23/03/17

#AcquaRAGGIA, l'incredibile storia delle tariffe illegittime della Sorical


Un incontro aperto sulle questioni più scottanti del sistema idrico calabrese, tema che in questi giorni sta riservando colpi di scena del tutto inattesi. Tra questi il debito, spuntato proprio adesso, di 19 milioni di euro del Comune di Catanzaro nei confronti del gestore Sorical. Si terrà venerdì 24 marzo, alle ore 17,30 nella Sala dei concerti del Comune di Catanzaro, “AcquaRaggia”, appuntamento in cui spiegherò, con il legale Salvatore Gullì e l'attivista Giovanni Di Leo, dei movimenti per l'acqua pubblica, l'incredibile storia delle tariffe illegittime Sorical. Una montagna di denaro e un servizio incontrollato e perfino incontrollabile. I calabresi hanno capito, però, l'intero copione: i protagonisti, i responsabili politici e i giochi di potere che ci stanno dietro. Daremo elementi precisi e dettagliati, per iniziare la grande battaglia per l'acqua realmente pubblica, in contrasto con le fantasie proiettate in modo furbo dal governatore Oliverio, ormai privo di credibilità e perfino di faccia.

EVENTO SU FACEBOOK

22/03/17

Amantea, il M5S chiede la commissione d’accesso al Comune

AMANTEA Commissione d'accesso nel Comune di Amantea e verifiche specifiche tramite l'organismo per la stabilità finanziaria degli enti locali. Sono le richieste contenute in un'interrogazione al ministro dell'Interno, Marco Minniti, che abbiamo depositato con Dalila Nesci, Giulia Sarti e Riccardo Nuti, della commissione parlamentare Antimafia. Nel testo dell'interrogazione si riferisce di una recente informazione antimafia per l'associazione "Il sorriso". Nel provvedimento si legge di possibili condizionamenti mafiosi dell'associazione e di possibili influenze di Franco La Rupa, già sindaco di Amantea. Il provvedimento riporta un quadro indiziario circa rapporti di La Rupa con la locale organizzazione criminale. Nell'atto parlamentare viene spiegato che "Il sorriso" ha ricevuto finanziamenti regionali grazie a pareri comunali favorevoli a specifiche attività di volontariato svolte ad Amantea. Rilevata anche la situazione deficitaria del municipio, con riferimento ad accertamenti effettuati dalla Corte dei conti su questioni di cassa e bilancio. Ancora, nell'interrogazione è messo in questione il ruolo del padre dell'ultimo sindaco Monica Sabatino, Giuseppe, prima vicesegretario comunale, poi consulente gratuito e volontario presso il Comune. Sabatino padre, si legge nell'interrogazione, di recente è stato rinviato a giudizio nell'ambito di un'inchiesta su un concorso per vigili urbani». Abbiamo ripercorso nell'atto anche «l'insolita sostituzione del viceprefetto Emanuela Greco – nominato commissario dell'ente a seguito delle dimissioni di consiglieri comunali di Amantea – con il viceprefetto Anna Aurora Colosimo, che è stata sindaco e consigliere comunale di Colosimi (Cs), presidente della Comunità montana del Savuto, componente della commissione del Pd calabrese per lo statuto e, nel partito, membro del comitato di lavoro insieme all'allora presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio, oggi governatore calabrese, all'allora parlamentare europeo Mario Pirillo e a Enza Bruno Bossio, attuale deputato Pd in commissione Antimafia e, da notizie stampa, vicina all'ultima maggioranza di governo del Comune di Amantea.

Oliverio tace sulle tariffe illegittime della Sorical

Nell'odierna Giornata mondiale dell'acqua, dobbiamo riflettere sul danno ai calabresi derivante dall'arbitrio di Sorical, che ha applicato tariffe illegittime su cui il governatore Oliverio tace e si nasconde.
Sulle tariffe vanno verificate eventuali speculazioni a scapito dei cittadini. Inoltre la dichiarata volontà di Oliverio di pervenire a una gestione pubblica dell'acqua si scontra con la realtà dei fatti. La Regione Calabria difetta nei controlli, dagli acquedotti alle questioni di salubrità, finora irrisolte. Ancora, sui rischi correlati al sistema idrico dell'Alaco la Regione si è colpevolmente arenata, preferendo la soluzione più comoda, cioè l'immobilismo e il silenzio, due costanti della presidenza Oliverio. È evidente la pericolosa inadeguatezza di Oliverio, che peraltro ignora le inchieste pendenti su posizioni in Sorical e Arpacal, agenzia preposta alla protezione ambientale.
Con movimenti, comitati e associazioni dobbiamo incalzare la Regione in materia di acqua. Permangono situazioni da regime, come l'incarico di commissario liquidatore di Sorical a Luigi Incarnato, già assessore regionale ai Lavori pubblici. Sul recupero delle risorse idriche la Regione di Oliverio non ha attendibilità, non ha un progetto credibile e non ha un Pietro cui rivolgersi per suggerimenti d'urgenza, date l'incapacità e irresponsabilità politiche e amministrative.

21/03/17

Oliverio sostenga il "Piano delle Aree" per tutelare la Calabria dalle trivelle

Il Presidente Oliverio ed il Consiglio regionale della Calabria, prendano esempio dai colleghi della Basilicata e si facciano promotori di una proposta legislativa che provenga dalle regioni volta a reintrodurre nel nostro ordinamento il così detto ‘Piano della Aree’.
La stessa proposta è stata presentata in Parlamento a mia prima firma per reintrodurre il ‘Piano delle Aree’, vale a dire la possibilità, per le Regioni e gli enti locali, di partecipare attivamente nella governance energetica.
Il Piano delle Aree servirà per fare in modo che non si possano autorizzare trivellazioni per ricerca di idrocarburi in ogni dove, ma può offrire la possibilità per i territori di impedire certe pratiche in prossimità di colture di pregio, zone turistiche, antropizzate o ad alto rischio sismico. In Italia, praticamente dal 1927, si è concesso la possibilità di trivellare ovunque favorendo di fatto le multinazionali dell'energia fossile.
La proposta del Piano delle Aree è una proposta di buon senso, richiesta a gran voce da 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, delle scienze e della politica. La legge farà in modo che si possa stabilire in modo chiaro ed inequivocabile quali siano i territori da salvaguardare dalle trivellazioni.
Oliverio e la sua giunta fino ad oggi hanno fatto il doppio gioco sulle trivellazioni visto che i vari governi nazionali targati PD (Letta-Renzi-Gentiloni), non hanno fatto altro che foraggiare l'energia fossile a discapito delle rinnovabili. Ora Oliverio e l'assessore Rizzo hanno l’opportunità di chiarire una volta per tutte se stanno dalla parte delle multinazionali o della salvaguardia dell’ambiente in Calabria. Prendano in mano la situazione imitando la Basilicata.

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- Un Piano delle aree per frenare le trivelle

19/03/17

Un piano delle aree per frenare le trivelle

Non vi è palmo del territorio della Repubblica che si possa ritenere al riparo dall’insediamento di nuove trivelle o di nuove grandi opere inutili, dispendiose ed impattanti. Dal 1927 ad oggi il rilascio dei permessi e delle concessioni è sempre avvenuto senza una previa pianificazione. In Italia si può cercare ed estrarre praticamente ovunque, senza che si tenga conto del fatto che esistano aree interessate da agricoltura di pregio, aree di interesse naturalistico, aree fortemente antropizzate, aree ad alto rischio sismico, e così via. Il responso delle urne del 4 Dicembre scorso è stato netto ma dall’insediamento del nuovo Esecutivo non si colgono, in riferimento alle politiche energetiche, elementi di discontinuità rispetto a quello precedente malgrado gli elettori abbiano chiaramente bocciato la proposta di riforma costituzionale, lasciando in capo alle Regioni la potestà legislativa concorrente. La reintroduzione del c.d. “Piano delle Aree”, abrogato dalla Legge di Stabilità 2016, e, quindi, la necessità di far partecipare attivamente le Regioni nella governance energetica, non è solo atto politicamente ma anche costituzionalmente dovuto. 
Le attività di ricerca e di coltivazione di gas e petrolio dovrebbero essere consentite - a chiederlo sono 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, della politica e delle scienze - solo sulla base di un piano, che tenga conto dei diversi interessi economici esistenti, che tuteli le aree territoriali più fragili del nostro Paese e che, in breve, stabilisca, una volta per tutte, dove sia possibile cercare ed estrarre e dove no.
È per ribadire e rafforzare questo concetto che si presenta questa proposta di legge che modifica l’articolo 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164.
La soluzione individuata è, quindi, quella di lasciare alla Conferenza Unificata la predisposizione di un piano delle aree in cui i territori possono decidere in merito alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e di deposito sotterraneo di gas naturale.
CLICCA QUI per accedere su Rousseau.



FOCUS SINTETICO: IL “PIANO DELLE AREE”
di "Coordinamento NO TRIV"


A cosa serve un Piano delle Aree per le attività "petrolifere"?

Ad evitare, ad esempio, che in futuro possano essere ripensate alcune scelte che hanno risparmiato dall'assalto delle trivelle alcuni tra i luoghi più suggestivi e fragili della Penisola; ad esempio, il Golfo di Napoli, il Golfo di Salerno, l'area marina delle Isole Egadi che, secondo una delle prime bozze dello Sblocca Italia, avrebbero potuto ospitare attività estrattive.
Come già accaduto, ad esempio, per il Golfo di Taranto, in assenza di un Piano delle Aree elaborato con la partecipazione fattiva e non di facciata delle Regioni, le aree finora interdette alle attività Oil & Gas e, più complessivamente, quelle di maggior pregio paesistico, naturalistico, economico (es: aree destinate a colture di pregio) potrebbero finire un giorno, per semplice decreto, sotto le grinfie delle compagnie petrolifere.
Non si comprende poi la ragione per cui per le sole attività petrolifere nel 2015 il Governo abbia avvertito la necessità di abrogare, in perfetta solitudine, questo delicato strumento di pianificazione mentre invece, per le energie rinnovabili, esistano dal 2010 (Governo Berlusconi) Linee Guida, licenziate dal MISE di concerto con il Ministero dell'Ambiente e con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e preventivamente discusse ed approvate dalla Conferenza Unificata, allo scopo di "facilitare un contemperamento fra le esigenze di sviluppo economico e sociale con quelle di tutela dell'ambiente e di conservazione delle risorse naturali e culturali nelle attività regionali di programmazione ed amministrative".

Quale avrebbe potuto essere l'utilità del Piano delle Aree?

Nelle intenzioni del legislatore il Piano delle Aree avrebbe dovuto funzionare da strumento di regolamentazione, programmazione e razionalizzazione delle attività estrattive nel nostro Paese. Come noto, il Piano non ha mai visto la luce e la sua stessa previsione è stata abrogata dal Parlamento in base ad un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 presentato dal Governo.
Attraverso un processo decisionale in cui sarebbero state rese partecipi le Regioni ma in cui l'ultima parola sarebbe toccata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'interno delle aree teoricamente aperte alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di gas e petrolio sarebbero state individuate le aree per le quali non avrebbero potuto essere avanzate istanze di alcun genere.
La modifica normativa proposta mira a rafforzare il ruolo delle Regioni, ad estendere la previsione del Piano anche al mare, entro ed oltre il limite delle 12 miglia, e a ribadire il concetto che in assenza di Piano non può essere richiesto e rilasciato alcun titolo secondo le modalità previste dallo Sblocca Italia.

Quali risultati concreti produsse la previsione del Piano delle Aree fintanto che rimase in vigore?

Per stessa ammissione di alcuni operatori del settore, il Piano delle Aree e la connessa regolamentazione delle attività estrattive non furono mai stati presenti nell'elenco delle richieste avanzate al Governo dalle compagnie petrolifere. E infatti, benché mai varato, la sua sola previsione ha di fatto inibito la richiesta di titoli secondo le norme particolarmente favorevoli dello Sblocca Italia.
Abrogata la norma sul Piano delle Aree, superato lo “scoglio del Referendum del 17 aprile 2016 e risalito il prezzo del petrolio, la corsa alla richiesta di nuovi titoli è ricominciata in modo serrato.
A richiedere, più di due anni fa, la previsione del Piano delle Aree furono alcune Regioni (Basilicata in testa) interessate a recuperare, seppur in minima parte ed in posizione di subalternità, il loro potere di decisione azzoppato dallo Sblocca Italia.
Fu quello il principale se non l'unico risultato ottenuto dai fautori della linea del dialogo con il Governo in luogo di quella dello scontro nelle aule dei tribunali. Ad un anno di distanza la risposta del Governo non si fece attendere: quello strumento, seppur imperfetto ma funzionale allo stop momentaneo delle richieste di istanze, fu abrogato con la Legge di Stabilità 2016.

Cosa era subordinato all'approvazione del Piano delle Aree? Perché tanta attenzione da parte del Governo?

Il rilascio di nuovi titoli minerari. Le norme abrogate con la Legge di Stabilità 2016 prevedevano che nelle more dell'adozione del Piano i titoli abilitativi potessero essere rilasciati unicamente sulla base delle norme vigenti prima del 1 gennaio 2015.
L'abrogazione della obbligatorietà del Piano delle Aree era condizione necessaria per lo sviluppo di nuovi progetti nell'Oil&Gas. Il Governo ha pensò bene di andare in questa direzione, favorendo così chi ancora crede ed investe nello sviluppo delle energie fossili nel nostro Paese.

Cosa fece il Governo con la Legge di Stabilità 2016?

Avendo fiutato il pericolo di trovare un ostacolo nell'ostruzionismo delle Regioni nell'approvazione del Piano e, quindi, di non poter rilasciare nuovi titoli, sciolse il nodo referendario "a monte": anziché modificare la normativa ripristinando il rispetto del principio di leale collaborazione, abrogò la previsione del Piano in modo da impedire stabilmente alle Regioni di interferire nella individuazione delle aree del territorio nazionale da interdire alle attività estrattive.
Inoltre, essendo venuta meno la previsione del Piano, rimosse uno dei principali impedimenti al rilascio di nuovi titoli.

Quali erano i limiti della normativa sul Piano delle Aree (comma 554 art 1 Legge di Stabilità 2015) ora abrogata, che oggi è possibile superare?

La debolezza dei meccanismi di partecipazione delle Regioni alle decisioni riguardanti la formulazione del Piano riguardante -ecco un secondo limite- unicamente le attività sulla terraferma. In caso di mancato raggiungimento dell'Intesa, era previsto che dovesse cessare qualsiasi confronto tra Stato e Regioni e che l'ultima parola spettasse comunque al Governo.

Cosa si vuole ottenere con la proposta di modifica all’art. 38 d.l. 12 settembre 2014, n. 133?

Reintrodurre il Piano delle Aree, superando al contempo i limiti della “vecchia” normativa. Conferire maggiori poteri alle Regioni nella definizione del Piano e, quindi, nella individuazione delle aree, sia su terraferma sia in mare anche oltre il limite delle 12 miglia, da sottrarre alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di gas e petrolio.
E’ inaccettabile e grave che una Regione non possa partecipare, in posizione di parità rispetto allo Stato, alla determinazione di scelte che necessariamente interferiscono con le politiche energetiche, di governo del territorio e di tutela dell’ambiente che la interessano ed investono direttamente.
Scopo della proposta è quello di consentire che la Conferenza unificata si esprima sul Piano nella sua interezza (terraferma e mare) e, per altro verso, di evitare che, in caso di mancato raggiungimento dell’Intesa, il Governo possa far ricorso all’esercizio del potere sostitutivo.
Ove fosse accolta, infine, la proposta farebbe sì che fino all’adozione del Piano non potrebbero essere rilasciati nuovi titoli.

Lorica non può più essere il luogo della menzogna e della speculazione

Lorica non può più essere il luogo della speculazione, dell'indifferenza, dell'incapacità politica e della menzogna. Questo paradiso della Calabria va tutelato e rilanciato con mentalità nuova e con solida determinazione. Ho presentato un'interrogazione al ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, sul futuro degli impianti di risalita in costruzione, di recente sequestrati nell'ambito di un'inchiesta di 'ndrangheta della Dda di Catanzaro. Ho chiesto a Galletti «quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di evitare procedure d'infrazione da parte dell'Unione europea e di salvaguardare un territorio penalizzato da un'opera che avrebbe dovuto portare sviluppo e occupazione e che invece rischia di peggiorare le condizioni economiche e lo sviluppo sostenibile nel Parco nazionale della Sila». La Regione Calabria non avrebbe dovuto concedere le autorizzazioni ambientali, naturalistiche e paesaggistiche», per una serie di motivi dettagliati nell'interrogazione. Nello specifico, vi sarebbero state alterazioni di ambiente ed equilibri naturali. Inoltre, le norme ammettevano soltanto «gli interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico e modesti ampliamenti del demanio sciabile» non determinanti «un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della ZPS e/o del SIC». Purtroppo la superficialità e disonestà della vecchia politica, che ancora vende illusioni, ha danneggiato Lorica oltre ogni limite. Adesso bisogna recuperare partendo dalla bellezza del posto e dotandolo di servizi, cioè trasporti e sanità.

09/03/17

Sulla metrotranvia di Cosenza-Rende ho scritto all'ANAC

L’Autorità anticorruzione valuti l’eventuale violazione dei principi generali del codice degli appalti sulla gara per l’affidamento dei lavori per la costruzione della tramvia che collegherà le città di Cosenza e Rende all’università della Calabria, espletata senza la necessaria approvazione dell’accordo di programma da parte dei consigli comunali di Cosenza e Rende.
E' quanto ho riportato in una lettera inviata all’Autorità Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Come puntualmente segnalato da Domenico Miceli, portavoce del M5S al Comune di Rende sarebbero molteplici le zone d’ombra nella procedura di affidamento dei lavori. Infatti, mancherebbe anche il parere dei consigli comunali di Cosenza e Rende che, a norma di legge, avrebbero dovuto ratificare i cambiamenti al Piano regolatore previsti nel progetto.
Inoltre, il progetto non è stato sottoposto a Via (Valutazione d’impatto ambientale) ed il percorso della tramvia invaderebbe l’orto botanico dell’università, che è un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e dunque sottoposto ai vincoli previsti dalla normativa comunitaria per la conservazione della biodiversità. A questo si aggiunge che il Comune di Rende è sottoposto a procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e, da quanto ci risulta, non avrebbe richiesto né ricevuto il necessario parere favorevole da parte della sezione regionale della Corte dei Conti per l’investimento previsto teso ad assicurare la copertura finanziaria che deve essere assicurata dai due comuni, pari a 19.5 milioni di euro.
Credo sia il caso che l’Anac intervenga prontamente per frenare un progetto rischioso. Il rispetto delle regole va aldilà della posizione politica assunta sulla necessità dell’opera. Noi continueremo a vigilare, non solo per fermarla, ma per fare in modo che la legalità sia rispettata fino in fondo.

Lettera ai Sindaci dei comuni calabresi: le tariffe della SORICAL sono illegittime!


Egregi Sindaci, la gestione della società So.Ri.Cal. S.p.A. ha avuto inizio il 1° novembre 2004 e con essa la fatturazione dei quantitativi di acqua erogati ai singoli Comuni calabresi.
La Normativa vigente in materia stabiliva che gli adeguamenti tariffari dovessero essere determinati mediante un ”Metodo Normalizzato” ovvero, laddove il sistema idrico non era integrato (come in Calabria) dovesse essere il C.I.P.E. a stabilire le modalità degli adeguamenti.
Il C.I.P.E. stabilirà gli adeguamenti per l’anno 2004 con la delibera n.117 del 18/12/2008 e con decorrenza 26 marzo 2009.
Pertanto in data antecedente al 26 marzo 2009 nessun adeguamento tariffario poteva essere applicato ai Comuni calabresi; ciò nonostante al 31 dicembre 2008 l’aumento applicato ai Comuni calabresi è stato del 22% (acqua fornita a gravità) e del 26% (acqua fornita per sollevamento).

Ad esempio, per il Comune di Crotone è stimato un aumento di circa un milione di euro; aumento che ha pesato sulle casse del Comune e, quindi dei Cittadini che di fatto hanno pagato la tariffa dell’acqua.
Questi aumenti tariffari, non previsti dalla Normativa vigente in materia, sono stati determinati con una procedura stabilita dalla Regione Calabria nel 2005 ed applicati a partire dall’anno 2002; addirittura nell’anno 2008 gli adeguamenti sono stabiliti direttamente dalla Sorical SpA. Ma quello che accade nell’anno 2009 è addirittura paradossale.
Nel dicembre del 2008 il C.I.P.E. aveva deliberato (delibera n. 117/2008) gli adeguamenti tariffari che potevano essere applicati per il periodo 2003-2007 (decorrenza 26 marzo 2009), per l’anno 2008 (decorrenza 1° luglio 2009) e per l’anno 2009 (decorrenza 1° luglio 2010).
La Regione Calabria aveva quindi la possibilità di “rivedere”, alla luce della Normativa vigente in materia (l’unica che poteva essere applicata in realtà come la Calabria), i tanti adeguamenti stabiliti in precedenza ottemperando a quanto stabilito dalle Normative.

Pur tuttavia nel giugno del 2009 la Regione Calabria, con un decreto del direttore generale dell’assessorato ai Lavori Pubblici, stabilisce nuovi adeguamenti tariffari per l’anno 2009, non tenendo in nessun conto la delibera C.I.P.E. n.117/2008.
Nel luglio del 2009 la Corte Costituzionale emette la sentenza n.246 con la quale ribadisce (rispondendo anche ad un ricorso della stessa Regione Calabria) che la disciplina della tariffa del servizio idrico integrato è “competenza legislativa esclusiva dello Stato”.
A questo punto è chiaro ed evidente come il decreto della Regione Calabria per l’adeguamento delle tariffe idriche, così come i precedenti, sia palesemente illegittimo, e pur tuttavia non viene assolutamente ritirato.
Assessore ai Lavori Pubblici è quel Luigi Incarnato, attuale commissario liquidatore della Sorical SpA, che adesso invita i calabresi a pagare l’acqua per salvaguardare il servizio !

La competenza esclusiva dello Stato (quindi del CIPE prima e dell’AEEG adesso) per la determinazione degli adeguamenti delle tariffe idriche è stata riaffermata da ben 4 (quattro!) sentenze della Corte Costituzionale; una di queste sentenze nel ribadire l’esclusiva competenza statale nel settore ha pure aggiunto che “tale attività è preclusa alle Regioni”.
Se non bastassero queste evidentissime illegittimità vi è pure un corollario di ulteriori aumenti, non dovuti, sempre a carico dei Cittadini.
Ed è la Corte dei Conti - Sezione Regionale di controllo per la Calabria nella relazione “La gestione delle risorse idriche e dei relativi impianti in Calabria anche con riferimento alla costituzione ed alle attività delle società miste” (approvata nell’adunanza pubblica del 5 dicembre 2011) ad evidenziare l’errata conversione della tariffa iniziale da Lire in euro e la mancata applicazione di una delibera regionale che avrebbe fissato la tariffa iniziale a prezzi più bassi di quelli previsti nella Convenzione di affidamento, con relativo “maggiore fatturato per la società”.

Ma ci sono aspetti ancora più gravi, per esempio quello degli investimenti scaricati in tariffa; i numeri renderanno meglio l’idea : l’importo complessivo degli investimenti “previsti” negli anni 2006-2007-2008-2009-2010 è stato pari ad Euro 123.817.000,00; l’importo complessivo degli investimenti “effettivamente” realizzati (dati della stessa Regione!) negli anni 2006-2007-2008-2009 è stato invece di Euro 54.948.000,00.
Il C.I.P.E. ha terminato la sua competenza nella determinazione delle tariffe idriche nell’anno 2009, proprio con la delibera n.117; nel dicembre del 2011 la funzione di regolazione tariffaria è stata posta in capo all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (A.E.E.G.); i successivi adeguamenti tariffari saranno competenza della nuova Autorità (A.E.E.G.) che prenderà come riferimento iniziale appunto la tariffa del 2009.
Poi, addirittura, nel 2010, la tariffa è stata determinata dalla stessa Sorical SpA (per inciso, la tariffa per l’anno 2010 sarà stabilita dall’A.E.E.G. soltanto molti anni più tardi).
E’ chiaro quindi che è necessario ed urgente ristabilire la legalità in relazione alle tariffe pagate dai Comuni calabresi, e quindi dai Cittadini, ricalcolando, con esclusivo riferimento alle Normative vigenti in materia, gli adeguamenti tariffari e rimborsando i Comuni, e quindi i Cittadini, delle somme pagate in più.

Il MoVimento 5 Stelle a tal proposito ha già provveduto a presentare:
un'interrogazione parlamentare;

un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro e un esposto alla Corte dei Conti; 
una lettera all' AEEG;
un esposto all'AEEG.

Invitiamo pertanto tutti i comuni calabresi ad approfondire questa scandalosa vicenda e fare quanto di propria competenza per ristabilire giustizia e legalità per tutti i cittadini calabresi.
L'acqua è un diritto non una merce su cui speculare.
Rimaniamo a Vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito. Cordiali saluti.

Paolo Parentela
Portavoce calabrese del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati

MATERIALE UTILE:
- IL QUADRO RIASSUNTIVO SULLE TARIFFE


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Workshop a Catanzaro: partecipa!

Carissimi Attivisti e Simpatizzanti calabresi del Movimento 5 stelle,
il prossimo 2 aprile terremo all’Hotel Paradiso di Catanzaro una giornata di approfondimento tecnico e politico destinata a Voi. Più sotto potrete consultare il programma completo. Affronteremo, in particolare, tre grandi argomenti di rilievo, con elementi teorico-pratici e testimonianze dirette dei nostri consiglieri comunali. Parleremo, cioè, dell’amministrazione dei Comuni, con particolare riguardo agli strumenti di partecipazione democratica dei cittadini. Discuteremo della gestione della sanità calabrese, centrando l’attenzione sul Piano di rientro dal disavanzo, sul commissariamento in atto, sullo smantellamento del servizio pubblico derivante dal sistema monetario in vigore – per arginare il quale abbiamo presentato una specifica proposta di legge che verrà illustrata nella circostanza – e sulle risorse che lo Stato non ha mai trasferito alla Regione, nonostante lo specifico fabbisogno, confermato dai dati epidemiologici. Apriremo anche una finestra sulla comunicazione politica, su come organizzarla e realizzarla per divulgare l’attività politica sul territorio.
Vi preghiamo di voler comunicare la vostra adesione compilando l’apposito modulo (CLICCA QUI PER PARTECIPAREentro e non oltre il prossimo sabato 25 marzo 2017.
Ci saranno un pranzo tutti insieme e una pausa pomeridiana, accompagnata da un piccolo rinfresco. Si tratta di una bella occasione per stare insieme e avviare percorsi di contenuto e coesione per il futuro della nostra bella terra.
I temi saranno sviluppati gratuitamente da singoli relatori, con agili interventi frontali. Alcuni interventi saranno di portavoce parlamentari e comunali, altri di attivisti o persone con specifiche competenze, comunque vicini al Movimento. Infine ci sarà la possibilità, per il pubblico, di porre delle domande, per quanto concerne le sessioni teoriche sugli enti locali e sulla sanità. Per quanto riguarda, invece, gli altri argomenti, i relatori si renderanno disponibili a rispondere per via elettronica a eventuali domande di approfondimento.
Poiché la giornata, la prima delle tre in programma – le altre due, con data da fissare, vedranno la partecipazione degli altri portavoce parlamentari, nazionali e Ue, della Calabria – è autofinanziata, il costo di partecipazione per attivisti e simpatizzanti è di 20 euro a persona, che saranno raccolti anzitempo da un incaricato, il quale provvederà alla registrazione delle adesioni e a un prospetto trasparente dei conti. Questa cifra servirà solo ed esclusivamente per coprire le spese: sala, pranzo insieme e rinfresco pomeridiano.
Alle spese contribuiranno ugualmente anche i rappresentanti politici M5s, secondo uno spirito di collaborazione proprio del Movimento 5 stelle.
Un abbraccio sincero,
i portavoce Paolo Parentela e Dalila Nesci

Programma della giornata

Arrivo all’Hotel Paradiso di Catanzaro alle ore 9,30
Ore 10,15 inizio programma
Ore 10,15
Comunicazione politica, nozioni e pratiche per divulgare l’attività, Emiliano MORRONE
Ore 10,45
Democrazia dal basso nei Comuni, apertura della sessione dedicata agli Enti locali, deputato Paolo PARENTELA
Ore 11
L’amministrazione dei Comuni e gli strumenti di partecipazione democraticaGiuseppe D’IPPOLITO 
durata 90 minuti + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 12,45
Pausa pranzo
—————–
Ore 13,45
L’esperienza sul campo nel Comune di Corigliano, consigliere Francesco SAPIA
Ore 13,55
Le attività 5 stelle nel Comune di Rende, consigliere Domenico MICELI
Ore 14,05
L’opposizione e l’alternativa nel Comune di Scalea, consigliere Renato BRUNO
Ore 14,15
La vigilanza e le idee nel Comune di Mirto, consigliere Davide TAVERNISE
Ore 14,25
La battaglia civile in Presila e nel Comune di Celico, consigliere Manlio CALIGIURI
Ore 14,35
L’impegno 5 stelle prosegue ad Amantea, saluto della ex consigliera M5S Francesca MENICHINO
Ore 14,45
Sconfinamenti di diritto della struttura commissarialedott. Tullio LAINO
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 15,30
La ripartizione del Fondo sanitario alla Regione Calabria, dott. Giacinto NANCI
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 16,15
Il Piano di rientro: gestione e situazione attuale,  dott. Gianluigi SCAFFIDI
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 17 pausa “caffè”
—————-
Ore 17,30
Presentazione della proposta si legge M5S in tema di commissariamento della sanità delle Regioni, deputata Dalila NESCI
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 18,15
Saluti finali dei portavoce parlamentari Dalila NESCI e Paolo PARENTELA

04/03/17

Il silenzio della Regione sul servizio idrico

Sul servizio idrico permane in Calabria il grande silenzio della Regione. Giova qui elencare alcuni nodi di spessore: applicazione di tariffe illegittime da parte di Sorical; incompiuta trasparenza gestionale; riduzione dei cittadini a meri utenti, obbligati a pagare caro e spesso a vuoto; prolungate mancanze o carenze d'acqua, di dubbia salubrità in un'ampia area tra le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria; incertezze sui tempi delle analisi di potabilità nonché sul controllo degli acquedotti; ruolo di commissario liquidatore di Sorical assegnato a Luigi Incarnato, ex assessore regionale ai Lavori pubblici e dunque già titolare delle politiche per l'acqua, quindi capo delle corrispondenti strutture tecniche.
Ad oggi si fa finta di nulla. Si ignora con imperdonabile cinismo che il sistema dell'invaso artificiale Alaco – situato nelle Serre calabresi – potrebbe essere fonte di pericolo per un terzo della popolazione regionale. Resta aperto, poi, il capitolo sull'aumento arbitrario delle tariffe, su cui non esistono argomenti contrari, specie alla luce di sentenze cristalline; su tutte la numero 246/2009 della Corte costituzionale, che ha ribadito – anche in risposta a un ricorso della stessa Regione Calabria – che la disciplina della tariffa del servizio idrico integrato è soltanto dello Stato.
Non è stato ancora accertato quanto Sorical abbia potuto percepire oltre misura, per via della ricordata maggiorazione. Inoltre non ha mai avuto luogo un approfondimento politico sul punto. Mai un confronto solare, invece prezioso per diradare le ombre e chiarire in definitiva il quadro reale dei pagamenti. Ciò, come al solito, a dispetto dell'interesse pubblico. Al contrario – e malgrado le evidenze – delle maggioranze politiche trasversali hanno sepolto il problema, perché scottante e allora da dimenticare. Non fa voti, anzi ne leva parecchi.
Dal canto suo il Movimento 5 stelle ha presentato molteplici atti di sindacato ispettivo parlamentare: sull'approvvigionamento dall'Alaco, per cui incombe in sede penale il rischio della prescrizione; sulle diffuse carenze d'acqua e su casi di forte disagio collettivo – come nel Vibonese – derivanti da inadempienze, interventi tardivi, insufficienti o puntualmente rinviati. Con la collega Nesci abbiamo promosso anche tavoli prefettizi: a Catanzaro, per il triplo punto interrogativo sull'Alaco; a Vibo Valentia, a sostegno delle comprensibili agitazioni di comitati, associazioni e altre formazioni della società civile.
I problemi di fondo sono almeno tre: 1) non di rado la cooperazione tra la Regione, le proprie articolazioni di tutela ambientale e le aziende sanitarie evapora nel consueto scaricabarile sulle competenze; 2) il fatto che Arpacal sia, nell'indifferenza del governo regionale, svilita da un'insufficienza di risorse, bloccata da un'antica soggezione al Palazzo e scossa da inchieste giudiziarie di peso e clamorose nomine apicali, pure oggetto di trattazione parlamentare; 3) la necessità impellente di ampliare il dialogo e favorire la convergenza tra cittadini e attori politici interessati al discorso sull'acqua come bene comune, sovente inavvertita per insistenti volontà di primeggiare su iniziative di ribellione civile.
È adesso il momento di spingere, lontani da polemiche infantili e nell'unità dei soggetti affidabili, per imporre al centro dell'agenda politica regionale i temi della disponibilità, della gestione, dei costi e della salubrità dell'acqua. Dobbiamo però sapere che per questo vi sono ostacoli imponenti: i legacci negli apparati burocratici, l'inconcludenza strumentale negli uffici della Regione, le riparate postazioni di protagonisti di nebulosità e inefficienze nel settore idrico, l'apatia di fette di popolazione abbagliate dalla retorica politica o vinte dal bisogno e, in testa, gli appetiti di potentati più pervasivi della mafia doc.
Una è la certezza: non possiamo più perdere tempo e lasciare altro terreno a Mario Oliverio e codazzo, più che mai impantanati nella scelta del cavallo di partito.

Paolo Parentela
Deputato M5S

Fonte: Corriere della Calabria

28/02/17

Umiliazione di operai a San Giovanni in Fiore (CS), una brutta storia targata PD

Oggi io e Dalila Nesci vi parliamo di una brutta storia targata Pd, in particolare quello del governatore della Calabria, Mario Oliverio. Si tratta dell'umiliazione di operai, a proposito di una gara pubblica per la raccolta differenziata nel comune di San Giovanni in Fiore (Cs).
Stamani, lunedì 27 febbraio 2017, si è tenuta presso quel municipio un'assemblea sindacale dei lavoratori della cooperativa "Città pulita", che da 25 anni gestisce il servizio rifiuti. Sono state invitate tutte le forze politiche. Per il MoVimento ho partecipato io. Assente il sindaco, Giuseppe Belcastro, e i consiglieri comunali della maggioranza.

LA STORIA.
Nello scorso settembre c'è stata l'aggiudicazione definitiva della gara per la raccolta differenziata a San Giovanni in Fiore, vinta da un'associazione temporanea di imprese formata da “Presila cosentina” e “Locride Ambiente”, società miste per la parte privata entrambe partecipate da “Ecologia oggi”. L'inserimento in clausola di salvaguardia, ad opera del Comune a guida Pd, di 6 unità lavorative esterne al servizio – che si assommano alle 21 di "Città pulita", per le quali era senz'altro obbligatoria la tutela del posto di lavoro, in quanto queste altre, lavorando da sempre al servizio rifiuti, dovevano di norma essere riassorbite dal vincitore della gara – ha creato problemi di risorse: mancano i fondi per garantire ai lavoratori l'applicazione del contratto nazionale di categoria, che prevede 6 ore lavorative giornaliere piuttosto che le 4 stabilite dal Comune.
Va detto che i 6 lavoratori aggiunti in salvaguardia – il sindaco ha argomentato che «l'ha chiesto il prefetto di Cosenza», benché non risulti agli atti – lavoravano negli anni scorsi per “Vallecrati”, che operava nel settore dei rifiuti.

Gli stessi lavoratori erano volontariamente usciti dal bacino regionale degli Lsu-Lpu, per lavorare per “Vallecrati”, poi fallita a causa di una gestione inefficiente. Erano quindi stati ripresi dal Comune di San Giovanni in Fiore, che, passato al centrodestra per un breve periodo, li aveva esclusi in quanto le norme vigenti non consentivano di fare altro.
Il vincitore della gara per la differenziata a San Giovanni in Fiore ha previsto, nella propria offerta tecnica, l'assunzione di altre 3 unità lavorative. Così, il lavoratori diventano 30 (21 di "Città pulita", i 6 aggiunti in salvaguardia e 3 previsti nel progetto del vincitore della gara). Ancora, va considerato che per i 21 lavoratori di "Città pulita" non c'è mai stato alcun accordo sindacale a monte, che il Comune aveva l'obbligo di raggiungere, prima di passare le ore lavorative da 6 a 4; passaggio di ore avvenuto nel periodo di proroga dei termini per la presentazione delle offerte. Sul punto c'è giurisprudenza in favore dei lavoratori di "Città pulita", che di fatto sarebbero costretti a pagare i costi del riassunto aumento di personale.
Nei prossimi giorni è prevista a Cosenza la firma del contratto, per cui i lavoratori di "Città pulita" contano, con l'iniziativa odierna, di far riflettere la politica perché non si consumi un'ingiustizia grave e palese nei loro confronti.

Nel luglio scorso io e Dalila abbiamo presentato sul caso un'apposita interrogazione parlamentare, chiedendo al ministro dell'Interno di verificare se vi siano gli estremi per l'invio di una commissione d'accesso agli atti del municipio. Troppe anomalie nella procedura di gara, a partire dalla violazione di due deliberazioni dell'Autorità nazionale Anticorruzione (Anac).
Altro esposto abbiamo presentato all'Anac, nel maggio scorso, determinando l'apertura di un fascicolo. Inoltre, negli ultimi giorni abbiamo scritto al prefetto di Cosenza, chiedendo l'immediata convocazione dei lavoratori di "Città pulita" e delle rappresentanze del Comune di San Giovanni in Fiore, perché si potrebbe aprire un problema sociale e di ordine pubblico. C'è il rischio che siano gli operai di “Città pulita” a dover pagare, con la predetta diminuzione delle ore lavorative, i costi per il riferito aumento di personale.

Stessa nota abbiamo inviato al ministro del Lavoro, per attivare i controlli di sua competenza, e alla Corte dei conti. Si potrebbe profilare un danno erariale, dal momento che il Comune di San Giovanni in Fiore ha già speso più di 50mila euro, per materiali di raccolta e per informazione ai cittadini sulla differenziata, in seguito posti posti a carico del vincitore della gara pubblica. Così, per le stesse voci si rilevano delle spese pubbliche già sostenute e delle spese private da sostenere.
In quanto ai 6 lavoratori aggiunti in salvaguardia, sono delle vittime del sistema marchiato Pd, che aveva un innegabile peso politico in “Vallecrati” e che, pur avendo annunciato di cambiare norme nazionali per sbloccare posti pubblici, ha agito proprio all'opposto.
«Nessuno deve rimanere indietro» resta il nostro motto, ma occorre rispettare le norme e non scatenare, come in questo caso, guerre tra poveri. Ci auguriamo che il nostro intervento serva a riportare la vicenda narrata sul binario giusto, perché le istituzioni garantiscano, secondo legge, i diritti di tutti i lavoratori.
Dalila Nesci e Paolo Parentela
Portavoce del MoVimento 5 Stelle
Deputati della Repubblica




22/02/17

Catanzaro schiava della politica di élite, ora può finalmente scegliere di cambiare!

Riporto qui di seguito l'intervista rilasciata alla giornalista Alessia Burdino della redazione di CatanzaroInforma:


Tra qualche mese la città sarà chiamata al voto. E la confusione regna, ancora, sovrana. Perché secondo Lei?

“La politica catanzarese dimostra, ancora una volta, l’assenza totale di una visione di prospettiva. I partiti a Catanzaro hanno fallito ed è ormai evidente da 20 anni. Mentre loro discutono nelle segrete stanze di nomi ed alleanze, facendo la conta dei pacchetti di voti a disposizione, i nostri attivisti di Catanzaro (sin dal 24 novembre) si sono seduti insieme ai cittadini per discutere di idee e programmi per la città. A breve toccherà ai catanzaresi dare risposte concrete: vogliamo affidarci ancora alla politica che litiga sulle poltrone oppure ai cittadini attivi che ci mettono la faccia in prima persona proponendosi di portare novità e freschezza a Palazzo De Nobili?”.

Si profila uno scenario con almeno 4 o 5 aspiranti sindaci. Non pensa sia un fallimento per i partiti? 

“Come ho già detto, i partiti hanno fallito su tutta la linea e non è una novità dell’ultima ora, ma una notizia risaputa da ormai 20 anni. Non è solo la bagarre sulle liste ed i candidati a sindaco a dimostrarlo, ma la totale assenza di un’adeguata programmazione da parte dei partiti. Quanto succede nel consiglio regionale ed in parlamento ne è la prova inconfutabile. È da troppo tempo che Catanzaro è schiava della politica di élite di una classe dirigente sorda e muta davanti alle vere esigenze dei cittadini, ma pronta a spartirsi la città come fosse una torta di compleanno”.

Quale sarà l'impegno dei 5Stelle. Si parla di una donna candidato a sindaco: Luana Tassone. E'  vero?

“Il candidato sindaco della lista che chiederà la certificazione al MoVimento 5 Stelle lo sceglieranno i catanzaresi. Abbiamo intrapreso un percorso durato mesi e culminato nella votazione di sabato 18 febbraio, che ha sancito che correranno ad una votazione aperta a tutta la città cinque aspiranti alla candidatura a sindaco: Ania Podedworna, Bianca Laura Granato, Giuseppe Longo, Luana Tassone ed Umberto Catanzariti. Nei prossimi giorni verrete a conoscenza delle modalità di voto che, ripeto, sarà aperto a tutti i catanzaresi. Il M5S sta muovendo un passo storico per la città, mi risulta, infatti, che prima d’ora nessun partito o movimento politico abbia adottato il sistema democratico per far scegliere ai cittadini il candidato a sindaco. Questo è solo l'inizio di una grande rivoluzione culturale che vogliamo portare nel capoluogo di Regione. Dove il cittadino potrà finalmente contare qualcosa”.

Pd, primarie e grande centro: qual è la sua idea?

“Il Pd è un partito che non esiste. Soprattutto a Catanzaro. Non è stato capace di sfruttare l’onda innovatrice di Salvatore Scalzo, né di costruire in ormai quasi 20 anni di opposizione un’alternativa credibile ad Abramo ed il centro destra. Trovo che l’alleanza al centro sia possibile solo per fini elettorali e l’esperienza al governo del Paese ne è la prova certa. Il problema è che non cercano alleanze su proposte e programmi per la città, ma semplicemente per sfruttare il cospicuo bacino di voti proveniente dal centro. Il bello è che mentre loro litigano su nomi, alleanze e liste civetta, noi diamo voce ai cittadini facendo scegliere loro nomi e programmi. Questa enorme  differenza spero verrà premiata dai catanzaresi”.

Come giudica l'operazione politica messa in campo da Nicola Fiorita? Rappresenta il seguito della rivoluzione a piedi nudi di Salvatore Scalzo?

“Nicola Fiorita è una brava persona ed appare preparato. Peccato che in tutti questi anni sia rimasto silente sui problemi della città. Noi, invece, abbiamo fatto denunce molto puntuali e importanti che colpiscono i poteri forti del territorio ed in molte occasioni siamo stati gli unici a farlo. I primi vagiti del suo movimento, però, non mi lasciano ben sperare come si evince dalla presenza di esponenti del Pd all’evento inaugurale di Cambiavento. Mi auguro che le sue liste possano essere pulite, in modo che si possa avere un sincero confronto con un “competitor” con cui si potrà ragionare una volta che siederemo in Aula Rossa”.

Come giudica l'operato di Abramo?

“Lo sfacelo di Abramo è sotto gli occhi di tutti. La Città non sembra avere prospettive future e la fotografia della situazione è nel centro storico come nelle periferie. Tutto in città sembra stia morendo ed avviene a causa del suo operato, visto che governa Catanzaro praticamente dal 1997.  In questi anni è prevalsa la politica delle toppe anche per fronteggiare le emergenze. Quella che assicura una certa visibilità in termini di propaganda. Mai è stata presa in considerazione una sana politica di programmazione e di prevenzione, forse perché è meno visibile in termini elettorali. Il capoluogo di Regione ha bisogno di un vero cambio di prospettiva, non di solite operette inutili per cercare consenso o favorire qualche amico di turno. Quel modo di fare politica è ormai obsoleto. Noi parliamo di smart city,  bilancio partecipato ed economia circolare. Tutta un'altra cosa”.

Che caratteristiche dovrà avere il nuovo sindaco. E quali dovranno essere le priorità da affrontare a suo giudizio. 

“Il nuovo sindaco dovrà essere una persona onesta, circondata da gente onesta. I catanzaresi devono riappropriarsi della propria città, che da troppo tempo è in mano ad un’oligarchia costituita da gente che sfrutta il proprio potere indebitamente. Le sfide che attenderanno il nuovo primo cittadino sono molteplici e devono necessariamente partire da una programmazione che freni la prima, vera, emorragia di questa città: l’emigrazione giovanile. I giovani catanzaresi devono vedere nel proprio territorio prospettive future diverse da quelle che ci sono oggi per poter scegliere di restare a Catanzaro. Bastano poche proposte, delle volte semplici e banali, per iniziare il percorso di risalita della città. Risollevarla è possibile, ma occorre l'impegno in prima persona di ogni catanzarese. È finita l'epoca della delega o della speranza nel politico di turno. Oggi occorre determinazione e coraggio in prima persona. Ognuno di noi deve dare il proprio contributo. Tante piccole gocce possono formare un fiume in piena. Solo così possiamo spezzare le catene al sistema clientelare e massonico che ha calpestato per troppo tempo Catanzaro”.

16/02/17

Violato il domicilio di un nemico giurato del sistema capitalistico

P.D.M. è un ex docente universitario di economia politica internazionale, particolarmente attivo nella critica al sistema capitalistico dominante, come dimostrano le sue pubblicazioni contenute sul sito http://www.la-commune-paraclet.com, che ha una sezione specificamente dedicata ai testi del citato professore, peraltro scaricabili gratuitamente.
In particolare, nel suo «Legge del valore, riproduzione e pianificazione socialista», D. M. fornisce con chiarezza gli elementi del suo pensiero economico e politico, scrivendo: «Quando i beni e i servizi sono prodotti socialmente da tutti per tutti, allora l'Uomo smette essere reificato come una semplice merce: sottomettendosi al lavoro collettivo, non perde per niente il controllo del sovrappiù che produce. Questa disciplina individuale e collettiva, con un tempo d lavoro secolarmente in decrescita per mezzo della produttività, si esercita nella Sfera della Necessità economica. Questa è la fondazione materiale dello sviluppo della Sfera della Libertà nel seno della quale il cittadino-lavoratore può fare sbocciare la sua personalità. In effetti, sopprimendo le limitazioni capitaliste, che costringono le forze produttive ed i rapporti di produzione per il profitto della sola accumulazione privata, la pianificazione socialista tende a ridurre in permanenza l'importanza della Sfera della Necessità a favore della Sfera della Libertà, particolarmente tramite la crescita della produttività e la spartizione dei suoi guadagni. Questo processo va di pari passo con l'allargamento secolare degli “spazi di libertà” individuali e collettivi, di gramsciana memoria. Al contrario delle pretese di certi marxisti, la Legge del Valore di Karl Marx è una legge universale perché fondata sul suo “concreto concettuale” perfettamente delucidato».
Per quanto mi risulta, in una mail al procuratore della Repubblica di Cosenza, datata 26 ottobre 2016, D. M. – originario di San Giovanni in Fiore, dove è tornato a vivere da qualche anno, ma di lingua madre francese per aver vissuto a lungo all'estero – ha riferito dell'avvenuta violazione del suo domicilio e perfino di tentativi di avvelenamento del suo cibo, anche nominando un vicino di casa propria, che a suo avviso sembrerebbe essere l'autore materiale di simili azioni.
Lo stesso D. M. ha, nel contesto precisato, poi usando toni comprensibilmente alterati e indignati, che la riferita violazione è l'ennesima di altre dello stesso genere, lasciando intendere che sue precedenti denunce in ordine a simili episodi sono cadute nel vuoto, senza alcun seguito.

Al Ministro dell'interno e al Ministro della Giustizia ho chiesto attraverso un' interrogazione parlamentare: "di quali elementi dispongano in ordine a quanto riassunto sopra, se siano state avviate indagini a seguito delle denunce di cui il professore ha riferito nella mail citata,  e quali urgenti iniziative di competenza intendano assumere a tutela dell'incolumità e della sicurezza del suddetto professore."A distanza di due mesi non ho ricevuto risposta e oggi in aula ho chiesto al Presidente della Camera di sollecitare una pronta risposta dai ministri competenti.
Non si può accettare che la vicenda finisca in scherno o che sia derubricata d'ufficio. Vogliamo sapere se l'ordine costituito abbia indagato, a quali conclusioni sia pervenuto e se esistono rischi concreti per questo intellettuale, evidentemente scomodo.



12/02/17

La guerra dell'acqua calabrese

Sul Corriere della Calabria ho letto una nota dell’ex presidente di Legautonomie Calabria che riporta alcuni dati sui consumi dell’acqua nella nostra Regione.
Nel 1999 (gestione Regione Calabria) la dispersione nelle reti idriche era del 34% (occorreva immettere 134 litri di acqua per erogarne 100), nel 2005 (gestione Sorical) si è passati al 52% (occorreva immettere 152 litri per erogarne 100).
Nel 2012 (gestione Sorical) il volume complessivo di acqua immessa nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile in Calabria è stata pari a 327,6 milioni di metri cubi, con una crescita del 9,9% rispetto al dato precedentemente censito nel 2008, a fronte di una valore medio in Italia del 2,6%.
La condizione delle reti di distribuzione comunali è tale che ci sia, come dicono i numeri, una grande dispersione di acqua e sarebbe quindi auspicabile un serio intervento di risanamento delle reti comunali e quindi un risparmio della risorsa ACQUA in diminuzione nella sua disponibilità.
Per chi da anni si batte per l’Acqua Pubblica un dato del genere non è assolutamente una sorpresa: i privati che gestiscono la grande adduzione hanno tutto l’interesse ad erogare quanta più acqua è possibile perché tanto la dispersione (che avviene a valle del serbatoio comunale e quindi dopo essere stata misurata e fatturata ai Comuni) sarà tutta a carico dei Comuni; anzi paradossalmente più dispersione c’è più i “venditori d’acqua” incassano!
Ed infatti, nello stesso articolo, si fa riferimento al fatto che nel servizio idrico non c’è solo l’osso (situazioni molto critiche delle reti comunali) ma anche la “polpa” che è tutta appannaggio di chi “vende l’acqua ai Comuni”. E cioè la Sorical S.p.a....
Quindi, non solo hanno tutto l'interesse a fornire più acqua possibile, ma ce la fanno anche pagare con tariffe illegittime come conferma una sentenza della corte costituzionale.
Luigi Incarnato oggi commissario liquidatore della Sorical Spa sui giornali dichiara che "la colpa è del 50% dei cittadini calabresi che non paga il servizio." Ma chi era assessore regionale ai lavori pubblici quando si pronunciò la corte costituzionale? Come mai nessuno fece nulla dopo quella sentenza?Ai posteri l'ardua sentenza...
 

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L'acqua non si vende, l'acqua di difende!
Il Tar Calabria conferma le nostre denunce, le tariffe della Sorical sono illegittime!
Vendono l'acqua e calpestano la volontà popolare

Tariffe Sorical illegittime: esposto in procura del MoVimento 5 Stelle
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07/02/17

Il software regionale SISMI.CA è davvero efficiente?

Gli Ordini degli architetti e degli ingegneri della Calabria e la Federazione regionale degli Ordini Agronomi e forestali in una nota congiunta indirizzata ai vertici della Regione hanno manifestato la loro insofferenza in relazione alle “criticità nella trasmissione dei progetti in attuazione del regolamento regionale sulle procedure per la denuncia, il deposito e l’autorizzazione di interventi di carattere strutturale e per la pianificazione territoriale in prospettiva sismica, di cui alla legge regionale n. 37 del 28 dicembre 2015”. Sotto accusa è la “procedura informatizzata per le autorizzazioni sismiche, ovvero la piattaforma informatica regionale denominata Si-smi.Ca”.
I presidenti degli Ordini affermano che “il nuovo sistema Sismi.Ca doveva anche risolvere le criticità del sistema Sierc. Oggi - obiettano - oltre a prendere atto che il sistema conserva in sé alcune di quelle criticità, si deve riscontrare l’inaccessibilità e la problematicità strutturale della piattaforma introdotta dal primo gennaio 2017”. E ancora: “Ad oggi i professionisti non hanno avuto la possibilità di accesso al sistema. Inoltre la mancata adozione del periodo transitorio per la verifica richiesto dagli Ordini prima dell’entrata in vigore della norma, come auspicato quando sembrava che la struttura volesse recepire le osservazioni dei tecnici, ha comportato la paralisi degli uffici che si protrae da due settimane con l’interruzione del servizio per la trasmissione dei progetti agli uffici regionali”.
Il rischio reale è che una procedura di difficile applicazione, quale è quella proposta, non solo non aiuti la prevenzione, ma addirittura ne sia di ostacolo, provocando invece l’esasperazione dei professionisti.
La nuova procedura Sismi.CA, corrette solo alcune funzionalità (come ad esempio la firma digitale) che dovevano essere già presenti nel SIERC, va ad aggravare in modo ingiustificato tutto l’iter (si richiede un surplus di dati tecnici) per la trasmissione dei progetti (edilizia privata e pubblica) alla Regione con aggravio di costi per cittadini e tecnici: si pensi che per una pratica medio piccola quali una sopraelevazione di un abitazione di 100 si parla di un 50/60% in più per le competenze tecniche richieste del calcolo strutturale.
Per tale motivo ho scritto  all'assessore regionale all'infrastrutture Roberto Musmanno chiedendo spiegazioni e chiarimenti in merito.

Di seguito riporto il testo della risposta dell'assessore che ho ricevuto:

"Onorevole Paolo Parentela,

l’introduzione della nuova procedura per la gestione delle domande di autorizzazione sismica e del relativo software SISMI.CA ha l’obiettivo ultimo di migliorare la sicurezza dei cittadini calabresi, contribuendo a ridurre l’esposizione al rischio di crolli in caso di terremoto.
In questo senso il nuovo software è solo uno dei numerosi interventi promossi da questa Giunta e finalizzati a mettere in sicurezza il territorio. Fra questi, la mobilitazione di importanti risorse per l’adeguamento sismico di scuole ed edifici strategici e l’azione di stimolo alla realizzazione di piani di protezione civile comunali aggiornati.
La preoccupazione dei professionisti di fronte a una novità che impatta sul loro lavoro quotidiano è comprensibile. Sono, però, indubbi i vantaggi che il nuovo sistema produce per la comunità e per i professionisti stessi.
Il nuovo sistema presenta degli aspetti fortemente innovativi che rendono la Calabria una tra le regioni più avanzate in Italia nella digitalizzazione in questo settore. Il sistema consente la protocollazione automatica delle istanze e la trasmissione degli elaborati esclusivamente in formato digitale, eliminando completamente le tre copie cartacee che finora dovevano essere allegate alla istanza di autorizzazione sismica. Si tratta evidentemente di un risparmio di tempo e di denaro notevole per i professionisti incaricati della redazione di progetti. Sul fronte dell’istruttoria regionale il nuovo sistema elimina completamente le fasi di protocollazione manuale, smistamento dei progetti cartacei, timbratura manuale e firma delle tre copie di tutti gli elaborati progettuali, stampa, firma, protocollazione in uscita e trasmissione della autorizzazione sismica (completa dei voluminosi allegati progettuali timbrati), catalogazione ed archiviazione dei progetti cartacei. Si tratta di fasi meramente burocratiche che comportavano un allungamento considerevole dei tempi per l’approvazione dei progetti senza valore aggiunto per i cittadini o per l’amministrazione. Lo snellimento procedurale consentirà al personale regionale di concentrarsi sulla istruttoria tecnica dei progetti. L’istruttoria tecnica regionale, è bene ribadirlo, non è finalizzata a verificare che il calcolo sia corretto.
La Regione non intende controllare o sindacare le sulle scelte progettuali del professionista. Ciò che la Regione deve verificare è che il calcolo sia stato effettuato nel rispetto della normativa.
L’obbligatorietà di questo controllo è stabilita da una norma statale (l’art. 94 del DPR 380/01) e laddove le regioni abbiano tentato di ridurre o attenuare il controllo è intervenuta la Corte Costituzionale dichiarando l’incostituzionalità di queste leggi.
A tal fine il software SISMI.CA richiede di introdurre alcuni dati non sempre presenti e non sempre facilmente desumibili dalle relazioni di calcolo. È vero, quindi, che c’è una necessità di lavoro aggiuntivo per i professionisti incaricati (come del resto avveniva con il precedente sistema SIERC), ma l’alternativa, cioè che il tecnico regionale desuma dalle centinaia di pagine di cui si compone la relazione di calcolo i dati non riportati esplicitamente, richiederebbe tempi ingestibili.
Del resto la Regione Calabria non è l’unica in Italia ad avere introdotto un sistema obbligatorio di trasmissione telematica dei progetti. Lo hanno fatto diverse altre Regioni come Toscana, Emilia, Lazio o Basilicata.
Il sistema è regolarmente in esercizio e sta funzionando. Risulta dai dati del Dipartimento competente che nella prima settimana di operatività oltre 2000 professionisti si siano regolarmente registrati e stiano lavorando senza blocchi o malfunzionamenti di alcun tipo. Oltre 20 istanze di completamento di pratiche precedentemente avviate sono state già trasmesse con il nuovo sistema. Per l’unica difficoltà tecnica riscontrata, relativa alla migrazione dei dati dell’inizio lavori già precedentemente inseriti nel SIERC, è già stata individuata una soluzione che sarà implementata in pochi giorni.
La Regione, dandone comunicazione agli Ordini, ha reso disponibile l’uso del software per tutti i professionisti fin dal mese di giugno 2016, in modo da consentire a questi ultimi di effettuare prove e verifiche per segnalare eventuali anomalie. Tutte le segnalazioni pervenute (non più di qualche decina) sono state valutate, e laddove abbiano evidenziato difetti nel sistema, sono state apportate le dovute correzioni.
Per eventuali dubbi o segnalazioni di malfunzionamenti è attiva un’apposita casella di posta elettronica sismica@regione.calabria.it. Nella prima settimana di operatività del sistema oltre 200 richieste sono pervenute alla casella mail e a ciascuna è stata data regolarmente risposta.
Per potenziare gli uffici tecnici la Regione ha già attivato una selezione, che sarà completata nei prossimi giorni, di 6 tecnici esperti che supporteranno gli uffici nell’istruttoria dei progetti.
Nei prossimi giorni sarà pubblicato un videocorso sull’utilizzo del sistema realizzato dall’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria e la Regione ne realizzerà un secondo, modulare, che sarà diffuso anche tramite la piattaforma informatica messa a disposizione dall’ordine degli ingegneri di Cosenza.
L’impegno della Regione per ridurre i disagi della transizione e massimizzare, invece, i benefici che il sistema produrrà a regime è massimo. Auspichiamo con tutti gli attori coinvolti, e in primo luogo con gli ordini professionali, una collaborazione costruttiva nel superiore interesse della salvaguardia dell’incolumità dei cittadini."

Oggi ho risposto all'assessore Musmanno con un'altra lettera che riporto di seguito:

Egr. Prof. Musmanno,
pur ringraziandola per la sua mail di risposta del 19 gennaio, in merito a quanto in oggetto, non posso esimermi da farle presente che, anche agli occhi di chi, come me, tecnico non è, si riscontrano in alcuni passaggi dubbi interpretativi che meritano qualche approfondimento.
La nuova procedura Sismi.CA ha corretto, come giustamente afferma, una criticità del sistema Sie-rc consentendo l’invio della documentazione con firma digitale non solo del progetto ma anche delle istanze successive. Mi domando, tuttavia, come mai un sistema adottato solo 4 anni fa (circa) non prevedesse, già, tale operazioni e come mai la Regione Calabria abbia voluto cambiare totalmente sistema piuttosto che migliorare quello già in uso, per giunta con un risparmio di tempo e soldi pubblici.
Lei sostiene, nel primo capoverso: “sismi.ca ha l’obbiettivo di migliorare la sicurezza dei cittadini calabresi, contribuendo a ridurre l’esposizione al rischio di crolli in caso di terremoto”; quanto affermato, in prima analisi, induce a pensare che, fino ad oggi, il sistema sie-rc, adottato in precedenza e con il quale la Regione Calabria ha autorizzato centinaia di progetti, non fosse perfettamente in regola e, tantomeno, collaudato allo scopo dettato dalla norma emanata nel 2009, al punto da mettere a rischio la vita dei cittadini calabresi in caso di crolli dovuti ad eventi sismici.
Altro aspetto che, da profano, desta non poche perplessità è il fatto che: “L’istruttoria tecnica regionale, è bene ribadirlo, non è finalizzata a verificare che il calcolo sia corretto.
La Regione non intende controllare o sindacare le sulle scelte progettuali del professionista. Ciò che la Regione deve verificare è che il calcolo sia stato effettuato nel rispetto della normativa”; dalla lettura di quanto sopra si induce a desumere che un calcolo corretto possa non essere a norma - e viceversa - lì dove la Regione ne verifica il mero rispetto della normativa che, di per sé, non credo sia sufficiente ad evitare i crolli di cui sopra. Un calcolo corretto penso debba risponde alla normativa ad esso afferente, e se la normativa è efficace difficilmente si andranno a verificare situazioni estreme come i crolli.
Lei afferma giustamente che: “Del resto la Regione Calabria non è l’unica in Italia ad avere introdotto un sistema obbligatorio di trasmissione telematica dei progetti. Lo hanno fatto diverse altre Regioni come Toscana, Emilia, Lazio o Basilicata”. Da quanto mi risulta, però, nelle altre Regioni viene richiesta la compilazione di un format che tende a “uniformare i dati” senza, tuttavia, verificare i dati immessi in modo automatico. Questo, a mio modesto parere, penalizza i tecnici calabresi e tutti i tecnici operanti nella Regione Calabria che devono sottoporsi ad inutili procedure di verifica senza sgravi di responsabilità che, di fatto, come si evince dalla lettura del capitolo 10 delle NTC08, resta in capo a loro.
Ad oggi, ma le chiedo conferma, mi risulta che la Regione non abbia ancora organizzato un adeguato seminario tecnico di approfondimento scientifico a titolo esplicativo e formativo per i tecnici e se, quanto penso fosse confermato, la prego di attivarsi quanto prima in tal senso.
Certo di una sua cortese risposta e nella speranza di ricevere con essa anche gli atti di collaudo della procedura adottata dalla Regione di rispondenza alla norme tecniche in materia di procedure automatiche, colgo l’occasione per porgerle i miei più cordiali saluti.