazione popolare promossa «in rete» e che tale raccomandazione non esonera le aziende produttrici di alimenti che sarebbero costrette così a commercializzare prodotti privati di una buona parte della sostanza gradevole per il palato.
Le raccomandazioni dell'OMS sono state fortemente osteggiate dalle grandi corporation alimentari insinuando che fossero addotte senza prove scientifiche e che lo stesso Ministro della salute italiana, Beatrice Lorenzin, nel corso della presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea recentemente trascorsa e prima della sua partecipazione alla seconda conferenza internazionale sulla nutrizione organizzata dalla FAO, dall'OMS e con la partecipazione di 190 Paesi, dichiarava: «No a diktat senza base scientifica. È un'aggressione alle nostre tradizioni dolciarie. Poi però viene ammessa l'invasione di biscotti, barrette e cose simili con aspartame (un edulcorante artificiale ndr)».

Il 4 novembre 2014 presso Palazzo Chigi diversi produttori del settore alimentare hanno incontrato il premier Renzi e ed il Ministro Lorenzin durante la quale riunione si è discusso anche di zucchero ed è stato affermato che «è un falso pretesto quello di porre un freno al dilagare dell'obesità, diabete e malattie cardiovascolari attraverso azioni del genere, che penalizzano i marchi italiani. Non si risolve nulla, ci vogliono iniziative di altro tenore» e tra quest'ultime l'educazione alimentare a partire dalla scuola, alla scelta corretta dei cibi (freschi anziché confezionati), alla promozione dell'attività fisica, al sostegno della dieta mediterranea; i limiti proposti dall'OMS corrispondono a 10-12 cucchiaini al giorno di zucchero successivamente ridotto ad un massimo di 5-6, il che comporta il superamento di tali valori anche a seguito del consumo di pochi ml di bevande di fantasia al giorno.

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (WCRF) dichiari che «Limitare il consumo di cibi ad alta densità calorica ed evitare il consumo di bevande zuccherate», è la prima raccomandazione alimentare a cui è giunto il comitato di esperti dopo aver esaminato tutti gli studi scientifici su dieta e cancro. Lo zucchero è presente in molti alimenti di consumo dove normalmente il consumatore generico non penserebbe di trovarlo, ad esempio in diversi prodotti in scatola, nei sughi pronti, nella maionese, nelle fette biscottate, nel pane, nello yogurt, nei succhi di frutta, e altro e che probabilmente è utilizzato come edulcorante per camuffare il gusto di alimenti di qualità scadente che altrimenti sarebbero sgradevoli. E' acclarato che una riduzione degli zuccheri significherebbe quindi non solo migliorare la nostra salute, ma anche contribuire indirettamente ad offrire alimenti di maggior qualità, con particolare riguardo ai più giovani verso un futuro più sano quando saranno adulti e di ridurre significativamente la spesa sanitaria legata ai fenomeni dell'obesità.
Diverse grandi aziende stanno sostituendo lo zucchero con gli edulcoranti, sostanze chimiche che possiedono un alto potere dolcificante e le molecole che li compongono non appartengono alla famiglia degli zuccheri. A causa del loro potere altamente dolcificante vengono anche designati con l'aggettivo di intensi in quanto possiedono un potere edulcorante molto più pronunciato rispetto a quello dello zucchero.

Come riportato dagli organi di stampa, in Inghilterra il Public Health England, ramo del Ministero della salute britannico, ha lanciato una nuova campagna per il cambiamento delle abitudini alimentari dei bambini in merito al consumo di zucchero, seguendo alcuni semplici consigli e coinvolgendo i genitori ad aiutare i propri figli a dimezzare l'apporto quotidiano di zuccheri semplici. L'iniziativa «Change4Life» a seguito di un sondaggio online condotto da Netmums, (un portale di genitori), emerge che circa la metà (il 47 per cento) delle mamme intervistate si è detta preoccupata per gli zuccheri assunti dai figli, e un numero superiore (il 67 per cento ha affermato che siano comunque troppi e che dalle risposte di quasi 700 madri di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, è risultato che i due terzi di esse non sanno quante sono le calorie medie consigliate ogni giorno e ignorano la differenza delle necessità caloriche tra maschi e femmine. E' la mancanza della consapevolezza di cui al punto precedente che determina i valori antropometrici dei bambini che sono sotto gli occhi di tutti: secondo le ultime statistiche un bambino su cinque tra 1 e 5 anni e uno su 3 tra i 10 e gli 11 anni è in sovrappeso od obeso.
Inoltre, tra i 5 e i 9 anni la prima causa di visita in Pronto Soccorso è per il dolore associato a una carie; 28 per cento dei bambini di cinque anni ha una carie e, di questi, uno su quattro ne ha più di cinque; un report statunitense, ove l'obesità è un problema molto serio, evidenzia che le calorie assunte tramite bevande ammontano a circa il 19 per cento delle calorie totali giornaliere, vale a dire circa 400-600 kcal al giorno in una dieta rispettivamente di 2.000 e 3.000 kcal, di queste una fonte importante è rappresentata dalle bevande zuccherate di fantasia (circa 150 kcal die o più a seconda degli studi pubblicati) mentre una parte minore è rappresentato dal latte o bevande a base di latte e succhi di frutta al 100 per cento.

Secondo le raccomandazioni più diffuse, peraltro giudicate troppo permissive, i bambini dovrebbero assumere circa il 10 per cento delle calorie dagli zuccheri, ma tra i 4 e i 10 anni i piccoli britannici ricavano da dolciumi e bibite più del 50 per cento, in media così suddivise: 17 per cento, da bevande dolci, 17 per cento da dolci, biscotti, merendine e torte alla frutta, 14 per cento da caramelle, 13 per cento da succhi di frutta, 8 per cento da cereali da colazione; il progetto «Change4Life», volto a modificare le abitudini, è basato su semplici consigli che ogni genitore può fare propri, tra le quali: sostituire i cereali per la colazione zuccherati con quelli privi di zuccheri aggiunti, meglio se integrali; sostituire le bevande zuccherate con acqua, latte scremato bibite prive di zuccheri; sostituire le merendine industriali con torte fatte in casa, frutta, verdure crude o frutta secca; sostituire il gelato con yogurt o frutta; gli unici zuccheri semplici desiderabili sono quelli contenuti nella frutta o in altri prodotti naturali mentre gli zuccheri complessi o carboidrati come l'amido della pasta/riso/pane/legumi e altro, devono essere presenti in abbondanza nella dieta sino a coprire una quota del 55/75 per cento (di cui zuccheri semplici meno del 10 per cento) delle calorie giornaliere.

La sponsorizzazione della campagna di cui al punto precedente (lanciata il 5 gennaio 2015) pone la questione che le aziende coinvolte sono le stesse che dovrebbero rinunciare a una parte del profitto in seguito al calo di vendite, tra queste: Asda, Tesco, Co-op, Aldi, Coca-Cola (Diet Coke e Coke Zero), Morrisons, mySupermarket, e Lead Association for Catering in Education (LACA);

Secondo noi del MoVimento 5 Stelle affinchè le campagne di promozione di una corretta alimentazione siano credibili ed efficaci devono essere promosse dall'autorità sanitaria pubblica, quindi finanziata con denaro al di sopra di ogni sospetto. Rimane comunque il concetto che l'approccio educazionale, secondo molti esperti, è fondamentale per ottenere risultati concreti e duraturi perché solo la consapevolezza può spingere i consumatori a fare scelte razionali ogni giorno respingendo l'assalto del marketing della malnutrizione.

Diversi studi e ricerche di settore hanno evidenziato come molti produttori preparino i loro alimenti/bevande al pari di veri e propri irresistibili cocktail, che ossia abbiano quel mix ideale di componenti per raggiungere il «bliss point» (il punto di massima «beatitudine» o piacere) e che vengano consumati in grande quantità in particolare dai ragazzi, visto che è dimostrato come lo zucchero sia in grado di stimolare le stesse aree del cervello che sono stimolate dalla cocaina.
Gli alimenti altamente processati dell'industria alimentare sono progettati per ingannare i meccanismi biologici che stanno alla base della nostra fame/sazietà e sono quindi parte integrante dell'ambiente «obesogeno» che ha causato l'esplosione dell'obesità nel mondo.

Molti alimenti indirizzati dal mercato alla colazione o merenda dei ragazzi sono spesso accompagnati da «regalini», «sorpresine» e più in generale da una serie di gadget che non hanno nulla a che vedere con la qualità dell'alimento ma che di fatto finiscono per condizionare molto le scelte dei ragazzi e delle famiglie, mentre non è altrettanto facile accostare la frutta ed alimenti affini a gadgetistica, sfavorendo l'alimento di qualità rispetto a quello meno indicato per una sana alimentazione.

Ecco gli impegni che abbiamo rivolto al Governo nella mozione parlamentare:
  • promuovere una campagna di sensibilizzazione per mezzo di specifici spot sui principali organi di stampa e/o con pubblicità progresso in tv per indicare i valori di una sana alimentazione, ossia che fornisca in abbondanza tutto quello di cui abbiamo bisogno ma al contempo riduca le calorie, con minor presenza di grassi e zuccheri, con l'obiettivo di evitare che la piaga dell'obesità si estenda in modo irreversibile;
  • chiedere ai grandi produttori di alimenti per la colazione e merenda di collaborare alla significativa riduzione della quota di zucchero saccarosio contenuto negli alimenti messi in commercio, ridimensionare l'utilizzo di farine e cereali raffinati, oltre che di grassi saturi;
  • intervenire anche assumendo iniziative a livello normativo per porre dei limiti all'utilizzo di zucchero saccarosio contenuto negli alimenti messi in commercio nel territorio italiano;
  • assumere iniziative normative affinché nelle confezioni dei prodotti destinati ai più giovani e nelle bevande gassate zuccherate siano riportate etichette o scritte che indichino il rischio di obesità associato al consumo squilibrato dello zucchero (saccarosio, fruttosio e sciroppo di glucosio e fruttosio) in esso contenute;
  • assumere iniziative normative per limitare l'associazione di gadget agli alimenti per colazione e merende chiaramente riservate ai più piccoli;
  • dare piena ed esaustiva applicazione al regolamento (UE) n. 1169/2011 al fine di garantire che i consumatori siano adeguatamente informati sugli alimenti che consumano. 

LEGGI ANCHE:
- 11 giugno: convegno sullo zucchero con il prof. Berrino

23/09/16

La Trasversale delle Serre s’ha da fare

La Strada Statale 182 cd. “Trasversale delle Serre”, inserita da ANAS S.p.A. nell’elenco delle grandi opere da realizzare e oggetto di atto di sindacato ispettivo n.4-06869 presentato da me in data 13 novembre 2014, è  un’opera della lunghezza totale di 56,5 km  che ricade interamente nei territori provinciali di Vibo Valentia e Catanzaro ed è suddivisa in cinque tronchi principali che, procedendo dalla costa tirrenica verso la costa jonica sono così definiti:
Tronco 1° : dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria allo svincolo Serre a Vazzano
Tronco 2° : da Vazzano a Vallelonga
Tronco 3° : da Vallelonga al Bivio per Monte Cucco
Tronco 4° : dal bivio di Monte Cucco a Chiaravalle Centrale
Tronco 4°bis : dal bivio di Monte Cucco a Serra San Bruno
Tronco 5° : da Chiaravalle Centrale a Soverato

Ogni tronco è suddiviso in lotti. Ad oggi, malgrado la progettazione dell’infrastruttura che collega lo Jonio e il Tirreno, agevolando la comunicazione viaria fra territori impervi, risalga al 1966 e il primo appalto sia datato 1983, il tratto aperto e percorribile da Anas è pari ad appena circa 30,8 Km. complessivi relativi ai seguenti tratti per un importo speso superiore ai 250 milioni di euro.
A) Tronco n° 1 "A3 - Vazzano" 
     Lotto n°1 "S.P. Fondo Valle Mesima - Vazzano" 
     1° stralcio "Viadotto Scornari -Vazzano" per 2,1 km
B) Tronco n° 3 "Vallelonga - Monte Cucco" 
     Lotto n° 1 "Vallelonga - Cimbello" per 2 km
C) Tronco n° 4 "Monte Cucco - Chiaravalle" 
     Lotto n° 1 "Monte Cucco - Simbario" 
     Lotto n° 2 "Simbario – Torre di Ruggiero" per 14 km
D) Tronco n° 4 bis "Asta per Serra S. Bruno" per 7 km 
E) Tronco n° 5 "Chiaravalle - Soverato" 
     Lotto n° 1 " Chiaravalle - Argusto" per 1,8 km
F) Tronco n° 5 "Chiaravalle - Soverato" 
     Lotto n° 2 " Argusto SP per Argusto" per 1,2 km
G) Tronco n° 5 "Chiaravalle - Soverato" 
     Lotto n° 3 " S.P. per Argusto – Gagliato” per 2,7 km
Esistono poi dei lotti in esecuzione per circa 6,3 Km
Tronco n° 1 - Lotto n° 2 da A3 svincolo Serre a S.P. Fondovalle del Mesima. 
Tronco n° 1 - Lotto n° 1 stralcio 2° da S.P. Fondovalle del Mesima a Viadotto Scornari.
Tronco n° 3 - Lotto n° 2 da località Cimbello a bivio Monte Cucco con degli appalti aggiudicati
Ma questione ancora più grave è l’esistenza di interventi per cui esiste progettazione, come risulta dallo stesso sito dell’ANAS, da finanziare o in corso di finanziamento per circa 355 milioni di euro e per uno sviluppo complessivo di circa 18 km e sono i seguenti:
Tronco I° - lotto 1° stralcio 2° completamento “Superamento del Colle dello Scornari”

L’intervento consta del riappalto delle opere avviate dalla Provincia di Vibo Valentia per realizzare un collegamento diretto fra il tronco 1° Lotto 2° “fondovalle Mesima” ed il successivo tratto della SP 67 ammodernata, tratti stradali entrambi destinati a far parte dell’itinerario complessivo della Trasversale.

La tratta ha uno sviluppo di circa 1,5 km e l’importo complessivo dell’intervento è pari a circa 14,4 M€.

Tronco I lotto 1° stralcio 1° completamento “Superamento del cimitero di Vazzano”
L’intervento prevede il superamento del cimitero del centro abitato di Vazzano prolungando verso ovest un tratto già realizzato della nuova S.S. n. 182, proveniente dal colle dello Scornari, e raggiungendo la S.P. 60 che costituisce l’attuale collegamento tra Vazzano e Vallelonga per uno sviluppo di circa 700 m. L’importo complessivo dell’intervento, sulla base della progettazione preliminare, è pari a circa 6,5 M€.

Tronco II° lotto unico “Vazzano - Vallelonga”
Il tracciato, che interessa i Comuni di Vazzano e Vallelonga ha uno sviluppo complessivo di circa 6,9 km e in gran parte prevede l’ammodernamento della viabilità esistente (SP 60) con rettifiche e un variante in prossimità di Vallelonga per il collegamento ai lotti successivi già ammodernati o in appalto. Sono previsti 11 viadotti, 1 Galleria Naturale e 1 Galleria Artificiale.
L’importo complessivo dell’intervento, sulla base della progettazione preliminare completata, è pari a circa 128,5 M€.

Tronco V lotto 4 “Gagliato – Satriano, compresa la bretella per Satriano”
L’intervento ha uno sviluppo complessivo di circa 5,35 km e collega il lotto precedente (lotto 3), che termina in prossimità di Gagliato, con la località Turriti. Sono previste 2 Gallerie Artificiali, 8 viadotti e 2 ponti. I Comuni interessati sono Gagliato, Petrizzi, Satriano e Soverato. L’importo complessivo previsto è di circa 134,7 M€.
L’intervento è stato suddiviso in due stralci funzionali :
  • 1° stralcio funzionale, dal km 0+000 al km 2+750, dal costo di circa 80,08 milioni di euro;
  • 2° stralcio funzionale, dal km 2+750 al km 5+350 (fine lotto), dal costo di circa 54,56 milioni di euro.
Tronco V lotto 5 “Satriano – Soverato”
L’intervento, prosecuzione del precedente lotto, ha uno sviluppo complessivo di circa 3,4 km e consente di completare l’itinerario e raggiungere la costa jonica collegandosi alla SS 106 Jonica. Sono previsti 2 viadotti e 1 ponte mentre i Comuni interessati sono Satriano, Soverato e Davoli. L’importo complessivo previsto è di circa 65,4 M€

Nella Proposta Preliminare al Piano Regionale dei Trasporti della Calabria di aprile 2016 è prevista negli Interventi sulla rete stradale regionale di competenza dell’ANAS la “realizzazione della nuova trasversale delle Serre” ed illustrati gli interventi in corso di realizzazione sulla nuova Trasversale delle Serre con uno stato di avanzamento dei lavori però risalente al febbraio 2015 e pertanto non aggiornato.
Le risorse per codeste progettazioni erano state inserite nella delibera CIPE n.62/2011, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto 2011 “
Individuazione ed assegnazione di risorse ad interventi di rilievo nazionale ed interregionale e di rilevanza strategica regionale per l’attuazione del piano nazionale per il Sud” e con deliberazione n.68 del 20 marzo 2015 della Giunta Regionale della Calabria, avente ad oggetto “Rimodulazione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2007/2013. Delibere CIPE 62/2011, 78/2011, 7/2012,89/2012. Proposta di assegnazione delle somme a norma dei punti 2.3 e 2.4 della Delibera CIPE 21/2014; Proposta di rimodulazione delle assegnazioni di cui alla Delibera CIPE 89/2012si è garantita la salvaguardia delle risorse di cui alla delibera CIPE 62/2011 per un importo pari a €.183.600.000,00 (euro 183 milioni/600.000).
Il 30 giugno 2016 è stato aperto il tratto compreso tra Gagliato e Argusto per 2,8 Km e il 28 luglio 2016l
gli ultimi 5 km del Tronco IV che vanno dallo svincolo di Torre di Ruggiero a quello di Chiaravalle Centrale a distanza di anni dal loro effettivo completamento rimasto in attesa di manutenzione e collaudi avvenuti probabilmente nell’immediatezza dell’apertura ma i cui documenti ancora non sono pubblici.
Il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio ha indetto una conferenza stampa per salutare l’apertura di questi tratti di strada affermando: “La Trasversale è una delle opere che deve essere portata a compimento. Per questo abbiamo già deciso di destinare circa 14 milioni e mezzo di euro per il tratto del Passo dello Scornari, che è oggetto di progettazione da parte di ANAS, e che consentirà di completare il collegamento tra versante tirrenico dell’Autostrada, aree interne e Serra San Bruno. Appena possibile procederemo con la gara d’appalto. Abbiamo ancora programmato ulteriori lavori per il completamento; una intesa istituzionale è già pronta per la sottoscrizione con il Ministero delle Infrastrutture”.(CN24 del 28/07/2016). Ancora Oliverio afferma: “Abbiamo già stanziato 15 milioni di euro per il Passo dello Scornaro e gli altri 220 milioni di euro necessari per il completamento sono stati inseriti nell’intesa con il Ministero delle Infrastrutture (Il giornale di Calabria 28/07/2016). Ancora, nell’intervista rilasciata a RAI 3 Michele Drosi, sindaco di Satriano (CZ) ed esponente del PD calabrese, nella sua veste di componente dello staff regionale al sistema della logistica dell’assessore Francesco Russo affermava “Ho avuto una interlocuzione con l'assessore proprio per portare alla sua attenzione la vicenda della Trasversale delle Serre che stiamo seguendo con grande attenzione” (IL REDATTORE.IT 21 aprile 2016)
- “In arrivo circa 260 milioni di euro” (Soveratiamo.com 4/5/2016).

Ribadendo l’importanza strategica del completamento dell’infrastruttura SS182 per lo sviluppo che potrebbe conseguire al territorio interessato e attraversato dalla stessa con enormi ricadute economiche positive, dando per scontato che esiste l’impegno del Governo a garantire il completamento dell’opera in tempi “normali” ho chiesto con una nuova interrogazione parlamentare se al Governo risulti (e quindi voglia dare risposta) l’effettiva consistenza delle risorse economiche effettivamente disponibili e stanziate per l’effettivo completamento dell’infrastruttura SS182 cd. Trasversale delle Serre.


E' solo grazie agli sforzi dei cittadini del Comitato "Trasversale delle Serre. 50 anni di sviluppo negato" se oggi è stato innaugurato qualche tratto’. Mi auguro che possano vedere presto la luce i tratti mancanti, magari con una gestione degli appalti da parte di Anas che salvaguardi maggiormente i lavoratori, visto che ci sono operai che non hanno ottenuto quanto dovuto, nonostante sentenze passate in giudicato, con difese da parte di alcuni sindacati che a definirli deficitari si fa un complimento. La trasversale s’ha da fare. Bene ed in tempi brevi.

20/09/16

Aviosuperficie di Scalea: avviare subito un'indagine conoscitiva!

L'attuale completamento dell'aviosuperficie di Scalea (CS) desta molteplici dubbi, innanzitutto per l'ubicazione insicura e per le riscontrabili violazioni dei vincoli di legge. Grazie al prezioso aiuto del consigliere comunale 5 stelle di Scalea Renato Bruno, ho presentato una specifica interrogazione parlamentare, con la quale al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ho chiesto se in proposito «non ritenga urgente avviare un'indagine conoscitiva.
Siamo alle solite, cioè all'impiego molto leggero di risorse europee senza le necessarie verifiche tecniche sull'area del progetto e senza considerazione per l'ambiente, che il palazzo non intende come bene comune. A riguardo l'amministrazione regionale di centrosinistra è in perfetta continuità con la precedente.
Tali metodi di gestione del territorio rivelano la mentalità affaristica di un'intera classe politica, la quale scambia il progresso con i cantieri, a prescindere dall'utilità reale delle opere e dal rispetto dell'ambiente. Le storie della vicina statale 18 non hanno insegnato nulla agli amministratori nostrani, che continuano a ignorare la cementificazione selvaggia lungo il percorso, la devastazione del paesaggio e i danni provocati alla costa, peraltro notoriamente inquinata malgrado i silenzi dominanti.
Nell'assenza perpetua del Comune di Scalea e della Regione Calabria, il ministro Delrio dovrà fornire risposte rapide, invertendo la prassi di Renzi e codazzo, che in Calabria si riempiono la bocca.

Leggi QUI il testo dell'interrogazione parlamentare

16/09/16

Monsanto-Bayer: un matrimonio da 66 miliardi!

Con il matrimonio tra la multinazionale dall’anima tedesca della chimica e della farmaceutica e il gigante delle sementi americano è appena nata una compagnia che potrà comandare più di un quarto del mercato globale dei semi, degli Ogm e dei pesticidi.
Il Governo Renzi non faccia da sponda agli interessi del colosso Bayer-Monsanto, la cui produzione punta su Ogm e pesticidi e la cui fusione rischia di creare un vero e proprio monopolio nella vendita delle sementi del settore agricolo.
Diversi finora infatti i segnali preoccupanti: il Governo italiano si è astenuto durante il voto nelle sedi Ue per il rinnovo all’autorizzazione del glifosato, il pesticida più usato al mondo prodotto proprio dalla Monsanto e definito ‘potenzialmente cancerogeno’ dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, mentre il decreto del ministero delle Politiche Agricole, che doveva vietare il glifosato, in realtà ha revocato solo 85 composti su 173 composti a base del contestato fitosanitario e ha ridotto, rispetto al precedente decreto ministeriale del 2004, le aree vulnerabili in cui lo si può usare.
Non vorremmo che fossero solo l’inizio di una politica prona agli interessi del colosso Bayer-Monsanto. In questi giorni inoltre è in discussione alla Camera in Commissione Agricoltura lo schema di decreto legislativo 324 per il recepimento della direttiva Ue che potrebbe consentire alle singole Regioni italiane di autorizzare la coltivazione di Ogm. Chiediamo che il Governo scongiuri questa possibilità e applichi la nostra mozione approvata in Parlamento circa un anno fa che lo impegna a vietare il #glifosato in Italia.

15/09/16

Diritto alla studio non garantito per i disabili

All’alunna M.C., ragazza disabile che frequenta una scuola superiore di Catanzaro, è nuovamente negato il diritto all’assistenza sanitaria necessaria per garantirle la possibilità di frequentare la scuola e, quindi, godere del proprio diritto allo studio.
Mi risulta che la scuola abbia già chiesto alla Regione Calabria, competente in materia, di garantire alla ragazza la presenza di un operatore sanitario oltre che dell’insegnante di sostegno. Il problema fu superato lo scorso anno, a seguito del duro lavoro dell’Avv. Giulia Anna Pucci (legale della ragazza) e di una mia interrogazione parlamentare, soltanto a partire dal mese di marzo ma con l’inizio del nuovo anno scolastico il problema si è ripresentato. A quanto pare le risorse economiche destinate all’assistenza della ragazza non sono sufficienti a garantirle la presenza di un operatore sanitario e la Regione tarda a definire l’istruttoria per l’anno 2016, che potrebbe consentire il reperimento dei fondi necessari all’assistenza della ragazza.
La Costituzione non garantisce soltanto il diritto allo studio, ma anche l’eguaglianza di tutti i cittadini. Per ora non è così, perché alle condizioni attuali lo Stato è incapace di garantire a M.C. di Catanzaro ed a tanti altri giovani calabresi il ‘superamento degli ostacoli di ordine economico e sociale’, come stabilito dalla nostra carta costituzionale. Si pensi che la ragazza, oltre all’assenza dell’operatore sanitario, denuncia l’assenza dei mezzi di trasporto che possano portarla a scuola. In pratica le si sta negando la possibilità di frequentare l’istituto. Mi rivolgo all’assessore Roccisano, affinché affronti con efficienza e sin da subito il problema di M.C. e di tanti altri ragazzi disabili calabresi, a cui non può essere negato il diritto fondamentale allo studio. L’evidente ritardo della Regione rispetto all’inizio dell’anno scolastico può costare caro a tutti i ragazzi disabili che, come M.C., hanno bisogno di iniziare da subito le attività anche per evitare di compromettere irrimediabilmente il percorso educativo di questi ragazzi. Sono disponibile ad incontrare l’Assessore Roccisano, insieme alla famiglia di M.C., per risolvere il problema della ragazza e di tutti gli studenti calabresi nelle sue condizioni.

13/09/16

Mala depurazione in Calabria: la risposta del Governo

Ecco il mio intervento in aula:

La prima grande opera pubblica in Calabria deve essere un attento monitoraggio degli impianti di depurazione esistenti, sul loro corretto funzionamento e un programma di interventi di efficientamento e adeguamento che permetterebbe una volta per tutte di uscire dall’emergenza depurativa.
La mancanza di una seria ed organica programmazione del sistema depurativo regionale, fa si che in Calabria tutto sia gestito sempre in forma ”straordinaria”, nel frattempo si continuano a pagare multe salate per la violazione delle Direttive UE, ad attentare alla salute dei Calabresi, devastare ambiente e territorio, ed a compromettere il turismo.
Abbiamo delle spiagge meravigliose calpestate dall'incapacità politica che dopo ultimi gli ultimi 30 anni continua a portare inquinamento diffuso lungo le nostre coste scatenando nei cittadini rabbia,frustrazione, tensioni sociali, ripercussioni economiche in ogni stagione balneare, e la situazione peggiora anno dopo anno. Sarebbero 53 i depuratori sequestrati e 322 gli illeciti accertati tra il 2015 e il 2016.
Grave è soprattutto la presenza, diffusa lungo la costa, di scarichi a cielo aperto o mediante condotte, spesso non segnalate o addirittura volutamente occultate.
A San nicola arcella, ad esempio, è stato riscontrato uno sversamento dei liquami fognari che partendo da un villaggio turistico, sono arrivati a ridosso di una delle più belle spiagge che quest’anno è entrata nelle 13 spiagge più belle d’Italia.
Altrettanto grave è anche la scarsa attività di controlli sulle condotte abusive e sugli stessi depuratori. I controlli preposti sono passati dal 35,67 per cento al 26,64 per cento.
Quasi nulla sappiamo della fine che fanno i fanghi di depurazione e nella totale assenza di sorveglianza agli impianti, accade che una piccola pioggia può causare sversamenti di liquami in mare oppure succede che un furto di cavi elettrici, come accaduto a Catanzaro, può bloccare un intero depuratore con ripercussioni sull'ambiente e sulla salute dei cittadini.
In Calabria, sottosegretario, abbiamo interi quartieri non collegate alle fogne!
Di chi sono le responsabilità?? sicuramente di una gestione commissariale che dal 1998 al 2008 ha avuto solo esiti fallimentari come evidenziato nella relazione finale dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) in merito alla gestione dei finanziamenti ricevuti dall'Ufficio del commissario delegato nell'ambito del Por Calabria 2000-2006, del 2010: sottosegretario mi riferisco alle gravi irregolarità amministrative, all'assoluta mancanza di controlli, agli appalti in deroga alle leggi violando le prescrizioni sul cofinanziamento dei programmi comunitari, all'assenza di collaudi, alla mancanza di relazioni sulla conclusione o sullo stato dei lavori, alle varianti e aumenti di spesa non giustificati.
Con l’articolo 22 del decreto 113/2016, in particolare con il comma 8, avete messo con notevole ritardo una pezza nel buco creato da voi stessi nel 2014. Buco che ha solamente portato a grossi rallentamenti di lavori importantissimi per tutte le regioni del Mezzogiorno ed in particolare per la Calabria. Avete creato il solito sistema del cane che si morde la coda in tutti questi anni con conseguenti rimbalzi di responsabilità tra comuni e regione.
Il DL-113 all’articolo 22 prevede infatti lo spostamento dei fondi dai bilanci regionali alle contabilità speciali dei “COMMISSARI STRAORDINARI”, ma, forse per un errore, forse anche per un atto di furbizia, tale termine viene posto al singolare “Commissario Straordinario” in un contesto di commi che si occupano di discariche e che, quindi, potrebbe facilmente essere interpretato come rivolto esclusivamente al “Commissario Straordinario per le discariche abusive”. Ogni dubbio interpretativo andrebbe eliminato, al fine di destinare la totalità dei fondi già stanziati esclusivamente per affrontare i problemi per i quali questi fondi sono stati, a suo tempo, predisposti, ossia ad interventi urgenti nel settore della depurazione.
Per questo abbiamo proposto un ordine del giorno che impegna il Governo a procedere ad una ricognizione delle risorse previste ed effettivamente assegnate dalla citata delibera Cipe 60/2012 ai commissari straordinari di cui all’art.7, co. 7 del decreto legge 133/2014 per gli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione oggetto di procedura di infrazione o di provvedimento di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Ordine del Giorno che è stato accolto dal Governo.
In questo quadro di “ordinaria disorganizzazione” del sistema depurativo regionale, quindi se ne ricava che tra i primi interventi da fare in Calabria, ci sarebbe quello di:
1) garantire un attento monitoraggio di ogni singolo impianto di depurazione e del loro corretto funzionamento anche attraverso delle webcam e tecnologia sensoristica intelligente, capace di monitorare istantaneamente la qualità delle acque e di allertare le autorità competenti;
2) avviare un censimento in ogni comune di tutta la rete fognaria e una mappatura subacquea completa che permetta di individuare la presenza di condotte non segnalate o volutamente occultate;
3) predisporre un piano speciale di interventi di adeguamento dell'intero sistema depurativo calabrese (affidamenti trasparenti), che tenga conto in primis delle priorità derivanti dalle procedure d'infrazione in corso e da eventuali”emergenze depurative”; garantendo l'assoluta trasparenza anche nell'utilizzazione dei fondi indiretti (Asse 6 del POR Calabria 2014/2020).
4) consentire ai comuni interessati, in via del tutto eccezionale, a fronte della situazione emergenziale in termini di tutela della salute, l'allentamento dei vincoli del patto di stabilità al solo fine di attuare il programma di efficientamento e rifunzionalizzazione degli impianti di depurazione nei comuni costieri della regione Calabria, onde evitare che la carenza di risorse impegnabili comprometta l'efficacia dell'azione intrapresa;
5) creare un sistema di coordinamento strutturato che sia fuori dalla logica del commissariamento con un mandato chiaro e limitato nel tempo che porti quanto prima ad attivare una gestione ordinaria delle risorse idriche con una gestione pubblica e partecipata (Comuni coordinati dal Ministero) delle piattaforme depurative (compreso lo smaltimento dei fanghi, la manutenzione ordinaria e straordinaria etc.) secondo criteri di efficacia ed efficienza ponendo fine all'emergenza depurativa dovuta ad impianti inadeguati, sottoutilizzati ed alla cattiva gestione degli stessi.
Bisogna colmare il deficit infrastrutturale del sistema depurativo calabrese e conseguire, oltre alla conformità normativa, un alto livello di protezione dell'ambiente e della salute umana, dando particolare attenzione alle criticità impattanti direttamente sulle acque di balneazione, anche al fine di tutelare la promozione turistica della Regione. Il mare è una risorsa da tutelare ad ogni costo!


QUI il testo dell'interrogazione parlamentare presentata in data 29/07/2015.

Qui la risposta del Governo:


SILVIA VELO, Sottosegretaria di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare.
"Presidente, innanzitutto è necessario specificare, premettere che la depurazione si inserisce nel processo verticale del servizio idrico integrato, composto da acquedotto, fognatura e depurazione. La corretta gestione di tale servizio, secondo le norme vigenti, prevede una struttura decisionale locale che fa capo agli enti di governo d'ambito, a cui spetta, in sede di predisposizione o aggiornamento del piano d'ambito, la scelta del modello organizzativo del servizio, la ricognizione delle infrastrutture, la pianificazione degli interventi necessari a fornire un servizio di qualità, la redazione del piano economico e finanziario della gestione e l'affidamento del servizio ad un unico gestore, oltre che il controllo e la vigilanza sulla gestione. 
La regione Calabria è tra le regioni che ad oggi non hanno ancora provveduto a dare piena attuazione del servizio idrico integrato. Tale mancata attuazione comporta l'esistenza di criticità organizzative e gestionali infrastrutturali, con grave pregiudizio al territorio di riferimento ed ai cittadini calabresi. Particolarmente grave appare la situazione in 13 dei 141 agglomerati interessati da un contenzioso comunitario, per la mancata conformità dei sistemi fognari e depurativi ai requisiti fissati dalla direttiva n. 91/271 sul trattamento delle acque reflue urbane. Al momento, la regione è sottoposta a monitoraggio continuo da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'Autorità per l'energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, in quanto diffidata con DPCM del 14 maggio 2015 poiché alla data del 31 dicembre 2014 non aveva ancora provveduto ad individuare l'ente di governo d'ambito. In questo senso la regione sta provvedendo a dare attuazione agli obblighi di cui alla suddetta diffida: in particolare, con la delibera del 12 giugno 2015 ha identificato l'Autorità idrica della Calabria (AIC), e contestualmente proposto al consiglio regionale il disegno di legge regionale recante «Istituzione dell'ente di governo d'ambito per il servizio idrico integrato – Autorità idrica della Calabria»; con delibera del 27 luglio 2015 ha disciplinato il funzionamento dell'ente d'ambito, e con decreto dirigenziale del 14 ottobre 2015 sono state avviate le azioni propedeutiche all'affidamento del servizio idrico integrato. Peraltro, per accelerare gli interventi di attuazione degli agglomerati ai requisiti stabiliti dalla direttiva acque reflue urbane, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha adottato una serie di iniziative di carattere sia economico che legislativo, tra le quali occorre ricordare: la delibera CIPE n. 60 del 30 aprile 2012, con la quale sono stati assegnati oltre 1 miliardo 643 milioni di euro per finanziare 183 interventi nel settore idrico, e volti a risolvere le situazioni di maggiore criticità nel Sud del Paese. 
In particolare, alla Calabria sono stati assegnati circa 160 milioni di euro per 16 interventi finalizzati a risolvere le criticità in 15 agglomerati, 13 dei quali interessati dalla citata procedura di infrazione, e nei comuni della fascia costiera vibonese. Sulla base di quanto recentemente comunicato dalla regione Calabria, i 13 agglomerati oggetto della procedura di infrazione dovrebbero raggiungere la conformità ai requisiti della direttiva n. 91/271 entro il 2018-2019. 
È opportuno inoltre evidenziare che al fine di accelerare la realizzazione degli interventi necessari all'adeguamento dei sistemi di collegamento, fognatura e depurazione, in ordine appunto all'applicazione della citata direttiva, la Presidenza del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha attivato per la regione Calabria la procedura di commissariamento relativamente a 5 interventi a servizio di 11 agglomerati, per un importo pari a 27,3 milioni di euro."

Viadotto Cannavino: la risposta dell'ANAS



In attesa di ricevere la documentazione tecnica e il monitoraggio sul ponte effettuato dal Prof. Ing. Pietro Monaco, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso il Politecnico di Bari, pubblico la risposta scritta di ANAS alla mia interrogazione parlamentare.


09/09/16

Depuratore di Catanzaro: la mancanza di sorveglianza e il mistero dei liquami in mare

A seguito del furto di cavi elettrici al depuratore di Catanzaro ci chiediamo quali azioni stia intraprendendo il comune per la tutela delle nostre acque di balneazione e della salute dei cittadini.
A quattro giorni dall'accaduto, nonostante l'impianto continui ad essere fuori uso, non riusciamo a capire come mai il sindaco Abramo non abbia provveduto ad emanare un divieto temporaneo di balneazione come previsto dal Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 116 art.5 e art.10. Il Comune si è limitato ad invitare i cittadini, tramite una piccola nota stampa, ad evitare di fare il bagno sul litorale catanzarese. Ci auguriamo che Arpacal non perda tempo per analizzare in modo efficiente le nostre acque di balneazione visto che nel soveratese, l'agenzia ha comunicato poche ore fa un superamento dei valori di escherichia coli nei punti di campionamento.
Il sistema di depurazione delle acque reflue a Catanzaro mostrava diverse criticità da diverso tempo, tant’è che risulta ancora oggi sotto procedura d'infrazione dalla corte di giustizia europea. A Catanzaro parte del carico generato non confluisce nel sistema fognario né risulta gestita tramite IAS. Inoltre, una parte delle acque reflue raccolte non é inviata a trattamento, il che rende l'agglomerato non conforme all'articolo 4, della direttiva europea.
Un altro problema sollevato da noi del m5s attraverso un'interrogazione parlamentare al ministro Galletti è il mancato funzionamento delle pompe di sollevamento che dovrebbero portare le acque reflue dai quartieri Lido e Casciolino verso il depuratore. Il colpo di grazia è avvenuto con il furto dei cavi elettrici a causa di una grave mancanza di sorveglianza dell'impianto durante la notte. Il M5S sta portando avanti diverse proposte innovative per rimediare al problema annoso della maladepurazione in tutta la nostra regione, tra queste vorrei ricordare l'atto di indirizzo che ho proposto al governo, approvato dal parlamento, che riguarda il monitoraggio di tutti gli impianti di depurazione. Grazie alla mia proposta, le agenzie che si occupano di monitoraggio ambientale potranno monitorare i siti di depurazione delle acque reflue attraverso delle videocamere le cui immagini potranno essere disponibili via web. È un piccolo passo verso la realizzazione di un sistema che consenta anche ai cittadini di stare con il fiato sul collo e controllare il rispetto delle regole sulla tutela dell’ambiente nel proprio territorio. È un passo piccolo ma importante, che può segnare una piccola svolta nei sistemi di monitoraggio sulla depurazione.
Il massimo sarebbe pensare già da ora l'utilizzo di nuove tecnologie, come la sensoristica intelligente, capace di monitorare istantaneamente la qualità delle acque. Soprattutto in Calabria ci sono seri problemi nella depurazione, con 128 comuni sotto procedura d’infrazione da parte dell’Ue e vi è sempre maggiore difficoltà nel sorvegliare in maniera adeguata i siti di depurazione. Le procedure d’infrazione che gravano sulle tasche dei cittadini ne sono la prova inconfutabile. L’installazione delle videocamere e la possibilità di un controllo 24 ore su 24 potranno aiutare a registrare le anomalie dei nostri depuratori, consentendo alle autorità preposte un rapido intervento.
Martedì 13 settembre alla Camera dei deputati il Ministro dell'ambiente risponderà alla mia interrogazione sulla maladepurazione in Calabria (5/06207). In quella sede ricorderò anche la vicenda di Catanzaro rilanciando le nostre proposte per porre fine a questo grave pregiudizio per l'ambiente, per la salute dei cittadini e per l'intera economia turistica.

06/09/16

La prigione dei veleni nella piana di Gioia Tauro

Isola Ecologica Comunale
Oggi ho fatto un vero e proprio tour tra Gioia Tauro e San Ferdinando. Ho visitato i luoghi più critici dal punto di vista ambientale e vi devo confessare che devo ancora riprendermi dal punto di vista mentale. Oggi ho provato rabbia, dolore, frustrazione. Ma non bisogna rassegnarsi, anzi. Occorre reagire e per fortuna ho conosciuto diverse persone che, con grande coraggio, hanno deciso di alzare la testa già da tempo per il bene della comunità e per il destino di questo territorio. Alcuni di loro mi hanno accompagnato per tutta la giornata sui posti che potete vedere in questo album. Nella prima foto potete osservare quella che è stata definita "isola ecologica comunale" in un terreno agricolo confiscato alla mafia. Sembra una barzelletta ma purtroppo non è così. In realtà è una vera e propria discarica a cielo aperto e non credo che presenti quei requisiti tecnico-gestionali richiesti dalla normativa vigente. Sulla vicenda è stato presentato un esposto in procura.

Discariche Marrella 1 e 2
Successivamente mi sono recato in località Marella in un'area agricola dove insistono ben 2 discariche (lungo la strada non potevano mancare anche una serie di discariche abusive). La prima è stata messa in sicurezza dalla precedente amministrazione mentre la seconda, utilizzata fino al 2013 anche per smaltire le ceneri del noto inceneritore, sarebbe stata sequestrata. Il problema è che su entrambe starebbero continuando a sversare illegalmente chissa quale tipologia di rifiuti. Dove non c'è controllo regna l'illegalità! Inoltre la regione non ha ancora provveduto a fare un piano di caratterizzazione su questi siti contaminati.

Fiume Budello
Successivamente mi sono recato sul fiume Budello situato a valle di queste discariche. Il fiume è stato oggetto di una mia interrogazione parlamentare diversi mesi fa proprio a causa del suo inquinamento. Il Ministro Galletti non ha ancora avuto l'accortezza di rispondere.
Nel frattempo le analisi effettuate da un comitato di cittadini e dall'Osservatorio Ambientale Diritto per la Vita, che si sono autotassati per eseguirle, riportano la presenza di trielina (300 volte superiore ai limiti consentiti), tensioattivi e idrocarburi e una concentrazione di batteri oltre ogni limite. (Guardate il servizio del Tg3 regionale ☞ goo.gl/PxRcfw)
A valle, risultano inoltre presenti idrocarburi policiclici aromatici (classificati come sostanza pericolosa prioritaria) con una concentrazione pari a 18 ug/L che superano il valore limite previsto pari a 0.2 ug/L e solventi organici come il tricloroetilene, con una concentrazione di 3.000 ug/L rispetto al limite previsto di 10 ug/L.
In poche parole, i cittadini di sono sostituiti all'Arpacal, del resto anche noi del M5S con il progetto "punto zero" insieme a Laura Ferrara stiamo facendo la stessa cosa in varie zone critiche della Calabria.

Successivamente mi sono recato a San Ferdinando presso l'ormai noto canalone dei veleni, per incontrare i coraggiosi cittadini del Comitato "7 agosto" - S. Ferdinando. Sul posto abbiamo trovato un cantiere aperto in cui la Ecosystem stava facendo dei lavori per la messa in sicurezza del sito rimuovendo i liquami tossici. 
Questa è una drammatica vicenda che grida vendetta. Chiederemo al governo giustizia, trasparenza e un piano di monitoraggio e controllo affinchè ecoreati di questi tipi non si ripetano più.

Tornando verso Gioia Tauro mi sono soffermato per un pò davanti l'inceneritore della Veolià. Un mostro che continua a sopravvivere grazie alla benedizione dei partiti e che continua a calpestare un territorio vocato all'agricoltura di qualità.
Penso alla proposta che ho fatto in parlamento per impedire la nascita di centrali inquinanti in zone agricole e penso al voto contrario di tutti i partiti. Se non sono complici di questo disastro ditemi voi cosa sono...
Il mio piccolo tour finisce qui, ma nella zona insistono altre centrali inquinanti come la centrale a turbogas e l'impianto di pirolisi. E per finire il colpo di grazia: la tessera n.1 del PD vorrebbe costruirci anche il più grande rigassificatore d'Europa.
Questa è oggi la piana di Gioia Tauro, un territorio imprigionato dalla ndrangheta, da criminali senza scrupoli, da cittadini omertosi e complici, dove lo Stato è rimasto a guardare e in diversi casi si è girato dall'altra parte.

05/09/16

No ad un esodo di proporzioni bibbliche dei docenti

L’estate che volge al termine vede consumarsi un dramma che attanaglia molte famiglie meridionali e, in particolare, moltissime famiglie calabresi.
L’attuazione del piano di mobilità della c.d. “ buona scuola “ , introdotta con la legge 107/2015, infatti, ha determinato un trasferimento coatto di moltissimi docenti concretizzando un esodo di proporzioni bibliche dalle regioni del sud verso le scuole del nord.
Ciò è accaduto, sia per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, sia per quanto riguarda le scuole secondarie di primo e di secondo grado, con gravissime ipotizzabili conseguenze sotto il profilo sociale ed economico.
In questi giorni le famiglie si apprestano a separarsi in maniera coatta  e vengono segnalati diversi casi in cui i coniugi, entrambi docenti e spesso genitori di figli in tenera età, sono stati estirpati dalla loro realtà quotidiana e  “spediti” in località estremamente distanti sul territorio nazionale.

Alla sofferenza per la separazione imposta, che verrà subita in particolare modo dai figli, si aggiungeranno, inoltre, le inevitabili difficoltà economiche per i docenti che saranno costretti, a causa del trasferimento, a sottrarre una consistente parte del loro stipendio alla famiglia per poter vivere dignitosamente nella sede loro assegnata.
Il tutto senza voler sottolineare che le partenze determineranno un ulteriore e inevitabile depauperamento del patrimonio intellettuale ed economico del già martoriato territorio calabrese.

Il Movimento Cinque Stelle, da sempre impegnato nella battaglia a favore della legalità e della trasparenza, si rifiuta, schierandosi a fianco dei docenti in questo delicato momento , di accettare che la sorte dei docenti sia stata decisa dal c.d. “ algoritmo” del ministero il cui misterioso e spesso erroneo funzionamento ha partorito, tra l’altro,  una incredibile serie di ingiustizie penalizzando, in particolare , docenti con tantissimi anni di servizio precario al loro attivo che sono stati letteralmente esiliati dopo avere contribuito, con la loro professionalità, alla crescita della scuola locale.

Nonostante abbiamo già chiesto da tempo al Ministro Giannini chiarezza e trasparenza nella procedura adottata, sulle modalità e sui criteri di assegnazioni delle sedi nell’interesse dei docenti di tutte le classi di concorso, non possiamo che aderire all’ iniziativa promossa dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani che si sta impegnando da diverso tempo affinché l’insegnamento delle discipline giuridiche venga esteso in tutte le scuole ed in particolare  anche nella scuola secondaria di primo grado, al fine di contrastare il “ malessere demografico”, il depauperamento  delle risorse intellettuali e materiali del nostro territorio e l’avanzare della piaga della criminalità organizzata in un territorio “ a rischio “ come quello calabrese.

Cogliendo, pertanto, l’invito formulato a tutte le forze politiche dal Presidente del Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani, Prof. Romano Pesavento,  in esito all’incontro svoltosi nella giornata del 22 agosto 2016 presso gli uffici della Regione Calabria tra una rappresentanza del Coordinamento e l’Assessore alla istruzione Dott.ssa Federica Roccisano, l’Assessore all’ambiente, Dott.ssa Antonella Rizzo e il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Dott. Diego Bouchè, sollecitiamo gli organi rappresentativi della Calabria riproporre con urgenza al MIUR e, comunque, in tutti gli uffici istituzionali più appropriati, le criticità palesate e le richieste di potenziare la cultura della legalità mediante l’impiego in tutte le scuole e  nelle scuole secondarie di primo grado.

Paolo Parentela, Nicola Morra, Federica Dieni e Dalila Nesci.