05/12/16

Ha vinto la democrazia e ora riprendiamoci il paese!

Sono stati sei mesi intensi e interminabili, abbiamo girato ogni angolo del paese con ogni mezzo e tantissima passione per salvare la sovranità popolare. Abbiamo detto NO ad una riforma costituzionale che puzzava di banche d'affari, massoneria, casta e lobby del fossile; che voleva allontanare ancora di più i cittadini dallo Stato, negandoci altri diritti. Siamo riusciti a rispedire al mittente un disegno perverso in cui Renzi, Boschi, Verdini e Napolitano erano solo dei mandatari. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno dedicato del tempo per questa battaglia campale. I comitati, le associazioni, i nostri attivisti e tutti coloro che si sono esposti in prima persona mettendoci la faccia. Abbiamo scritto una pagina importante della storia della nostra democrazia. Ed è stato bellissimo! Come da vecchia tradizione politica, qualcuno in queste ore tenta di prendersi meriti che non ha sulla vittoria del no. Mi fanno un po’ pena, ma lasciamoli vivere in questo mondo ormai fuori dalla realtà. Anche il loro tempo è scaduto e ancora oggi non se ne rendono conto.

Questo NO alla riforma costituzionale è stato innovativo, rivolto al futuro che vogliamo vedere nel nostro paese, dove i cittadini hanno più potere e più strumenti per decidere il proprio destino. E' stato anche un no che mette un freno a questa economia, basata sul mero profitto a discapito dei beni comuni. I cittadini hanno dimostrato che non vogliono delegare la propria vita alla partitocrazia ed ai nominati di turno. Vogliono poter contare qualcosa soprattutto sulle sorti del territorio in cui vivono, vogliono partecipare! E il futuro è la democrazia diretta e partecipata. Altro che clausola di supremazia, ci vorrebbe una clausola di cittadinanza per liberare i territori dai tanti “prenditori” senza scrupoli. È stato un grande no alla vecchia politica, basata su grandi opere inutili, sulla corruzione, sul cemento e l'energia fossile. Ora spetta a noi portare avanti questa battaglia di civiltà.

Gli italiani ora devono essere chiamati al voto al più presto, ma i partiti faranno di tutto per tirarla per le lunghe per arrivare a prendere la pensione d'oro. Non glielo permetteremo e chiediamo agli italiani, anche a coloro che hanno votato Si, di stare al nostro fianco in questa battaglia. Sentitevi partecipi di questo cambiamento epocale insieme a noi. Nei prossimi giorni inizieremo a votare online il programma e la squadra di governo. Auguriamo buon lavoro al Presidente Mattarella in questo momento cruciale. Come prima forza politica del Paese siamo disponibili a fare tutti i passi necessari per arrivare alle elezioni politiche.

E ORA RIPRENDIAMOCI IL PAESE!

02/12/16

In Calabria la strategia clientelare del PD è scaduta!

La presenza di Renzi in Calabria conferma la strategia clientelare del governo rispetto al referendum di domenica, con le promesse, la proiezione di finanziamenti milionari e il solito teatro della rinascita della regione, che puntualmente non arriva.
L'utilizzo del teatro reggino Cilea per lo show di Renzi conferma lo squilibrio della gestione della struttura nei confronti del primo ministro, il quale perderà il referendum nonostante il dispiegamento del potere a tutti i livelli istituzionali e gastronomici, date le fritture di pesce promesse da De Luca. Nei giorni scorsi i renziani Magorno e Bruno Bossio sono stati fischiati a Praia a Mare (Cs) da una comunità consapevole, informata e reattiva. Crediamo che i calabresi non accetteranno le bugie del premier, che in Calabria non ha risolto nulla e che ha contribuito allo sfascio della sanità grazie alla protezione politica garantita ai commissari Scura e Urbani.
Per PALLA PALLA i guai inizieranno il 5 dicembre, quando con la sua sconfitta si renderà conto dell'infausta scelta compiuta, contraddittoria e del tutto opposta al bene dei calabresi.

28/11/16

Discarica di Casignana: la regione parla di bonifica ma progetta l'ampliamento

Ampliamento? Regione Calabria? Ma non era il governatore Oliverio colui che, pochi minuti dopo il servizio mandato in onda da Le Iene il 17 febbraio, scriveva su facebook: “Abbiamo stabilito la definitiva chiusura della discarica di Casignana alcuni mesi fa senza attendere il clamore mediatico.
Ne abbiamo anche disposto la bonifica, consapevoli che si trattasse di una vera "bomba ecologica".
La cura del territorio, il rispetto dell'ambiente, sono la nostra priorità”.
Su "la cura del territorio", "il rispetto dell'ambiente" e "le priorità" facciamo un po' di chiarezza...
13 ottobre 2015
La discarica dà evidenti segni di instabilità, tanto da farne scaturite il sequestro preventivo.
21 ottobre 2015
La Regione Calabria approva le Linee guida per la rimodulazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti della Regione Calabria (otto giorni dopo il sequestro preventivo) con delibera di giunta regionale numero 407, con cui si stima a Casignana una capacità residuale di 200mila metri cubi di rifiuti.
1 novembre 2015
Una vasca della discarica, sotto le incessanti piogge dell'alluvione, cede riversando tutto il suo carico di percolato a valle. L’evento viene inizialmente taciuto, per poi scoppiare in un caso nazionale.
9 novembre 2015
Il Tar ordina la messa in sicurezza della discarica con somma urgenza.
16 novembre 2015
Il governatore Oliverio, durante una conferenza stampa a Locri per far la conta dei danni provocati dall’alluvione, si esprime così riguardo la discarica: «A Casignana non arriverà più neanche un chilo di immondizia», ma i lavori di messa in sicurezza portano ancora il nome “Ampliamento della discarica pubblica per rifiuti non pericolosi in località Petrosi del comune di Casignana”. La carte, come si evince, dicono il contrario del Governatore.
17 novembre 2015
Al Consiglio regionale della Calabria si riunisce per la terza volta (in meno di un mese) la Quarta commissione ambiente, e le famose Linee guida per la rimodulazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti della Regione Calabria (sfornate dalla Giunta regionale con delibera numero 407 il 22 ottobre 2015) passano indisturbate con parere favorevole. E con queste, i famosi 200mila metri cubi di rifiuti continuano ad essere designati come capacità residuale della discarica di Casignana; perché né la Giunta, né la Quarta commissione hanno provveduto a cancellarle. Un errore?
25 novembre 2015
La delibera passa dalla Quarta commissione con “parere favorevole”. Ancora?
3 dicembre 2015
Il Tar richiama l'Arpacal, grazie alle istanze presentate dall’avvocato del Comune di Bianco, Ferdinando Parisi, con un’ordinanza in cui c'è scritto: “L’Arpacal a fronte dell’ordinanza cautelare n. 266/2015 con cui veniva nominato commissario ad acta un proprio funzionario, ne dichiarava l’incompatibilità rispetto il predetto incarico; a fronte del decreto cautelare n. 292/2015 con cui veniva alla stessa ordinata la messa in sicurezza del sito, rimaneva sostanzialmente inadempiente”; così “ravvisata la perdurante necessità di mettere in sicurezza il sito di cui in causa, divenuta ancor più impellente in conseguenza agli eventi alluvionali del mese scorso” il Tar nomina commissario ad acta della discarica il Prefetto di Reggio Calabria.
E gli atti del processo vengono impacchettati e spediti alla procura di Locri al fine di valutare la sussistenza di eventuali reati dell’Arpacal che rischia la condanna per omessa bonifica.
5 ottobre 2016
Giunge a conclusione il procedimento pendente dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria - Sez. staccata di Reggio Calabria avente ad oggetto la messa in sicurezza e la bonifica della discarica di Casignana.
Il Tar si è espresso sul ricorso proposto nel 2015 dall’avvocato Ferdinando Parisi nell’interesse del Comune di Bianco contro la Regione Calabria ed il Comune di Casignana, ed avente ad oggetto la discarica di contrada Petrosi che da anni contamina i territori a valle ed il mare Ionio con lo sversamento di percolato nel torrente Rambotta.
La sentenza condanna il Comune di Casignana e la Regione Calabria ad effettuare la messa in sicurezza nonché la bonifica definitiva del sito, secondo le modalità e le tempistiche procedimentali descritte in atti.
25 novembre 2016
Una nuova alluvione colpisce la Locride, la discarica di Casignana tracima acqua frammista a percolato dalle due vasche site ai suoi piedi, esattamente come l’anno precedente. Un anno di tempo non è stato sufficiente alla Regione Calabria per provvedere alla copertura delle due vasche, che costano alla Regione (come dichiarato dal dirigente della protezione civile Carlo Tansi durante una conferenza stampa tenutasi a Bianco il 26 novembre 2016) più di un milione di euro in smaltimento del percolato.
28 novembre 2016
Ed oggi l’incredibile scoperta. Basta andare a sfogliare il Burc sul sito della Regione per verificarlo. Nonostante gli annunci e le passerelle, le perdite di percolato ad ogni pioggia, gli altissimi costi di gestione dovuti alla mancata manutenzione; nonostante i giornali, le televisioni, Le Iene, il Tar, la salute e la volontà dei cittadini, la Regione continua a programmare l'ampliamento. Ma nessuno dei suoi rappresentanti, tra politici e tecnici, ha il coraggio di dichiararlo apertamente.
Proprio aspettandosi un tale comportamento da parte della Regione Calabria, nonostante il Tar auspicasse una rinuncia agli atti, l’avvocato Parisi ha insistito nelle proprie richieste: «Secondo la sentenza n. 999/2016 la Regione Calabria ed il Comune di Casignana devono provvedere alla "messa in sicurezza nonché la bonifica definitiva del sito di cui è causa, secondo le modalità e le tempistiche procedimentali descritte in atti". Tra tali atti vi è il DDG 2445 del 19 marzo 2016, con cui è stato approvato il progetto preliminare di “messa in sicurezza e sistemazione definitiva delle discariche comunali site in località Petrosi nel Comune di Casignana” e che si sta provvedendo all’affidamento delle indagini geognostiche integrative propedeutiche all’assegnazione della progettazione che prevede la definitiva sistemazione dell’area, senza alcun recupero volumetrico». A tal punto si auspica che il Comune di Bianco voglia agire al più presto dinanzi al Giudice Amministrativo, anche in sede di ottemperanza, perché la Regione Calabria ponga in essere quanto alla stessa ordinato con la sentenza n. 999.
Ma il sindaco di Casignana... lo sa?

Antonella Italiano - corrierelocride.it

Con il Sì avremo le olimpiadi di Ping Pong in Parlamento

Alla mancata abolizione del Senato si aggiunge la confusione provocata dai procedimenti legislativi che passano a dieci (attualmente sono due, quello costituzionale e quello ordinario). Inoltre, l’iter per approvare una legge, invece di essere più breve, diventerà più lungo: sono previste circa 16 materie che dovranno passare obbligatoriamente all’esame delle due Camere e c’è il rischio - che è quasi una certezza - che si inneschino dei conflitti di attribuzione e competenza, cioè che il presidente della Camera e quello del Senato debbano decidere quale iter legislativo adottare: monocamerale, bicamerale, monocamerale rinforzato, ecc. Dal momento che una legge raramente riguarda un solo tema, una sola materia, sarà difficile stabilirlo… figuriamoci se i presidenti saranno di due partiti diversi! In caso di conflitto, chi ha scritto la riforma non ha previsto nessun meccanismo di risoluzione, motivo per cui dovrà intervenire la Corte Costituzionale, con conseguente paralisi dell’attività del Parlamento; la risoluzione dei conflitti attraverso la Corte può durare mesi.
RISPEDIAMO AL MITTENTE QUESTA SCHIFORMA!

27/11/16

Nonostante la censura domani spiegheremo le ragioni del NO a Catanzaro

Prendiamo atto della parzialità dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, che aveva autorizzato l'utilizzo di una sala universitaria per un incontro sulle ragioni del “no” al referendum, salvo poi arretrare all'ultimo, con giustificazione pessima.
Nell'Università di Catanzaro e negli altri atenei si sono svolti convegni sul referendum con la presenza di politici. Questa è l'ennesima censura. In più occasioni ci hanno negato l'utilizzo di sale comunali e piazze pubbliche. Ma se qualcuno pensa di fermarci, si sbaglia di grosso. Il previsto evento “Verso il referendum costituzionale: un No costruttivo”, si svolgerà comunque alle ore 17 di lunedì 28 novembre, presso la sala convegni dell'Hotel Paradiso, vicino il quartiere catanzarese “Lido”. Relazioneranno anche il senatore Nicola Morra, il docente Unical Alessandro Mazzitelli, l'avvocato Natalina Raffaelli e l'accademico Giuseppe D'Ippolito.
Auspichiamo la massima partecipazione dei catanzaresi per fermare la deriva autoritaria da parte di Renzi, Boschi, Verdini e Napolitano. Ogni cittadino difenda la sovranità popolare che la riforma vuole cancellare. #IoDicoNo

#IoDicoNo perché siamo cittadini con diritti, non sudditi del potere!

Il No al referendum è anche e soprattutto il No alla devastazione dei nostri territori. No alle trivelle. No a inceneritori, Tav, rigassificatori, grandi biomasse, elettrodotti e a tutte le opere inutili. Con la riforma del titolo V infatti il governo avoca a sé le competenze in materia energetica e ambientale. Non possiamo permetterglielo!
La riforma Renzi-Boschi-Verdini interviene sul tolo V introducendo una clausola di supremazia, che sarebbe più corretto chiamare “clausola di sottomissione”. Con questa, lo Stato ha potere assoluto in materia di trasporti e distribuzione e trasporto dell’energia. In pratica, può decidere di imporre a un territorio un gasdotto, come quello che passerà sotto Amatrice, in piena zona colpita dal sisma, oppure il TAP, per il quale bisognerà abbattere centinaia di ulivi secolari pugliesi. Contro queste decisioni, ai cittadini non resterà nessun mezzo per opporsi, dato che regioni e Comuni non avranno più voce in capitolo. Lo stesso discorso si applica a opere quali il TAV Torino-Lione, ma anche discariche ed inceneritori, che potranno essere dichiarati dallo Stato di “interesse nazionale”. Se Renzi parla di “Senato delle autonomie”, forse parla di un altro Senato, non certo di quello previsto dalla sua riforma.
Cari cittadini che combattete nelle vostre terre, non siete soli. Non siete isole di lotta. Ma siamo tutti in Rete a formare un grande arcipelago collegato.

Ecco la mappa della RESISTENZA: https://goo.gl/pvf51M

25/11/16

Rilanciare la coltivazione della canapa industriale


Finalmente la proposta del MoVimento 5 Stelle sullo sviluppo della filiera della canapa industriale è diventata legge. E' stata approvata in Senato all'unanimità in commissione Agricoltura, riunita in sede deliberante, anche questa una nostra vittoria e una dimostrazione che il Senato può essere fondamentale nell'iter legislativo. Il percorso che ha portato all'approvazione è stato lungo ed accidentato, ma siamo soddisfatti: la nostra legge permetterà agli agricoltori e ai produttori di lavorare con una legislazione più puntuale.
Corde, tessuti, olii, materiali per l'edilizia sostenibile sono solo alcune dei prodotti che possono nascere dalla canapa industriale. Obiettivo della legge, rilanciare dopo 60 anni la filiera della canapa industriale in Italia garantendo maggiore tutela e più strumenti per l'agricoltore. L'Italia negli anni '40, con 90mila ettari coltivati sul territorio nazionale, era il secondo paese al mondo del settore, e produceva più canapa di quanta se ne produce oggi in tutto il mondo, con 85mila ettari al 2011 a livello globale.
In particolare le novità introdotte riguardano le varietà che contengono fino allo 0,2% di Thc per le quali non è necessaria l'autorizzazione, mentre i controlli vengono effettuati da un unico soggetto e riguardano la percentuale di Thc che potrà oscillare fino allo 0,6%. Inoltre il ministero dell'Agricoltura potrà destinare fino a 700 mila euro l'anno per favorire le condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa industriale.

23/11/16

Basta nascondere la polvere sotto il tappeto! Rendiamo omaggio a Natale De Grazia


A seguito del servizio giornalistico de ‘Le Iene’, ho presentato l’ennesima interrogazione parlamentare per spingere il governo ad adottare la massima trasparenza sui risultati delle analisi che i carabinieri del Noe, NBCR e Arpacal svolgeranno sui campioni delle spiagge di Calalunga di Montauro.
Le vicende legate allo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi in Calabria è da sempre un mio pallino. Da quando sono in parlamento ho presentato decine di interrogazioni parlamentari, denunciando puntualmente lo stato di cose in Calabria. Ad oggi sono stato più volte additato come pericoloso allarmista, ma non ho mai ricevuto risposte concrete nel merito. Tra le altre cose, ho chiesto di rifinanziare il progetto MIAPI che permette l'individuazione dei siti contaminati e di estenderlo in tutto il paese in un ordine del giorno accolto dalla Camera, ma ad oggi il Governo latita.
I documenti delle varie commissioni d’inchiesta parlamentare e soprattutto i documenti desecretati da pochi anni parlano chiaro. Fino ad oggi, però, la politica ha sempre nascosto la polvere sotto al tappeto, facendo orecchie da mercante davanti alle numerose morti per neoplasie tumorali nel nostro territorio che non sono quantificabili anche a causa dell’assenza di un registro tumori. Sono anni che spingo per utilizzare le nuove tecnologie a disposizione per scandagliare i fondali dei nostri mari alla ricerca delle celeberrime navi dei veleni, ma nessuna risposta ho ottenuto in merito. Evidentemente il Governo è più interessato a spianare la strada alle multinazionali per autorizzare l'airgun e a trivellare i nostri mari.
La politica continua a negare, ma la negazione della triste realtà non porterà ad un miglioramento delle cose. È necessario agire subito, non soltanto perché un servizio giornalistico ha acceso i fari su queste storie. Bisogna rendere omaggio al nostro eroe calabrese: Natale De Grazia.

Per chi volesse approfondire uno dei misteri più inquietanti del nostro paese potete trovare una serie di documenti importanti: QUI

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Progetto MIAPI: come mai il governo non lo vuole rifinanziare?
AVVELENATI DALLA 'NDRANGHETA, AVVELENATI DALLO STATO!
Rifiuti tossici interrati in Calabria sotto il torrente Abatemarco?
Vogliamo i risultati delle analisi relativi alla presenza di ‪‎rifiuti‬ tossici in ‪‎Calabria‬!
Interrogazione parlamentare del M5S su interramento di rifiuti tossici in Calabria
Si faccia chiarezza sui risultati relativi alla presenza di rifiuti tossici e pericolosi in Calabria
Terra dei fuochi in Calabria: non c'è più tempo da perdere!
Venga fatta chiarezza sui rifiuti radioattivi nella galleria della Limina
Risposta all'interrogazione sulla bonifica delle aree industriali di Crotone
In memoria di Natale De Grazia
L' antica Kroton sommersa dai rifiuti tossici nocivi

In Calabria la scuola è ancora negata ai disabili!

All'indomani dell'ormai universale intervista su Report, l'assessore regionale Federica Roccisano dichiarò prioritaria la tutela dei disabili. Tuttavia, nelle province di Crotone e Vibo Valentia permangono seri problemi per il relativo trasporto scolastico.
È la riprova delle profonde dissociazioni di una politica incapace e bugiarda, che va dai vertici regionali a quelli delle Province. Ci occupammo della questione in tempi non sospetti, molto prima del servizio di Report, senza mai ricevere riscontro da Roccisano, referente politico del sensibilissimo, si fa per dire, Sebi Romeo.
Naturalmente Oliverio dorme con beata tranquillità, convinto che i calabresi dimentichino e che a tamponare le falle bastino le promesse elettorali e le mitiche inchieste interne sui disservizi regionali, le quali non hanno mai consentito di scoprire e punire i colpevoli.
Ci auguriamo che l'ingresso di Wanda Ferro in Consiglio regionale serva a risvegliare l'opposizione, addormentata o addirittura complice dell'armata disarmante di Oliverio, impegnata ogni giorno per sbagliare in maniera clamorosa e sempre di più.

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Diritto allo studio non garantito ai disabili
Assicurare i diritti ai disabili nelle scuole, un'altra triste vicenda a Catanzaro
La storia di Paolo Celano

22/11/16

Nessuno può prendersi gioco dei lavoratori calabresi in mobilità in deroga

Nessuno può prendersi gioco dei lavoratori calabresi in mobilità in deroga, che oggi hanno strappato degli impegni al governatore Oliverio, ma soltanto perché hanno protestato con tanta sofferenza e rischi. Alcuni sono perfino finiti in ospedale. Oggi sono rimasto per tutta la giornata con i lavoratori in agitazione sotto il palazzo della Cittadella regionale. Nel primo pomeriggio con una delegazione di manifestanti siamo stati ricevuti da Oliverio. Nella circostanza sono emersi aspetti gravissimi, tra cui pagamenti che l'Inps avrebbe effettuato a non aventi diritto, con contraddizioni assurde quanto pesanti. A riguardo presenterò un esposto alla Procura della Repubblica, nella convinzione che la componente politica e la burocrazia coinvolta non abbiano coscienza dello stato di prostrazione dei lavoratori. Non vorrei che per loro si riproponesse la consueta linea del potere al Sud, che subordina le masse, piega la dignità individuale e chiede il consenso col solito ricatto. Oliverio ha detto che al più presto
incontrerà il ministro Poletti e che chiederà conto all'Inps. In ogni caso, si è mostrato impreparato sulla questione specifica, che non è di oggi e che non può essere ogni volta affrontata all'ultimo, in pieno stile calabrese e con la complicità di un governo incapace di gestire la situazione. Continueremo a vigilare e ad agire perché si arrivi alla soluzione del problema. Non ammetteremo ulteriori perdite di tempo e il ricorrente teatro, immorale, delle promesse a vuoto.




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21/11/16

Salviamo le api per salvare l'uomo e il pianeta

Un'indagine conoscitiva per comprendere le ragioni della moria di api, il calo della produzione e prevenire così il conseguente rischio di frodi alimentari con miele extra europeo, soprattutto cinese e bulgaro, che però in etichetta compare sotto il marchio Ue. È questa, in sintesi, la proposta dei deputati del M5S della Commissione Agricoltura lanciata a margine del convegno "Apicoltura - Riflessioni e ricerche tra biodiversità e sostenibilità", tenuto oggi alla Camera dal M5S insieme con esperti e apicoltori di diverse sigle, dall'Ispra all'associazione Scientia fino alle Università di Bologna, Pisa e Teramo.
L'indagine conoscitiva, che raccoglie gli input e le proposte di tutti gli attori coinvolti, sia della filiera produttiva che del mondo della ricerca, è il nuovo passo di un percorso avviato da tempo dal M5S in Parlamento con numerosi atti parlamentari che coinvolgerà in un ciclo di audizioni comunità scientifica, associazioni e operatori del settore per far entrare nell'agenda politica del Governo e delle Autorità competenti quella che è una vera e propria emergenza, non solo per il comparto apistico, ma per la conservazione della biodiversità, degli ecosistemi e quindi la trasmissione della vita sul Pianeta. Una priorità per la quale è urgente investire maggiori risorse nella ricerca scientifica.
Come riportato nella nostra risoluzione, il calo della produzione di miele, legato alla morìa delle api, in Italia nel 2016 si è aggravato con una perdita del 50-60 per cento e punte fino all'80% in alcuni areali. Come confermatoci dal Consorzio Nazionale Apicoltori (Conapi), l'annata 2016 si preannuncia la peggiore degli ultimi 35 anni con un possibile aumento dei prezzi e del rischio frodi. Ad esempio il raccolto di miele di agrumi in Sicilia e di Robinia (Acacia) nel nord Italia è crollato coinvolgendo 20mila partite Iva e 23mila produttori per autoconsumo. Tra le cause, cambiamenti climatici, uso di pesticidi ed erbicidi, frazionamento degli habitat, patologie, come Aethina Tumida e il cosiddetto 'Calabrone asiatico'.
Il calo di produzione inoltre rischia di aprire la strada a nuove sofisticazioni alimentari, con l'introduzione nel mercato di miele proveniente da Paesi extraeuropei ma che in etichetta viene riportato sotto il marchio Ue. Un pericolo che arriva soprattutto da Cina e Bulgaria che riesce a entrare illegalmente in Unione Europea attraverso la cosiddetta 'triangolazione' con Paesi Ue, in primis la Spagna ma anche Belgio e Inghilterra, e l'uso di pratiche scorrette come ad esempio quella di tagliare il miele con sciroppo di zucchero, in due modi: miscelandolo al prodotto finale o usandolo per alimentare le api duranti il raccolto. Una pratica scorretta che danneggia consumatori e produttori, oltre che le api, che va fermata al più presto. 

20/11/16

La Riforma Costituzionale toglie potere al popolo e ne dà di più ai politici

In questo momento di crisi, stravolgere la Costituzione è pericoloso. Sono altre le riforme che chiedono i cittadini. Diamo qualche dato dell’Italia del 2016: disoccupazione giovanile con punte del 67% in alcune aree; siamo il primo Paese in Europa per livello di corruzione percepita; ci sono 11 milioni di persone che non si hanno i mezzi per curarsi e circa 10 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà - stabilita da Eurostat/Istat. Non parliamo di senzatetto, ma di laureati che non trovano lavoro, o di genitori separati o divorziati, o professionisti che il lavoro lo hanno perso. Abbiamo un’emergenza immigrazione e un’emergenza lavoro. In tutto questo, la priorità degli italiani era stravolgere 47 articoli della Costituzione? NO. Renzi avrebbe potuto fare una seria legge contro la corruzione, un vero piano per creare posti di lavoro, e non la Repubblica fondata sui Voucher e sui fallimenti del Jobs Act, dare avvio al reddito di cittadinanza. Invece decide di riformare la legge più importante che tiene unito il Paese e ci assicura un assetto democratico. Perché tanta fretta? Perché costringere il Paese a scegliere su qualcosa che non è affatto prioritario? La riforma è evidentemente un pretesto per assicurarsi un potere personale amplificato e distribuire poltrone e immunità parlamentare. Questa è la loro priorità.    

Questa riforma non è un cambiamento, è un peggioramento. Avremo un Parlamento composto quasi esclusivamente da nominati. Ai cittadini restano le spese per mantenere il Senato ma non la possibilità di eleggerlo. Riforma e legge elettorale, infatti, permetteranno ai politici di eleggere altri politici. I nuovi senatori saranno indicati dai partiti dei vari Consigli regionali; il metodo per determinare come saranno scelti i senatori è talmente contorto che è difficile anche per gli specialisti capire come attuarlo, ed è probabile che ad essere nominati senatori siano i più fedeli ai capipartito, fra consiglieri e sindaci. Insomma dei soldatini che non faranno alcuna resistenza ai provvedimenti in cui ci sarà un esplicito interesse per gli amici della casta. Alla Camera, i 2/3 dei deputati saranno nominati con il meccanismo dei capilista bloccati, cioè senza preferenze. Anche un partito che prenda meno del 20% potrebbe avere la maggioranza dei seggi alla Camera a causa di una legge elettorale scellerata come l’Italicum.

I nuovi senatori, nominati dalla classe politica più corrotta d’Italia, guadagneranno l’immunità parlamentare. Dal bicameralismo perfetto si passerà al caos nelle istituzioni: con 10 nuovi procedimenti legislativi in più, continui conflitti tra Camera e Senato e ancora più burocrazia.
Alla mancata abolizione del Senato si aggiunge la confusione provocata dai procedimenti legislativi che passano a dieci (attualmente sono due, quello costituzionale e quello ordinario). Inoltre, l’iter per approvare una legge, invece di essere più breve, diventerà più lungo: sono previste circa 16 materie che dovranno passare obbligatoriamente all’esame delle due Camere e c’è il rischio – che è quasi una certezza- che si inneschino dei conflitti di attribuzione e competenza, cioè che il presidente della Camera e quello del Senato debbano decidere quale iter legislativo adottare: monocamerale, bicamerale, monocamerale rinforzato, ecc. Dal momento che una legge raramente riguarda un solo tema, una sola materia, sarà difficile stabilirlo… figuriamoci se i presidenti saranno di due partiti diversi! In caso di conflitto, chi ha scritto la riforma non ha previsto nessun meccanismo di risoluzione, motivo per cui dovrà intervenire la Corte Costituzionale, con conseguente paralisi dell’attività del Parlamento; la risoluzione dei conflitti attraverso la Corte può durare mesi.

Per 90 centesimi di risparmio a testa all’anno si comprano il nostro diritto di votare. Un misero risparmio è lo zuccherino per attirarci in una trappola. E se passasse la riforma, dopo si dirà che si è già tagliato abbastanza. Chi sostiene il sì, dice che il Paese è fermo e bisogna cambiare la Costituzione. La realtà è che il Paese è fermo per colpa dei fallimenti del governo, in materia di scuola, lavoro, corruzione. Il risultato di questa riforma sarà il caos istituzionalizzato: I presidenti delle due Camere dovranno trovare un accordo su quale iter una legge dovrà seguire: si aprono 10 scenari diversi (alcuni calcolano che siano anche di più i futuri iter legislativi, a fronte dei due attuali). In caso di mancato accordo – caso molto probabile, soprattutto se i due presidenti apparterranno a forze politiche diverse – non è stato previsto nessun meccanismo di risoluzione del conflitto e dovrà intervenire la Corte costituzionale, con conseguente rallentamento e paralisi. Se questo è il cambiamento, noi diciamo no.

Ci vogliono togliere un diritto di voto. I nostri rappresentanti in Senato non verranno eletti da noi, ma saranno nominati dai capipartito. Per comprendere le conseguenze nefaste di questa riforma bisogna ricordare che i senatori saranno nominati dai partiti fra sindaci e consiglieri regionali, cioè dalla classe politica che risulta ad oggi la più corrotta in Italia (basti ricordare il caso dei consiglieri regionali lombardi coinvolti nello scandalo sulla sanità, per citare solo uno tra i tanti esempi). Questi nuovi senatori potranno godere dell’immunità parlamentare, diaria e rimborsi vari e, pur non avendo specifiche competenze in materia, dovranno legiferare sulle future modifiche alla Costituzione e su materie che riguardano l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea. Inoltre opereranno senza vincolo di mandato in Parlamento, cioè potranno liberamente cambiare casacca quando gli aggrada e fare il salto della poltrona da un partito all’altro. Non dovranno quindi rappresentare necessariamente gli enti territoriali dai quali sono stati eletti, ma risponderanno solo ai partiti che li hanno fatti nominare.Dopo i proclami di Renzi di 1 miliardo di risparmi, poi corretti a 500 milioni (secondo il Ministro Boschi), è intervenuta la Ragioneria Generale dello Stato, organo governativo, che ha certificato circa 57 milioni di risparmio all’anno. Tradotto: 90 centesimi a italiano all’anno circa. Il solo referendum costerà 300 milioni di €. Se i partiti avessero votato la nostra proposta di legge per la riduzione degli stipendi di tutti i parlamentari avremmo risparmiato in poche ore circa 90 milioni di €, ma hanno insabbiato la proposta in Commissione. E’ evidente che il tema del presunto risparmio è una scusa, per allettare alcuni elettori e trarli in inganno su una riforma che, letteralmente, si compra i loro diritti per un caffè all’anno.

Attraverso la clausola di supremazia, i cittadini verranno zittiti e il governo potrà decidere quello che vuole in materia di energia, ambiente, trasporti. La riforma Renzi-Boschi-Verdini interviene sul tolo V introducendo una clausola di supremazia, che sarebbe più corretto chiamare “clausola di sottomissione”. Con questa, lo Stato ha potere assoluto in materia di trasporti e distribuzione e trasporto dell’energia. In pratica, può decidere di imporre a un territorio un gasdotto, come quello che passerà sotto Amatrice, in piena zona colpita dal sisma, oppure il TAP, per il quale bisognerà abbattere centinaia di ulivi secolari pugliesi. Contro queste decisioni, ai cittadini non resterà nessun mezzo per opporsi, dato che regioni e Comuni non avranno più voce in capitolo. Lo stesso discorso si applica a opere quali il TAV Torino-Lione, ma anche discariche ed inceneritori, che potranno essere dichiarati dallo Stato di “interesse nazionale”. Se Renzi parla di “Senato delle autonomie”, forse parla di un altro Senato, non certo di quello previsto dalla sua riforma.

Avremo sindaci part time e un continuo via vai in Senato. Senatori e sindaci in modalità via-vai entreranno ed usciranno dal Senato al ritmo delle elezioni regionali ed amministrative dei rispettivi territori, tutte sfasate. Questo è particolarmente grave nel caso dei sindaci, che saranno costretti a lasciare le loro città per recarsi a Roma più volte al mese, e probabilmente anche più giorni alla settimana. E’ stato inserito in Costituzione, infatti, l’obbligo di partecipare ai lavori delle commissioni parlamentari. Inoltre, non è chiaro come verranno scelti i 21 sindaci (su circa 8000) e i 74 consiglieri regionali che dovranno fare parte del nuovo Senato: le modalità verranno stabilite da una legge successiva, che siamo costretti a firmare in bianco, se dicessimo sì alla riforma.

Sarà più difficile proporre leggi di iniziativa popolare e indire referendum. Vogliono togliere poteri ai cittadini. Ad oggi, i cittadini possono partecipare all’attività legislativa del Parlamento tramite le leggi di iniziativa popolare, con la raccolta di 50 mila firme, che vengono poi esaminate in Parlamento. E’ uno degli strumenti a disposizione degli italiani che deriva dal principio della sovranità popolare sancito dalla Carta costituzionale. Portando la soglia delle firme da raccogliere a 150 mila, sarà molto più difficile per i cittadini suggerire delle proposte di legge al Parlamento. Lo stesso discorso vale per lo strumento del referendum abrogativo. È vero che è stato ridotto il quorum che renderebbe valida la consultazione popolare (quorum che, dal 50% più uno degli aventi diritto, passerebbe alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera), ma la validità della consultazione sarà più facile solo se si raccolgono ben 800 mila firme (300 mila in più del numero attuale). In questo modo aumenta la distanza fra gli elettori e le istituzioni e la possibilità che i cittadini hanno per esprimersi viene ulteriormente ostacolata.

Il leader del partito vincitore, anche se rappresentasse meno del 20% dei votanti, sarà padrone del Governo, del Parlamento, del Quirinale e potrà avere una grande influenza sulla Rai e sugli altri organi costituzionali e di controllo (le Authority). Questa riforma può produrre una deriva autoritaria. Introduce una forma di presidenzialismo mascherato privo dei meccanismi di equilibrio e dei sistemi di pesi e contrappesi istituzionali tipici degli altri sistemi democratici. Infatti il Capo del Governo, come capo politico del primo partito che vince le elezioni otterrebbe uno strapotere incontrastato sia nel Governo che in Parlamento. Sarebbe per legge sia il capo del Governo, sia il capo della maggioranza nella sola Camera che rimarrà. Dato che la maggioranza dei parlamentari sarà costituita da nominati e viste le modalità di elezione degli organi costituzionali di garanzia, il Capo del Governo non avrà nessun problema, ad esempio, nel far eleggere un Presidente della Repubblica a lui gradito o i membri della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura di nomina parlamentare. Avrà anche una maggiore influenza nella scelta dei dirigenti Rai, più di quanto non accada già, e nella composizione degli organismi di controllo come le Authority. Le leggi dell’esecutivo potranno avere sempre una corsia preferenziale; su queste leggi il Governo potrà continuare a porre la fiducia e a superare qualsiasi proposta di modifica con i maxiemendamenti. Infine, con la “clausola di supremazia” prevista dalla riforma, si darà allo stesso Governo, invece che al Parlamento, il potere di scavalcare le Regioni nell’attività normativa anche negli ambiti attualmente riservati alle Regioni.

16/11/16

Clientelismo al concorso ASP di Catanzaro: ho denunciato Perri

Oggi ho trasmesso un esposto alla Procura di Catanzaro e alla Corte dei conti sulla ripartizione dei massimali per un concorso a primario di Pronto soccorso, bandito nello scorso settembre dall'Asp del capoluogo. Avevo chiesto di modificare, invertendoli, gli attuali 60 punti per il colloquio e 40 per il curriculum. In proposito l'otto novembre scorso avevo scritto a Giuseppe Perri, dg dell'Asp di Catanzaro, e a Riccardo Fatarella, dg del dipartimento regionale Tutela della Salute. In seguito all'inerzia dei due dirigenti, ho investito del caso la Procura guidata da Nicola Gratteri, precisando che «le norme dettate dalla normativa concorsuale restano quelle della deliberazione di Giunta regionale n. 56/2015, unico riferimento di legge esistente in merito», le quali prevedono che per il curriculum si possano assegnare al massimo 60 punti, e per il colloquio 40. Non c'è alcuna ragione giuridica per mantenere i massimali tarocco stabiliti per il concorso dell'Asp di Catanzaro, che ancora una volta si è fatta sorda rispetto a un nostro richiamo alle norme, esattamente come il vertice del dipartimento regionale, sempre più nascosto e immobile. Se il dg Perri crede di poter fare ciò che vuole soltanto perché possiede la tessera del Pd, si sbaglia di grosso. Ne chiederemo la rimozione ai ministri vigilanti, portando tutti gli elementi in nostro possesso. Sono certo, infine, che la Procura di Catanzaro farà luce su questa ennesima vicenda di cattiva amministrazione sanitaria coperta dalla politica.

Legge di bilancio: le proposte agricole del M5S

Abolire l'Imu agricola anche per chi coltiva i terreni in affitto, ovvero Imprenditori Agricoli Professionali (Iap) e Coltivatori Diretti (Cd), ed evitare così che i proprietari terrieri scarichino il costo dell'imposta sugli agricoltori. Anche quest'anno il MoVimento 5stelle ribadisce 'La terra non si tassa'". È questo, in sintesi, il contenuto di uno degli otto emendamenti alla legge di Bilancio presentati da noi della Commissione Agricoltura al voto domani in Commissione Bilancio. "Tra le altre misure proposte dal M5S a sostegno dell'agricoltura italiana ci sono: un fondo per la promozione e la ricerca nel settore castanicolo, vessato quest'anno dall'epidemia del cinipide, per 3,5 milioni di euro annui dal 2017 al 2019 attingendo alle risorse economiche del Fei; misure a sostegno della pesca e delle Pmi di pescatori come il credito d'imposta fino al 40% per favorire la ricerca e l'acquisto di dispositivi volti a diminuire le catture accessorie; credito d'imposta fino al 40% anche per le spese di prodotti fitosanitari ammessi nell'agricoltura biologica Made in Italy; riduzione delle accise sulla birra artigianale, modulandole per scaglioni in base ai quantitativi annui prodotti e calcolandole a valle della produzione al momento dell'immissione del prodotto nel mercato. E ancora: giù l'Iva per la pappa reale portandola dal 22% al 12,5%, al pari degli altri prodotti apistici, e interventi correttivi alla filiera della soccida sia per quanto concerne il fisco che per la libera concorrenza.

15/11/16

Il Prosecco non può macchiarsi dell’abuso dei pesticidi

Un’eccellenza mondiale del Made in Italy come il Prosecco non può macchiarsi dell’abuso dei pesticidi, che vengono tuttora dispersi sui vitigni della Doc attraverso l’irrorazione aerea tramite droni (una tecnica vietata per legge) mettendo così a rischio l’ambiente e la salute delle comunità locali. L’uso di questa tecnica è vietata dal Piano di Azione Nazionale (Pan) ma, a causa di alcune deroghe, in Italia continua ad essere utilizzata in alcune aree quali ad esempio la zona del Valdobbiadene, nel Veneto. Come già evidenziato durante l’esame del Testo Unico sul Vino, tra le diverse criticità permangono nel testo quelle relative alla sostenibilità ambientale. Dai processi di produzione vanno eliminate in modo definitivo alcune sostanze chimiche che invece vengono ancora utilizzate in territori, come appunto quelle del Prosecco, dove si producono eccellenze famose in tutto il mondo. Stando agli ultimi dati, il Prosecco nel solo 2014 ha venduto quasi 80 milioni di bottiglie per un valore produzione di circa 400 milioni di euro. Chiediamo che, nel rispetto della mozione del M5S ‘anti pesticidi’ approvata in Parlamento oltre un anno fa, la filiera vitivinicola tenga conto dell’integrazione tra ambiente produttivo e attività umane, riveda il modo in cui vengono dispersi i pesticidi, a cominciare dal rispetto del divieto dell’irrorazione aerea, e che il consorzio Prosecco investa una parte dei cospicui guadagni sopra citati nella tecnologia applicata per garantire dei maggiori standard di sostenibilità e garantire così la tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni locali.
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